Trascrizione video
Molti di voi mi scrivono dicendo: "Sono nella nebbia", cioè non so cosa devo fare. Ho capito che la mia situazione attuale non va più bene, ma non mi ricordo più come ci si diverte, non mi ricordo più come stavo bene una volta, non mi ricordo più con cosa mi divertivo da bambina o da bambino.
Allora, questo stato è uno stato molto frequente nella nostra vita, cioè quando noi ci allontaniamo per vari motivi – perché la vita ci bastona duramente, perché capitano degli eventi, degli elementi molto, molto forti nella nostra quotidianità – perdiamo la direzione, quindi perdiamo la connessione profonda con la nostra missione e cominciamo a brancolare nel buio o a muoverci nella nebbia. Sia il buio che la nebbia sono due immagini che provengono dal piano mentale, dal piano mentale che ci distacca, ci allontana dall'amore, dall'amore per noi stessi, per la vita e quindi non sappiamo più che cosa dobbiamo fare.
Una cosa che mi viene detta spesso è: "Io, dal momento che non so cosa fare, mi siedo e aspetto. Aspetto che mi venga voglia". Ecco, purtroppo la brutta notizia è che la voglia non arriverà mai.
Perché quando la mente compie questa opera di separazione tra la vita quotidiana e l'anima, la voglia da sola non torna più. Ci deve essere quello che noi chiamiamo la volontà, un atto di volontà. Mi devo sforzare oltre. È dura per uscire dalla nebbia o dal buio della notte. È necessario sforzarsi tanto e quindi è come una sorta di forzatura – uso una parola un po' brutta – una sorta di violenza, ma che è necessaria, perché altrimenti il piano mentale, la mente, riproduce sempre le stesse identiche cose. Quindi se sono oggi nella nebbia, lo sarò anche domani e lo sarò anche dopodomani e dopodomani ancora, così per giorni, per settimane, per mesi, e quando i mesi diventano tanti, addirittura diventano anni, diventa sempre più difficile ricordarsi.
Non passa attraverso il piano mentale, quindi non è che arriverà un giorno una sorta di ricordo. Quand'è che avviene lo sblocco? Nel momento in cui io mi sforzo, ma mi sforzo veramente tanto, cioè vado contro quella che è la mia tendenza, è come proprio voler rompere una catena nella quale mi sono imprigionata. E quindi deve esserci questo atto di volontà molto forte che dice: "Va bene, intanto faccio qualcosa". E questo qualcosa che cos'è?
È una domanda, anche questa, che mi avete fatto in varie forme sotto diversi video. Mi avete chiesto: "Come faccio a distinguere quando è un'azione dettata dalla compulsività, dalla pulsione o invece un'azione dettata dall'anima? Come faccio a sapere di non essere compulsiva?" Ecco, prima non lo possiamo sapere. Non possiamo sapere a priori se l'azione che sto facendo è perfetta per me. Non posso sapere prima se l'azione che sto compiendo è quella dell'anima e non della personalità. Questo non lo sappiamo.
Non lo possiamo sapere prima, non lo sappiamo proprio cosa dobbiamo fare. Intanto lo sforzo. Esco, faccio un'azione. Quale può essere questa azione? Non lo so. Se è mesi che sono bloccata nella vita quotidiana che si svolge tra figli, lavoro e casa, innanzitutto mi creo uno spazio per me. Che cosa vuol dire? Banalmente vado in palestra o banalmente esco a fare delle passeggiate o magari mi iscrivo a un corso di pittura, un corso di scrittura, mi iscrivo a un corso di ballo, non lo so.
Noi non possiamo sapere prima se è giusto, ma se il mio intento, cioè quello che nasce dal mio cuore, è un intento puro, cioè voglio uscire dalle catene in cui sono imprigionata, allora questa azione, anche se non è un'azione per la manifestazione dell'anima, inevitabilmente mi porta all'anima, mi porta appoggio. Cioè l'anima dice: "Intanto dal momento che tu stai camminando, io ti faccio andare sulla strada giusta". Però all'anima, l'anima pretende che noi ci mettiamo autonomamente in cammino. Se noi pensiamo che un giorno la signora Anima venga a bussare alla porta – quindi tramite un sogno, tramite un'intuizione o tramite un messaggio – questa non avverrà mai.
