Amare se stessi non è semplice da spiegare né da
praticare. Spesso cerchiamo di definirlo in poche parole o di ridurlo a gesti
esteriori, ma in realtà è un viaggio profondo, che attraversa le nostre ferite,
la nostra storia e il modo in cui abbiamo imparato a guardare noi stessi. È un
cammino che chiede coraggio e tenerezza insieme.
Visualizzarsi come un bambino che affronta
situazioni difficili dell'infanzia e provare per lui compassione, tenerezza,
accoglienza, fiducia e affetto è un approccio fondamentale e molto utile per
percepire l'energia dell'amore per se stessi e riparare la relazione con sé
stessi. Ciò permette di curare le ferite del passato, riscrivere le narrazioni
interne limitanti e coltivare quell'energia di accettazione incondizionata che
è la base di un profondo e duraturo amore per sé stessi.
Le ferite nascono quasi sempre nell’infanzia, nei
rapporti con chi avrebbe dovuto offrirci amore e protezione. Può darsi che
abbiamo ricevuto affetto solo a patto di comportarci in un certo modo, o che
non ci siamo sentiti accolti davvero per ciò che eravamo. Forse abbiamo vissuto
abbandoni, separazioni, parole dure o semplicemente la mancanza di uno sguardo
che ci riconoscesse. In quei momenti la nostra mente ha creato narrazioni per
sopravvivere: “non sono abbastanza”, “c’è qualcosa di sbagliato in me”, “non
merito di essere amato”. Queste frasi sono diventate muri invisibili. Per
sentirci al sicuro, abbiamo indossato maschere, interpretato ruoli, rinunciato
a parti di noi.
Domande per te: Quali maschere porti ancora oggi? Quale parte di te hai nascosto per paura di non essere accettato?
Esempi di risposte possibili:1) La maschera della persona sempre forte che non mostra mai fragilità.
2) Il ruolo di quello che fa ridere per evitare conflitti.
3) La parte di me creativa che non mostro per paura di critiche.
4) Il bisogno di dire sempre sì per essere amato.
5) La maschera di perfezione che indosso sul lavoro.
Esercizio: Prendi un
foglio e scrivi tre frasi che credi su di te e che ti limitano. Poi domandati:
“Queste frasi appartengono davvero a me o alla mia storia passata?”.
Esempio pratico: Scrivo “non valgo abbastanza”, “devo sempre fare
contenti gli altri”, “se sbaglio non mi ameranno più”. Poi rifletto: queste
frasi nascono davvero da me o dalle mie esperienze infantili?
Le ferite si manifestano in tanti modi: la paura di essere abbandonati, la
ricerca spasmodica di approvazione, il sentirsi costantemente “non abbastanza”,
la fatica di vivere come se fossimo frammentati. E dentro di noi resta un
fardello emotivo fatto di dolore, solitudine, vergogna. Sono parti bambine che
chiedono solo di essere viste.
Domande per te: Quale
emozione ritorna più spesso nella tua vita? È paura, vergogna, senso di
solitudine?
1) Paura di non essere accettato.
) Vergogna per i miei errori passati.
3) Solitudine anche quando sono in compagnia.
4) Ansia costante di sbagliare.
5) Tristezza improvvisa senza un motivo chiaro.
Esercizio: Chiudi gli
occhi e immagina di sederti accanto a quella parte di te che porta questa
emozione. Non dire nulla, stai solo con lei, come faresti con un bambino che ha
bisogno di compagnia.
Esempio pratico: Se sento vergogna, mi immagino accanto al mio “bambino
interiore” che abbassa lo sguardo. Non lo correggo, non lo giudico, sto solo lì
accanto a lui e lo tengo per mano.
Le dinamiche che ci accompagnano nascono da lì: criticarci senza pietà,
adattarci agli altri fino a perderci, inseguire felicità in obiettivi esterni,
restare intrappolati in relazioni che ripetono antichi schemi. Eppure, se
guardiamo bene, queste dinamiche hanno avuto un senso: ci hanno protetto quando
eravamo piccoli.
Domanda per te: Riesci a
ringraziare le tue vecchie strategie di sopravvivenza per averti aiutato fino a
oggi?
- Esempi di risposte possibili:
- 1) Ringrazio la mia tendenza al perfezionismo perché mi ha dato sicurezza.
- 2) Ringrazio la mia maschera di forza perché mi ha protetto nelle difficoltà.
- 3) Ringrazio la mia ricerca di approvazione perché mi ha fatto sentire meno solo.
- 4) Ringrazio la mia autocritica perché mi ha spinto a migliorarmi.
- 5) Ringrazio la mia diffidenza perché mi ha evitato
delusioni.
Esercizio: Scrivi una
lettera a una delle tue strategie (per esempio l’auto-critica) ringraziandola
per averti protetto, e poi spiegale che ora sei pronto a trovare un nuovo modo
per sentirti al sicuro.
Esempio pratico: “Cara autocritica, ti ringrazio perché mi hai spinto a
migliorarmi e a non accontentarmi. Ma ora non ho più bisogno di te per sentirmi
al sicuro: posso accettarmi così come sono, anche se non sono perfetto”.
