Ecco come la filosofia yoga può aiutare a gestire lo stress natalizio:
Il principio di Asteya,
che in sanscrito significa "non rubare", assume un significato
profondo durante il periodo festivo, spesso caratterizzato da eccessi e
pressioni sociali. Asteya ci invita a gestire responsabilmente le nostre
risorse, evitando di "rubare" a noi stessi tempo, energia e
denaro.
Durante le festività, la tentazione di spendere troppo
per regali costosi è forte, spinti dal desiderio di compiacere gli altri o
dalla pressione consumistica. Questo atteggiamento, però, può portare a un depauperamento
delle nostre risorse economiche e a un conseguente stress finanziario.
Asteya ci ricorda di stabilire un budget realistico e di scegliere
regali significativi, ma che non compromettano il nostro benessere
finanziario.
Allo stesso modo, la frenesia delle feste può indurci a dire
di sì a troppi impegni sociali, trascurando il nostro bisogno di riposo e
relax. Accettare ogni invito, partecipare a ogni evento, può portare a un esaurimento
delle nostre energie fisiche ed emotive. Asteya ci insegna a stabilire
dei limiti sani e a dire di no quando necessario, proteggendo il
nostro tempo e le nostre energie.
Asteya significa:
- Essere
consapevoli delle nostre risorse limitate di tempo, energia e denaro.
- Evitare
di spendere troppo, stabilendo un budget realistico per i regali.
- Imparare
a dire di no agli impegni sociali che ci svuotano di energie.
- Prendersi
cura di sé, riposando a sufficienza e dedicando tempo ad attività
rigeneranti.
Applicando Asteya, possiamo vivere le festività in modo
più equilibrato e sereno, evitando gli eccessi che possono portare a stress
e insoddisfazione.
Il principio di Santosha,
che in sanscrito significa "appagamento" o "contentezza", è
particolarmente rilevante durante il periodo festivo, quando si è spesso
bombardati da messaggi che incitano al consumo e al confronto sociale. La
chiave per applicare Santosha durante le festività è spostare l'attenzione da
ciò che manca a ciò che si ha già, coltivando un senso di gratitudine per
l'abbondanza presente nella propria vita.
Spesso durante le festività ci si concentra su ciò che non
si ha: il regalo perfetto, l'invitante cena di Natale come quella vista sui
social media, la casa decorata in modo impeccabile. Questa mentalità di
mancanza porta inevitabilmente a insoddisfazione, stress e ansia.
Santosha, invece, ci invita a riconoscere e apprezzare la ricchezza già
presente nelle nostre vite, a partire dalle piccole cose:
- Relazioni
significative: la presenza di amici, familiari e persone care è un
dono prezioso da celebrare.
- Beni
materiali: avere un tetto sopra la testa, cibo a sufficienza e la
possibilità di accedere a beni e servizi di base è una fortuna che spesso
diamo per scontata.
- Opportunità:
avere la possibilità di lavorare, studiare, viaggiare, coltivare i propri
interessi, sono tutte opportunità che arricchiscono la nostra vita.
La consapevolezza di questa abbondanza è fondamentale
per coltivare Santosha. Anche solo il fatto di poter ascoltare un podcast
indica che si dispone di risorse superiori rispetto a gran parte della
popolazione mondiale. Riconoscere questa realtà ci aiuta a sentirci più
grati e soddisfatti.
Santosha significa:
- Essere
grati per ciò che si ha, invece di concentrarsi su ciò che manca.
- Apprezzare
le piccole cose, come una tazza di tè calda, una passeggiata nella
natura, un momento di relax.
- Coltivare
relazioni significative, dedicando tempo di qualità alle persone care.
- Spostare
l'attenzione dal materialismo all'essenziale, cercando la gioia nelle
esperienze piuttosto che negli oggetti.
Applicando il principio di Santosha, si possono vivere le
festività in modo più autentico e sereno, liberi dalla trappola del
consumismo e del confronto sociale. La vera gioia, infatti, non deriva
dall'accumulare beni materiali o dall'impressionare gli altri, ma dalla consapevolezza
di ciò che realmente conta nella vita.