Noi dobbiamo camminare. Vado alla carrozza alchemica per rendere forse il passaggio un po' più chiaro. Nella carrozza alchemica il passeggero è l'anima e il cocchiere è la nostra personalità. Allora, quando ci troviamo nelle fasi di stasi della nostra vita, o quando la vita c'è talmente tanto, tanto sconvolto con degli avvenimenti così grandi che noi non sappiamo più cosa fare, è come se il cocchiere avesse fermato e bloccato i cavalli, fosse fermo in una piazza della città, fermo, immobile e dice: "Io da qui non mi muovo perché deve arrivare qualcuno che mi dice dove devo andare". Ma qualcuno c'è già, perché il passeggero è il passeggero che ha creato un evento così importante nella nostra vita per farci cambiare strada. E il cocchiere, la carrozza che prima stava, si stava muovendo, con questo evento si stoppa, si ferma.
No, doveva continuare la sua strada, magari cambiando direzione. E invece questa fermata improvvisa, aspettando che qualcuno decida, provoca solo il fermo di tutto. Il passeggero sta aspettando che noi rimettiamo in moto le ruote, che rimettiamo in moto i cavalli. Allora, appena vedrà la nostra intenzione di muoverci, anche se brancoliamo nel buio, non sappiamo qual è la soluzione migliore, però questo azione di movimento di: "Ok, qualcosa faccio, qualcosa per me, qualcosa che mi una volta pensavo mi piacesse o che forse mi piace ma non lo so più, o che potrebbe piacermi", io intanto mi muovo, intanto mi prendo cura in qualche modo di me.
Allora, dopo il, dopo il nostro passeggero ci dirà: "Guarda, quella è la strada, prendi quella viuzza, prendi quella piazza". Ma deve, deve assolutamente esserci un nostro movimento. Un movimento però che nasce dallo sforzo, che nasce dall'"io devo tirarmi fuori da sola". Non ci viene a salvare nessuno. Nessuno ci viene a dire: "Fai, vai!" Anzi, quando noi stiamo male, se un amico, un parente, un figlio, un genitore ci viene a dire: "Muoviti", ci fa ancora più arrabbiare del solito. Quindi è inutile che stiamo nell'illusione, che stiamo aspettando che qualcuno, qualcosa ci dica dove andiamo, perché quando poi arrivano le persone e ci dicono: "Dai, muoviti, alzati", ci arrabbiamo molto. Quindi deve essere un movimento interiore profondo. Alfieri diceva, usava questa frase che diceva: "Volli, fortissimamente volli". Ci deve essere questa volontà di uscire dallo stato in cui siamo.
Una volontà che deve essere profonda. E se sbaglio, se sbaglio la strada? Vi ripeto: non è possibile sbagliare la strada, perché ciò che conta è l'intento. È come se, allora, io metto in moto a fatica la macchina, la carrozza, tutto riparte, le ruote girano, i cavalli vanno, e dopo tre secondi il cocchiere dice: "Ma sarà la strada giusta?" e si riferma un'altra volta. Noi facciamo questo ogni tre secondi, ci blocchiamo perché siamo sopraffatti dal piano mentale.
È come se il piano mentale potesse comprendere il progetto divino. Abbiamo ancora questa illusione e quindi siamo qui che dicevamo: "Ma la carrozza l'ho mossa, sì, ma sarà la strada giusta?". Non lo sappiamo, perché dobbiamo passare da un atto di conoscenza del piano mentale a un atto di fede dell'anima. Mi affido che se sono nell'intento puro e nell'amore, allora la strada mi verrà indicata. Ascolto, perché quando io mi metto in movimento, l'anima ricomincia la comunicazione con me perché ha visto una persona che si muove, una persona che fa, una persona che ha un desiderio puro nel cuore. Questo desiderio puro porta al cambiamento, porta a una nuova connessione tra l'anima e la personalità. Come comunica con noi l'anima? Attraverso le intuizioni, attraverso i sogni, attraverso gli incontri con le persone, attraverso le sincronicità. Quindi dopo mi arriveranno un sacco di informazioni.
Ovvio che anche qui devo aver fatto o dovrò fare un buon lavoro sul giudizio, perché moltissime volte, cosa che mi avete scritto più volte, avete commentato più volte, molti di voi: "Mi piacerebbe fare questa determinata cosa, ma sento che non è la cosa giusta per me". Io non so come facciate a sentire così bene e avere la certezza che non sia una strada della personalità o dell'anima. Io non lo so, io nella mia vita non lavoro così. Se io ho un intento, tutte le possibilità che mi vengono offerte le utilizzo.
