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sabato 7 dicembre 2024

Gestire lo stress (non solo natalizio) grazie alla filosofia yoga

 

Ecco come la filosofia yoga può aiutare a gestire lo stress natalizio:

Il principio di Asteya, che in sanscrito significa "non rubare", assume un significato profondo durante il periodo festivo, spesso caratterizzato da eccessi e pressioni sociali. Asteya ci invita a gestire responsabilmente le nostre risorse, evitando di "rubare" a noi stessi tempo, energia e denaro.

Durante le festività, la tentazione di spendere troppo per regali costosi è forte, spinti dal desiderio di compiacere gli altri o dalla pressione consumistica. Questo atteggiamento, però, può portare a un depauperamento delle nostre risorse economiche e a un conseguente stress finanziario. Asteya ci ricorda di stabilire un budget realistico e di scegliere regali significativi, ma che non compromettano il nostro benessere finanziario.

Allo stesso modo, la frenesia delle feste può indurci a dire di sì a troppi impegni sociali, trascurando il nostro bisogno di riposo e relax. Accettare ogni invito, partecipare a ogni evento, può portare a un esaurimento delle nostre energie fisiche ed emotive. Asteya ci insegna a stabilire dei limiti sani e a dire di no quando necessario, proteggendo il nostro tempo e le nostre energie.

Asteya si applica anche alla nostra energia vitale. Quando ci impegniamo in attività frenetiche, lavoriamo eccessivamente o ci preoccupiamo costantemente, "rubiamo" energia a noi stessi, compromettendo la nostra salute e il nostro benessere.
La pratica di Asteya ci incoraggia a prenderci cura di noi stessi, a riposare a sufficienza, a nutrirci in modo sano e a dedicare del tempo ad attività che ci ricaricano.

 Asteya significa:

  • Essere consapevoli delle nostre risorse limitate di tempo, energia e denaro.
  • Evitare di spendere troppo, stabilendo un budget realistico per i regali.
  • Imparare a dire di no agli impegni sociali che ci svuotano di energie.
  • Prendersi cura di sé, riposando a sufficienza e dedicando tempo ad attività rigeneranti.

Applicando Asteya, possiamo vivere le festività in modo più equilibrato e sereno, evitando gli eccessi che possono portare a stress e insoddisfazione.

Il principio di Santosha, che in sanscrito significa "appagamento" o "contentezza", è particolarmente rilevante durante il periodo festivo, quando si è spesso bombardati da messaggi che incitano al consumo e al confronto sociale. La chiave per applicare Santosha durante le festività è spostare l'attenzione da ciò che manca a ciò che si ha già, coltivando un senso di gratitudine per l'abbondanza presente nella propria vita.

Spesso durante le festività ci si concentra su ciò che non si ha: il regalo perfetto, l'invitante cena di Natale come quella vista sui social media, la casa decorata in modo impeccabile. Questa mentalità di mancanza porta inevitabilmente a insoddisfazione, stress e ansia. Santosha, invece, ci invita a riconoscere e apprezzare la ricchezza già presente nelle nostre vite, a partire dalle piccole cose:

  • Relazioni significative: la presenza di amici, familiari e persone care è un dono prezioso da celebrare.
  • Beni materiali: avere un tetto sopra la testa, cibo a sufficienza e la possibilità di accedere a beni e servizi di base è una fortuna che spesso diamo per scontata.
  • Opportunità: avere la possibilità di lavorare, studiare, viaggiare, coltivare i propri interessi, sono tutte opportunità che arricchiscono la nostra vita.

La consapevolezza di questa abbondanza è fondamentale per coltivare Santosha. Anche solo il fatto di poter ascoltare un podcast indica che si dispone di risorse superiori rispetto a gran parte della popolazione mondiale. Riconoscere questa realtà ci aiuta a sentirci più grati e soddisfatti.

Santosha significa:

  • Essere grati per ciò che si ha, invece di concentrarsi su ciò che manca.
  • Apprezzare le piccole cose, come una tazza di tè calda, una passeggiata nella natura, un momento di relax.
  • Coltivare relazioni significative, dedicando tempo di qualità alle persone care.
  • Spostare l'attenzione dal materialismo all'essenziale, cercando la gioia nelle esperienze piuttosto che negli oggetti.

