Secondo Lama Michel Rinpoche, amare se stessi nella filosofia buddhista inizia con la capacità fondamentale di distinguere tra "ciò che voglio" e "ciò che mi fa bene", imparando a dare priorità a quest'ultimo. Questo è considerato uno dei primi passi e una delle più grandi sfide nel percorso spirituale.
Alcuni aspetti chiave dell'amore verso sé stessi, secondo la fonte, includono:
- Dare priorità al benessere a medio-lungo termine rispetto al piacere momentaneo. Con maturità, si comprende che il benessere duraturo è più importante della gratificazione immediata, e le nostre scelte dovrebbero basarsi sul "mi fa bene" piuttosto che sul semplice "mi piace".
- Coltivare ciò che fa bene e abbandonare ciò che fa male, anche se inizialmente non ci piace o ci dà piacere. Questo richiede uno sforzo consapevole per superare le abitudini e le dipendenze che ci danneggiano. Lama Michel Rinpoche porta l'esempio della dipendenza dallo zucchero, dall'alcool o dal tabacco, dove proiettiamo la felicità su qualcosa che sappiamo non farci bene.
- Non "sorvegliare il desiderio". Assecondare ogni desiderio non è un atto di amore verso sé stessi e può portare a insoddisfazione e vuoto interiore anche quando otteniamo ciò che vogliamo. Un genitore che "sorveglia il desiderio" del figlio, dandogli tutto ciò che vuole, può in realtà fargli del male.
- Essere consapevoli di dove proiettiamo la nostra felicità. Spesso, ereditiamo una visione del mondo che include già su cosa si proiettano la felicità e la sofferenza. Diventare consapevoli di queste proiezioni, come ottenere oggetti del desiderio, evitare ciò che non vogliamo e trattenere ciò che ci piace, è cruciale perché spesso queste proiezioni sono illusorie e non possono sostenere il peso della nostra felicità.
- Riconoscere che proiettare la felicità su cose esterne è un'illusione. Le cose materiali, le relazioni e le situazioni sono impermanenti e non possono garantirci una felicità duratura. Il problema non è avere queste cose, ma riporre in esse un peso che non possono sostenere.
- Prendere in mano la propria situazione e smettere di vittimizzarsi. Attribuire sempre la colpa agli altri ci impedisce di fare ciò che è in nostro potere per stare meglio. Come dice Buddha, "io sono il mio proprio protettore, io sono il mio proprio nemico".
- Concentrarsi sulla trasformazione interiore. La domanda fondamentale non è tanto "da dove veniamo?" quanto "dove stiamo andando?". L'amore verso sé stessi è il processo di vivere una vita coerente con chi vogliamo diventare. Ogni interazione porta a una trasformazione, e la direzione di questa trasformazione dipende da come viviamo la nostra vita ogni giorno.
- Coltivare qualità interne positive come l'armonia, la soddisfazione, la gratitudine, il rispetto, la gioia e l'amore. Queste qualità, a differenza dei beni materiali, più ne abbiamo e meglio stiamo.
- Riconoscere la malleabilità della nostra mente e del nostro essere. Grazie alla plasticità del cervello e all'interdipendenza con il nostro ambiente e il nostro microbiota, abbiamo la capacità di cambiare le nostre abitudini e di guarire le nostre ferite interne.
- Porsi un obiettivo alto con un'aspettativa bassa e uno sforzo costante. Ad esempio, voler essere una persona paziente e amorevole è un obiettivo alto, ma non dobbiamo imporci di esserlo già. Il percorso è fatto di sforzo continuo verso quella direzione.
- Amare gli altri come parte del processo di amare sé stessi. Quando amiamo sinceramente gli altri, entriamo in contatto con la parte più bella di noi e la sviluppiamo. Il semplice atto di amare è già fonte di grande beneficio interiore.
L'amore verso sé stessi nella filosofia buddhista presentata da Lama Michel Rinpoche è un percorso pratico che richiede consapevolezza delle proprie proiezioni, discernimento tra ciò che desideriamo e ciò che ci nutre veramente, e un impegno costante verso la coltivazione di abitudini sane e qualità interiori positive, guidati dalla visione di chi aspiriamo a diventare.
Fonte: Amare sé stessi - Introduzione alla filosofia buddhista con Lama Michel Rinpoche

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