Vedrò dopo, dopo che avrò fatto. Quand'è che l'azione è compulsiva? L'azione è compulsiva quando io continuo a sbattere contro il muro. Cioè, se un fidanzato non mi vuole, ma il mio cuore sente che è l'uomo per me, ecco questa è ostinazione. Non è che se il mio cuore sente che è l'uomo per me, che mi farà evolvere, e lui non mi vuole, io diventi una stalker. Questa è un'azione compulsiva.
Se sto lavorando con i miei talenti, ma non ho clienti, ciò non vuol dire che i miei talenti non siano buoni. Forse dovrò cambiare il metodo, forse dovrò cambiare l'approccio, forse mi dovrò far aiutare. Però molte volte passiamo da un estremo all'altro: o diventiamo stalker o al primo fallimento sul talento buttiamo all'aria tutto. L'equilibrio nella ricerca interiore, la manifestazione del sé, è un percorso di equilibrio.
Noi dobbiamo imparare l'equilibrio tra le cose, che non viene dal piano mentale, ma viene dalla passione per ciò che faccio, per il saper guardare le cose per ciò che sono senza raccontarle e riuscire a manifestare pian piano il mio cammino stando nella fede. Cioè, se noi vogliamo sapere: "Sono sulla strada giusta? Sono sulla strada giusta?" Non lo so, ma chi se ne frega? Nel senso che se noi vogliamo sapere sempre se siamo sulla strada giusta, se è l'uomo per me, se è il lavoro per me, se è tutto per me.
Sappiate che il piano mentale non viene coinvolto dall'anima. All'anima non interessa la nostra opinione. All'anima interessa che noi ci mettiamo al servizio, cioè: "Cosa sono chiamato a fare? Dove sono chiamato a fare? E come sono chiamato a fare?". Molte volte anche questo è un commento molto frequente: "Perché è l'anima, se io ho capito, come dicevo poc'anzi, se io ho capito i miei talenti, perché l'anima mi mette degli ostacoli? E perché è così? Perché, perché...?" Io invece vi chiedo: "Ma perché vogliamo sempre avere la strada spianata? Perché vogliamo che, se sentiamo nei talenti, sia tutto semplice e facile?"
Questa è una richiesta della personalità. "Allora se io mi metto a lavorare con i miei talenti, tu, anima, mi devi rendere la vita facile". Mi sembra un po' presuntuoso dal punto di vista della personalità, perché quello che ci viene chiesto è fare con disciplina, con amore, compassione. La, l'anima ci mette degli ostacoli, la vita ci mette degli ostacoli perché vuole verificare se noi abbiamo veramente deciso di dedicarci, se abbiamo sviluppato la dedizione al nostro progetto.
Il progetto divino non è un capriccio, non è una cosa che si manifesta: "Ho trovato i miei talenti, quindi adesso posso da un momento all'altro buttare all'aria la mia vita quotidiana per aprire il ristorante, scrivere libri, fare l'ingegnere, fare il professore, aprire un agriturismo, qualsiasi cosa". Prima di questo salto meraviglioso, l'anima si chiede: "Ma tu hai veramente detto di sì al progetto? Perché se io ti metto in mezzo un ostacolo, il primo, il più semplice, e ti vengono dei dubbi e tu non perseveri e tu non tieni la fede pulita nel cuore, l'amore per ciò che fai, come farai a sostenere un progetto ben più grande?".
Se al primo ostacolo hai già dei dubbi o se al secondo ostacolo metti in dubbio, allora dobbiamo imparare: la vita ci mette alla prova sempre perché dobbiamo trasformarci in una cosa che adesso va veramente tanto di moda, e anche il momento è forte per questo motivo, se vogliamo veramente diventare dei guerrieri di luce, cioè persone che radicheranno la nuova era, il nuovo cambiamento, il nuovo mondo su questo pianeta. Non è che alla prima occasione o alla seconda il guerriero di luce si mette a riposo e dice: "Va, adesso mi riposo perché è troppo difficile".
Allora, per anni abbiamo parlato dei guerrieri di luce, per anni come non, tutti non vedevamo l'ora che arrivasse l'epoca dei guerrieri di luce, e dovevamo noi, per tutti, qui ci immaginavamo come con la spada di San Michele o di San Giorgio che taglia i draghi, che rompe i diavoli neri, e poi adesso al primo ostacolo che ci capita sul nostro percorso di manifestazione... "Ma non è il mio progetto!". Al primo ostacolo c'è subito il dubbio. Il dubbio è in antitesi alla fede.
