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domenica 21 settembre 2025

L'arte del giudizio sano: giudicare le azioni, non le persone

Un punto importante dell'insegnamento di Lama Michel Rinpoche riguardo alle relazioni umane. L'idea che non sia possibile amare qualcuno con le cui azioni non siamo d'accordo è una trappola mentale comune che nasce dalla nostra tendenza a generalizzare, ovvero a definire l'intera identità di una persona sulla base di un suo comportamento, di una situazione o di un valore specifico.

1. L'errore fondamentale: confondere la persona con le sue azioni

Il punto di partenza è un equivoco di fondo che condiziona i nostri rapporti: la strana idea che se amiamo una persona, dobbiamo automaticamente essere d'accordo con tutto ciò che fa. Questa convinzione ci porta a un bivio doloroso: o accettiamo passivamente comportamenti che riteniamo sbagliati per non compromettere il nostro affetto, oppure, più comunemente, lasciamo che il disaccordo su un'azione si trasformi in avversione verso la persona intera.

Questa è la tendenza a generalizzare. Prendiamo un'azione, che è una parte, e la usiamo per definire il tutto. Lama Rinpoche lo spiega con un'immagine molto chiara*: è come guardare un dipinto ricco di colori – giallo, rosso, blu, verde – e insistere nel dire che è solo giallo, ignorando tutte le altre sfumature. Noi stessi non siamo un unico colore: dentro di noi coesistono ammirazione e invidia, amore e avversione, spesso anche verso la stessa persona. Se riconosciamo questa complessità in noi, possiamo iniziare a vederla anche negli altri.

Per dimostrare quanto sia illogico etichettare una persona in base a un'azione, Lama Rinpoche usa un esempio illuminante: cosa fa di una persona un "bugiardo"? Mentire. Ma quante bugie deve dire? Se ne basta una, allora siamo tutti bugiardi. E per essere una persona "sincera"? Dovrebbe dire sempre e solo la verità? Allora non esisterebbero persone sincere.
La realtà è che non esistono persone bugiarde o sincere in senso assoluto. Esistono persone che a volte dicono la verità e altre volte mentono. Giudicare un'intera persona sulla base di una parte del suo comportamento è una semplificazione che non corrisponde alla realtà della natura umana.

Quando cadiamo nella trappola della generalizzazione, le conseguenze sono profondamente negative, soprattutto per noi stessi.

  1. Si genera avversione e odio: Se un comportamento non ci piace e lo identifichiamo con la persona, la nostra tendenza è creare avversione verso la persona stessa.
  2. Si entra in un "loop vizioso": Una volta generato il sentimento di odio, entriamo in un ciclo in cui dobbiamo costantemente giustificarlo. Andiamo a cercare e rinforzare una narrativa che spieghi perché sentiamo odio verso quella persona. Questo accade anche quando la ragione originale del conflitto è scomparsa: l'odio persiste e noi cerchiamo nuove ragioni per alimentarlo. Questo processo ci toglie un'enorme quantità di energia e ci fa stare male.

La soluzione: "Una cosa è una cosa, un'altra cosa è un'altra cosa"

La via d'uscita da questa trappola è un principio tanto semplice quanto profondo: "una cosa è una cosa, un'altra cosa è un'altra cosa". Questo significa imparare a separare nettamente le azioni dalla persona.

  • È possibile amare la persona e opporsi alle sue azioni: Lama Rinpoche afferma con forza che possiamo amare qualcuno, desiderare sinceramente che stia bene e che sia felice, e allo stesso tempo opporci con tutte le nostre forze a un suo comportamento che riteniamo deplorevole, violento o sbagliato.
  • Il giudizio deve riguardare le azioni, non la persona: Il nostro giudizio deve basarsi sulle azioni fisiche, verbali e mentali, non sull'identità dell'individuo. Possiamo dire: "Ti amo tantissimo, ma quella cosa che hai fatto fa schifo e non va fatta".
  • L'amore non implica approvazione: Dire "Voglio bene a ..." non significa essere favorevoli a ciò che sta facendo. Allo stesso modo, criticare l'azione non significa essere contro a ... .

Questa distinzione ci libera da un peso enorme. Ci permette di essere integri con i nostri valori, di opporci a ciò che riteniamo ingiusto, senza però cadere nel veleno dell'odio e del rancore. Ci consente di affrontare un conflitto senza distruggere la relazione, mantenendo un canale di amore e rispetto aperto anche nel mezzo del disaccordo più profondo.

Ecco tre esempi per vedere come applicare questo principio nella pratica.

Esempio 1: il conflitto in famiglia

Scenario: durante una discussione, un tuo familiare ti rivolge parole aggressive e ingiuste, ferendoti profondamente.

approccio sbagliato (giudicare la persona): la reazione istintiva è generalizzare e pensare: "sei una persona cattiva e insensibile. Non ti importa di me". Questa etichetta trasforma il familiare in un avversario, crea un muro di risentimento e rende la riconciliazione quasi impossibile. L'intera persona viene definita da quell'azione negativa, ignorando tutta la storia e l'affetto condivisi.

approccio corretto (giudicare l'azione): applicando il principio, la tua biografia interna diventa: "ti voglio molto bene, ma quel comportamento aggressivo e quelle parole che hai usato sono inaccettabili e mi hanno fatto soffrire". In questo modo, separi l'amore che provi per la persona dal rifiuto netto delle sue azioni. Questo apre la porta a un dialogo costruttivo ("possiamo parlare di quello che è successo?") invece che a un'accusa ("dobbiamo parlare di come sei fatto tu"). Ti permette di difendere i tuoi confini senza distruggere la relazione.