Applicando il principio di Santosha, si possono vivere le festività in modo più autentico e sereno, liberi dalla trappola del consumismo e del confronto sociale. La vera gioia, infatti, non deriva dall'accumulare beni materiali o dall'impressionare gli altri, ma dalla consapevolezza di ciò che realmente conta nella vita.

Il principio di Ahimsa, che significa non-violenza, è fondamentale nella filosofia yoga. Durante le festività natalizie, spesso un periodo di grande stress e interazioni intense, applicare ahimsa può contribuire a un'esperienza più serena e armoniosa,

Ahimsa va oltre la semplice astensione dalla violenza fisica; si estende alla gentilezza, all'empatia e alla compassione verso noi stessi e gli altri. Invece di lasciarci travolgere dalle pressioni e dalle aspettative, possiamo scegliere di rispondere con gentilezza e comprensione.

Ahimsa significa:

  • Comunicazione gentile: essere consapevoli del nostro linguaggio e del tono di voce, scegliendo parole gentili e incoraggianti, soprattutto quando ci sentiamo stressati o frustrati.
  • Ascolto empatico: prendersi il tempo per ascoltare veramente i nostri cari, cercando di comprendere i loro punti di vista e le loro emozioni.
  • Pazienza e tolleranza: accettare che le cose potrebbero non andare sempre come previsto e rispondere con pazienza invece di irritazione o rabbia.
  • Rispetto dei limiti: stabilire e rispettare i nostri limiti, dicendo "no" quando necessario per proteggere il nostro benessere fisico ed emotivo.
  • Compassione verso noi stessi: essere gentili con noi stessi, riconoscendo i nostri limiti e accettando i nostri errori.

Coltivando la gentilezza e la compassione durante le festività, possiamo creare un'atmosfera più pacifica e gioiosa per noi stessi e per chi ci circonda.

Il principio di Svadhyaya, che in sanscrito significa "studio di sé" o "auto-riflessione", può essere un prezioso strumento per navigare il periodo festivo con maggiore consapevolezza e serenità. Mentre le festività tendono ad essere un periodo di intense interazioni sociali e attività frenetiche, Svadhyaya ci invita a ricavarci uno spazio per riconnetterci con la nostra vera essenza.

Svadhyaya non si limita a un'analisi intellettuale, ma implica un'esplorazione profonda di noi stessi: chi siamo, quali sono i nostri valori, cosa ci rende grati, quali sono i nostri obiettivi e cosa desideriamo migliorare. Questo processo di introspezione può aiutarci a ridefinire le nostre priorità, a comprendere meglio i nostri bisogni e a vivere le festività in modo più autentico e appagante.

  • Dedicare del tempo alla riflessione: anche solo pochi minuti al giorno, al mattino o alla sera, possono essere sufficienti per fermarsi e ascoltare la voce interiore.
  • Scrivere un diario: mettere per iscritto i propri pensieri e le proprie emozioni può aiutare a chiarire la mente e a prendere consapevolezza dei propri schemi mentali.
  • Fare una camminata contemplativa: il contatto con la natura può favorire il rilassamento e l'introspezione.
  • Parlare con un amico fidato: condividere i propri pensieri e le proprie riflessioni con qualcuno di cui ci fidiamo può offrire nuove prospettive e supporto emotivo.
  • Creare arte: esprimere sé stessi attraverso la pittura, la musica, la scrittura o altre forme artistiche può essere un modo potente per esplorare il proprio mondo interiore.
  • Utilizzare le pratiche yoga e di meditazione: come sottolineato nel principio Abhyasa, la pratica costante di yoga e meditazione ci aiuta a rimanere presenti e consapevoli, creando lo spazio mentale necessario per la riflessione.

Il periodo festivo è tradizionalmente un momento in cui si fanno bilanci sull'anno trascorso e si formulano propositi per il futuro. Svadhyaya ci invita ad andare oltre i semplici obiettivi materiali, incoraggiandoci a riflettere sui nostri valori e su ciò che desideriamo coltivare nella nostra vita.

