Indice

sabato 14 dicembre 2024

Oltre il limite dei difetti

 


Ispirato dal video "Oltre il limite dei difetti" di Antonio Quaglietta 

In questo caso per difetti si intende aspetti che ci impediscono di star bene e rovinano le relazioni con noi stessi e con gli altri. Ci impediscono la vita, poiché sono frutto di un pensiero separativo che ci porta a classificare le nostre esperienze in modo includente o escludente e limitato: o bello o brutto, o buono o cattivo; o piacevole o doloroso, o giusto o sbagliato. Per poter iniziare a lavorare sui nostri difetti, è necessario partire dalla considerazione che siamo fatti di due parti ben distinte al nostro interno: il Sé Superiore (o Anima) e il Sé Inferiore (o Ego). Anima ed Ego lavorano e si comportano secondo due logiche completamente diverse.

La logica dell'Ego

  • Visione dicotomica: l'Ego si basa su una visione del mondo "o/o", in cui tutto è categorizzato in modo rigido e separato. Le cose sono o buone o cattive, o giuste o sbagliate, o vere o false, o amiche o nemiche. Questa logica binaria porta a un'estrema rigidità mentale e alla difficoltà di accettare la complessità della vita.
  • Permanenza e fissità: l'Ego si aggrappa all'idea che le cose siano immutabili e permanenti. Se qualcosa è "sbagliato", lo sarà per sempre. Questa visione statica genera paura del cambiamento e resistenza al flusso naturale della vita.
  • Paura e desiderio: l'Ego è governato dalla paura (di non essere amato, accettato, di fallire) e dal desiderio (di piacere, successo, potere). Queste due forze motivano la maggior parte delle sue azioni e creano un costante stato di insoddisfazione.
  • Reazione invece di azione: l'Ego è reattivo agli eventi esterni e si lascia trasportare dalle emozioni. Invece di agire con consapevolezza, si limita a reagire in modo impulsivo, spesso creando ulteriore sofferenza.

La logica del Sé Superiore

  • Visione unitaria: il Sé Superiore, al contrario dell'ego, percepisce la realtà in modo unitario e interconnesso. Riconosce la natura fluida e in costante cambiamento della vita e accetta la presenza sia del bene che del male.
  • Impermanenza e flusso: il Sé Superiore comprende che tutto è in continuo mutamento e che nulla è permanente. Accetta il flusso della vita, con i suoi alti e bassi, e non si oppone al cambiamento.
  • Amore e compassione: il Sé Superiore è guidato da amore e compassione, sia verso sé stessi che verso gli altri. Non giudica, ma accoglie e comprende. Questa apertura di cuore permette di vivere con maggiore serenità e di creare relazioni più autentiche.
  • Azione consapevole: il Sé Superiore agisce con consapevolezza e discernimento, non si lascia travolgere dalle emozioni, ma le osserva e le accetta. Questa capacità di agire in modo ponderato porta a scelte più sagge e a una maggiore pace interiore.

Le conseguenze pratiche

La differenza tra queste due logiche si traduce in modi di vivere profondamente diversi. L'Ego, con la sua visione limitata e reattiva, genera sofferenza, conflitto e insoddisfazione. Il Sé Superiore, invece, con la sua apertura, accettazione e amore, conduce a una vita più serena, appagante e significativa.

La premessa fondamentale è che la sofferenza umana deriva principalmente da tre difetti: volontà egoica, paura e orgoglio. Questi difetti, profondamente radicati agiscono come potenti forze che ci impediscono di vivere una vita piena, autentica e gioiosa.

Volontà egoica: si manifesta come il bisogno di controllare tutto e tutti, la pretesa che la realtà si conformi ai nostri desideri e la convinzione che la felicità dipenda dalla soddisfazione dei nostri bisogni egoistici. Il desiderio che tutto vada come si vuole, l'idea che solo ottenendo ciò che si desidera si possa essere felici. Questa visione infantile della felicità crea aspettative rigide e porta a delusioni quando le cose non vanno come previsto.

Paura: si esprime come un profondo senso di insicurezza, il timore del giudizio altrui, la paura del fallimento e dell'abbandono. Questa paura ci spinge a costruire muri difensivi, limitando le nostre esperienze e impedendoci di esprimere il nostro vero potenziale. La paura profonda di non valere, di essere sbagliati o cattivi. Questa paura impedisce la crescita personale perché si evita di confrontarsi con i propri difetti per paura del giudizio.