Esempio 2: il disaccordo sul lavoro

Scenario: un collega che stimi presenta un progetto utilizzando dati manipolati per ottenere un risultato migliore.

approccio sbagliato (giudicare la persona): il pensiero è: "non posso credere che sia una persona così disonesta. Non mi fiderò mai più di lui". Questo giudizio crea un "nemico" sul posto di lavoro, avvelena l'ambiente e preclude qualsiasi futura collaborazione. L'identità del collega viene ridotta a quella di "persona inaffidabile" a causa di un'unica scelta sbagliata.

approccio corretto (giudicare l'azione): la tua posizione diventa: "rispetto le tue capacità, ma mi oppongo con tutte le mie forze ai metodi che hai utilizzato in questo specifico progetto. Giudico questa azione deplorevole e contraria ai miei valori di correttezza e verità". Questo approccio ti permette di essere integerrimo sui tuoi principi senza demonizzare il collega. Affronti il comportamento specifico, non l'intera persona, mantenendo la possibilità di lavorare insieme in futuro su basi diverse e più trasparenti.

Esempio 3: una situazione di ingiustizia o minaccia

Scenario: una persona ti accusa ingiustamente o cerca di manipolarti con una minaccia per farti fare qualcosa contro la tua volontà.

approccio sbagliato (giudicare la persona): la reazione più comune è quella di trasformare l'altro in un nemico. Penseresti: "sei una persona cattiva e pericolosa. Ora devo difendermi attaccandoti, parlando male di te e dimostrando a tutti quanto sei deplorevole". Questo ti intrappola in un ciclo di rabbia e rancore, costringendoti a nutrire costantemente una narrativa di odio per giustificare le tue emozioni.

approccio corretto (giudicare l'azione): questo è il "vero test" della nostra capacità di applicare il principio. La tua narrativa interna potrebbe essere: "desidero sinceramente che questa persona stia bene e sia felice. Tuttavia, il suo comportamento minaccioso e ingiusto è sbagliato, e non lo accetterò". Ti opponi all'azione con fermezza, ma senza odio per chi la compie. Questo ti permette di mantenere i tuoi valori di pace e rispetto anche di fronte all'aggressione, liberandoti dal peso di dover odiare l'altro e permettendoti di agire con chiarezza e forza, non con rabbia reattiva.


*La metafora del  dipinto è un'immagine molto bella e immediata che Lama Michel Rinpoche usa per aiutarci a capire una verità profonda su noi stessi e sugli altri: siamo esseri complessi, ricchi di sfumature, e non possiamo essere definiti da una singola etichetta.

Immagina di essere di fronte a un grande dipinto, come quello che Lama Rinpoche indica durante il suo insegnamento. Se qualcuno ti chiedesse: "Di che colore è questo quadro?", la risposta non potrebbe essere semplice. Non è solo giallo, o solo blu, o solo rosso. È un insieme di tantissimi colori e sfumature diverse che coesistono sulla stessa tela. Dire che il dipinto è "giallo" sarebbe un errore di generalizzazione: prenderemmo una singola parte per definire il tutto, ignorando tutta la ricchezza degli altri colori.

Ecco, secondo Lama Rinpoche, noi siamo esattamente come quel dipinto. Quando viviamo una qualsiasi situazione, il nostro mondo interiore non è mai monocromatico. Non proviamo mai un'unica emozione pura. Al contrario, dentro di noi c'è una "ricchezza pazzesca": possiamo sentire generosità, ma con un pizzico di attaccamento; possiamo provare amore, ma mescolato a un po' di avversione; possiamo sentirci sicuri, ma con una traccia di paura.

Questa consapevolezza è liberatoria, perché ci insegna a smettere di usare etichette semplicistiche. Proprio come è sbagliato definire il dipinto con un solo colore, è sbagliato definire una persona con una sola azione. Per questo, afferma Lama Rinpoche, non esistono persone che sono "bugiarde" o "sincere" in senso assoluto. Esistono persone che, come tutti noi, a volte dicono la verità e a volte no. Anche se nel dipinto un colore può essere predominante, come il verde, questo non cancella la presenza del blu o del rosso. Allo stesso modo, anche se una persona tende a comportarsi in un certo modo, questo non elimina tutte le altre sfumature del suo essere.

Lo scopo di questa metafora è invitarci prima di tutto ad accettare la nostra stessa complessità. Se riusciamo a guardare dentro di noi e a riconoscere che siamo un "insieme di tutto con tutte le sfumature che ci sono", allora diventa molto più facile estendere questa comprensione anche agli altri. Iniziamo a giudicare le azioni, senza più condannare l'intera persona, perché capiamo che nessuno è un unico colore, ma un'opera d'arte meravigliosamente complessa.

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