Amare se stessi non significa fare bagni caldi o seguire diete alla moda, non
significa accumulare successi o ripetersi pensieri positivi a forza. Non
significa combattere il passato per cancellarlo. L’amore per sé è tutt’altro: è
accettare che siamo stati feriti e che quelle parti meritano finalmente di
essere accolte. È diventare quel genitore amorevole che un tempo è mancato. È
dire a noi stessi: “Vai bene così come sei, anche con le tue fragilità”.
Domanda per te: Se potessi
tornare indietro e abbracciare il bambino che eri, cosa gli diresti?
1) Ti voglio bene così come sei.
2) Non devi fare nulla per meritare amore.
3) Non sei solo, ci sarò sempre per te.
4) Sei abbastanza, anche con i tuoi difetti.
5) Puoi sbagliare, e va bene così.
Esercizio: Trova una tua
foto da piccolo, guardala negli occhi e prova a dirgli le parole che avresti
avuto bisogno di sentire allora.
Esempio pratico: Prendo una foto di me di quando ero piccolo, la guardo
e dico: “Non sei sbagliato, sei amato e sei al sicuro. Io sono con te”.
Amare se stessi è un processo che coinvolge tre dimensioni: l’energia con cui
ci trattiamo, le azioni che compiamo e le storie che raccontiamo a noi stessi.
L’energia è la qualità del nostro sguardo
interiore. Quando è giudizio, ci sentiamo costantemente in difetto. Quando è
accoglienza, diventa self-compassion: pazienza, gentilezza, coraggio.
Domande per te: Con quale
tono interiore ti parli più spesso? È la voce di un critico o quella di un
alleato?
1) La voce di un giudice che mi punisce per ogni errore.
2) Una voce ansiosa che teme sempre il peggio.
3) Una voce affettuosa che a volte riesce a incoraggiarmi.
4) Un miscuglio di critiche e incoraggiamenti.
5) La voce di un amico interiore che sto imparando a coltivare.
Esercizio: Scrivi una
frase di incoraggiamento da ripetere ogni giorno, come fosse un piccolo mantra
personale.
Esempio pratico: Scrivo su un biglietto “Merito amore e rispetto così
come sono” e lo tengo sul comodino per ripeterlo ogni mattina appena sveglio.
Il movimento è la traduzione dell’energia in gesti concreti. Non basta correre
o mangiare sano se lo facciamo per disprezzo di noi stessi. Il movimento
autentico è scegliere ogni giorno gesti che rispecchiano l’amore per sé:
concedersi riposo, dare spazio al gioco, cercare la natura, nutrire relazioni
sicure.
Domanda per te: Se già ti
amassi senza condizioni, quale gesto faresti per te stesso oggi?
1) Mi concederei un pomeriggio di riposo.
2) Andrei a fare una passeggiata nella natura.
3) Chiamerei una persona cara solo per sentirmi connesso.
4) Mi darei il permesso di dire di no a qualcosa che non voglio fare.
5) Dedicherei tempo a un’attività che mi appassiona.
Esercizio: Dedica un’ora
della tua giornata a un atto di cura autentica: riposo, passeggiata, silenzio,
gioco. Fallo con consapevolezza, ripetendoti che lo fai perché meriti amore.
Esempio pratico: Scelgo di spegnere il telefono per un’ora e leggere un
libro che mi piace, ricordandomi che questo tempo è un dono che faccio a me
stesso.
La mitologia interna è il racconto che ci accompagna, fatto di convinzioni nate
da esperienze passate. Non possiamo distruggerle con la forza, ma possiamo
ascoltarle e cambiare la trama.
Domande per te: Quale storia
ti ripeti da anni e che continua a farti soffrire? Cosa accadrebbe se iniziassi
a raccontartene una nuova?
1) La storia che non valgo nulla e che devo dimostrare sempre il contrario.
2) La storia che finirò sempre per essere abbandonato.
3) La storia che per essere amato devo sacrificarmi.
4) La storia che non sono abbastanza intelligente.
5) La storia che devo nascondere chi sono davvero per non essere rifiutato.
Esercizio: Scrivi due
versioni della tua storia: la prima con la vecchia narrazione (“non valgo
abbastanza”), la seconda con una nuova prospettiva (“sono degno di amore così
come sono”). Leggile ad alta voce e nota come ti senti.
Esempio pratico: Scrivo la vecchia frase: “Non sono degno di amore”. Poi
ne scrivo una nuova: “Merito di essere amato così come sono”. Le leggo davanti
allo specchio e noto come cambia il mio respiro e il mio stato d’animo.
Quando energia, movimento e mitologia si allineano, qualcosa cambia. Non
viviamo più nell’inseguimento della felicità, ma nell’esperienza diretta di
essere già degni. Non è più uno sforzo: diventa il nostro modo naturale di
stare al mondo. Amare se stessi allora non è un obiettivo lontano, ma la
scoperta di poter camminare ogni giorno con noi stessi, tenendoci per mano, con
la stessa tenerezza con cui si accompagna un bambino amato.
Argomento ispirato da:
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