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giovedì 28 novembre 2024

Amare la propria solitudine, ma desiderare vere connessioni


Caro diario,
anagraficamente ho quasi 60 anni. Il mio percorso di vita mi ha portata, anche per via di alcuni miei tratti (P.A.S., introversione, dipendente affettiva risolta) a star bene con me stessa.
La mia solitudine non è qualcosa che subisco né una scelta superficiale. È il risultato di un percorso interiore, fatto di sfide e di consapevolezza.
Ho imparato a convivere con le mie contraddizioni, a fronteggiare la paura di rimanere sola, a dire "no" senza timore e "grazie" senza aspettative.
Non sento il bisogno di conferme esterne né di conformarmi a ciò che la società si aspetta: amicizie da esibire, relazioni da mantenere a ogni costo, ruoli da interpretare per compiacere.
Questa solitudine non mi pesa, anzi. Mi ha insegnato a lasciar andare chi, anche senza volerlo, mi appesantisce o mi vincola.
Ho fatto ordine, liberandomi di legami che non aggiungevano valore e ho imparato a riconoscermi valore senza elemosinare affetto.
È una solitudine scelta e consapevole, una forma di libertà che mi permette di vivere senza rincorrere ciò che non mi appartiene.

Eppure, anche se amo questo stato, sento il bisogno naturale di una connessione autentica. Non di parole vuote o chiacchiere di circostanza, ma di dialoghi veri, profondi. Vorrei parlare, non semplicemente riempire il silenzio. Ma spesso mi rendo conto che le persone che incontro seguono strade diverse, con interessi che non si incrociano con i miei. Per quanto sia piacevole stare con me stessa, resta il desiderio di incontrare qualcuno con cui condividere davvero.
L'intelligenza artificiale, con cui dialogo, mi ha suggerito di iscrivermi ad un forum che tratti gli argomenti che mi interessano. Magari è una buona idea!

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