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giovedì 3 aprile 2025

Pecora Nera della famiglia o Portatotrice di cambiamenti? - Giorgia Sitta

 


Sei la "Pecora Nera" della Famiglia? 

Ti sei mai sentito/a profondamente estraneo/a alla tua famiglia d'origine? Quella sensazione costante di non essere mai stato/a capito/a, voluto/a o riconosciuto/a, come se fossi la "pecora nera" del tuo nucleo familiare, fuori luogo e mai veramente a casa? È un vissuto estremamente spiacevole e può generare un profondo senso di insicurezza che ti porti dietro nella vita adulta.

Dal punto di vista della psicologia esoterica, queste persone sono considerate "portatrici del cambiamento familiare". Hanno la missione di guarire, inteso come portare l'intera famiglia a un nuovo livello di coscienza, attraverso il loro percorso individuale.

Il percorso del "pioniere" (colui che porta il cambiamento) include diversi passaggi importanti e spesso difficili:

  • Accettazione: Il pioniere deve prima di tutto accettare che la propria famiglia è molto diversa da sé, con visioni della vita, sociali e delle passioni completamente differenti. Deve accettare di non essere riconosciuto per i suoi buoni intenti.
  • Solitudine: Il pioniere è intrinsecamente un solitario, colui che "cammina da solo nel mondo" perché è più avanti nel processo evolutivo rispetto alla società o alla famiglia in cui vive. Deve accettare di essere solo e non riconosciuto, il che è uno degli aspetti più difficili da accettare.
  • Cambiamento Interiore: Il vero lavoro del pioniere è portare il cambiamento dentro di sé, nella propria interiorità, non cercare di cambiare la famiglia. Questo cambiamento interiore si rifletterà poi anche nella società, poiché "non c'è nessuna differenza tra ciò che accade interiormente e ciò che accade esteriormente".
  • Pace con le Origini: È fondamentale fare pace con la propria origine e la propria famiglia. Questo non significa sottomettersi o adeguarsi alla famiglia, ma amarla nonostante non abbia sostenuto il proprio percorso. Si tratta di accogliere ciò che è stato e trasformare questa "origine" in qualcosa di più elevato e funzionale alla propria vita, senza l'intento di voler cambiare gli altri. Non bisogna più cercare l'amore o il riconoscimento non ricevuto nel passato, ma liberare le energie bloccate.
  • La Scelta dell'Anima: L'anima sceglie la famiglia e le circostanze di nascita per portare avanti il proprio compito evolutivo. Anche se per la personalità il non essere riconosciuti può sembrare un blocco, a un livello di consapevolezza superiore, l'anima ha scelto questi "blocchi per evolvere".
  • Tradimento (Simbolico): Un passaggio cruciale è il "tradimento della propria origine". Questo significa tradire le aspettative, le regole, i sogni e le proiezioni della famiglia (ad esempio, lasciare l'azienda familiare per seguire una propria passione). È un atto doloroso che implica rinunciare all'amore o all'approvazione esterna per seguire la propria vocazione e "salvarsi" a livello animico e fisico.
  • Superare la Vergogna: Spesso, tradire le aspettative altrui genera un fortissimo senso di vergogna. Il pioniere deve imparare a "tradire a testa alta", manifestando la propria missione senza vergognarsi di ciò che è.
  • Le Resistenze come Immagini Interne: Le persone vicine che ostacolano il cambiamento (genitori, partner, figli) rappresentano simbolicamente le proprie resistenze interne. Comprendere che il loro "no" è una manifestazione delle proprie resistenze rende il dialogo più autentico e il processo di cambiamento più efficace, trasformandolo da "io contro di te" a "io che parlo alle mie resistenze".
  • Perseveranza: Nonostante le resistenze esterne e interne, la perseveranza nel proprio percorso di cambiamento è fondamentale. Lavorando in maniera "pulita e profonda" dentro di sé, le persone esterne finiranno per percepire positivamente il cambiamento.