Se noi abbiamo un amore – e questo lo vediamo anche nelle relazioni di coppia – è, però, adesso che rifletto, forse siamo un po' strani come esseri umani, perché stavo per dire: "Se al primo messaggio che mandiamo il nostro fidanzato non risponde, mettiamo in dubbio la relazione?" Forse non stiamo proprio in una relazione di fiducia, dobbiamo prima lavorare su di noi. Però mi rendo conto che questo è un atteggiamento che capita spesso nella realtà quotidiana e quindi se noi non risolviamo queste dinamiche non possiamo assolutamente manifestare il nostro progetto.
Allora, noi mettiamo in dubbio il nostro progetto appena capita una cosa che non va bene, così come un fidanzato non risponde a un messaggio immediatamente. Noi mettiamo in dubbio la relazione. Non funziona così. Se vogliamo, anche qui parliamo tanto, no, di coppia sacra, di fiamme gemelle, e poi al primo, primo messaggio, primo messaggio abbiamo già dei dubbi. Oppure se c'è qualcosa che non ci torna e che non ci è chiaro, invece che parlare e chiarire, ci arrabbiamo, mettiamo il muso, mettiamo dei dubbi. Ecco, questo nei percorsi evolutivi e nella manifestazione dell'anima e dei guerrieri di luce e delle fiamme gemelle non serve assolutamente a niente, anzi, ci porta proprio fuori strada.
Quindi, che cosa dobbiamo imparare a fare? Un'azione fondamentale, un passaggio fondamentale, e dopo essermi messa in moto: non so se l'azione sarà giusta, ma io continuo a fare, continuo a fare delle prove, mi continuo a mettere in moto, in moto, in movimento. Molto spesso succede che questo movimento crea uno stato di tensione, perché non so se è il movimento giusto, non so se è l'azione giusta, non so se è la scelta giusta. Si crea quello che è il vuoto, cioè la tensione che porta al vuoto, ma che vuoto è? È un vuoto creativo, è una fase importantissima, la fase di vuoto in alchimia, nella ricerca interiore.
Il vuoto è qualcosa dove non c'è nulla, dove ciò che era presente nel mio passato non c'è più. Non deve esserci più perché non serve più. Ma non so neanche che cosa è il nuovo, ma non so che cos'è il nuovo, perché io lo posso creare questo nuovo completamente usando degli atti forti di creatività. Certo che il vuoto spaventa. Noi facciamo uno stile di vita, abbiamo uno stile di vita che è pieno, siamo pieni di roba, pieni di stimoli e invece la nostra evoluzione passa anche per grandi vuoti, vuoti pieni di silenzio e di inadeguatezza: "Non so cosa sto facendo..." "Non so se è la, è la scelta giusta..." "Non so nulla..."
Ma se io imparo a stare in questo vuoto creativo, allora sì che ho la possibilità di manifestare qualcosa di completamente diverso, di cambiare radicalmente la mia storia, e le azioni che farò saranno tentennanti all'inizio, ma saranno almeno azioni nuove, produrrò degli effetti nuovi. Ovvio, chi è che fa fatica a stare nel vuoto? La mente, il piano mentale, nel vuoto fa fatica perché è disorientata, non ha più punti di riferimento. Il vuoto, il nulla, è disorientante solo per il piano mentale, perché il piano emotivo rimane in sospensione, non sa cosa sta succedendo, non sa decodificare, quindi rimane un po' così, col fiato sospeso. Invece è il piano mentale che quasi quasi impazzisce, e questo piccolo investimento, in realtà, è un piccolo cedimento del piano mentale, e quando il piano mentale cede un pochino, lascia lo spazio all'anima.
E allora, quando noi riusciamo a stare in questo stato di vuoto, in questo stato di disorientamento totale e profondo per la mente, allora lì sì che abbiamo una possibilità, più di una, abbiamo tantissime possibilità di creare qualcosa di completamente nuovo per noi e per le persone che abbiamo intorno. Ma dobbiamo imparare a reggerla questa tensione, cioè reggere il fatto, sopportare il fatto che ci è chiesto di stare con fede in una situazione che non sappiamo come andrà a finire. E questo è la nostra evoluzione, e meno noi sappiamo, più evolviamo, quindi è importante proprio non avere troppi piani e progetti mentali, non cercare sempre risposte: "Sto facendo l'azione giusta? Non sto facendo l'azione giusta? Sto sbagliando?" "E se poi succede questo? E se poi succede quell'altro?"
