Entrare in conflitto per avere ragione non ne vale la pena se la
propria priorità è la serenità. Cosa
vale di più, la tua pace interiore o quello che gli altri pensano di te?
L'obiettivo profondo della pratica spirituale non è ottenere un benessere
momentaneo o una vita piacevole in senso mondano. Anche se ci si avvicina al
sentiero per ragioni mondane (problemi di salute, relazioni, ansia),
l'obiettivo autentico è sviluppare le proprie qualità interiori e
superare le cattive abitudini come rabbia, avarizia, invidia, gelosia,
attaccamento all'ego. Questo porta a una stabilità reale e duratura
e a un benessere che va oltre il momento presente, influenzando anche le
"impronte" nella mente che persistono di vita in vita. Si tratta di
avere una vita significativa, diventando una persona migliore
capace di affrontare le difficoltà inevitabili.
In questo contesto, il desiderio di "aver ragione" o di
"ottenere la vittoria" in un conflitto viene presentato come
strettamente legato all'egoismo, all'orgoglio,
all'arroganza e all'attaccamento a sé stessi
e al proprio punto di vista. È una delle componenti principali che aggravano i
conflitti. La tendenza è di seguire l'ossessione all'autoconservazione dell'io
e del mio, che porta a voler far vedere che si è "giusti" e l'altro è
"sbagliato", anche quando si sa concettualmente che la verità si
trova spesso "fra le verità".
La vera vittoria non è esterna, non è vincere contro l’altra
persona, ma è la vittoria "su sé
stessi". Avere il
desiderio di aver ragione e di vincere porta a coltivare avversione, arroganza
ed egoismo.
Il punto importante è dare le giuste priorità. Mentre si
può avere un parere valido o delle ragioni per preferire una certa situazione, la
priorità che si sceglie è ciò che conta. Se la priorità è l'armonia, la pace
interiore, lo sviluppo delle proprie qualità e il superamento dell'egoismo,
allora il bisogno di "aver ragione" perde valore.
L'addestramento mentale (Lojong) include precetti difficili come quello di
"offrire all'altro la vittoria e prendere su di sé la sconfitta".
Questo non significa essere deboli, ma scegliere di non alimentare il proprio
egoismo, la rabbia, l'odio, l'avversione. Questa scelta, benché faticosa, porta
a una liberazione e una gioia profonda. Essere attaccati al
conflitto e al bisogno di aver ragione impedisce di vedere le altre possibilità
e tutto ciò che di costruttivo c'è intorno.
Citando Shantideva, la domanda fondamentale è: cosa vale di più, la
tua pace interiore o quello che gli altri pensano di te?
La nostra sofferenza in un conflitto non deriva dall'azione esterna in sé, ma
dalle nostre ferite interiori, aspettative non risolte, o dal filtro attraverso
cui vediamo la realtà. Nessun altro ha il potere reale di impedirci di amare o
forzarci a odiare; questa è una nostra scelta e una libertà di
cui spesso non siamo consapevoli.
Pertanto, se l'obiettivo è la stabilità interiore, la pace e lo sviluppo
spirituale, rinunciare al bisogno di aver ragione nelle
dispute esterne, che è alimentato dall'ego e dai veleni mentali, è un
passo fondamentale e necessario. La nostra energia e il nostro tempo
sono troppo preziosi per essere spesi nel mantenere e alimentare il conflitto
legato al desiderio di vittoria e di aver ragione.
La vera priorità è la trasformazione interiore, non la conferma esterna di
essere nel giusto.
L'obiettivo primario della pratica spirituale non è semplicemente quello di
"star bene adesso" o di avere una vita piacevole e priva di
difficoltà. Sebbene molti si avvicinino al sentiero spirituale per ragioni
mondane, come affrontare problemi di salute, relazioni, ansia o per semplice
curiosità, queste sono viste come punti di partenza normali, ma non l'obiettivo
ultimo.
L'obiettivo effettivo e più profondo della pratica spirituale è
piuttosto quello di sviluppare le proprie qualità interiori (come
pazienza, amore, consapevolezza, generosità) e di superare le proprie
cattive abitudini (come rabbia, avarizia, invidia, gelosia, attaccamento
all'ego). Questo porta a una stabilità interiore reale e duratura, a un
benessere che non è superficiale e momentaneo, e alla capacità di vivere in
uno stato di equilibrio. Si tratta di trasformare le "impronte"
nella mente che persistono di vita in vita, non solo la mente a livello
grossolano che finisce con la morte. In sintesi, l'obiettivo è avere una vita
significativa, diventando una persona migliore, capace di affrontare le
inevitabili difficoltà della vita (che, come sottolineato, non cessano con la
pratica spirituale) con pazienza, stabilità e abitudini positive.
