Lama Michel Rinpoche
Lama Michel Rinpoche
Il motivo per cui non se ne parla, e cosa succede dentro di
noi quando ci si chiude nel silenzio, dipende da dinamiche psicologiche e
sociali molto precise.
Perché è così difficile
parlarne?
Ci sono barriere pesanti che spingono a nascondere questi
pensieri:
Cosa accade quando si
tengono dentro questi pensieri?
Il silenzio purtroppo non cancella il dolore, ma rischia di
amplificarlo attraverso alcuni meccanismi:
Come si supera questo
muro?
Il primo passo non deve per forza essere enorme. Non serve
raccontare subito tutto a tutti.
Ti ricordo che ci sono persone pronte ad ascoltarti adesso,
in modo del tutto anonimo e gratuito. Non devi affrontare questo peso da solo:
Chiama il numero 06 77208977 (da cellulare) o 800
86 00 22 (da telefono fisso), tutti i giorni dalle 13:00 alle 22:00.
Quando una persona attraversa un momento di forte
sofferenza, i segnali di allarme non sono sempre evidenti. Spesso sono piccoli
cambiamenti nel modo di fare quotidiano.
Ecco quali sono i principali segnali che indicano che un
amico potrebbe essere in grave difficoltà:
Cambiamenti nel
comportamento
I segnali più comuni riguardano una rottura rispetto alle
abitudini normali della persona:
Segnali verbali (le
parole che usa)
A volte le persone lanciano segnali attraverso frasi dette
in modo diretto o indiretto:
Comportamenti d'addio o
di chiusura
In alcuni casi, ci sono azioni specifiche che indicano la
volontà di chiudere con il passato o di "sistemare le cose":
I fattori di protezione psicologici sono tutte quelle
risorse, caratteristiche o condizioni che aiutano le persone a resistere allo
stress e a superare i momenti difficili.
In psicologia si studia come questi elementi funzionino da
vero e proprio "scudo", riducendo l'impatto degli eventi negativi e
aiutando la persona a mantenere l'equilibrio emotivo.
I principali fattori di protezione si dividono in due grandi
categorie: quelli interni (personali) e quelli esterni (sociali e
ambientali).
1. Fattori di
protezione interni (Personali e Psicologici)
Questi fattori fanno parte del modo di pensare, di reagire e
della personalità di un individuo:
2. Fattori di
protezione esterni (Sociali e Ambientali)
Questi elementi dipendono dal contesto e dalle relazioni in
cui la persona vive:
Ci sono momenti della vita in cui una frase riesce a
contenere qualcosa che abbiamo cercato per anni attraverso pensieri, pratiche,
insegnamenti e risposte. Per me, in questo periodo, quella frase è questa:
La solitudine può fare male. Non devo negarlo. Ma posso
osservare il momento esatto in cui al dolore si aggiunge il pensiero: «Non
dovrebbe essere così». Posso osservare la paura che questo periodo duri per
sempre. Osservare il bisogno di sapere quando cambierà tutto. Posso osservare
persino il desiderio di smettere di desiderare. Tutto questo può essere visto.
Vedere è già diverso dal combattere. Questa è una delle cose che sto imparando:
la presenza non significa rendere piacevole ciò che c'è. Significa smettere,
almeno per un momento, di chiedere alla realtà di essere diversa per poterla
abitare.
Non significa passività. Se domani avrò la possibilità di creare nuove
relazioni, lo farò. Se incontrerò una persona con cui condividere qualcosa di
autentico, ne sarò felice. Se potrò uscire, partecipare a un gruppo, conoscere
qualcuno, coltivare un'amicizia, non rifiuterò tutto questo in nome del
distacco.
Il non attaccamento non è indifferenza. Posso andare verso la vita senza
pretendere che la vita mi garantisca un risultato. Forse questa è una forma più
matura di libertà. Fare spazio al desiderio senza trasformarlo in una
condizione.
«Vorrei.» Non necessariamente: «Deve accadere.»
«Mi manca.» Non necessariamente: «Senza questo non posso stare bene.»
«Spero.» Non necessariamente: «Se non accadrà, la mia vita sarà sbagliata.»
C'è una grande libertà in questo piccolo spazio, ed è uno
spazio che non sempre riesco ad abitare.
A volte il desiderio prende il sopravvento. A volte mi sento stanca di essere
forte. A volte vorrei semplicemente poter condividere con una persona.
Anche questo fa parte del presente. Non devo essere sempre centrata. Non devo
trasformare ogni emozione in una lezione. Non devo fare della mia sofferenza un
progetto spirituale. Posso semplicemente sentirla ed è proprio qui che il
percorso diventa concreto. Non quando riesco a ripetere le parole giuste, ma
quando arriva qualcosa che non avevo scelto e posso rimanere con quello che
sento senza costruirci immediatamente sopra un'identità.
«Sono sola» può diventare «sono una persona sola».
La mente tende a trasformare l'esperienza in definizione. La consapevolezza può
interrompere questo passaggio. Sono qui, per ora. Non «sono questo». Sono qui,
in questo momento, con questa situazione, con questo corpo, con questa mente,
con questo desiderio. E non so cosa verrà dopo.
Quel «per ora» della frase è importante proprio per questo.
Per ora. Non per sempre. Non devo fare un voto alla solitudine. Non devo
decidere che non avrò più bisogno degli altri. Non devo convincermi che ciò che
desidero non mi interessa. Per ora, questa è la mia realtà. E posso viverla.
Forse accettare non significa dire «mi piace». Significa smettere di aggiungere
una guerra a qualcosa che già esiste. La vita non mi sta chiedendo di essere
d'accordo con tutto ciò che accade. Mi sta chiedendo, semplicemente, di
esserci.
E allora torno alla frase: “Sono qui, con ciò che c'è, e per ora questo è
sufficiente.»
La ripeto quando sento che la mente vuole andare troppo avanti. Quando vuole
sapere quando cambierà tutto. Quando vuole trovare una spiegazione. Quando
vuole convincermi che dovrei essere diversa da come sono.
Sono qui con ciò che c'è. Non con ciò che vorrei ci fosse. Per ora. Non devo
conoscere il resto della storia. Questo è sufficiente perché posso vivere
questo momento senza aspettare che diventi un altro momento.
La pace non consiste nell'avere finalmente tutto ciò che desideriamo. Consiste
nel non rimandare la possibilità di essere presenti fino a quando arriverà ciò
che desideriamo, sé è giusto per noi.
Questo non cancella il desiderio. Lo rende più leggero. Posso desiderare la
connessione. Posso desiderare l'amicizia, la condivisione, una presenza umana
autentica.
Posso sentire la mancanza e posso comunque tornare qui.
A questa giornata. A questo respiro. A questa vita, così com'è oggi.
Non so quanto durerà questa fase. Non so cosa porterà il futuro.