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mercoledì 2 aprile 2025

Riflessione sulla paura di agire o affrontare una situazione...


"Ci sono persone roulotte, che si lasciano trainare per paura di prendere l’iniziativa.
Ci sono persone camper, che scelgono la loro strada e guidano la propria vita."

Alcuni approcci derivati dalle esperienze e dalle riflessioni:

Priorizzare l’azione, anche piccola, come antidoto alla paura: la paura prospera nel tempo e nell’inazione. L’azione è l’antidoto principale a qualsiasi paura. Invece di rimanere bloccati nel pensiero e nell’analisi delle ragioni della paura (il “perché non riesco a...”), é fondamentale intraprendere delle azioni, anche se inizialmente piccole e apparentemente insignificanti. Questo concetto è riassunto nel “+1”: fare una piccola azione in più rispetto all’inerzia.

Sfruttare la “spinta” esterna in modo costruttivo: l’esperienza dell’autore di essere spinto dagli amici a tuffarsi dimostra come, per persone riflessive e timorose, una spinta gentile e inaspettata all’azione possa superare il blocco dovuto alla paura. Questo non significa essere forzati in modo traumatico, ma trovare modi per uscire dalla propria zona di comfort senza eccessiva anticipazione o rimuginazione. Potrebbe significare accettare inviti che normalmente si rifiuterebbero o proporsi per compiti che generano un po’ di ansia, sapendo di avere un supporto.

Concentrarsi sul “fare” più che sul “pensare”: similmente a come l’incidente del paziente ha innescato azioni inaspettate per mancanza di tempo per pensare, ridurre il tempo dedicato alla ruminazione mentale sulla paura e aumentare il tempo dedicato all’azione può essere efficace. Questo non significa ignorare le emozioni, ma non lasciare che la paura paralizzi l’azione. 

Utilizzare la disciplina per creare una routine di azione: sfruttare la propria eventuale tendenza alla disciplina per creare piccole routine di azioni che contrastino la passività può essere utile. Anche azioni minime e costanti possono innescare un “domino lento di cambiamenti”. L’importante è iniziare e mantenere una certa coerenza, senza puntare subito a cambiamenti drastici che potrebbero innescare resistenze.

Riconoscere e gestire il “bambino interiore”: essendo persone sensibili al proprio “bambino interiore”, un approccio duro e auto-critico nel superare la paura potrebbe essere controproducente, come l’autore sperimentò con allenatori troppo severi. È più efficace adottare un approccio gentile e comprensivo verso se stessi mentre si intraprendono azioni che generano paura. Celebrare i piccoli progressi e non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà è fondamentale.

Evitare la delega passiva: l’autore mette in guardia dal sperare in soluzioni esterne  che risolvano la paura senza un proprio coinvolgimento attivo. Superare la paura richiede assunzione di responsabilità e impegno personale nell’agire.

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