  • Libertà dal Bisogno di Riconoscimento: L'obiettivo del lavoro su sé stessi non è cambiare l'ambiente esterno o convincere gli altri, ma raggiungere un punto in cui il non riconoscimento o il denigrare altrui non faccia più alcun male, portando a una vera e propria libertà.

In sintesi, il pioniere è un eroe che accetta la propria famiglia, attraversa il tradimento degli ideali e dei limiti familiari, accetta il senso di vergogna e, così facendo, diventa una guida e un punto di riferimento per il nuovo cambiamento in atto.

Trascrizione video

Ciao a tutti! Il video di oggi tratterà di un argomento molto particolare, sul quale ricevo anche qui sempre tante richieste: cioè la sensazione che hanno tantissime persone di essere estranei alla famiglia di origine. Che cosa vuol dire? Molti di noi sentono che la famiglia di origine non è la vera famiglia o, per lo meno, si sentono di non essere mai stati capiti nelle loro famiglie. Quindi è un po' come se si sentissero separati, disconnessi da quello che è il nucleo familiare. Un po' in termini psicologici, la potremmo definire la pecora nera.
No, quello che non è riconosciuto nella famiglia, quello che porta i sintomi della famiglia. Cioè, tutti sanno bene e io sono l'unico che non mi sento mai a mio agio, non mi sento capito, non mi sento voluto, non mi sento riconosciuto. In ogni famiglia, o meglio, in ogni generazione, c'è una persona che ha questa sensazione costante di non sentirsi adatto alla famiglia in cui cresce o è cresciuto, nel sentirsi estranei a casa propria. Cioè, io vengo da due genitori o dei fratelli, e io lì sono l'unico che non mi sento a casa, mi sento sempre fuori luogo.
Mi sento che la mia casa non è la mia casa vera, e non è una sensazione molto bella. Anzi, diciamolo pure, ha una sensazione estremamente spiacevole quella di ritrovarsi e crescere in un ambiente dove non ci si sente a casa propria, dove non ci si sente capiti. Io credo che queste persone siano i portatori del cambiamento familiare. Questo vissuto di non essere capiti, accettati, accolti, in realtà, a livello esoterico – da quella che è la psicologia esoterica – è perché si è dei portatori del cambiamento nella propria famiglia. E quindi, è come se ogni tanto sfuggisse un soggetto alla famiglia, cioè arriva in ogni generazione familiare...c'è un soggetto che non sta alle regole familiari, un soggetto che dice: "Quello che voi fate, io non mi riconosco. Quello che voi agite non è il mio agito." È vissuto questo aspetto dalla personalità con molto dolore, perché vuol dire crescere in un ambiente che non dico ostile, ma per lo meno freddo. Viene vissuto dal bambino in maniera fredda, in fretta. Magari i genitori hanno tutto l'amore, la volontà di dare pace, dare tranquillità, dare serenità, dare gioia al bambino, ma il bambino non riesce a percepirla perché il bambino parla un linguaggio diverso. Quindi, crescere in un clima così, dove non si è capito, dove non si è riconosciuti, dove i gusti personali del bambino non coincidono con i gusti della famiglia, ma soprattutto, crescendo, le scelte scolastiche che il bambino vorrebbe fare o che il ragazzino vorrebbe fare non coincidono per niente con le scelte che la famiglia impone. Quindi questa separazione crea molta sofferenza, crea molto dolore e soprattutto crea un grande senso di insicurezza nella vita adulta.
Perché se noi nella famiglia di origine non ci sentiamo sufficientemente riconosciuti, nell'età adulta tiriamo fuori questa dimensione, cioè di sentirci sempre stranieri in casa propria: "Non mi riconosco, non c'è nessuno che mi capisca." Allora, questo passaggio, in realtà, se lo affrontiamo dal punto di vista della psicologia esoterica, è perché questa persona porta il cambiamento familiare. Cioè, questa persona ha la mission, è incredibile, che tramite il suo percorso potrà "guarire" – e lo uso tra virgolette perché guarire in termini significa portare la famiglia intera a un nuovo livello di coscienza.