Orgoglio: l'ostinazione a voler aver ragione a tutti i costi, il piacere di "vincere" nelle discussioni e nei conflitti. Questa visione dicotomica, in cui o si vince o si perde, alimenta la separazione e il conflitto con gli altri. Ci porta a cercare costantemente l'approvazione altrui, a voler dimostrare la nostra superiorità e ad avere sempre ragione. L'orgoglio ci rende ciechi ai nostri difetti e ci impedisce di imparare dagli altri.

Questi 3 difetti sono interconnessi e si alimentano a vicenda, creando un circolo vizioso di sofferenza. La volontà egoica genera paura, perché il mancato controllo della realtà ci terrorizza. La paura, a sua volta, alimenta l'orgoglio, spingendoci a costruire un'immagine di noi stessi forte, giusta e invulnerabile per nascondere le nostre fragilità.

La via per liberarsi da questi difetti e raggiungere una vita più serena e appagante passa attraverso un percorso di consapevolezza e trasformazione interiore. Per intraprendere questo percorso, è fondamentale:

Riconoscere i tre difetti in azione nella nostra vita quotidiana: Attraverso l'osservazione attenta delle nostre reazioni emotive e dei nostri comportamenti, possiamo iniziare a identificare l'influenza di questi difetti. 
- Superare i meccanismi di difesa: razionalizzazione e proiezione sono due potenti meccanismi di difesa che ci impediscono di vedere onestamente i nostri difetti. Imparare a riconoscere e a disinnescare questi meccanismi è fondamentale per poter guardare dentro di noi con sincerità.
- Praticare la revisione quotidiana: questa pratica, che consiste nell'analizzare le nostre reazioni emotive alla luce dei tre difetti, ci aiuta a sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stessi e a comprendere le cause profonde della nostra sofferenza.
- Accettare i nostri difetti: solo quando riconosciamo e accettiamo le nostre debolezze possiamo iniziare a trasformarle. L'accettazione non significa rassegnazione, ma la volontà di lavorare su noi stessi per diventare persone migliori.

La trasformazione richiede impegno, onestà e la volontà di confrontarsi con il nostro lato oscuro. Ma la ricompensa è grande: una vita libera dalla sofferenza inutile, ricca di gioia, amore e autenticità.

Quindi, per iniziare un vero percorso di crescita personale è fondamentale confrontarsi con i propri difetti (ovvero ciò che porta malessere a noi e agli altri), accettandoli e cercando di comprenderli.  Tuttavia, la mente spesso mette in atto delle difese per evitare questo confronto:

Razionalizzazione

Si manifesta come un processo mentale in cui si trovano scuse logiche e razionali per giustificare i propri comportamenti, negando o minimizzando la presenza di difetti o motivazioni inconsce. In pratica, la mente "costruisce" una spiegazione apparentemente valida e accettabile per azioni o emozioni che, in realtà, sono guidate da motivazioni più profonde e spesso scomode da affrontare.
Un esempio di razionalizzazione, si ha quando una persona si arrabbia perché un'altra persona è in ritardo. Invece di riconoscere che la rabbia potrebbe derivare da una volontà egoica (pretesa che l'altro rispetti i propri tempi) o da una paura (di non essere rispettati o considerati importanti), la persona razionalizza la propria reazione trovando una giustificazione logica: "È giusto che mi arrabbi, ha fatto 20 minuti di ritardo!".
In questo modo, la coscienza, che rappresenta solo la punta dell'iceberg della nostra mente, si convince di avere ragione, mentre le vere motivazioni, radicate nell'inconscio, rimangono nascoste. La razionalizzazione permette di evitare il confronto con i propri difetti e con le emozioni scomode che questi possono generare.
Il problema della razionalizzazione è che impedisce una vera crescita personale. Finché si continua a giustificare i propri comportamenti, non si è in grado di riconoscere e affrontare le vere cause del proprio malessere.
La razionalizzazione è una delle principali difese che la mente mette in atto per evitare di guardare onestamente dentro di sé. Insieme alla proiezione (attribuire i propri difetti agli altri), la razionalizzazione crea un muro che impedisce di accedere al proprio mondo interiore e di lavorare sui propri difetti.
Per superare la razionalizzazione è fondamentale sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie reazioni emotive. Quando si prova un'emozione forte, è utile chiedersi quali potrebbero essere le motivazioni reali dietro a quella reazione.
Invece di accettare la prima spiegazione logica che la mente offre, è importante indagare più in profondità, cercando di identificare eventuali pretese, paure o orgoglio che potrebbero essere in gioco. Solo abbandonando le giustificazioni e affrontando con onestà i propri difetti si può iniziare un vero percorso di crescita personale e raggiungere una maggiore serenità e realizzazione.
La razionalizzazione, come la proiezione, è un meccanismo di difesa che ci impedisce di vedere chiaramente i nostri difetti e di assumerci la responsabilità delle nostre azioni. Ha la tendenza a trovare una scusa logica per giustificare i nostri comportamenti, anche quando questi sono guidati da volontà egoica, paura o orgoglio.
In pratica, la razionalizzazione ci permette di "mascherare" i nostri difetti, presentandoli come comportamenti ragionevoli e giustificati. Ci raccontiamo una storia che ci fa sentire meglio, evitando di confrontarci con il disagio di ammettere che stiamo agendo in modo egoistico, immaturo o insicuro.
Se ci arrabbiamo perché qualcuno è in ritardo, potremmo razionalizzare la nostra rabbia dicendo che è giusto arrabbiarsi perché la puntualità è importante. In realtà, la nostra reazione potrebbe essere dettata da volontà egoica (la pretesa che gli altri si adattino ai nostri tempi) o da orgoglio (la sensazione di essere stati offesi dal ritardo) o dalla paura di non essere considerati.
Se critichiamo aspramente qualcuno, potremmo razionalizzare il nostro comportamento dicendo che lo facciamo per il suo bene. In realtà, potremmo essere guidati da paura perché potremmo temere che l'altra persona ci superi o ci metta in ombra, e quindi la critichiamo per sminuirla e rassicurarci. O da orgoglio perché potremmo provare un senso di superiorità nel criticare gli altri, e quindi lo facciamo per alimentare il nostro ego che ama mettere in riga, riformare e farci sentirci migliori.
È importante sottolineare che non si condanna la critica in sé. Una osservazione può essere costruttiva se espressa con amore e con l'intenzione genuina di aiutare l'altro. Tuttavia, quando la critica è aspra, costante e accompagnata da un senso di superiorità, è probabile che sia motivata da paura o orgoglio.
Per distinguere una osservazione costruttiva da una critica distruttiva, è fondamentale analizzare le proprie emozioni e motivazioni. Chiedersi onestamente: "Perché sto criticando questa persona?", "Cosa provo in questo momento?", "Qual è il mio obiettivo?". Se l’osservazione nasce da un sentimento di amore e di compassione, allora può essere utile per la crescita dell'altro. Se invece nasce da paura o da orgoglio, allora è probabile che sia dannosa per entrambi.
Se evitiamo di impegnarci in un progetto, potremmo razionalizzare la nostra scelta dicendo che siamo troppo occupati. In realtà, potremmo essere frenati dalla paura del fallimento o dalla mancanza di fiducia in noi stessi.
Quando razionalizziamo, ci crediamo davvero. La nostra mente è abile a costruire storie convincenti che ci fanno sentire nel giusto, anche quando non lo siamo. Questo rende la razionalizzazione un meccanismo di difesa particolarmente insidioso, perché ci impedisce di vedere la realtà per quello che è e di imparare dai nostri errori.Il problema della razionalizzazione è che ci impedisce di accedere al nostro inconscio, dove risiedono le vere cause delle nostre emozioni e dei nostri comportamenti. Quando razionalizziamo, ci limitiamo ad analizzare la situazione a livello superficiale, ignorando i sentimenti e le paure che si nascondono dietro le nostre azioni.
Per superare la razionalizzazione, è necessario sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e imparare a mettere in discussione le nostre giustificazioni. Dobbiamo chiederci onestamente: "Cosa sto cercando di nascondere a me stesso?", "Qual è la vera ragione del mio comportamento?".

Come funziona la razionalizzazione

·    Elusione delle emozioni scomode: quando sperimentiamo una reazione emotiva intensa, come rabbia, frustrazione o paura, la razionalizzazione ci permette di evitare di affrontare le emozioni negative che potrebbero emergere se riconoscessimo la presenza di un difetto. Ad esempio, invece di ammettere di essere stati spinti dall'orgoglio in una discussione, la mente troverà una spiegazione razionale per giustificare la nostra reazione aggressiva, attribuendo la colpa al comportamento dell'altra persona.