Le domande chiave da porsi durante questo periodo di introspezione potrebbero essere:

  • Per cosa sono grato nella mia vita?
  • Quali sono i miei valori fondamentali?
  • Cosa desidero coltivare nell'anno a venire?
  • Come posso vivere le festività in modo più allineato con i miei valori?

Attraverso la pratica di Svadhyaya, possiamo trasformare le festività da un periodo di stress e frenesia in un'opportunità di crescita personale e di riconnessione con noi stessi. 

Ishvara Pranidhana è spesso tradotto come "arrendersi a Dio", ma questa interpretazione può essere limitante. L'essenza di questo insegnamento è più ampia e si riferisce all'accettazione di ciò che la vita ci porta e che non possiamo controllare. Questo principio non è legato alla religione, ma piuttosto all'idea di fare pace con l'impossibilità di controllare ogni aspetto della vita.

 Ishvara Pranidhana significa:

  • Riconoscere ciò che non si può controllare: È importante fare un'introspezione e capire quante cose nella vita non sono sotto il nostro controllo. Ad esempio, non possiamo controllare il modo di pensare o le azioni degli altri. Questo è un primo passo fondamentale per applicare Ishvara Pranidhana.
  • Fare pace con l'impossibilità di controllare: Invece di lottare contro ciò che non si può cambiare, l'obiettivo è fare pace con questa realtà. Accettare che non possiamo controllare ogni cosa aiuta a ridurre lo stress e a trovare una maggiore serenità.
  • Lasciare andare l'attaccamento al controllo: Molto spesso, le persone tendono ad avere un forte bisogno di controllare tutto, il che porta ad un aumento dello stress. Ishvara Pranidhana incoraggia a lasciare andare questo attaccamento e a delegare quando è possibile. Non si tratta di diventare passivi, ma di capire dove è utile esercitare il controllo e dove invece è meglio lasciar andare.
  • Concentrarsi su ciò che si può controllare: Invece di focalizzarsi su ciò che non si può cambiare, è importante concentrarsi su ciò che è sotto il nostro controllo, come le nostre azioni e reazioni. Si tratta di dirigere le nostre energie verso ciò che possiamo effettivamente influenzare, come il nostro benessere personale.
  • Non arrendersi in modo passivo: Ishvara Pranidhana non significa "mettere giù le armi" o assumere un atteggiamento vittimistico, ma significa osservare con onestà quali sono le cose che non possiamo controllare e accettarle. Questo approccio permette di concentrarsi su ciò che possiamo effettivamente cambiare e di vivere in modo più sereno.

Satya significa autenticità. Questo principio si riferisce all'importanza di essere onesti con sé stessi e di comunicare la propria verità, specialmente riguardo ai propri limiti. Satya non si limita a non dire bugie, ma implica essere onesti con sé stessi e sentire la voce della propria anima, distinguendola dalle chiacchiere della mente e dell'ego.

Satya significa:

Essere onesti con sé stessi: Il primo passo è quello di essere sinceri con sé stessi riguardo ai propri sentimenti, bisogni e limiti. Questo implica un'introspezione per capire cosa è vero per noi, e cosa è motivato da paura o ego.

Riconoscere i propri limiti: Satya implica anche riconoscere quando si è al limite, sia fisicamente che emotivamente. È fondamentale capire dove sono i propri confini e cosa si può gestire o meno.

Comunicare la propria verità: Dopo aver riconosciuto i propri limiti, è importante comunicare la propria verità, esprimendo i propri confini in modo chiaro e rispettoso. Questo può significare dire "no" a un impegno o a una richiesta che sentiamo essere troppo per noi.

Prendere decisioni in linea con la propria verità: Satya ci invita a prendere decisioni che siano allineate con la nostra verità interiore. Questo significa fare scelte che rispettino i nostri bisogni e valori, anche quando potrebbe essere difficile.

Ascoltare la voce della propria anima: Essere onesti con sé stessi significa sintonizzarsi con la voce della propria anima e non con le paure dell'ego. Questo aiuta a vivere in modo più autentico.