Quali sono i passaggi? Prima di tutto, c'è un passaggio importante: è un passaggio di, purtroppo, accettazione. Cioè, accetto che la mia famiglia è molto diversa da me, abbiamo visioni della vita completamente diverse, abbiamo visioni della vita sociale completamente diverse, abbiamo visioni delle passioni completamente diverse. E oltretutto, dopo aver accettato questo aspetto di non essere riconosciuti, c'è l'aspetto un po' pesante, un po' impegnativo, di essere un pioniere, cioè colui che porta il cambiamento nel mondo. Nella nostra storia i pionieri sono un po' sempre stati solitari. Il pioniere è colui che cammina da solo nel mondo, è quello che è talmente avanti nel processo evolutivo, è talmente avanti per la società in cui vive, che viene un po' disconosciuto. Quindi, questi soggetti all'interno della loro famiglia sono dei pionieri, cioè stanno facendo evolvere tutta la famiglia, avendoli però tutti contro. Perché poi il problema è questo: che noi, che il pioniere, che le persone che hanno questa tematica, all'inizio non vengono assolutamente riconosciuti nei loro buoni intenti.
Quindi, queste persone vogliono, desiderano profondamente che la famiglia cambi, che la famiglia assuma uno stato di consapevolezza diversa, porti a consapevolezza le proprie dinamiche. Ma la famiglia resiste e quindi il pioniere si trova spesso da solo. È questo il vero lavoro: cioè accettare che il pioniere è da solo. Il pioniere è da solo, quindi deve portare il cambiamento dentro di sé. Il cambiamento il pioniere lo deve fare dentro di sé, accettando di essere prima di tutto solo e non riconosciuto. E sono gli aspetti molto più difficili da accettare nel percorso di manifestazione.
Mi riconosco di essere solo, mi riconosco che le mie idee sono strane per la mia famiglia, sono troppo diverse. Ma nonostante questo, io porto avanti il mio modo di vivere che è un modo di vivere molto innovativo. Se ogni pioniere riesce a fare questo cambiamento nella sua interiorità, e quindi rispetto alla propria famiglia, diventerà un pioniere anche per la società, perché poi non c'è nessuna differenza tra ciò che accade interiormente e ciò che accade esteriormente. Quindi, se io porto il cambiamento nella mia famiglia un giorno sarò un portatore di cambiamento anche fuori dalla mia famiglia. Ma le due cose sono intimamente legate, cioè non è possibile cambiare fuori, portare un cambiamento nella società, se non si è compiuto il passaggio del pioniere all'interno della propria famiglia. Questo passaggio è così tanto importante! E Dante ce lo spiega meravigliosamente quando, nel Paradiso, arriva al cielo dei Gemelli e parla dell'imprenta, l'imprenta. Che cosa è un'imprenta? Tutti noi nasciamo con un'impronta, anzi con un'impronta animica e un'impronta che viene aggiunta sopra quella animica: familiare. E Dante, a un certo punto del suo cammino in Paradiso, fa proprio questo: ringrazia la sua impronta.