Mantenimento di un'immagine positiva di sé: la razionalizzazione ci aiuta a mantenere un'immagine positiva di noi stessi, evitando di mettere in discussione la nostra integrità morale o le nostre capacità. Ci convinciamo di aver agito in modo corretto e giustificato, anche quando le nostre azioni sono state guidate da motivazioni egoistiche o da paure inconsce.

·     Creazione di un falso senso di controllo: trovando una spiegazione logica per i nostri comportamenti, la razionalizzazione ci offre un falso senso di controllo sulla situazione. Ci illudiamo di aver compreso le ragioni delle nostre azioni, quando in realtà stiamo solo evitando di guardare in faccia la verità.

Le conseguenze della razionalizzazione

·    Blocco della crescita personale: la razionalizzazione impedisce una vera crescita personale, perché ci impedisce di riconoscere e affrontare i nostri difetti. Finché continuiamo a giustificare i nostri comportamenti, non possiamo imparare dai nostri errori e sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stessi.

Alimentazione di cicli di comportamento negativo: la razionalizzazione alimenta cicli di comportamento negativo, perché ci impedisce di interrompere schemi di reazione dannosi. Se non riconosciamo le vere motivazioni dietro alle nostre azioni, continueremo a ripeterle, creando sofferenza per noi stessi e per gli altri.

Compromissione delle relazioni:
la razionalizzazione può compromettere le nostre relazioni, perché ci impedisce di assumerci la responsabilità delle nostre azioni e di comunicare in modo autentico. Invece di esprimere i nostri veri sentimenti, ci nascondiamo dietro a scuse e giustificazioni, creando distanza e incomprensione.

Superare la razionalizzazione

Per superare la razionalizzazione e aprirsi all'introspezione, è fondamentale:


- Coltivare la consapevolezza:
Imparare a osservare le nostre reazioni emotive senza giudizio, notando quando la mente cerca di razionalizzare i nostri comportamenti.
- Mettere in discussione le nostre giustificazioni: abituarsi a mettere in discussione le spiegazioni logiche che la mente ci offre, chiedendoci se ci sono altre motivazioni, meno piacevoli ma più autentiche, dietro alle nostre azioni.
- Accettare la vulnerabilità: essere disposti ad affrontare le nostre paure e i nostri difetti con coraggio e compassione, sapendo che la vera crescita personale avviene quando usciamo dalla nostra zona di comfort.

L'introspezione richiede onestà, coraggio e la capacità di confrontarsi con aspetti di noi stessi che potremmo non gradire. Tuttavia, è solo attraverso questo processo di auto-esplorazione che possiamo liberarci dai condizionamenti dell'ego e vivere una vita più autentica e appagante.

Proiezione

si attribuiscono i propri difetti agli altri, evitando di riconoscerli in sé stessi. C
i impediscono di guardare onestamente dentro di noi e di riconoscere i nostri difetti. La proiezione è un meccanismo psicologico inconscio che ci porta ad attribuire agli altri pensieri, emozioni, difetti e impulsi che in realtà appartengono a noi.
Invece di riconoscere e affrontare le nostre paure, le nostre debolezze e i nostri lati oscuri, li proiettiamo sugli altri, convincendoci che siano loro ad avere quei problemi. In questo modo, evitiamo di confrontarci con il dolore, il senso di colpa e la vergogna che proveremmo nel riconoscere quei difetti in noi stessi.
La proiezione si manifesta soprattutto in relazione ai tre difetti principali che ostacolano la nostra felicità:

Volontà egoica: invece di riconoscere la nostra tendenza a voler controllare tutto e tutti, accusiamo gli altri di essere egoisti e prepotenti.

Paura: invece di ammettere le nostre paure e insicurezze, vediamo gli altri come deboli, insicuri e incapaci di affrontare le sfide.

Orgoglio: invece di riconoscere il nostro bisogno di avere sempre ragione e di apparire superiori, critichiamo gli altri per la loro arroganza e presunzione.

Attraverso la proiezione, creiamo una realtà distorta, in cui gli altri diventano lo specchio dei nostri difetti. Questo ci impedisce di vedere la realtà per quello che è e di lavorare su noi stessi per migliorarci.