Tutte queste domande che sono legittime, lo so e lo capisco, ma provengono dal piano mentale, e se provengono dal piano mentale non trovano una risposta chiara e definitiva per l'anima, anzi. Allora, andiamo con un intento puro nel cuore, cerchiamo di fare azioni che siano completamente nuove, non poniamoci troppe domande. Cerchiamo una o due domande: "Che cosa posso fare di nuovo?" Queste sono le domande che ci possiamo fare. "Che cos'è che non ho mai fatto fino adesso?"
E quando queste domande, tipo: "Non so cosa mi piaceva fare da bambina per andare a riscoprire...", intanto, bene, fai delle prove. Le domande devono essere poche e limitate, brevi, non andiamo a nutrire il piano mentale e dopo facciamo delle azioni che siano nuove per noi, facciamo qualcosa che non abbiamo mai fatto con l'intento pulito nel cuore. Cioè, l'intento pulito è un altro aspetto molto importante: non faccio azioni per avere qualcosa in cambio, faccio azioni per avere e per stare nell'amore puro. Cioè, moltissime volte, un'altra delle domande che mi fate tanto: "Ma se io mi comporto così, allora mi succederà cosa?" E non lo sappiamo, ma non è questa la domanda che ci dobbiamo porre. Noi, le azioni che dobbiamo fare, i nuovi comportamenti sono azioni e comportamenti che ci devono portare a contatto profondo con l'amore, con la gioia e con lo stato di beatitudine. Questa è la nostra domanda che ci dobbiamo fare.
Quindi la domanda che dobbiamo farci: "Come sto?" "Quando faccio questa cosa, come sto emotivamente?" "Quando riprendo a dipingere dopo anni, come sto?" "Quando vado a un corso di danza che non mi ricordavo neanche più come si faceva a ballare, come sto?" "Quando riprendo in mano i libri antichi di cose che mi piaceva studiare, quando magari andavo al liceo..."
Queste sono le domande. Allora mi faccio queste domande, poi prendo i libri del liceo, vado a un corso di danza, prendo i pennelli in mano e sto nello stato emotivo. Queste piccole azioni fatte nella vita quotidiana sembrano non contare nulla, sembra che se io riprendo a dipingere e sto bene in quello stato, sembra che se io faccio un corso di teatro e sto bene facendo l'attrice, o se faccio, sto bene cucinando, sembra che non abbiano nulla a che fare con la mia quotidianità. Cioè, io in famiglia magari devo affrontare una separazione, una perdita di lavoro, una perdita di una casa, e dipingo, e non serve a nulla.
Non è così. Dipingere serve, cucinare serve, o andare al corso di ballo, anche se sto soffrendo, serve, perché quelle cose dove c'è la passione e l'amore, io torno a contatto con la mia essenza, e quando sono a contatto con la mia essenza, con la mia anima, allora sì che arriveranno intuizioni nuove per come risolvere, intuizioni che saranno legate alla risoluzione dei miei problemi quotidiani.
Allora è meravigliosa questa cosa, perché in realtà l'anima non ci sta chiedendo di fare opere epiche, di fare cose stratosferiche, non ci sta chiedendo di andare a scalare le montagne. Ci sta chiedendo: "Nella tua piccola vita quotidiana, nella tua piccola quotidianità, metti dei gesti d'amore per te stesso, per te stessa, fai questo passaggio di nutrirmi, di nutrirti con amore e facendo cose che ti diano pace, che ti diano amore, che ti diano soddisfazione". E questo sì, allora l'anima, in quel momento, quando ci sente che veramente siamo fuori dallo spazio-tempo, che siamo in una dimensione molto più elevata, allora ci arrivano intuizioni per risolvere i problemi quotidiani.
Noi non riusciamo a risolvere i nostri problemi quotidiani perché non facciamo altro tutto il giorno che pensare ai problemi quotidiani. Invece ai problemi quotidiani ci penso dopo essermi nutrita d'amore, con un amore che non viene da fuori, ma che viene dal contatto profondo e radicato con la nostra anima.

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