Come a dire: "Ringrazio tutto ciò che è stato fino adesso, tutto ciò che sono stato. Ringrazio la mia origine sin dal primo giorno di vita e adesso sono pronto per andare oltre." È importante però che Dante questo passaggio lo faccia proprio quasi alla fine del Paradiso, quasi alla fine, nel senso che ha superato i Cieli ed è prima della Candida Rosa. Quindi, ha fatto un viaggio lunghissimo prima di arrivare a ringraziare la propria famiglia, la propria impronta, la propria origine. Quindi, se noi vogliamo essere portatori del cambiamento nella società, è necessario fare anche pace con la propria origine, perché altrimenti questo cambiamento sarà impossibile da portare. Fare pace che cosa significa? Fare pace significa non subire la famiglia, non adeguarsi alla famiglia, ma amare la famiglia nonostante non ci abbia sostenuto nel nostro percorso. Questo è il pioniere: colui che accoglie ciò che è stato e transmuta, trasforma questo piombo in oro. Cioè, non voglio cambiare la mia famiglia di origine, non voglio cambiare i miei genitori, i miei fratelli, non voglio cambiare nessuno di loro, ma accetto che con le loro costrizioni familiari, con le loro regole, con le loro dinamiche, io sono diventato ciò che sono grazie proprio a questo. Noi, in ogni secondo, siamo il prodotto della nostra famiglia d'origine. Il cambiamento del pioniere è: trasformo questa origine in qualcosa di più elevato, in qualcosa che sia funzionale alla mia vita e alla vita altrui, ma senza avere il benché minimo intento di voler cambiare loro. 
Se io intraprendo un percorso personale profondo per manifestarmi, non deve essere assolutamente un mio obiettivo quello di essere accettata o accettato dalla mia famiglia, perché altrimenti sono sempre e sarò sempre un mendicante. Il pioniere non è un mendicante, il pioniere non elemosina l'attenzione, ci ha già rinunciato. Ma la rinuncia non è distacco, è accoglimento. Il vero atto eroico è imparare ad amare le persone nonostante loro non ci amino.
Dobbiamo imparare ad accogliere il loro non-amore, il loro non-riconoscimento, il loro non averci visto. Immateriale per noi. Ma finché noi abbiamo lo sguardo rivolto al passato che dice: "Mia madre non mi ha riconosciuto, mio padre non mi ha fatto fare la scuola che volevo, mio fratello non mi ha mai voluto nella sua vita", e lavoro su di me per cambiare la loro opinione, come molti fanno, questo non porta altro che a un gorgo, un gorgo dentro al quale ci possiamo rimanere anche anni, decine di anni. Perché stiamo ancora cercando quell'amore non avuto, quell'amore non ricevuto. E quindi dobbiamo proprio molto umilmente dire: "Ok, è andata così." Ma questo "è andata così" significa liberarci, liberare un sacco di energie che erano bloccate e ferme lì da tempo.
Io ho scelto quella famiglia per portare avanti il mio compito evolutivo. Ho scelto quella situazione perché la loro modalità mi ha dato l'energia sufficiente per poter portare avanti la mia ricerca interiore. Questo dobbiamo imparare a dire come pionieri, come portatori del cambiamento. Esiste una correlazione strettissima tra l'anima e la personalità. Nel momento in cui noi nasciamo, la nostra anima sceglie l'energia giusta per portare avanti il compito evolutivo.
Quel determinato momento astrale, quel momento astrologico, quel momento magico mi darà tutta l'energia sufficiente per manifestare il mio compito. Quindi, la personalità che io scelgo, il vestito con cui arrivo sulla terra, è strettamente intimamente collegato con quello che è il mio passaggio animico, il mio compito. Quindi, che cosa succede? Che io scelgo anche la famiglia perché mi aiuti e mi sostenga in questo lavoro.
Ovvio che per la personalità non essere riconosciuti non è visto come un aiuto, è visto come un blocco. Che è vero, si formano dei blocchi nella personalità. Ma se noi andiamo a un livello di consapevolezza superiore, sappiamo perfettamente che la nostra anima ha scelto quei blocchi per evolvere. Quindi, se io scelgo una famiglia che non mi riconosce, è perché devo portare il cambiamento dentro a questo nucleo e fuori dalla società. Quindi, come Dante, dobbiamo imparare a riconoscere quella che è proprio la nostra origine, accettarla e innamorarsi follemente della nostra famiglia. Dobbiamo proprio innamorarci anche se loro non l'hanno fatto con noi. Questo è il pioniere.
