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giovedì 3 aprile 2025

Estroverso - Introverso: gestione delle sfide

 

Comunemente chiamiamo "ansia" uno stato di disagio e preoccupazione, ma secondo Goffredo Bordese, la sua radice più profonda non è l'ansia in sé, bensì la paura. Questa paura, a sua volta, deriva da una bassa autostima e da una percezione distorta di sé, che porta a sentirsi inadeguati e insicuri.

Le dinamiche familiari possono contribuire allo sviluppo dell'insicurezza e della paura

Le dinamiche familiari giocano un ruolo importante. Un ambiente instabile, non supportivo, con genitori agitati o con problemi relazionali, può indurre nel bambino uno stato di allerta costante. La mancanza di empatia e rassicurazione di fronte alle paure infantili, esperienze negative come confronti svalutanti, e l'interiorizzazione di modelli genitoriali insicuri contribuiscono a radicare un senso di inadeguatezza e la conseguente paura di non essere all'altezza.

La società e i suoi modelli possono influenzare la percezione di sé e contribuire all'insicurezza e alla paura

Una società basata sulla performance e sul giudizio spinge al confronto costante e al timore di non soddisfare gli standard sociali. Un modello dominante che valorizza l'estroversione e la performance può far sentire inadeguati coloro che hanno caratteristiche diverse, come l'introversione o una maggiore sensibilità emotiva. Il bisogno di appartenenza e la paura dell'esclusione, insieme al confronto sociale e all'invidia, possono ulteriormente alimentare l'insicurezza e la paura di non essere abbastanza.

Differenza fondamentale nel modo in cui persone estroverse e introverse tendono a reagire alla paura radicata nell'insicurezza

Le persone estroverse tendono a reagire alla paura cercando di compensare il disagio con un atteggiamento apparentemente sicuro e forte, quasi "attaccando" la situazione per ottenere approvazione esterna.
Al contrario, le persone introverse tendono a bloccarsi o a ritirarsi di fronte alla paura, vivendola come un'esperienza interna intensa e temendo il giudizio altrui. Alcune persone introverse sono "progettate alla passività". Bordese intende una tendenza intrinseca all'inazione che si manifesta come una sensazione interiore di pigrizia, la tendenza a rimandare l'azione, la speranza nell'arrivo di una "figura salvifica", e la difficoltà nell'iniziare e mantenere un'attività.

Entrambe le reazioni, tuttavia, derivano dalla stessa radice di insicurezza e dal bisogno di sentirsi accettati.

Jannik Sinner VS Novak Djokovic

L’ accostamento tra Jannik Sinner e Novak Djokovic offre uno spunto interessante per comprendere come personalità diverse reagiscano alla pressione e alla motivazione in modo completamente opposto, pur condividendo un forte spirito competitivo.

Jannik Sinner, noto per il suo temperamento introverso, calmo e riflessivo, trova la propria carica interiore in una motivazione più gentile e pacata. È un tipo di atleta che trae forza dal controllo emotivo e dall’equilibrio, e per lui essere spinto con parole dure o provocatorie potrebbe risultare controproducente.
Al contrario, Novak Djokovic è animato da una forza interiore completamente diversa. Il suo allenatore, consapevole della sua psicologia, ha scelto consapevolmente di utilizzare insulti come strumento motivazionale, con il consenso dello stesso Djokovic. Questo tipo di provocazione lo stimola, lo accende, lo carica di energia. Per Djokovic, sentirsi sfidato è una spinta positiva, che lo porta a reagire con grinta e determinazione.
Questa diversità riflette una sorta di scontro interiore: entrambi i tennisti condividono la competitività come tratto distintivo, ma ciò che li motiva è legato a forze emotive opposte. È come se dentro di loro convivessero personalità diverse, ognuna delle quali risponde a stimoli specifici.

La critica verso un certo approccio psicoterapeutico e alternativa propone per superare la paura e l'inerzia

Bordese critica un approccio psicoterapeutico che si limita a parlare e riflettere senza invitare all'azione concreta. Secondo lui, comprendere intellettualmente il proprio blocco emotivo non è sufficiente. Sottolinea l'importanza del "fare" rispetto al "pensare" eccessivo e della disciplina per creare una routine di azioni.

L'alternativa che propone è di priorizzare l'azione, anche con piccoli passi ("+1"), come antidoto alla paura e modo per rompere il circolo vizioso dell'inerzia. Sfruttare spinte esterne costruttive, concentrarsi sul "fare" più che sul "pensare" eccessivo, utilizzare la disciplina per creare routine di azione, adottare un approccio gentile verso sé stessi, ed evitare la delega passiva. Per chi si riconosce in personalità riflessive e magari tendenti alla passività, è fondamentale spostare l'attenzione dal pensiero all'azione, anche attraverso piccoli passi costanti e con un atteggiamento di auto-compassione.

Fonte: Goffredo Bordese


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