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martedì 2 settembre 2025

Come amare sé stessi, veramente!


Amare se stessi non è semplice da spiegare né da praticare. Spesso cerchiamo di definirlo in poche parole o di ridurlo a gesti esteriori, ma in realtà è un viaggio profondo, che attraversa le nostre ferite, la nostra storia e il modo in cui abbiamo imparato a guardare noi stessi. È un cammino che chiede coraggio e tenerezza insieme.

Visualizzarsi come un bambino che affronta situazioni difficili dell'infanzia e provare per lui compassione, tenerezza, accoglienza, fiducia e affetto è un approccio fondamentale e molto utile per percepire l'energia dell'amore per se stessi e riparare la relazione con sé stessi. Ciò permette di curare le ferite del passato, riscrivere le narrazioni interne limitanti e coltivare quell'energia di accettazione incondizionata che è la base di un profondo e duraturo amore per sé stessi.

Le ferite nascono quasi sempre nell’infanzia, nei rapporti con chi avrebbe dovuto offrirci amore e protezione. Può darsi che abbiamo ricevuto affetto solo a patto di comportarci in un certo modo, o che non ci siamo sentiti accolti davvero per ciò che eravamo. Forse abbiamo vissuto abbandoni, separazioni, parole dure o semplicemente la mancanza di uno sguardo che ci riconoscesse. In quei momenti la nostra mente ha creato narrazioni per sopravvivere: “non sono abbastanza”, “c’è qualcosa di sbagliato in me”, “non merito di essere amato”. Queste frasi sono diventate muri invisibili. Per sentirci al sicuro, abbiamo indossato maschere, interpretato ruoli, rinunciato a parti di noi.

Domande per te: Quali maschere porti ancora oggi? Quale parte di te hai nascosto per paura di non essere accettato?

Esempi di risposte possibili:
1) La maschera della persona sempre forte che non mostra mai fragilità.
2) Il ruolo di quello che fa ridere per evitare conflitti.
3) La parte di me creativa che non mostro per paura di critiche.
4) Il bisogno di dire sempre sì per essere amato.
5) La maschera di perfezione che indosso sul lavoro.

Esercizio: Prendi un foglio e scrivi tre frasi che credi su di te e che ti limitano. Poi domandati: “Queste frasi appartengono davvero a me o alla mia storia passata?”.
Esempio pratico: Scrivo “non valgo abbastanza”, “devo sempre fare contenti gli altri”, “se sbaglio non mi ameranno più”. Poi rifletto: queste frasi nascono davvero da me o dalle mie esperienze infantili?

Le ferite si manifestano in tanti modi: la paura di essere abbandonati, la ricerca spasmodica di approvazione, il sentirsi costantemente “non abbastanza”, la fatica di vivere come se fossimo frammentati. E dentro di noi resta un fardello emotivo fatto di dolore, solitudine, vergogna. Sono parti bambine che chiedono solo di essere viste.

Domande per te: Quale emozione ritorna più spesso nella tua vita? È paura, vergogna, senso di solitudine?

Esempi di risposte possibili:
1) Paura di non essere accettato. 
) Vergogna per i miei errori passati.
3) Solitudine anche quando sono in compagnia.
4) Ansia costante di sbagliare.
5) Tristezza improvvisa senza un motivo chiaro.

Esercizio: Chiudi gli occhi e immagina di sederti accanto a quella parte di te che porta questa emozione. Non dire nulla, stai solo con lei, come faresti con un bambino che ha bisogno di compagnia.
Esempio pratico: Se sento vergogna, mi immagino accanto al mio “bambino interiore” che abbassa lo sguardo. Non lo correggo, non lo giudico, sto solo lì accanto a lui e lo tengo per mano.

Le dinamiche che ci accompagnano nascono da lì: criticarci senza pietà, adattarci agli altri fino a perderci, inseguire felicità in obiettivi esterni, restare intrappolati in relazioni che ripetono antichi schemi. Eppure, se guardiamo bene, queste dinamiche hanno avuto un senso: ci hanno protetto quando eravamo piccoli.

Domanda per te: Riesci a ringraziare le tue vecchie strategie di sopravvivenza per averti aiutato fino a oggi?

  • Esempi di risposte possibili:
  • 1) Ringrazio la mia tendenza al perfezionismo perché mi ha dato sicurezza.
  • 2) Ringrazio la mia maschera di forza perché mi ha protetto nelle difficoltà.
  • 3) Ringrazio la mia ricerca di approvazione perché mi ha fatto sentire meno solo.
  • 4) Ringrazio la mia autocritica perché mi ha spinto a migliorarmi.
  • 5) Ringrazio la mia diffidenza perché mi ha evitato delusioni.

Esercizio: Scrivi una lettera a una delle tue strategie (per esempio l’auto-critica) ringraziandola per averti protetto, e poi spiegale che ora sei pronto a trovare un nuovo modo per sentirti al sicuro.
Esempio pratico: “Cara autocritica, ti ringrazio perché mi hai spinto a migliorarmi e a non accontentarmi. Ma ora non ho più bisogno di te per sentirmi al sicuro: posso accettarmi così come sono, anche se non sono perfetto”.