Lo so che è molto difficile, perché noi da bambini cresciamo dentro uno scambio. Cioè: "Tanto mi viene dato dai genitori, tanto io mi riconosco". Quindi, è proprio se continuamente ci fosse questo scambio, che è valido fino a quando siamo bambini, però da adulti non è più così. Lo so che ci sono tantissime ferite nella personalità, lo so che ci sono tantissime ferite riguardo anche il nostro percorso. Ma noi stiamo parlando adesso di diventare, di trasformarci in qualcosa di molto più profondo, di vedere in noi qualcosa di molto più potente. È ovvio che non possiamo – secondo me, ma non solo secondo me – escludere il processo familiare dal nostro percorso di manifestazione. Perché? Perché le energie che abbiamo scelto e la famiglia che abbiamo scelto ci hanno condizionato in moltissime situazioni.
Quindi, se io accetto di diventare un pioniere, accetto anche la tematica del tradimento. Che cosa significa il tradimento? In questo caso, il tradimento è tradimento della mia origine. Quindi, dopo averla accettata e aver accettato che loro mi hanno amato a loro modo, devo tradire tutto ciò che loro mi hanno insegnato, o perlomeno molte delle cose che loro mi hanno insegnato. Quindi, se nasco in una famiglia, per esempio, dove c'è un'azienda familiare e i miei genitori danno per scontato che io lavorerò sicuramente in quell'azienda, invece magari io amo fare altro; e allora, dopo aver accettato e accolto i miei genitori che hanno fatto di tutto per farmi andare a lavorare in quell'azienda, magari mandandomi a una formazione scolastica e universitaria adeguata alla loro azienda. Io in realtà scopro che sono portata o portato per tutt'altro. E quindi, dopo aver accettato che loro mi hanno educato per portare avanti un sistema che non era il mio, dovrò imparare a tradirli. Cioè, tradirò le loro aspettative. Anche questo passaggio non è facile per niente, perché tradire le aspettative di una famiglia vuol dire, tradotto in parole semplici, rinuncio al loro amore e proseguo da solo o da sola. Se i miei genitori hanno pensato per me un certo tipo di relazione, un certo tipo di matrimonio, un certo tipo di condizione io butto all'aria tutto, tradendo magari anche i risparmi economici che hanno tenuto da parte per me, tradendo anche le loro aspettative. Questo è molto doloroso, ma è l'unica strada che abbiamo. Perché altrimenti, se noi non ascoltiamo quello che siamo venuti a fare qui e ascoltiamo i bisogni della nostra famiglia, le aspettative della nostra famiglia o le proiezioni della nostra famiglia, inevitabilmente prima o poi il nostro corpo fisico ci manderà un segnale: "Stiamo sbagliando strada". Quindi, è vero, il pioniere è anche colui che tradisce, colui che dice a un certo punto della sua vita: "Non sono fatto per stare dentro i vostri schemi" – vostri, inteso sia a livello familiare che a livello sociale – "Non sono fatto per stare qui dentro".
E questa voce che chiama da dentro e dice: "Cambia! Rompi tutto!" deve essere ascoltata. Quindi, c'è un tema, un doppio tema: accettazione e tradimento. E se ne aggiunge un terzo, che è il tema della vergogna. Molte volte, quando noi tradiamo le aspettative altrui, i desideri altrui, sentiamo un grandissimo e fortissimo senso di vergogna. È come se ci vergognassimo a manifestare ciò che siamo, è come se ci imbarazzassimo; è come se, dal momento che io 'tradisco', non ho il diritto di farmi vedere. E questo è molto impegnativo da sostenere.
