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domenica 29 dicembre 2024

Avarizia: la paura di non avere abbastanza

 

Quando una persona sente di essere carente, questa sensazione diventa un filtro attraverso cui vede il mondo. Il bisogno di colmare questo vuoto la porta a credere che solo ricevendo qualcosa – amore, riconoscimento, attenzione, cose, denaro – potrà sentirsi finalmente piena. Ma questa ricerca esterna, anziché riempire, amplifica il senso di mancanza. Si entra così in un circolo vizioso: l'atto di dare, che potrebbe liberarla, viene trattenuto, poiché si percepisce che dare significherebbe impoverirsi ulteriormente, e non ci si sente pronti a offrire ciò che sembra già scarso.
Questo atteggiamento genera una chiusura. Dare diventa un gesto condizionato dall'aspettativa di ricevere qualcosa in cambio: una ricompensa, un gesto di approvazione, o magari il sentirsi amati. È come se il cuore, al posto di battere liberamente, fosse costretto in un ritmo interrotto, incapace di aprirsi pienamente. E quando il dare è frenato, anche il ricevere diventa limitato: ciò che fluisce verso di noi non può scorrere se siamo chiusi nella paura di perdere o di non avere abbastanza.

Spesso, questa dinamica si accompagna al confronto con gli altri. In un mondo che percepiamo come specchio della nostra incompletezza, gli altri diventano metri di paragone. Chi sembra avere ciò che a noi manca può evocare sentimenti di invidia o risentimento. È come se vedessimo negli altri il riflesso del nostro desiderio insoddisfatto, un desiderio che ci tiene legati a un senso di carenza e separazione.

Il cambiamento inizia con un riconoscimento profondo e autentico: quello della nostra completezza. Non si tratta di un pensiero razionale, ma di un’esperienza che coinvolge il cuore e l’anima. È il sentirsi già pieni, già abbastanza, già completi, al di là delle circostanze esterne.
Questa consapevolezza non arriva dall’accumulare, ma dal lasciar andare. Nel momento in cui ci permettiamo di riconoscere che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi, il nostro dare diventa libero e spontaneo. Non è più un atto condizionato, ma un'espressione naturale di chi siamo.
In questo stato di completezza, il dare e il ricevere tornano a fluire come un unico movimento, simile a un respiro che non si interrompe mai. Dare diventa un atto di gioia, non una strategia per ottenere qualcosa. E nel dare, scopriamo che riceviamo continuamente, perché la vita risponde a questo flusso con abbondanza. È una trasformazione che libera non solo noi stessi, ma anche le nostre relazioni, che smettono di essere arene di scambi e aspettative, per diventare spazi di condivisione autentica e profonda.
Riconoscere la propria completezza è come accendere una luce nel buio: improvvisamente, ciò che sembrava mancare era solo nascosto. E in questa luce, il dare e il ricevere si intrecciano in un equilibrio perfetto, restituendo al nostro vivere quella fluidità e quella pienezza che sono, da sempre, il nostro stato naturale.

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