Lama Michel Rinpoche tratta in modo molto diretto
l'argomento del "due pesi e due misure" - modo di dire italiano che
indica l'applicazione di criteri differenti e ingiusti nel giudicare o valutare
situazioni simili o persone - descrivendolo come una conseguenza naturale della
nostra tendenza a lasciare che i nostri sentimenti (avversione o affetto)
inquinino il nostro giudizio, portandoci a violare un principio tanto banale
quanto profondo: "una cosa è una cosa, un'altra cosa è un'altra
cosa".
Il nostro uso di due pesi e due misure emerge chiaramente
quando valutiamo il comportamento di persone verso cui abbiamo sentimenti
opposti. Lama Michel Rinpoche lo illustra con un esempio molto chiaro:
- Quando
una persona che non ci piace fa qualcosa di buono: se ci troviamo di
fronte a una persona per la quale proviamo una forte avversione e questa
compie un'azione positiva, la nostra reazione istintiva non è di
apprezzamento, ma di sospetto. Il nostro dialogo interiore suona così: "e
però... Non ci si può fidare, guarda che non è proprio così".
Invece di giudicare l'azione per quello che è, la filtriamo attraverso la
nostra avversione preesistente e cerchiamo una motivazione nascosta o un
difetto.
- Quando
una persona che amiamo fa qualcosa di sbagliato: al contrario, se una
persona a cui vogliamo molto bene compie un'azione negativa o un errore,
la nostra reazione è quella di trovare scuse e giustificazioni. Pensiamo: "eh
però, guarda che stava male, non è proprio colpa sua". In questo
caso, il nostro affetto ci porta a minimizzare la negatività dell'azione,
proteggendo l'immagine positiva che abbiamo della persona.
Questo meccanismo è talmente radicato che si riflette anche
nei proverbi. Lama Michel Rinpoche cita la versione tibetana di un detto
famoso: "l'erba del vicino è più verde, e i propri figli hanno sempre
ragione". Questo sottolinea come l'amore e l'attaccamento ci portino
istintivamente a difendere le azioni dei "nostri", anche quando sono
indifendibili.
La radice del problema: giustificare le nostre emozioni
Il motivo per cui applichiamo questi doppi standard non è
razionale, ma emotivo. Come spiega Lama Michel Rinpoche, quando proviamo
un'emozione forte (come l'avversione o l'affetto), la nostra tendenza non è
cercare la verità oggettiva, ma cercare una narrativa che giustifichi quella
nostra emozione.
- Se
proviamo avversione per qualcuno, la nostra mente costruirà attivamente
una storia per rinforzare quell'avversione. Per questo motivo, anche
un'azione buona di quella persona verrà interpretata negativamente, perché
altrimenti entrerebbe in conflitto con il sentimento che vogliamo
giustificare.
- Se
proviamo affetto, cercheremo una narrativa che ci permetta di continuare a
provare quell'affetto senza conflitti, e quindi troveremo delle attenuanti
per le azioni sbagliate.
La soluzione: sincerità e il giudizio sulle azioni
La via d'uscita da questa trappola è un allenamento
consapevole basato su due principi fondamentali:
- Sincerità
con se stessi: dobbiamo essere abbastanza onesti da riconoscere questo
meccanismo dentro di noi. Lama Michel Rinpoche condivide un'esperienza
personale in cui, ricevendo un documento da una fonte che non gli piaceva,
si è accorto di aver iniziato a leggerlo "già con gli occhi
storti", cioè con un preconcetto negativo. Riconoscere questo
pregiudizio è il primo passo per superarlo e valutare le cose per quello
che sono.
- Giudicare
le azioni, non le persone: la soluzione definitiva è allenarsi a
separare l'azione dalla persona che la compie. L'azione può essere
deplorevole, ma questo non rende l'intera persona "cattiva". Se
riusciamo a fare questo, possiamo giudicare un'azione negativa compiuta da
una persona che amiamo senza smettere di amarla, e possiamo riconoscere
un'azione positiva compiuta da una persona che non ci piace senza dover
per forza cambiare la nostra opinione generale su di lei.
In conclusione, "due pesi e due misure" è il sintomo di un giudizio inquinato dalle nostre emozioni. La pratica consiste nel diventare consapevoli di questo meccanismo e nel riportare costantemente il nostro focus alla valutazione oggettiva delle azioni, indipendentemente da chi le compie, ricordando sempre che "una cosa non deve necessariamente centrare con l'altra".

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