Se, ad esempio, siamo in preda alla rabbia perché qualcuno non ha rispettato un nostro accordo, invece di riconoscere la nostra volontà egoica (la pretesa che tutto vada come vogliamo noi), potremmo accusare l'altra persona di essere inaffidabile e irrispettosa, proiettando su di lei la nostra rabbia e la nostra frustrazione.

Sebbene sia oggettivamente scorretto non rispettare gli accordi, ma pretendere che gli altri agiscano sempre in modo corretto è un'illusione che ci porta a vivere in uno stato di costante frustrazione e delusione.

Il percorso di crescita personale implica l'accettazione dell'imperfezione, sia la nostra che quella altrui. Accettare che gli altri possano sbagliare, deluderci e non comportarsi secondo le nostre aspettative ci permette di liberarci dalla trappola della pretesa e di vivere con maggiore serenità.

È importante assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie emozioni, ma allo stesso tempo siamo invitati a riconoscere che non possiamo controllare gli altri, ma solo noi stessi.

Le reazioni emotive: chiave per la comprensione di Sé

Le reazioni emotive, in particolare quelle intense e percepite come fuori controllo, sono un segnale importante che rivela la presenza dei tre difetti principali che ostacolano la serenità e la realizzazione: volontà egoica, paura e orgoglio.

Quando si verifica una reazione emotiva forte, come rabbia, frustrazione, ansia o tristezza, è fondamentale non ignorarla o reprimerla, ma osservarla con attenzione per comprenderne il messaggio.

Annota l'emozione e la situazione: un primo passo pratico è quello di annotare l'emozione provata e la situazione che l'ha scatenata. Ad esempio: "Ho provato rabbia perché mio figlio ha lasciato la sua stanza in disordine". Questo semplice esercizio aiuta a prendere coscienza delle proprie reazioni emotive e a creare una distanza dalla situazione, favorendo una maggiore oggettività.

Analizza la reazione emotiva alla luce dei tre difetti: dopo aver annotato l'emozione e la situazione, è importante analizzare la propria reazione alla luce dei tre difetti.

Nell'esempio precedente, la rabbia per la stanza in disordine potrebbe derivare da:

  • Volontà egoica: il desiderio che la casa sia sempre in ordine e la pretesa che il figlio si comporti come si desidera.
  • Paura: il timore di essere giudicati come genitori inadeguati o di perdere il controllo sulla situazione.
  • Orgoglio: la convinzione di avere ragione e la necessità di imporre la propria volontà sul figlio.

Altro esempio, se si prova rabbia perché un amico è in ritardo, si può analizzare la situazione alla luce dei tre difetti:

  • Volontà egoica: si desiderava che l'amico fosse puntuale perché si aveva la pretesa che gli altri rispettassero i propri tempi.
  • Paura: si temeva di essere considerati poco importanti o di non essere rispettati.
  • Orgoglio: si voleva avere ragione e dimostrare che si aveva il diritto di essere arrabbiati

    Comprendere il ruolo di questi difetti nelle proprie reazioni emotive è il primo passo per superarli e vivere con maggiore serenità e realizzazione.

Distingui la tua reazione da quella dell'altro: durante l'analisi è importante separare la propria reazione emotiva dal comportamento dell'altra persona.
La mente cercherà di razionalizzare la propria reazione, trovando giustificazioni nel comportamento dell'altro ("È normale che mi arrabbi, ha lasciato la stanza in disordine!"). È importante resistere a questa tentazione e concentrarsi sulla propria reazione emotiva, senza cercare di giustificarla o minimizzarla.

Osserva le tue pretese e le tue paure: per comprendere a fondo la reazione emotiva, è fondamentale indagare le proprie pretese e le proprie paure.
Cosa si pretendeva dall'altra persona?
Quale paura si nasconde dietro alla rabbia?

Ricorda che la reazione emotiva è un segnale, non un nemico: le reazioni emotive, anche quelle più intense, non sono un nemico da combattere, ma un segnale importante da ascoltare. Esse rivelano aspetti di sé che spesso sono inconsapevoli, come paure, bisogni insoddisfatti o convinzioni limitanti. Imparare a osservare e comprendere le proprie reazioni emotive è un passo fondamentale per liberarsi dai condizionamenti dell'ego e vivere con maggiore serenità e autenticità.