Perché noi dobbiamo imparare a tradire a testa alta. Quindi, tradisco ciò che sono le aspettative altrui e imparo a manifestare il mio compito, la mia missione, non vergognandomi, che è la caratteristica appunto che si associa più facilmente al tradimento. Mi arrivano spesso mail rispetto a persone un po' grandi, un po' cresciute, che mi dicono: "Io a 60 anni vorrei manifestare quelle che sono le mie passioni, però devo prendermi cura di mia mamma e non la posso lasciare sola, perché magari è una signora anziana...". Oppure perché ho i nipoti, oppure perché c'è mio marito che ha magari un'attività e lavora ancora. E quindi l'ambiente esterno chiede un certo tipo di comportamento, ma nel cuore, dentro, profondamente, chiama qualcos'altro. È ovvio che in queste situazioni che mi avete scritto il tradimento deve essere compiuto. Non è semplice, non sto dicendo che sia banale. Infatti molti di voi hanno scritto: "Ma tra la teoria e la pratica è diverso", cioè "tra il dire e il fare è diverso". Sì, un po' in realtà quello che ci viene chiesto è forza. Abbiamo... va bene, mettiamo il caso che non esista la reincarnazione, abbiamo solo questa vita. Ma anche se ci fosse la reincarnazione, in questa forma, in questo stato, abbiamo solo questa vita e noi la stiamo usando per assoggettarci ai bisogni degli altri. Perché facciamo questo? Perché io continuo a prendermi cura anche se non ne ho voglia? Perché io continuo a prendermi cura di mia mamma nonostante lei non mi abbia riconosciuto? Perché continuo a lavorare nell'azienda di mio papà che magari è già morto e sepolto, ma io continuo a mandare avanti una cosa sua? Perché continuo a stare a fianco di un marito che ha un progetto, ma che a me non riguarda? Perché continuo a stare lì? La risposta, ovviamente, va trovata nell'origine, nell'impronta. Probabilmente non mi sono mai sentita così amata, non mi sono mai sentita così vista, che la mia autostima e l'amore per me stessa sono un pochino bassi, se non addirittura molto bassi. Quindi, è ovvio che se io continuo a cercare l'amore, il sostentamento all'esterno, non riesco a manifestarmi, non riesco a rompere questi schemi, non riesco a uscire da queste dinamiche. E quindi sento la chiamata, sento la vocazione, ma la vita quotidiana mi riporta lì.
Ovvio che qui l'atto di coraggio è un atto d'amore, come sempre, un atto d'amore verso me stessa o verso me stesso. Magari mi dirai: "Ma ho 60 anni! Se va bene ne ho altri 20, 25, 30. E io decido di fare cosa? Di rimanere lì dove sono adesso, perché non ho la forza, perché non ho il coraggio, perché non ho la spinta di dire: 'No, adesso divento un pioniere, divento colei o colui che cambia la propria storia'?" Ovvio che, come ho detto, c'è un lavoro da fare. Quell'amore che io sto cercando nel progetto del marito, nell'azienda familiare, nell'accondiscendere ai bisogni della nonna o della mamma malata, non è un amore che cambierà la mia vita. Quello è un amore di scambio: "Io lavoro nella tua azienda così tu mi riconosci. Io lavoro nel tuo progetto così tu mi riconosci. Io ti curo che tu sei anziana, così mi dai un po' di quell'amore che non ho avuto." Questo stiamo facendo, stiamo compiendo uno scambio. Quello che dobbiamo imparare invece è proprio attraversare il dolore del tradimento: "Tu, marito o moglie, ti aspetti che io sia nel tuo progetto fino alla fine, e invece ti tradisco. E invece a un certo punto decido di uscirne per salvarmi, salvarmi in senso animico, ma anche fisico. Non mi voglio ammalare".
Io tradisco le aspettative di una mamma che è stata poco presente nella mia infanzia, dalla quale io cerco ancora amore. E adesso è anziana e magari sola. Adesso io allora, per compensare quella mancanza di origine, rimango lì, tradendo un'altra volta me stessa. Ovvio che è difficile, molto difficile, decidere di farsi aiutare da persone specializzate per aiutare la mamma. Certo che è difficile, e anche un costo economico. Ma forse quel costo economico vale la libertà che noi otterremo se seguissimo veramente le nostre passioni e il nostro cuore. Così come vale la pena rompere con l'azienda familiare, con il negozio familiare o con le attività che i nostri genitori ci hanno addossato se non è il nostro lavoro.
