Comunemente chiamiamo "ansia" uno stato di disagio
e preoccupazione, ma secondo Goffredo Bordese, la sua radice più profonda non è
l'ansia in sé, bensì la paura. Questa paura, a sua volta, deriva da una bassa
autostima e da una percezione distorta di sé, che porta a sentirsi inadeguati e
insicuri.
Le dinamiche familiari possono contribuire allo sviluppo
dell'insicurezza e della paura
Le dinamiche familiari giocano un ruolo importante. Un
ambiente instabile, non supportivo, con genitori agitati o con problemi
relazionali, può indurre nel bambino uno stato di allerta costante. La mancanza
di empatia e rassicurazione di fronte alle paure infantili, esperienze negative
come confronti svalutanti, e l'interiorizzazione di modelli genitoriali
insicuri contribuiscono a radicare un senso di inadeguatezza e la conseguente
paura di non essere all'altezza.
La società e i suoi modelli possono influenzare la
percezione di sé e contribuire all'insicurezza e alla paura
Una società basata sulla performance e sul giudizio spinge
al confronto costante e al timore di non soddisfare gli standard sociali. Un
modello dominante che valorizza l'estroversione e la performance può far
sentire inadeguati coloro che hanno caratteristiche diverse, come
l'introversione o una maggiore sensibilità emotiva. Il bisogno di appartenenza
e la paura dell'esclusione, insieme al confronto sociale e all'invidia, possono
ulteriormente alimentare l'insicurezza e la paura di non essere abbastanza.
Differenza fondamentale nel modo in cui persone
estroverse e introverse tendono a reagire alla paura radicata nell'insicurezza
Entrambe le reazioni, tuttavia, derivano dalla stessa radice
di insicurezza e dal bisogno di sentirsi accettati.
Jannik Sinner VS Novak Djokovic
L’ accostamento tra Jannik Sinner e Novak Djokovic offre uno
spunto interessante per comprendere come personalità diverse reagiscano alla
pressione e alla motivazione in modo completamente opposto, pur condividendo un
forte spirito competitivo.
La critica verso un certo approccio psicoterapeutico e
alternativa propone per superare la paura e l'inerzia
Bordese critica un approccio psicoterapeutico che si limita
a parlare e riflettere senza invitare all'azione concreta. Secondo lui,
comprendere intellettualmente il proprio blocco emotivo non è sufficiente. Sottolinea
l'importanza del "fare" rispetto al "pensare" eccessivo e
della disciplina per creare una routine di azioni.
L'alternativa che propone è di priorizzare l'azione, anche
con piccoli passi ("+1"), come antidoto alla paura e modo per rompere
il circolo vizioso dell'inerzia. Sfruttare spinte esterne costruttive,
concentrarsi sul "fare" più che sul "pensare" eccessivo,
utilizzare la disciplina per creare routine di azione, adottare un approccio
gentile verso sé stessi, ed evitare la delega passiva. Per chi si riconosce in
personalità riflessive e magari tendenti alla passività, è fondamentale
spostare l'attenzione dal pensiero all'azione, anche attraverso piccoli passi
costanti e con un atteggiamento di auto-compassione.

Nessun commento:
Posta un commento