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sabato 30 novembre 2024

Chi soni io per dirti cosa devi fare?

 

Caro diario,
oggi mi pongo una domanda che mi risuona da tempo: Chi sono io per dirti cosa devi fare? È una riflessione che porta con sé un senso di responsabilità. È così facile cadere nella trappola di voler dare consigli non richiesti, di dire agli altri come vivere, come scegliere, come essere. Ma chi sono io davvero per farlo? Cosa mi dà il diritto di pensare di sapere cosa sia meglio per un’altra persona?

Quando qualcuno condivide un problema, la tentazione di intervenire subito con una soluzione è fortissima. È come se ci fosse un bisogno inconscio di dimostrare di avere risposte. Ma mi sto rendendo conto che spesso non è di risposte che le persone hanno bisogno. Quello che vogliono davvero è essere ascoltate, accolte, comprese senza sentirsi giudicate. Perché crediamo di sapere meglio di loro cosa devono fare? Ogni vita è unica, ogni percorso è diverso, e ciò che funziona per me potrebbe essere totalmente inutile, o addirittura dannoso, per qualcun altro.

Penso che dietro il bisogno di dire agli altri cosa fare si nasconda una specie di illusione di controllo. È come se volessimo sistemare le cose intorno a noi per non sentire l’incertezza che ci abita dentro. È rassicurante pensare di sapere cosa sia giusto, ma è un’illusione. Ogni volta che dico a qualcuno cosa dovrebbe fare, mi sto forse aggrappando all’idea che il mio modo di vedere il mondo sia l’unico valido. Ma questo è un errore.

La verità è che non posso sapere cosa sia meglio per un altro. Posso ascoltare, posso offrire il mio punto di vista, ma niente di più. Non posso conoscere le sue paure più profonde, le sue sfumature interiori. E poi, chi sono io per arrogarmi il diritto di interferire nel suo cammino? Ogni persona ha il diritto di fare i propri errori, di crescere con i propri tempi, di trovare la propria strada, anche se quella strada non corrisponde alla mia visione di cosa sia giusto.

E c’è un’altra verità che oggi sento forte: a volte, dietro il desiderio di "aiutare" si nasconde un sottile senso di superiorità. Non è facile ammetterlo, ma è così. Dire a qualcuno cosa dovrebbe fare può farci sentire importanti, competenti, perfino migliori. Eppure, chi siamo davvero per giudicare? È necessario riconoscere che non abbiamo tutte le risposte, che non siamo superiori a nessuno e che possiamo imparare tanto quanto chi abbiamo di fronte.

Il vero sostegno: esserci, senza imporre nulla, senza voler dirigere la vita altrui. È difficile, perché richiede di mettere da parte il nostro ego, ma è anche profondamente liberatorio. Lasciare andare l’idea di avere tutte le risposte ci permette di essere più autentici, più umani.

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