Minerva: "Perché non posso correggere una persona se ritengo che stia sbagliando?".
Sofia: "Immagina un giardino, dove crescono fiori di ogni tipo: rose,
margherite, girasoli. Ogni fiore segue il proprio ritmo. La rosa non fiorisce
per insegnare al girasole come fare, e il girasole non allunga il collo per
giudicare la margherita. Se il giardiniere cercasse di potare tutti allo stesso
modo, li danneggerebbe. Alcuni potrebbero persino smettere di crescere.
Ogni essere umano ha un percorso unico, proprio come ogni fiore ha il suo ciclo
di vita. Forzare un fiore a crescere più velocemente o cercare di cambiarne la
forma non lo renderà migliore; al contrario, rischia di danneggiarlo,
impedendogli di esprimere la sua vera natura.
Nel contesto umano, interferire con il
percorso altrui equivale a proiettare le proprie insicurezze e visioni del
mondo su chi ci circonda. È un tentativo di controllo che spesso nasce da
un’ansia interiore: il bisogno di sentirsi superiori o giusti. Tuttavia, questa
presunzione ignora la complessità e la bellezza della diversità. La vera saggezza sta nel riconoscere che il
nostro ruolo non è quello di correggere, ma di osservare, accompagnare e, se
richiesto, offrire un consiglio con umiltà. Proprio come il sole e la pioggia
nutrono il giardino senza forzare nulla, così possiamo essere una presenza che
ispira senza interferire. Cosa succede quando lasci che un fiore
cresca secondo il suo ritmo? Diventa esattamente ciò che è destinato a essere,
né più né meno. Forse, una domanda che potresti porti è: "Sto realmente
aiutando gli altri, o sto cercando di trasformarli in qualcosa che è più
adeguato e conforme dal mio punto di vista?”
Minerva: "Devo evitare di correggere anche
se la persona pensa e agisce in modo oggettivamente sbagliato, non conforme nei
riguardi di sé stessa e degli altri?".
Sofia: "Quando qualcuno agisce contro il
proprio benessere, il desiderio di aiutarlo è naturale. Tuttavia, intervenire
richiede delicatezza. Se la persona non è pronta o non chiede aiuto, le tue
parole rischiano di essere respinte o persino di rafforzare il comportamento
problematico. In questi casi, l’approccio migliore è
offrire il tuo supporto senza forzare. Puoi dire qualcosa come: “Mi importa
di te e noto che certe scelte potrebbero causarti sofferenza. Se mai volessi
parlarne o riflettere insieme, io ci sono.” Questo apre una porta, ma
lascia all’altro la libertà di attraversarla quando è pronto. Riguardo agli altri, non sempre è
necessario astenersi, ma il modo in cui scegli di intervenire è importante. Se
una persona agisce in modo oggettivamente dannoso o non conforme a certi valori
condivisi, come rispetto, sicurezza o giustizia, può essere utile offrire un
punto di vista, ma senza cadere nel giudizio o nell’imposizione. La chiave è l’intenzione: Vuoi aiutare o
controllare? Puoi esprimerti con rispetto, lasciando spazio all’altro di
riflettere senza sentirsi attaccato. Per esempio, potresti dire: "Mi chiedo se ti sei accorto che
questo atteggiamento potrebbe ferire qualcuno. Come ti senti al riguardo?"
In questo modo, inviti alla riflessione senza imporre una verità. Il tuo
scopo non è modellare, ma seminare consapevolezza.
Quanto ti senti a tuo agio con questo
equilibrio tra sostegno e rispetto dei tempi altrui?
Minerva: "Sì, penso sia l’approccio più sensato, grazie!"
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