Se una persona non mi ascolta - che sia il mio partner, un’amica, un fratello o una sorella - evidentemente non ha piacere di farlo e va accettato. Se l’altro non vuole ascoltarmi, ha il sacro santo diritto di non farlo.
Non è un torto personale: è una sua scelta. E allora mi chiedo:
Perché continuo a insistere in quella relazione?
Perché continuo a parlare con un muro?
Qual è il bisogno che si nasconde dietro questa insistenza?
Quando parlo con qualcuno che non è disposto ad accogliermi, non è la mia parte adulta e centrata a farlo. È la mia bambina interiore. E non è la bambina che cerca amore. È quella che cerca il rifiuto. Sì, perché dentro di me può esserci una voce che dice: "Vedi? Nessuno mi ascolta. Nessuno mi vuole. Nessuno mi capisce. Faccio bene a chiudermi e a stare zitta". Quella voce cerca la conferma di una ferita antica. Cerca di ripetere un copione conosciuto.
Questa dinamica non è colpa di nessuno. È una memoria emotiva. Ecco perché cerco la validazione di persone che non sono realmente interessate a me per quella che sono. Perché, a livello inconscio, quello è il mio linguaggio appreso.
Ma non è sano. Oggi ho 60 anni, non posso più agire quella ferita come se fossi ancora quella bambina. Devo riconoscerla e dirmi: "C'è una parte di me che cerca il rifiuto. C'è una bambina dentro che vuole sentirsi esclusa per poter dire: 'Avevo ragione'."
Ma io non sono più quella bambina. Oggi posso stare. È difficile. Perché quando smetto di inseguire l’esterno e resto sola con il mio dolore originario, riemerge l’angoscia più profonda: "Nessuno mi ama davvero. Esiste solo amore condizionato". È il punto più buio. Ma anche quello più potente. Se riesco a non fuggire da quella disperazione, se resto in presenza del mio bambina interiore con rispetto e silenzio, allora avviene un click.
Quella bambina, nel pieno del suo dolore, si volta. E guarda dentro. Non più fuori. Comprendendo che: "L’amore che cerco… è qui. Non è mai stato là fuori. Non c’è nessuno, nessun essere umano che possa darmi ciò che io stessa non mi sto dando". Da quel momento in poi, la bambina interiore smette di cercare conferme nel rifiuto. Non perché si è chiuso. Ma perché ha compreso. Ha trovato la fonte dell’amore dentro di sé. E da lì può finalmente iniziare a nutrirsi davvero.

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