Il silenzio, nella tradizione buddista tibetana, è celebrato non solo come una pratica, ma come un rifugio per la mente e lo spirito, un'opportunità di rigenerazione e introspezione. La vita moderna, intrisa di stimoli incessanti e distrazioni, è una sfida per la mente, spesso sovraccaricata di informazioni che la spingono a rimanere in uno stato di allerta costante. Questo impedisce alla mente di rilassarsi e di entrare in un dialogo autentico con sé stessa, ostacolando così la possibilità di raggiungere la calma e la chiarezza interiore.
Lama Michel Rinpoche distingue tra silenzio esterno e silenzio interno, entrambe dimensioni profondamente connesse e indispensabili per il percorso spirituale. Il silenzio esterno si riferisce alla riduzione delle distrazioni e al controllo dell'ambiente circostante, un'impresa ardua soprattutto nei contesti urbani. Tuttavia, anche in mezzo al caos, possiamo ritagliarci momenti di calma, limitando l'esposizione alle informazioni non necessarie e cercando spazi che ci offrano serenità. Questi attimi di quiete diventano preziose finestre attraverso le quali possiamo iniziare a osservare la nostra mente.
Il silenzio interno, invece, è il traguardo più ambizioso: la capacità di liberarsi dal chiacchiericcio incessante dei pensieri e delle preoccupazioni. Raggiungerlo non è immediato; quando il rumore esterno si affievolisce, spesso i nostri pensieri emergono con maggiore intensità, sfidandoci a mantenere la calma. Attraverso la meditazione e altre pratiche creative, come il canto o il disegno, possiamo iniziare a coltivare questo stato di quiete mentale. Questi strumenti ci guidano oltre il pensiero concettuale, permettendoci di entrare in contatto con la nostra essenza più profonda.
Il silenzio interno non è un isolamento, bensì un ponte verso una presenza consapevole nel mondo. Questa calma interiore ci consente di affrontare ogni momento con maggiore equilibrio e autenticità. Nel vivere pienamente il presente, liberi dalle distrazioni del passato e del futuro, la mente ritrova la sua capacità di essere efficace e compassionevole.
Coltivare il silenzio, con dedizione e costanza, è un atto rivoluzionario che ci riporta alla semplicità e alla bellezza della nostra esperienza umana. Lama Michel ci ricorda che, come la formica che avanza con piccoli passi costanti, ogni giorno dedicato a questa pratica ci avvicina al nostro vero centro, offrendo un equilibrio duraturo e la gioia profonda di vivere con più autenticità. Il silenzio, quindi, non è solo un luogo di pace, ma una via per riconnettersi con la propria essenza e trasformare il modo in cui interagiamo con il mondo.
Fonte: Il silenzio - Mercoledì al Kunpen con Lama Michel Rinpoche

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