Indice

venerdì 11 aprile 2025

Stiamo davvero remando? - Lama Michel Rinpoche

Questo documento riassume i temi principali e le idee più importanti emerse dall’insegnamento di lama michel rinpoche, intitolato “Stiamo davvero remando?”. L’insegnamento si concentra sulla discrepanza tra la comprensione teorica degli insegnamenti (in particolare riguardo alla sofferenza e alle sue cause) e la loro effettiva realizzazione e applicazione nella vita quotidiana. Lama Michel Rinpoche esplora le dinamiche dell’ego, dell’attaccamento, della proiezione e della responsabilità personale, offrendo spunti pratici per affrontare le difficoltà e coltivare una maggiore consapevolezza e benessere interiore. La distanza tra comprensione e realizzazione: Lama michel inizia con un proverbio non italiano (“fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”) per illustrare la distanza tra la comprensione intellettuale degli insegnamenti buddhisti e la loro effettiva realizzazione nella vita. Applica questa idea al contesto buddista, affermando: “fra il capire e il realizzare son di mezzo tanti mari.” Vi
ene fatto l’esempio di una persona che comprende teoricamente le cause della sofferenza (veleni mentali, karma, ignoranza, attaccamento all’ego, ecc.) Ma che, di fronte a una situazione spiacevole, reagisce incolpando gli altri (suocero, coniuge, ecc.). Esiste quindi una risposta teorica basata sulla filosofia e una risposta pratica spesso guidata dalle reazioni emotive e dalle proiezioni.

La proiezione e la responsabilità personale: Lama Michel Rinpoche sottolinea come spesso proiettiamo la causa della nostra sofferenza sugli altri o sulle circostanze esterne. Un atteggiamento più costruttivo richiede umiltà e la capacità di guardare dentro di sé, riconoscendo come le reazioni alle azioni altrui riflettano aspetti personali da lavorare. “Essere davanti all’altro che si comporta in un modo che non ci piace, [...] Riuscire a respirare fondo guardare dentro di se stessi e dire ti ringrazio non per quello che fai ma perché tu mi permetti di vedere i punti più deboli di me e quindi lavorare su questi.” Pur riconoscendo che certi comportamenti sono negativi, il focus dovrebbe spostarsi su come noi interagiamo con tali comportamenti. “Il fatto che come io reagisco e come io vivo quella situazione è un riflesso di come io sono.” È illusorio cercare di cambiare gli altri. “Nessuno di noi ha la capacità di cambiare l’altro.” Il nostro problema è come interagiamo con il comportamento altrui, e la soluzione dipende da noi.
Egoismo sano come punto di partenza: Riconoscendo la natura egoistica degli esseri umani (“siamo egoisti”), lama michel propone di partire da questo punto per poi evolvere verso l’altruismo. “Egoisticamente parlando almeno cerchiamo di essere egoisti bene almeno cerchiamo di fare le cose che ci fanno bene.” Prendersi la responsabilità del proprio benessere e agire per il proprio bene è un passo fondamentale.
Le zone di comfort disfunzionali: Viene utilizzata la metafora della rana nell’acqua che si riscalda gradualmente per illustrare come ci adattiamo a situazioni negative e rimaniamo in “zone di conforto” che in realtà ci danneggiano, perché l’idea di uscire sembra più faticosa. “L’idea di uscire sembra più faticoso che rimanerci dentro perché tanto ci siamo abituati.” È necessario il coraggio di riconoscere queste dinamiche e decidere di cambiare.
I tre livelli di affrontare le situazioni difficili:

  • Primo livello: In questo livello, ci si trova davanti a una situazione difficile e si riconosce che il modo in cui la si affronta è un problema proprio, ma non si è ancora capaci di affrontarla in modo diverso. In questa fase, si ha bisogno di prendere distanza dalla situazione come forma di protezione per sé stessi, senza incolpare l'altro. Questo è paragonato all'evitare di avvicinarsi a una campana se non si riesce a non suonarla, pur sapendo che l'attaccamento alla campana è il vero problema. Tuttavia, Lama Michel avverte che allontanarsi dall'oggetto della difficoltà senza lavorare sull'attaccamento sottostante non porta a una vera soluzione.

  • Secondo livello: In questo livello, si riconosce che il problema non è la situazione in sé, ma come noi interagiamo con essa e come la viviamo. A questo punto, si intraprende un lavoro per stare davanti alla situazione senza lasciarsi trascinare dalle emozioni o dai condizionamenti, cercando di agire in modo diverso. Questo è considerato un lavoro lungo ma ideale.

  • Terzo livello (avanzato): In questo livello, si riconosce che anche nelle emozioni negative c'è una parte sana ed energetica che può essere ridirezionata. Prendendo l'esempio della rabbia, si comprende che alla base c'è la volontà di opporsi alla sofferenza. In questo livello, non ci si oppone all'emozione stessa, ma si indirizza la sua energia in modo costruttivo. Si capisce che la ragione della sofferenza non è il comportamento altrui, ma il proprio egoismo e la propria ignoranza, e si indirizza l'energia in modo opposto. Allo stesso modo, il desiderio viene direzionato verso il raggiungimento di uno stato di equilibrio e pace interiore.