Il principio di Ahimsa,
che significa non-violenza, è fondamentale nella filosofia yoga. Durante le
festività natalizie, spesso un periodo di grande stress e interazioni intense,
applicare ahimsa può contribuire a un'esperienza più serena e armoniosa,
Ahimsa va oltre la semplice astensione dalla violenza
fisica; si estende alla gentilezza, all'empatia e alla compassione verso
noi stessi e gli altri. Invece di lasciarci travolgere dalle pressioni e dalle
aspettative, possiamo scegliere di rispondere con gentilezza e comprensione.
Ahimsa significa:
- Comunicazione
gentile: essere consapevoli del nostro linguaggio e del tono di voce,
scegliendo parole gentili e incoraggianti, soprattutto quando ci sentiamo
stressati o frustrati.
- Ascolto
empatico: prendersi il tempo per ascoltare veramente i nostri cari,
cercando di comprendere i loro punti di vista e le loro emozioni.
- Pazienza
e tolleranza: accettare che le cose potrebbero non andare sempre come
previsto e rispondere con pazienza invece di irritazione o rabbia.
- Rispetto
dei limiti: stabilire e rispettare i nostri limiti, dicendo
"no" quando necessario per proteggere il nostro benessere fisico
ed emotivo.
- Compassione
verso noi stessi: essere gentili con noi stessi, riconoscendo i nostri
limiti e accettando i nostri errori.
Coltivando la gentilezza e la compassione durante le
festività, possiamo creare un'atmosfera più pacifica e gioiosa per noi stessi e
per chi ci circonda.
Il principio di Svadhyaya,
che in sanscrito significa "studio di sé" o
"auto-riflessione", può essere un prezioso strumento per navigare il
periodo festivo con maggiore consapevolezza e serenità. Mentre le festività
tendono ad essere un periodo di intense interazioni sociali e attività
frenetiche, Svadhyaya ci invita a ricavarci uno spazio per riconnetterci con
la nostra vera essenza.
Svadhyaya non si limita a un'analisi intellettuale,
ma implica un'esplorazione profonda di noi stessi: chi siamo, quali sono i
nostri valori, cosa ci rende grati, quali sono i nostri obiettivi e cosa
desideriamo migliorare. Questo processo di introspezione può aiutarci a ridefinire
le nostre priorità, a comprendere meglio i nostri bisogni e a vivere le
festività in modo più autentico e appagante.
- Dedicare
del tempo alla riflessione: anche solo pochi minuti al giorno, al
mattino o alla sera, possono essere sufficienti per fermarsi e ascoltare
la voce interiore.
- Scrivere
un diario: mettere per iscritto i propri pensieri e le proprie
emozioni può aiutare a chiarire la mente e a prendere consapevolezza dei
propri schemi mentali.
- Fare
una camminata contemplativa: il contatto con la natura può favorire il
rilassamento e l'introspezione.
- Parlare
con un amico fidato: condividere i propri pensieri e le proprie
riflessioni con qualcuno di cui ci fidiamo può offrire nuove prospettive e
supporto emotivo.
- Creare
arte: esprimere sé stessi attraverso la pittura, la musica, la
scrittura o altre forme artistiche può essere un modo potente per
esplorare il proprio mondo interiore.
- Utilizzare
le pratiche yoga e di meditazione: come sottolineato nel principio Abhyasa, la pratica costante di yoga e meditazione ci aiuta a rimanere
presenti e consapevoli, creando lo spazio mentale necessario per la
riflessione.
Il periodo festivo è tradizionalmente un momento in cui si
fanno bilanci sull'anno trascorso e si formulano propositi per il futuro.
Svadhyaya ci invita ad andare oltre i semplici obiettivi materiali,
incoraggiandoci a riflettere sui nostri valori e su ciò che desideriamo
coltivare nella nostra vita.