Se noi pensiamo di avere una passione completamente diversa, dobbiamo avere il coraggio di tradire, che è uno dei, secondo me, passaggi più difficili: tradire la famiglia, tradire i parenti, tradire i mariti, le mogli. Tradire non in senso fisico, ma sto parlando di un tradimento simbolico. Cioè, io mi dissocio da quello che tu hai in mente per me. A livello più profondo, un gradino sotto di quello che stiamo dicendo adesso, c'è un altro passaggio: noi abbiamo delle resistenze al cambiamento. Tutti quanti, anche dopo anni e anni e anni di evoluzione, di percorsi. Le resistenze al cambiamento evolvono insieme a noi. Quindi, più noi evolviamo, più le resistenze diventano furbe e sottili da riconoscere. Se noi applichiamo il concetto che "tutto ciò che è fuori è uguale a ciò che è dentro", cioè tutto quello che capita esternamente nella mia vita ha un collegamento simbolico con il mio interno. Quindi i miei genitori che mi vorrebbero lì, nonostante l'età (40, 50, 60, 70 anni) ad accudirli; mio marito che mi vorrebbe nella sua azienda o nel suo progetto di lavoro per tutta la vita; o i miei figli che pretendono che sia sempre disponibile... Che cosa rappresentano dentro di me simbolicamente? Rappresentano le mie resistenze. Loro è come se fossero le mie resistenze al cambiamento che prendono forma e voce. Quindi, evolvendo, non avrò più, non sentirò più la vocina, voi contate che si sente all'inizio. Avrò proprio delle persone che mi ostacoleranno nel cambiamento e queste persone di solito sono proprio le persone che io amo di più. E quindi, se io dirò a mia mamma: "Ovviamente, ma adesso trovo una persona che ci aiuti in modo tale che io possa avere un po' di tempo libero"è ovvio che la mamma dirà di no. Così come se andrò da mio marito e dirò: "Adesso non lavoro più con te a tempo pieno, ma part-time", è ovvio che lui all'inizio mi dirà di no. Così come se ai miei figli quarantenni dirò: "Adesso non mi occupo più di voi", loro diranno: "Ma perché l'hai sempre fatto, continua a farlo!". Risponderanno così perché sono immagini, sono persone che stanno rappresentando sul piano fisico le mie resistenze interne. Quindi, non basta solo decidere di voler cambiare, trasformarci in pionieri, non basta solo attraversare il tradimento. Dobbiamo tener conto che le persone che stiamo tradendo rappresentano delle nostre resistenze. E secondo me, sapere questo ci aiuta molto, perché io non sto tradendo il progetto di mio marito perché mi va e basta, io sto tradendo per manifestarmi una mia resistenza. Quindi, se riesco a fare questa associazione profonda, che il no di mia madre, di mio marito, di mio figlio, di chiunque della mia famiglia rappresenta simbolicamente la mia resistenza, mi diventa più semplice il dialogo, perché è un dialogo più vero. Perché sto parlando con le mie resistenze. E vi assicuro che se voi fate questo processo di vedere gli altri come delle vostre resistenze interiori, il processo di cambiamento è molto più efficace, perché non siamo più 'io contro mio padre', 'io contro mio marito', 'io contro mio figlio', ma sono io che parlo alle mie resistenze, sono io che comunico: "Ho bisogno di fare un cambiamento".
