Il cambiamento come processo a spirale, una scala a chiocciola è un'immagine potente, perché mi ricorda che il progresso non è mai completamente lineare. Ogni volta che torno su un punto simile, anche se sembra di essere al "punto di partenza," sono, in realtà, su un livello diverso della spirale, con una nuova consapevolezza. Questo approccio permette di reinterpretare i "fallimenti" non come una sconfitta definitiva, ma come opportunità per riorientarmi, imparare e proseguire verso un'evoluzione.
Ma ecco che entra in gioco la resistenza. La resistenza è come un argine che trattiene un fiume. Serve a proteggermi da ciò che non conosco, da rischi percepiti come troppo grandi, e soprattutto dalla perdita. Cambiare significa lasciare andare una parte di sé: abitudini che, pur non funzionali, mi sono familiari; schemi mentali che mi tengono al sicuro, anche se mi limitano. La mente vede il cambiamento come un pericolo per la stabilità. Questo è il motivo per cui, più importante è il cambiamento, più forte sarà la resistenza. Non perché sono incapace, ma perché una parte di me teme il prezzo da pagare. Accettare la resistenza come parte del processo è cruciale. Non è un nemico, ma un meccanismo che posso rieducare. Riconoscendo che la resistenza protegge ciò che era importante per me, posso anche iniziare a dialogare con essa: "Grazie per la tua protezione, ma ora voglio andare oltre."
Ma ecco che entra in gioco la resistenza. La resistenza è come un argine che trattiene un fiume. Serve a proteggermi da ciò che non conosco, da rischi percepiti come troppo grandi, e soprattutto dalla perdita. Cambiare significa lasciare andare una parte di sé: abitudini che, pur non funzionali, mi sono familiari; schemi mentali che mi tengono al sicuro, anche se mi limitano. La mente vede il cambiamento come un pericolo per la stabilità. Questo è il motivo per cui, più importante è il cambiamento, più forte sarà la resistenza. Non perché sono incapace, ma perché una parte di me teme il prezzo da pagare. Accettare la resistenza come parte del processo è cruciale. Non è un nemico, ma un meccanismo che posso rieducare. Riconoscendo che la resistenza protegge ciò che era importante per me, posso anche iniziare a dialogare con essa: "Grazie per la tua protezione, ma ora voglio andare oltre."
Sono una persona che desidera migliorare il proprio rapporto con il cibo perché tendo a mangiare in modo impulsivo quando sono stressata. Decido di affrontare la situazione: comincio a documentarsi, a parlare con una nutrizionista e a creare una routine alimentare più equilibrata. All’inizio sono motivata, seguo i consigli con entusiasmo e mi sento meglio fisicamente ed emotivamente. Sembra che il cambiamento stia funzionando.
Poi arriva una giornata pesante. c'è una discussione in famiglia, e quella sera mi ritrovo a mangiare un’intera confezione di biscotti al cacao. Subito mi sento sopraffatta dalla frustrazione: "Non sono cambiata, sono sempre la stessa! Non ha senso provarci."
Ma, considerando il cambiamento come una spirale, questo episodio non è un fallimento, ma una caduta momentanea che contiene un insegnamento. Prima di iniziare il mio percorso, non avevo nemmeno riconosciuto il legame tra lo stress e il mangiare in modo impulsivo. Ora, però, sono consapevole. Rifletto su cosa mi ha spinta a mangiare così: "Forse avevo bisogno di consolazione o di sfuggire alle emozioni negative." Questa nuova comprensione è un passo importante sulla spirale, anche se non sembra. La resistenza al cambiamento si manifesta qui. Una parte di me associa il cibo al conforto, alla sicurezza, ad un'abitudine radicata che mi ha aiutata in passato a gestire momenti difficili. Cambiare significa rinunciare a questo meccanismo di protezione, e la mia mente teme che senza di esso possa sentirsi più vulnerabile. Il percorso continua. Dopo aver analizzato la caduta, provo a pianificare meglio: tengo a portata di mano alimenti più sani, intanto imparo a riconoscere i segnali di stress prima che diventino travolgenti. Ogni episodio di "ritorno indietro" è in realtà una nuova svolta della spirale, con un livello di consapevolezza sempre più profondo.
Ma, considerando il cambiamento come una spirale, questo episodio non è un fallimento, ma una caduta momentanea che contiene un insegnamento. Prima di iniziare il mio percorso, non avevo nemmeno riconosciuto il legame tra lo stress e il mangiare in modo impulsivo. Ora, però, sono consapevole. Rifletto su cosa mi ha spinta a mangiare così: "Forse avevo bisogno di consolazione o di sfuggire alle emozioni negative." Questa nuova comprensione è un passo importante sulla spirale, anche se non sembra. La resistenza al cambiamento si manifesta qui. Una parte di me associa il cibo al conforto, alla sicurezza, ad un'abitudine radicata che mi ha aiutata in passato a gestire momenti difficili. Cambiare significa rinunciare a questo meccanismo di protezione, e la mia mente teme che senza di esso possa sentirsi più vulnerabile. Il percorso continua. Dopo aver analizzato la caduta, provo a pianificare meglio: tengo a portata di mano alimenti più sani, intanto imparo a riconoscere i segnali di stress prima che diventino travolgenti. Ogni episodio di "ritorno indietro" è in realtà una nuova svolta della spirale, con un livello di consapevolezza sempre più profondo.

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