Le domande chiave da porsi durante questo periodo di
introspezione potrebbero essere:
- Per
cosa sono grato nella mia vita?
- Quali
sono i miei valori fondamentali?
- Cosa
desidero coltivare nell'anno a venire?
- Come
posso vivere le festività in modo più allineato con i miei valori?
Attraverso la pratica di Svadhyaya, possiamo trasformare le
festività da un periodo di stress e frenesia in un'opportunità di crescita
personale e di riconnessione con noi stessi.
Ishvara Pranidhana è spesso tradotto come "arrendersi
a Dio", ma questa interpretazione può essere limitante. L'essenza di
questo insegnamento è più ampia e si riferisce all'accettazione di ciò che
la vita ci porta e che non possiamo controllare. Questo principio non è
legato alla religione, ma piuttosto all'idea di fare pace con l'impossibilità
di controllare ogni aspetto della vita.
Ishvara Pranidhana significa:
- Riconoscere
ciò che non si può controllare: È importante fare un'introspezione e
capire quante cose nella vita non sono sotto il nostro controllo. Ad
esempio, non possiamo controllare il modo di pensare o le azioni degli
altri. Questo è un primo passo fondamentale per applicare Ishvara
Pranidhana.
- Fare
pace con l'impossibilità di controllare: Invece di lottare contro ciò
che non si può cambiare, l'obiettivo è fare pace con questa realtà.
Accettare che non possiamo controllare ogni cosa aiuta a ridurre lo stress
e a trovare una maggiore serenità.
- Lasciare
andare l'attaccamento al controllo: Molto spesso, le persone tendono
ad avere un forte bisogno di controllare tutto, il che porta ad un aumento
dello stress. Ishvara Pranidhana incoraggia a lasciare andare questo
attaccamento e a delegare quando è possibile. Non si tratta di diventare
passivi, ma di capire dove è utile esercitare il controllo e dove invece è
meglio lasciar andare.
- Concentrarsi
su ciò che si può controllare: Invece di focalizzarsi su ciò che non
si può cambiare, è importante concentrarsi su ciò che è sotto il nostro
controllo, come le nostre azioni e reazioni. Si tratta di dirigere le
nostre energie verso ciò che possiamo effettivamente influenzare, come il
nostro benessere personale.
- Non arrendersi in modo passivo: Ishvara Pranidhana non significa "mettere giù le armi" o assumere un atteggiamento vittimistico, ma significa osservare con onestà quali sono le cose che non possiamo controllare e accettarle. Questo approccio permette di concentrarsi su ciò che possiamo effettivamente cambiare e di vivere in modo più sereno.
Satya significa autenticità. Questo
principio si riferisce all'importanza di essere onesti con sé stessi e di
comunicare la propria verità, specialmente riguardo ai propri limiti. Satya non
si limita a non dire bugie, ma implica essere onesti con sé stessi e sentire la
voce della propria anima, distinguendola dalle chiacchiere della mente e
dell'ego.
Satya significa:
Essere onesti con sé stessi: Il primo passo è quello
di essere sinceri con sé stessi riguardo ai propri sentimenti, bisogni e
limiti. Questo implica un'introspezione per capire cosa è vero per noi, e cosa
è motivato da paura o ego.
Riconoscere i propri limiti: Satya implica
anche riconoscere quando si è al limite, sia fisicamente che emotivamente. È
fondamentale capire dove sono i propri confini e cosa si può gestire o meno.
Comunicare la propria verità: Dopo aver riconosciuto
i propri limiti, è importante comunicare la propria verità, esprimendo i propri
confini in modo chiaro e rispettoso. Questo può significare dire "no"
a un impegno o a una richiesta che sentiamo essere troppo per noi.
Prendere decisioni in linea con la propria verità: Satya
ci invita a prendere decisioni che siano allineate con la nostra verità
interiore. Questo significa fare scelte che rispettino i nostri bisogni e
valori, anche quando potrebbe essere difficile.
