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Il gioco dei ruoli tra genitore e figlio, visto attraverso la lente dell’ego, evidenzia come le dinamiche relazionali siano
spesso influenzate da modelli di comportamento inconsci. In queste interazioni,
i genitori tendono a incarnare un ruolo che trascende il puro amore
incondizionato e diventa un’espressione del loro ego. Tale ego li spinge a
voler dirigere, influenzare e persino manipolare i figli, spesso con
motivazioni celate dietro l'apparente preoccupazione per il loro bene.
Quando un genitore dice "so cosa è meglio per te", spesso non è solo
il frutto di saggezza ed esperienza, ma il risultato di un bisogno più
profondo: quello di proiettare le proprie aspirazioni irrealizzate sul figlio.
Il genitore, identificandosi con questo ruolo, può sentire di dover essere la
guida assoluta, anche quando il figlio ha ormai raggiunto la maturità. Questo
atteggiamento non nasce da cattive intenzioni, ma da un legame egoico che
fatica a distinguere tra il sé e l'altro. Il figlio diventa un’estensione del
genitore, e il successo o il fallimento di quest’ultimo si riflettono
direttamente su di lui.
Le aspettative del genitore si nutrono spesso di frasi taciute, ma implicite, come:
Le aspettative del genitore si nutrono spesso di frasi taciute, ma implicite, come:
- "Voglio
che tu realizzi ciò che io non ho potuto."
- "Se
tu eccelli, io trovo valore attraverso di te."
- "Ho
fatto sacrifici per te, quindi devi rendermi orgoglioso."
Queste affermazioni implicite rivelano una dinamica manipolativa che può causare sensi di colpa o ansia nel figlio. L’amore sembra condizionato al soddisfacimento delle aspettative, anziché incondizionato. Tuttavia, una volta che queste motivazioni emergono alla consapevolezza del genitore, egli stesso può rendersi conto dell’assurdità di tali dinamiche.
Anche il figlio, dal canto suo, può essere imprigionato nel proprio ruolo,
aspettandosi approvazione e accettazione dai genitori come condizione per
sentirsi completo. Questo è un riflesso dell'ego del figlio, che teme il
giudizio e cerca sicurezza nell'accettazione altrui. Tuttavia, la vera libertà
arriva quando si riconosce che l’approvazione dei genitori non è necessaria per
vivere autenticamente. Tale consapevolezza libera entrambi i ruoli dalla
necessità di controllo o conformità.
La soluzione non passa attraverso il confronto diretto o l'accusa, poiché ciò
rischia di rafforzare l'ego difensivo. Al contrario, accettare il comportamento
dei genitori senza opporsi, osservandolo per quello che è, può dissolvere
gradualmente le tensioni. Allo stesso modo, il figlio può esaminare le proprie
aspettative irrealistiche, comprendendo che il valore personale non dipende dal
riconoscimento genitoriale.
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