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venerdì 19 settembre 2025

Fregarsene totalmente



La libertà di essere imperfetti: smettere di temere il giudizio altrui

La paura del giudizio altrui è una delle prigioni più comuni in cui viviamo. Temiamo l'umiliazione, la critica, il fallimento pubblico, e questa paura paralizza le nostre azioni, soffoca la nostra creatività e ci costringe a recitare una parte, nascondendo chi siamo veramente. Tuttavia, secondo gli insegnamenti di Lama Michel Rinpoche, esiste una via d'uscita. Non si tratta di diventare insensibili o arroganti, ma di coltivare una profonda forza interiore basata sulla sincerità e sulla capacità di costruire una narrativa personale che ci renda liberi.
Il passo per questa liberazione è racchiuso in un concetto apparentemente irriverente: "fregarsene"Questo termine non va inteso come menefreghismo verso gli altri, ma come un'attitudine


Quando agisci, che si tratti di presentare un progetto, esprimere un'opinione o creare qualcosa di nuovo, l'intenzione dovrebbe essere quella di offrire il meglio che puoi in quel momento. Una volta che l'offerta è stata fatta, il risultato – che piaccia o non piaccia, che venga approvata o criticata – non è più un tuo problema. Se agisci per cercare l'approvazione, entri in un circolo vizioso insaziabile; se agisci per offrire, trovi la pace indipendentemente dalla reazione esterna.

Questa attitudine si fonda su una sincerità radicale con se stessi. Spesso, quando una critica ci ferisce, la nostra prima reazione è difenderci o contrattaccare, creando una narrativa in cui noi siamo le vittime e l'altro il colpevole. La pratica consiste nell'osservare questa reazione e chiedersi onestamente: "Perché mi fa male?". La risposta, quasi sempre, non è nell'ingiustizia della critica, ma nel nostro attaccamento a un'immagine idealizzata di noi stessi: l'immagine di una persona che non sbaglia mai, che deve piacere a tutti, che ha sempre ragione. Riconoscere questo attaccamento è il primo, fondamentale passo per disinnescare il potere del giudizio.

In questa ottica, la critica cessa di essere una minaccia e diventa un'opportunità di crescita. Quando qualcuno ci critica, ci pone davanti a un bivio prezioso. Se, dopo un'analisi sincera, riconosciamo che la critica è fondata, ci viene offerta la possibilità di imparare e migliorare. Se invece riteniamo che non sia fondata, l'esperienza non fa che rinforzare le nostre convinzioni e la fiducia in ciò che abbiamo fatto. In entrambi i casi, ne usciamo più forti e consapevoli. L'umiliazione è solo l'ombra proiettata dal nostro orgoglio; senza orgoglio, non c'è ombra.

Esempio 1: l'errore pubblico sul lavoro. Immagina di fare una presentazione importante e di commettere un errore evidente davanti a colleghi e superiori. La reazione istintiva è la vergogna, la paura di essere etichettato come incompetente. La narrativa che crei è: "Ho fallito, ora tutti penseranno male di me". Applicando questi principi, la tua biografia interna può cambiare radicalmente. Invece di nasconderti, pratichi la sincerità: "Ok, ho sbagliato". Lo ammetti apertamente, senza autocommiserazione: "Mi scuso per l'imprecisione, rettifico subito". Ammettere l'errore è un atto di forza, non di debolezza, perché dimostra che il tuo valore non è legato a un'immagine di perfezione. La narrativa interna diventa: "Questo errore non definisce chi sono. È stata un'occasione per praticare l'umiltà e dimostrare la mia capacità di risolvere un problema invece di nasconderlo. La tensione si scioglie e la presunta umiliazione si trasforma in una lezione di integrità".

Esempio 2: l'accusa ingiusta in un rapporto personale. Pensa a una discussione con una persona cara, in cui vieni accusato di qualcosa che non ritieni vero. La tendenza naturale è sentirsi una vittima e costruire una narrativa di rabbia e rancore: "Come si permette? Non mi capisce, è ingiusto/a". Questo porta a un'escalation. Un approccio diverso consiste nel separare la persona dall'azione. La tua biografia interna potrebbe suonare così: "Voglio molto bene a questa persona, ma in questo momento il suo comportamento e le sue parole mi feriscono e non li accetto. Il mio dolore, però, non deriva solo dalle sue parole, ma dalla mia aspettativa delusa. Invece di contrattaccare per difendere la mia immagine, mi oppongo all'azione specifica dicendo: 'Non sono d'accordo con quello che dici e mi fa stare male, ma non voglio trasformarti in un nemico'. Questo permette di affrontare il problema senza distruggere la relazione, mantenendo fermi i propri confini ma senza cadere nella trappola dell'odio".

Esempio 3: l'esposizione di un proprio talento o progetto. Hai scritto un libro, composto una canzone o creato un'opera d'arte e il momento di mostrarla al mondo ti terrorizza. La paura è che venga stroncata, derisa, ignorata. La chiave qui è l'attitudine dell'offerta. La tua narrativa interiore diventa: "Questo lavoro è la migliore espressione di me stesso in questo momento. La mia intenzione è condividerla. L'ho creata con sincerità e ora la offro. A qualcuno piacerà, a qualcuno no, ed è normale. Il mio valore non dipende dalla quantità di applausi. Se arriveranno critiche costruttive, le accoglierò come un dono per crescere. Se arriveranno critiche distruttive, non saranno un mio problema, perché la mia offerta è stata fatta con un'intenzione onesta".

La radice di ogni paura del giudizio è, in fondo, l'attaccamento a un'immagine fissa e idealizzata di sé. Vogliamo essere visti come intelligenti, capaci, buoni, impeccabili. Ogni critica, ogni errore, ogni fallimento minaccia questa fragile costruzione. La vera forza non sta nel mantenere intatta questa facciata, ma nell'avere il coraggio di lasciarla andare.
La libertà arriva quando ci permettiamo di essere un "flusso", un insieme di tante sfumature diverse – a volte coerenti, a volte contraddittorie – proprio come un dipinto ricco di colori.

In definitiva, sei tu l'autore della tua biografia interna. Hai il potere di scegliere quale storia raccontarti dopo ogni esperienza. Puoi costruire una narrativa di vittimismo, paura e risentimento, oppure una di apprendimento, coraggio e sincerità. Non devi essere passivo di fronte alle tue memorie e alle tue paure. Scegliendo attivamente di accogliere le critiche come lezioni, di ammettere i tuoi errori con grazia e di offrire il tuo valore senza aspettarti nulla in cambio, ti liberi dalla prigione del giudizio e inizi a vivere con autentica e profonda serenità.

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