Amare se stessi non significa fare bagni caldi o seguire diete alla moda, non significa accumulare successi o ripetersi pensieri positivi a forza. Non significa combattere il passato per cancellarlo. L’amore per sé è tutt’altro: è accettare che siamo stati feriti e che quelle parti meritano finalmente di essere accolte. È diventare quel genitore amorevole che un tempo è mancato. È dire a noi stessi: “Vai bene così come sei, anche con le tue fragilità”.

Domanda per te: Se potessi tornare indietro e abbracciare il bambino che eri, cosa gli diresti?

Esempi di risposte possibili:
1) Ti voglio bene così come sei.
2) Non devi fare nulla per meritare amore.
3) Non sei solo, ci sarò sempre per te.
4) Sei abbastanza, anche con i tuoi difetti.
5) Puoi sbagliare, e va bene così.

Esercizio: Trova una tua foto da piccolo, guardala negli occhi e prova a dirgli le parole che avresti avuto bisogno di sentire allora.
Esempio pratico: Prendo una foto di me di quando ero piccolo, la guardo e dico: “Non sei sbagliato, sei amato e sei al sicuro. Io sono con te”.

Amare se stessi è un processo che coinvolge tre dimensioni: l’energia con cui ci trattiamo, le azioni che compiamo e le storie che raccontiamo a noi stessi.

L’energia è la qualità del nostro sguardo interiore. Quando è giudizio, ci sentiamo costantemente in difetto. Quando è accoglienza, diventa self-compassion: pazienza, gentilezza, coraggio.

Domande per te: Con quale tono interiore ti parli più spesso? È la voce di un critico o quella di un alleato?

Esempi di risposte possibili:
1) La voce di un giudice che mi punisce per ogni errore.
2) Una voce ansiosa che teme sempre il peggio.
3) Una voce affettuosa che a volte riesce a incoraggiarmi.
4) Un miscuglio di critiche e incoraggiamenti. 
5) La voce di un amico interiore che sto imparando a coltivare.

Esercizio: Scrivi una frase di incoraggiamento da ripetere ogni giorno, come fosse un piccolo mantra personale.
Esempio pratico: Scrivo su un biglietto “Merito amore e rispetto così come sono” e lo tengo sul comodino per ripeterlo ogni mattina appena sveglio.

Il movimento è la traduzione dell’energia in gesti concreti. Non basta correre o mangiare sano se lo facciamo per disprezzo di noi stessi. Il movimento autentico è scegliere ogni giorno gesti che rispecchiano l’amore per sé: concedersi riposo, dare spazio al gioco, cercare la natura, nutrire relazioni sicure.

Domanda per te: Se già ti amassi senza condizioni, quale gesto faresti per te stesso oggi?

Esempi di risposte possibili:
1) Mi concederei un pomeriggio di riposo.
2) Andrei a fare una passeggiata nella natura.
3) Chiamerei una persona cara solo per sentirmi connesso.
4) Mi darei il permesso di dire di no a qualcosa che non voglio fare.
5) Dedicherei tempo a un’attività che mi appassiona.

Esercizio: Dedica un’ora della tua giornata a un atto di cura autentica: riposo, passeggiata, silenzio, gioco. Fallo con consapevolezza, ripetendoti che lo fai perché meriti amore.
Esempio pratico: Scelgo di spegnere il telefono per un’ora e leggere un libro che mi piace, ricordandomi che questo tempo è un dono che faccio a me stesso.

La mitologia interna è il racconto che ci accompagna, fatto di convinzioni nate da esperienze passate. Non possiamo distruggerle con la forza, ma possiamo ascoltarle e cambiare la trama.

Domande per te: Quale storia ti ripeti da anni e che continua a farti soffrire? Cosa accadrebbe se iniziassi a raccontartene una nuova?

Esempi di risposte possibili:
1) La storia che non valgo nulla e che devo dimostrare sempre il contrario.
2) La storia che finirò sempre per essere abbandonato.
3) La storia che per essere amato devo sacrificarmi.
4) La storia che non sono abbastanza intelligente.
5) La storia che devo nascondere chi sono davvero per non essere rifiutato.

Esercizio: Scrivi due versioni della tua storia: la prima con la vecchia narrazione (“non valgo abbastanza”), la seconda con una nuova prospettiva (“sono degno di amore così come sono”). Leggile ad alta voce e nota come ti senti.
Esempio pratico: Scrivo la vecchia frase: “Non sono degno di amore”. Poi ne scrivo una nuova: “Merito di essere amato così come sono”. Le leggo davanti allo specchio e noto come cambia il mio respiro e il mio stato d’animo.

Quando energia, movimento e mitologia si allineano, qualcosa cambia. Non viviamo più nell’inseguimento della felicità, ma nell’esperienza diretta di essere già degni. Non è più uno sforzo: diventa il nostro modo naturale di stare al mondo. Amare se stessi allora non è un obiettivo lontano, ma la scoperta di poter camminare ogni giorno con noi stessi, tenendoci per mano, con la stessa tenerezza con cui si accompagna un bambino amato.


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