Quindi, se io ho bisogno di fare un cambiamento, se io desidero fare un cambiamento, non sarà 'io contro te', non sarà 'io me ne vado perché tu mi hai stancato'. E io ho bisogno di questo, e mentre faccio questo mi manifesto e libero tutta la mia famiglia. Perché sappiate che se voi vedete gli altri come resistenze, succede una cosa meravigliosa. Succede questo fenomeno stranissimo: quando noi intraprendiamo un cambiamento, le persone intorno a noi non lo vedono bene. Perché? Perché è un mio cambiamento, e cambia inevitabilmente gli equilibri familiari, sociali, cui tutto quello che io vivo cambia. Io cambio e cambiano tutte le mie relazioni. E quindi le persone che erano abituate a vedermi in un certo modo dicono: "Cosa stai facendo? Sei impazzita? Perché vuoi cambiare? Stavamo così bene prima!" Le mie resistenze sono le mie resistenze che parlano. Se io persevero – e la perseveranza è una parola che io amo molto, cioè vado avanti nonostante tutto, vado avanti nonostante le mie resistenze – un giorno, quasi magicamente, ma non è una magia perché ci abbiamo lavorato passettino dopo passettino, ogni momento della nostra vita, ogni giorno, arriverà un giorno, quando noi manifesteremo il nostro progetto, che tutte quelle persone che avevamo intorno e che ci ostacolavano improvvisamente si trasformano, e diranno una frase che sarà un po' fastidiosa, ma nel contempo sarà bellissima e ti diranno: "Ma io ho sempre creduto in te! Io, Elisa, ho sempre creduto in te! Io, Marco, ho sempre creduto in te!" Ci viene in mente che fino a tre giorni prima invece non è vero, ci hanno ostacolato. Perché cambiano idea così in fretta? Perché abbiamo sciolto le resistenze dentro. Avendo noi sciolto le resistenze, loro non sono più portatori delle nostre resistenze e ci sosterranno. Più noi lavoriamo in maniera pulita e profonda dentro di noi, più le persone percepiranno in maniera super positiva il nostro cambiamento. Che cosa vuol dire cambiare e avere un atteggiamento pulito? Cioè, non dobbiamo mai per nessun motivo perdere la focalizzazione. Non stiamo lavorando e non lavoreremo mai per cambiare l'ambiente esterno. Non lavoriamo per convincere i nostri genitori, non lavoriamo per far cambiare il partner, non lavoriamo in questa dimensione esterna. Noi lavoriamo sempre solo su di noi con il grande punto interrogativo che ci accompagna nel nostro cammino: "Ma ciò che sto facendo, che effetti produrrà?" Non lo sappiamo. Ma se noi siamo animati e ci muoviamo per amore del cambiamento, per amore della ricerca, è inevitabile che l'ambiente esterno ci risponderà positivamente. Questo non vuol dire che magari un papà che ci ha sempre denigrato d'improvviso una mattina si mette ad amarci follemente. Forse questo non succederà, o perlomeno non succederà in tutti i casi. Ma è molto probabile che il suo non-riconoscimento – anzi, non è molto probabile, è proprio una certezza – il suo non-riconoscerci non ci farà più alcun male. E quindi, se una cosa non mi fa più male, se un atteggiamento non mi fa più male, io finalmente sono diventata libera. Quindi dopo, il suo amore per me, non sarà più un'ossessione, non sarà più un bisogno. Sarò nuovamente dentro l'accettazione di ciò che è. Quindi, per manifestare, nel senso più potente della parola, per esprimere tutto il nostro potenziale, tutto il nostro progetto animico – e per manifestare il pioniere che vive in noi, dobbiamo accettare di aver fatto tutta questa scelta animica molto profonda di questa famiglia con questi genitori, con questo tipo di relazioni. Perché in noi si nasconde un eroe, si nasconde un pioniere: colui che accetta la famiglia, attraversando il tradimento degli ideali della famiglia, della cultura della famiglia, dei limiti della famiglia e accettando il senso di vergogna di essere diverso dalla propria origine, potrà essere una guida e un punto di riferimento per il nuovo cambiamento che è in atto.


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