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Seva si definisce come servizio disinteressato, ovvero compiere azioni gentili verso gli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Non si tratta di fare grandi sacrifici o di dare eccessivamente fino a trascurare i propri bisogni, ma di compiere piccoli gesti di gentilezza nella vita quotidiana.

Seva significa:

  • Piccoli atti di gentilezza: "Seva" si manifesta attraverso azioni semplici come offrire un sorriso, uno sguardo amichevole, o aiutare qualcuno in difficoltà. Questi gesti possono sembrare banali, ma contribuiscono a creare esperienze positive.
  • Servire gli altri con empatia: Si tratta di prendersi cura degli altri con interesse e gentilezza, esprimendo empatia. Questo non richiede necessariamente grandi investimenti di tempo o risorse, ma piuttosto un approccio di attenzione e cura verso il prossimo.
  • Iniziare da sé stessi: Seva sottolinea l'importanza di essere gentili con sé stessi prima di esserlo con gli altri. Ciò significa non trascurare i propri bisogni, partire dal prendersi cura di sé e poi estendere questa gentilezza verso gli altri. Questo significa rispettare i propri limiti e non dare troppo di sé fino a non rispettarsi.
  • Volontariato e azioni disinteressate: "Seva" può anche includere il volontariato o altre azioni fatte per il bene altrui senza aspettarsi una ricompensa. L'importante è che queste azioni siano compiute con sincerità e senza cercare un tornaconto personale.
  • Attenzione alle interazioni quotidiane: "Seva" si applica anche nelle interazioni quotidiane con le persone che incontriamo, come colleghi, familiari o sconosciuti. Un piccolo gesto gentile può avere un impatto significativo sia su chi lo riceve che su chi lo compie.

"Seva" non è solo un'azione, ma un approccio alla vita che promuove la gentilezza, l'empatia e la connessione umana. Praticare "Seva" quotidianamente contribuisce a migliorare l'umore, ridurre lo stress e creare un senso di benessere personale e sociale.

Il principio di Abhyasa, che in sanscrito significa "pratica costante", è uno dei principi fondamentali dello yoga.  Anche se durante le festività natalizie il tempo libero sembra diminuire a causa degli impegni familiari, del lavoro extra e dei preparativi per le feste, è importante non abbandonare completamente la propria pratica.

Abhyasa non significa necessariamente dedicare un'ora intera alla pratica yoga ogni giorno, soprattutto se in questo periodo dell'anno ci si sente più stanchi o si hanno meno energie.
Anzi, è consigliato adattare la pratica alle proprie esigenze e al tempo a disposizione.

Invece di interrompere completamente la pratica e rimandarla a gennaio, quando la vita "tornerà alla normalità", è meglio trovare un ritmo sostenibile per questo periodo specifico.

Abhyasa significa:

  • Praticare per un tempo più breve: invece di 60 minuti, si possono dedicare solo 10 minuti al giorno alla pratica yoga.
  • Scegliere pratiche più brevi: si possono selezionare lezioni di yoga o meditazione di 10-15 minuti.
  • Praticare a giorni alterni: invece di praticare ogni giorno, si può scegliere di farlo a giorni alterni.
  • Concentrarsi sul respiro: anche solo dedicare alcuni minuti al giorno alla respirazione consapevole può essere un'ottima forma di Abhyasa.

Mantenere una pratica costante, anche se ridotta, durante le festività natalizie offre diversi benefici:

  • Ancoraggio: la pratica diventa un punto fermo a cui tornare quando la vita sembra travolgente.
  • Energia: anche una breve pratica fornisce la giusta energia per affrontare la giornata.
  • Centratura: aiuta a rimanere presenti e consapevoli in mezzo al caos delle feste.

Ricordiamo che Abhyasa non è una punizione, ma un atto di amore verso noi stessi. Scegliendo di dedicare del tempo alla pratica, anche durante le festività, ci prendiamo cura del nostro benessere fisico e mentale, garantendoci un'esperienza più serena e gioiosa.

Ispirato da Veronika Vasko


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