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lunedì 22 settembre 2025

Due pesi e due misure

 

Lama Michel Rinpoche tratta in modo molto diretto l'argomento del "due pesi e due misure" - modo di dire italiano che indica l'applicazione di criteri differenti e ingiusti nel giudicare o valutare situazioni simili o persone - descrivendolo come una conseguenza naturale della nostra tendenza a lasciare che i nostri sentimenti (avversione o affetto) inquinino il nostro giudizio, portandoci a violare un principio tanto banale quanto profondo: "una cosa è una cosa, un'altra cosa è un'altra cosa".

Il nostro uso di due pesi e due misure emerge chiaramente quando valutiamo il comportamento di persone verso cui abbiamo sentimenti opposti. Lama Michel Rinpoche lo illustra con un esempio molto chiaro:

  1. Quando una persona che non ci piace fa qualcosa di buono: se ci troviamo di fronte a una persona per la quale proviamo una forte avversione e questa compie un'azione positiva, la nostra reazione istintiva non è di apprezzamento, ma di sospetto. Il nostro dialogo interiore suona così: "e però... Non ci si può fidare, guarda che non è proprio così". Invece di giudicare l'azione per quello che è, la filtriamo attraverso la nostra avversione preesistente e cerchiamo una motivazione nascosta o un difetto.
  2. Quando una persona che amiamo fa qualcosa di sbagliato: al contrario, se una persona a cui vogliamo molto bene compie un'azione negativa o un errore, la nostra reazione è quella di trovare scuse e giustificazioni. Pensiamo: "eh però, guarda che stava male, non è proprio colpa sua". In questo caso, il nostro affetto ci porta a minimizzare la negatività dell'azione, proteggendo l'immagine positiva che abbiamo della persona.

Questo meccanismo è talmente radicato che si riflette anche nei proverbi. Lama Michel Rinpoche cita la versione tibetana di un detto famoso: "l'erba del vicino è più verde, e i propri figli hanno sempre ragione". Questo sottolinea come l'amore e l'attaccamento ci portino istintivamente a difendere le azioni dei "nostri", anche quando sono indifendibili.

La radice del problema: giustificare le nostre emozioni

Il motivo per cui applichiamo questi doppi standard non è razionale, ma emotivo. Come spiega Lama Michel Rinpoche, quando proviamo un'emozione forte (come l'avversione o l'affetto), la nostra tendenza non è cercare la verità oggettiva, ma cercare una narrativa che giustifichi quella nostra emozione.

  • Se proviamo avversione per qualcuno, la nostra mente costruirà attivamente una storia per rinforzare quell'avversione. Per questo motivo, anche un'azione buona di quella persona verrà interpretata negativamente, perché altrimenti entrerebbe in conflitto con il sentimento che vogliamo giustificare.
  • Se proviamo affetto, cercheremo una narrativa che ci permetta di continuare a provare quell'affetto senza conflitti, e quindi troveremo delle attenuanti per le azioni sbagliate.

La soluzione: sincerità e il giudizio sulle azioni

La via d'uscita da questa trappola è un allenamento consapevole basato su due principi fondamentali:

  1. Sincerità con se stessi: dobbiamo essere abbastanza onesti da riconoscere questo meccanismo dentro di noi. Lama Michel Rinpoche condivide un'esperienza personale in cui, ricevendo un documento da una fonte che non gli piaceva, si è accorto di aver iniziato a leggerlo "già con gli occhi storti", cioè con un preconcetto negativo. Riconoscere questo pregiudizio è il primo passo per superarlo e valutare le cose per quello che sono.
  2. Giudicare le azioni, non le persone: la soluzione definitiva è allenarsi a separare l'azione dalla persona che la compie. L'azione può essere deplorevole, ma questo non rende l'intera persona "cattiva". Se riusciamo a fare questo, possiamo giudicare un'azione negativa compiuta da una persona che amiamo senza smettere di amarla, e possiamo riconoscere un'azione positiva compiuta da una persona che non ci piace senza dover per forza cambiare la nostra opinione generale su di lei.

In conclusione, "due pesi e due misure" è il sintomo di un giudizio inquinato dalle nostre emozioni. La pratica consiste nel diventare consapevoli di questo meccanismo e nel riportare costantemente il nostro focus alla valutazione oggettiva delle azioni, indipendentemente da chi le compie, ricordando sempre che "una cosa non deve necessariamente centrare con l'altra".

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