    È importante sottolineare che ci si può trovare a livelli diversi a seconda delle situazioni e delle emozioni. Il punto di partenza è riconoscere a quale livello ci si trova per poter progredire.

Distinguere il problema dell’altro dal proprio: Il comportamento dell’altro è un problema dell’altro nel senso che solo lui può risolverlo. Il nostro problema è come interagiamo con quel comportamento. “Il modo in cui io interagisco con il tuo comportamento è un problema mio perché la soluzione dipende da me.” È inutile soffrire per ciò che è fuori dalla nostra portata (il cambiamento dell’altro). Dobbiamo concentrarci su ciò che è alla nostra portata: il nostro comportamento e le nostre scelte. Accogliere se stessi e gli altri: È importante accogliere se stessi nel proprio punto di partenza, senza imporsi immagini idealizzate irrealistiche. “Io posso solamente partire da dove io mi trovo.” Allo stesso modo, è utile accogliere gli altri per quello che sono, senza la pretesa che siano diversi. Questo non significa approvare comportamenti negativi, ma riconoscere la realtà e concentrarsi sulla propria reazione. “Ti accolgo per quello che sei e non voglio imporre su di te un’immagine idealizzata di quello che dovresti essere.” Smettere di vittimizzarsi: Una delle sfide fondamentali è smettere di vittimizzarsi, attribuendo costantemente la colpa agli altri o alle circostanze. Siamo il risultato di complesse interazioni, e il cambiamento parte dal riconoscere la propria responsabilità. “Uno dei primi passaggi fondamentali però difficile che va fatto è smettere di vittimizzazione.” La pace interiore come priorità: La propria pace interiore è più preziosa dell’opinione degli altri o della reazione ai loro comportamenti. Non bisogna permettere che la rabbia o le azioni altrui la compromettano. “La mia pace interiore è troppo preziosa. Tu puoi fare quello che fai. Io non ti scambio.” L’opportunità nelle difficoltà: Le situazioni difficili e le persone che ci mettono a disagio possono diventare “i nostri migliori amici” perché ci mostrano le nostre debolezze e ci spingono a crescere. “Alla fine i nostri nemici diventano i nostri migliori amici perché sono quelli che ci aiutano a crescere.” Ogni momento presente è un’opportunità per interagire in modo più sano e coltivare qualità positive come amore, compassione e pazienza. L’importanza di creare spazio prima di reagire: Prima di agire, soprattutto di fronte a situazioni difficili, è fondamentale creare uno spazio (un “buffer”) per non cadere in reazioni automatiche e direzionare consapevolmente le proprie azioni. “Prima di fare tutto ciò abbiamo bisogno di creare un po’ di spazio, bisogno di respirare prima di cercare di agire consapevolmente e non semplicemente reagire.” La semplicità del percorso: Il percorso verso la pace interiore e il benessere è intrinsecamente semplice, anche se tendiamo a complicarlo. La vera difficoltà risiede nel credere in se stessi, essere sinceri e avere la volontà di agire. “Alla fine più vado avanti più vedo che in realtà è semplice. La parte più difficile non è capire è credere in se stessi e guardarsi negli occhi essere sinceri avere la voglia di dire ok voglio farlo per davvero.” L’insegnamento di Lama Michel Rinpoche offre una prospettiva pragmatica e incoraggiante sul cammino spirituale. Sottolinea l’importanza di passare dalla comprensione teorica alla pratica concreta, assumendosi la responsabilità delle proprie reazioni e coltivando un “egoismo sano” come base per lo sviluppo dell’altruismo. Le difficoltà non sono viste come ostacoli insormontabili, ma come opportunità preziose per la crescita interiore, a patto che si impari a interagire con esse in modo consapevole e distaccato dalla vittimizzazione. La chiave risiede nel focalizzarsi su ciò che è alla propria portata (il proprio comportamento e la propria interiorità) e nel proteggere la propria pace interiore.

"La vera libertà non nasce dal cambiare il mondo, ma dal trasformare il modo in cui vi reagiamo."
"Ogni persona difficile è uno specchio che ci mostra dove siamo ancora vulnerabili."
"Non è la realtà che ci ferisce, ma l’attaccamento alle nostre aspettative."
"Quando smetti di voler cambiare l’altro, inizi davvero a incontrare te stesso."
"Coltivare la pace interiore è il più rivoluzionario degli atti."
"Il vero coraggio non è reagire, ma restare presenti senza giudicare."
Ogni emozione è un messaggero: accoglila, ascoltala, lasciala andare."
"Solo quando smettiamo di puntare il dito, iniziamo a guarire davvero."

Nessun commento:

Posta un commento