Lama Michel Rinpoche nel video discute di come l'occidentalizzazione abbia trasformato pratiche spirituali antiche come la meditazione e la mindfulness. Egli afferma che il mondo occidentale ha la tendenza a prendere qualcosa, toglierlo dal suo contesto originale, rigirarlo e presentarlo quasi come una propria scoperta. Cita l'esempio della scoperta dell'America per illustrare questo concetto: la prima volta che qualcuno vede qualcosa, pensa di averla scoperta, ma ciò non significa che non esistesse prima.
Questo è ciò che è successo con la mindfulness: una pratica millenaria, elaborata e vissuta in vari modi, è stata estrapolata dal suo contesto originale, prendendone solo una parte e, in un certo senso, appropriandosene. Questo processo ha spesso comportato la rimozione degli aspetti religiosi e di altre componenti ritenute "non necessarie".
Un altro aspetto della trasformazione è la cooptazione da parte della scienza. La mindfulness è stata ristudiata, e ciò ha portato a una validazione scientifica della riduzione dell'ansia e della depressione, nonché a una facilità nella relazione umana. Sebbene questo sia visto come una cosa positiva, Lama Michel Rinpoche solleva una domanda sul confine tra questi scopi "mondani" e scopi di "verità".
Un punto centrale nella discussione è la distinzione tra la tecnica e la connessione umana di cuore a cuore, definita con il termine tibetano "samaya". La tecnica da sola non basta per un vero percorso umano e spirituale. Il "samaya" è descritto come un punto di incontro basato su fiducia e amore, essenziale in un'amicizia, nel rapporto tra maestro e allievo nel percorso spirituale, e persino nel rapporto tra medico e paziente. In quest'ultimo caso, è fondamentale che la priorità del medico sia il benessere del paziente, non il guadagno economico. Secondo il Lama, nel rapporto tra medico e paziente è fondamentale che ci sia un "samaya puro". Il "samaya" in questo contesto è descritto come un punto di incontro basato su fiducia e mutuo benessere. Nello specifico, il Lama afferma che se un individuo va da un medico, per lui è fondamentale che la priorità del medico sia il suo benessere, e non il suo portafoglio o altri interessi. Se la priorità del medico fosse il guadagno economico, la relazione non funzionerebbe più. Il Lama riporta un'esperienza personale in cui è andato da medici bravi ai quali non è più tornato perché non sentiva che il suo benessere importasse loro veramente. Questo esempio serve a sottolineare come, anche in contesti apparentemente distanti dalla spiritualità come la medicina, la purezza dell'intenzione e l'attenzione al benessere dell'altro siano cruciali per una relazione efficace e autentica.
Questo concetto viene poi esteso al campo della mindfulness e dell'insegnamento spirituale, dove il rischio di cadere nella trappola del business può compromettere la connessione "di cuore a cuore" tra insegnante e studente, fondamentale per il processo di crescita. L'esempio del medico serve quindi come analogia per evidenziare l'importanza di un intento genuino e disinteressato in qualsiasi relazione di aiuto, sia essa medica, spirituale o di altro tipo.
Il pericolo nella diffusione della mindfulness come business è che si perda questo "samaya puro", questa connessione di cuore a cuore fondamentale per la crescita personale. Sebbene il denaro di per sé non sia un tabù, il problema sorge quando la motivazione principale di chi insegna o pratica diventa il guadagno. La società occidentale ha un rapporto problematico con il denaro, il che può rendere facile cadere nella trappola di focalizzarsi sul profitto piuttosto che sulla purezza dell'intenzione.
Lama Michel Rinpoche sottolinea come sia facile passare da una motivazione pura al calcolo del guadagno potenziale. Egli non intende dire che chi insegna mindfulness o fa il medico non abbia cuore, ma evidenzia una debolezza umana in cui è facile cadere.
Lama Michel Rinpoche racconta un aneddoto relativo alle donazioni per i suoi insegnamenti. In passato, quando viveva in Italia e viaggiava molto per insegnare, si trovava in situazioni diverse. A volte andava in posti dove doveva fare molta strada e l'offerta che riceveva non copriva nemmeno le spese di benzina, ma ci andava comunque. Altre volte, invece, si recava in luoghi dove l'offerta era abbondante, coprendo le spese di molto.
Un giorno, mentre si recava in un posto dove sapeva che avrebbe ricevuto un'offerta generosa, gli venne un pensiero di sollievo legato al denaro: "Ah meno male che oggi vado qui". Si rese conto in quel momento di come fosse facile farsi influenzare dalla prospettiva del guadagno, anche se lui non aveva mai chiesto un compenso specifico per i suoi insegnamenti, lasciando sempre che le persone offrissero ciò che desideravano.
Questo episodio lo portò a promettersi di non cadere più in quella trappola mentale. Riflette anche su come, in contesti aziendali come il Citybank a San Paolo, la domanda sul costo dei suoi insegnamenti fosse inappropriata, perché il Dharma "vale" troppo per essere pagato con denaro.
Per questo motivo, ad Albagnano, ha stabilito un sistema in cui qualunque insegnamento non ha un costo fisso, ma ognuno offre quello che vuole, se vuole, come segno di gratitudine per ciò che riceve. Se le offerte non fossero sufficienti a sostenere le attività, significherebbe che non c'è riconoscimento o beneficio, e in tal caso si potrebbe anche interrompere l'attività.
L'aneddoto illustra la sua preoccupazione per il mantenimento di un "cuore" puro e del "samaya puro" negli scambi, evitando che la motivazione degli insegnanti e degli studenti sia guidata dal denaro piuttosto che da una connessione autentica e dal desiderio di crescita spirituale. Il problema non è il business in sé, ma la mancanza di cuore e di questa connessione pura.
In contrasto con una visione orientata al business, viene presentata l'idea che sarebbe ideale se ognuno offrisse ciò che può come segno di gratitudine per ciò che riceve. Questa è la modalità con cui il Dharma si è sostenuto per secoli. L'essenza del problema non è il business in sé, ma la mancanza di cuore e di "samaya".
L'occidentalizzazione ha trasformato pratiche come la meditazione e la mindfulness attraverso la decontestualizzazione, la validazione scientifica orientata a scopi mondani e la commercializzazione, con il rischio di perdere la profonda connessione umana e la purezza di intenti ("samaya") che sono elementi importanti nelle loro forme tradizionali.
Fonte: Lama Michel Rinpoche - La meditazione sta diventando un business?

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