Ascoltare la voce della propria anima: Essere onesti con sé stessi significa sintonizzarsi con la voce della propria anima e non con le paure dell'ego. Questo aiuta a vivere in modo più autentico.
Seva si definisce come servizio disinteressato, ovvero compiere azioni gentili verso gli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Non si tratta di fare grandi sacrifici o di dare eccessivamente fino a trascurare i propri bisogni, ma di compiere piccoli gesti di gentilezza nella vita quotidiana.
Seva significa:
- Piccoli
atti di gentilezza: "Seva" si manifesta attraverso azioni
semplici come offrire un sorriso, uno sguardo amichevole, o aiutare
qualcuno in difficoltà. Questi gesti possono sembrare banali, ma
contribuiscono a creare esperienze positive.
- Servire
gli altri con empatia: Si tratta di prendersi cura degli altri con
interesse e gentilezza, esprimendo empatia. Questo non richiede
necessariamente grandi investimenti di tempo o risorse, ma piuttosto un
approccio di attenzione e cura verso il prossimo.
- Iniziare
da sé stessi: Seva sottolinea l'importanza di essere gentili con sé
stessi prima di esserlo con gli altri. Ciò significa non trascurare i
propri bisogni, partire dal prendersi cura di sé e poi estendere questa
gentilezza verso gli altri. Questo significa rispettare i propri limiti e
non dare troppo di sé fino a non rispettarsi.
- Volontariato
e azioni disinteressate: "Seva" può anche includere il
volontariato o altre azioni fatte per il bene altrui senza aspettarsi una
ricompensa. L'importante è che queste azioni siano compiute con sincerità
e senza cercare un tornaconto personale.
- Attenzione
alle interazioni quotidiane: "Seva" si applica anche nelle
interazioni quotidiane con le persone che incontriamo, come colleghi,
familiari o sconosciuti. Un piccolo gesto gentile può avere un impatto
significativo sia su chi lo riceve che su chi lo compie.
"Seva" non è solo un'azione, ma un approccio
alla vita che promuove la gentilezza, l'empatia e la connessione umana.
Praticare "Seva" quotidianamente contribuisce a migliorare l'umore,
ridurre lo stress e creare un senso di benessere personale e sociale.
Il principio di Abhyasa, che in sanscrito significa "pratica costante", è uno dei principi fondamentali dello yoga. Anche se durante le festività natalizie il tempo libero sembra diminuire a causa degli impegni familiari, del lavoro extra e dei preparativi per le feste, è importante non abbandonare completamente la propria pratica.
Invece di interrompere completamente la pratica e rimandarla a gennaio, quando la vita "tornerà alla normalità", è meglio trovare un ritmo sostenibile per questo periodo specifico.
Abhyasa significa:
- Praticare per un tempo più breve: invece di 60 minuti, si possono dedicare solo 10 minuti al giorno alla pratica yoga.
- Scegliere pratiche più brevi: si possono selezionare lezioni di yoga o meditazione di 10-15 minuti.
- Praticare a giorni alterni: invece di praticare ogni giorno, si può scegliere di farlo a giorni alterni.
- Concentrarsi sul respiro: anche solo dedicare alcuni minuti al giorno alla respirazione consapevole può essere un'ottima forma di Abhyasa.
Mantenere una pratica costante, anche se ridotta, durante le festività natalizie offre diversi benefici:
- Ancoraggio: la pratica diventa un punto fermo a cui tornare quando la vita sembra travolgente.
- Energia: anche una breve pratica fornisce la giusta energia per affrontare la giornata.
- Centratura: aiuta a rimanere presenti e consapevoli in mezzo al caos delle feste.
Ricordiamo che Abhyasa non è una punizione, ma un atto di amore verso noi stessi. Scegliendo di dedicare del tempo alla pratica, anche durante le festività, ci prendiamo cura del nostro benessere fisico e mentale, garantendoci un'esperienza più serena e gioiosa.
Ispirato da Veronika Vasko
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