La "revisione quotidiana": un percorso di consapevolezza e trasformazione

Rappresenta un metodo pratico fondamentale per intraprendere un vero percorso di evoluzione personale. Non si tratta di una semplice analisi superficiale delle proprie emozioni, ma di un'indagine profonda e onesta volta a identificare le radici della propria sofferenza e a liberarsi dai condizionamenti del proprio ego.

Ecco cosa implica la revisione quotidiana:

  • Un impegno costante: è importante dedicare del tempo ogni giorno a questa pratica. La costanza è fondamentale per ottenere risultati significativi e duraturi.

  • Osservazione attenta delle reazioni emotive: il primo passo consiste nel prestare attenzione alle proprie reazioni emotive durante la giornata, in particolare a quelle più intense e destabilizzanti. Queste reazioni, come rabbia, paura, frustrazione, sono segnali importanti che rivelano l'azione dei tre difetti principali: volontà egoica, paura e orgoglio. Alla fine della giornata, ritagliatevi un momento di tranquillità, lontano da distrazioni, per dedicarvi a questa pratica di auto-osservazione. Ripensate agli eventi e alle interazioni che vi hanno coinvolto durante la giornata, concentrandovi sulle situazioni in cui avete sperimentato reazioni emotive intense.

  • Annotazione dettagliata: non basta semplicemente notare le proprie emozioni, è fondamentale annotarle in un taccuino, descrivendo con precisione l'emozione provata, la situazione che l'ha scatenata e il perché della reazione. Questo permette di analizzare le emozioni in modo più oggettivo e di individuare schemi ricorrenti. Ad esempio, si potrebbe scrivere: "Ho provato una forte rabbia quando mio marito ha criticato il mio modo di cucinare" oppure "Mi sono sentito profondamente ansioso durante la riunione di lavoro".

  • Analisi alla luce dei tre difetti: la revisione quotidiana non si limita a una semplice descrizione delle emozioni, come rabbia, paura, frustrazione, tristezza, ansia, ma richiede un'analisi approfondita per identificare quale dei tre difetti principali ha contribuito a generare la reazione emotiva. uale dei tre difetti - volontà egoica, paura, orgoglio - ha giocato un ruolo predominante nel generarla. 

    Volontà egoica:
  • Quali erano le mie pretese in quella situazione?
  • Cosa mi aspettavo dagli altri?
  • Ho cercato di imporre la mia volontà?

    Paura:
  • Cosa temevo in quella situazione?
  • Quali erano le mie paure?
  • Quali erano le mie paure?
  • Temevo di essere giudicato, rifiutato, abbandonato?

    Orgoglio:
  • Mi sono sentito ferito nel mio orgoglio?
  • Ho cercato di avere ragione a tutti i costi?
  • Volevo dimostrare la mia superiorità?

  • Distinguere tra la propria reazione e il comportamento altrui: durante l'analisi, è fondamentale separare la propria reazione emotiva dal comportamento dell'altra persona coinvolta. La mente tenderà a razionalizzare la reazione, cercando di giustificarla con il comportamento altrui ("Mi sono arrabbiato perché lui è stato scortese"). Bisogna resistere a questa tentazione e concentrarsi sulla propria responsabilità nella reazione emotiva.

  • Pazienza e onestà: la revisione quotidiana è un processo che richiede pazienza, onestà e la volontà di confrontarsi con le proprie debolezze. Non ci si deve aspettare di vedere risultati immediati, ma bisogna perseverare con costanza per raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e per liberarsi gradualmente dall'influenza negativa dei tre difetti.
  • Continuare la pratica: Ripetete questa pratica di revisione quotidiana con costanza, dedicando ogni giorno un po' di tempo ad analizzare le vostre reazioni emotive. Non scoraggiatevi se all'inizio vi sembrerà difficile o se non noterete subito dei cambiamenti significativi. La costanza è la chiave per sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e per iniziare a gestire le emozioni in modo più equilibrato.

    Benefici della revisione quotidiana

  • Maggiore consapevolezza: la revisione quotidiana aiuta a prendere coscienza dei propri schemi emotivi, delle proprie reazioni abituali e dei difetti che le alimentano.
  • Migliore gestione delle emozioni: attraverso la comprensione delle cause profonde delle proprie reazioni emotive, è possibile iniziare a gestirle in modo più costruttivo, evitando di esserne sopraffatti.

Fine modulo

Per approfondire: 
VOLONTÀ EGOICA, ORGOGLIO E PAURA
Lezione della Guida n° 30


Nessun commento:

Posta un commento