Nel contesto di questo obiettivo di trasformazione interiore e superamento
dell'ego, il verso del Lojong che invita a "offrire all'altro la
vittoria e prendere su di sé la sconfitta" emerge come una pratica
fondamentale e potente.
1. La
natura del conflitto e l'attaccamento ad "Aver Ragione": i conflitti,
anche nelle banalità quotidiane (come l'esempio dei fiori sul tavolo o i monaci
con i piatti), contengono sempre, oltre a un aspetto oggettivo, una forte
componente legata al nostro orgoglio, all'arroganza e all'attaccamento
all'aver ragione. C'è un'ossessione per l'autoconservazione dell'io e del
mio. La nostra tendenza naturale è quella di seguire questo egoismo.
2. Il
desiderio di vittoria esterna alimenta i veleni mentali: voler
"vincere" in un conflitto, cercare di far capire all'altro che
"io sono giusto, tu sei sbagliato", o cercare di colpire l'altro, alimenta
l'avversione, l'arroganza e l'egoismo. Come abbiamo discusso, questo
desiderio di "aver ragione" non porta serenità ma sofferenza e
aggrava il conflitto.
3. La
vera vittoria è interiore: il Buddha ha insegnato che la più grande
vittoria "non è la vittoria contro il nemico ma è la vittoria su sé
stesso". Offrire la vittoria all'altro, anche se appare come una
sconfitta esterna, è in realtà la vera vittoria profonda perché permette
di superare la propria abitudine egoistica, la rabbia, l'odio e l'avversione. È
una vittoria sul proprio egoismo e sulle proprie cattive abitudini.
4. Una
scelta consapevole e difficile: questo non è un invito a essere deboli o
passivi, ma una scelta consapevole e deliberata. È una pratica
"faticosa" che richiede "coraggio di guardarsi negli occhi"
e un "impegno irrevocabile di mettere in pratica quello che impari".
Non è sufficiente comprenderlo concettualmente; la sua forza sta nell'applicazione.
5. Dare
la giusta priorità: la capacità di praticare questo verso dipende dal dare
le giuste priorità. Se la nostra priorità è la pace interiore, l'armonia e lo
sviluppo spirituale, allora il bisogno di "aver ragione" nelle
dispute perde la sua importanza. La vita è troppo preziosa e passa in fretta;
spendere energia nel mantenere e alimentare conflitti legati al bisogno di aver
ragione distoglie dall'obiettivo di coltivare qualità positive come pazienza,
soddisfazione, amore.
6. Liberazione
e nuove possibilità: quando si riesce a offrire la vittoria, si prova una sensazione
profonda di liberazione e di gioia. Si smette di essere "intrappolati
nel problema" e si apre la visione a "tutto un orizzonte" di
possibilità che prima erano oscurate dal fissarsi sul conflitto.
7. Trasformare
la realtà esterna (indirettamente): curiosamente, trasformando il proprio
modo di relazionarsi con la realtà e smettendo di reagire nello stesso modo, si
finisce per trasformare anche la persona o la situazione esterna, senza
volerlo fare direttamente. Inoltre, affrontare il conflitto in questo modo
aiuta a vedere che la sofferenza spesso non deriva dall'azione altrui in sé, ma
dalle proprie "ferite non risolte" o dalle aspettative.
8. Attenzione
all'Ego sottile: è fondamentale che questa pratica sia fatta con sincerità
e "in segreto". Se si utilizza questa pratica per aumentare il
proprio ego, vantandosi di aver "offerto la vittoria", si
"trasformano i dei in demoni" o si "mangia cibo
avvelenato". La pratica spirituale, se contaminata dall'ossessione all'autogratificazione,
diventa dannosa anziché nutritiva.
Offrire la vittoria e prendere la sconfitta non è l'obiettivo ultimo della
pratica spirituale in sé, ma è un metodo potentissimo e centrale (un
"antidoto") per raggiungere tale obiettivo. Affrontando il nostro
profondo attaccamento ad aver ragione e al bisogno di vincere, attuiamo
direttamente la trasformazione interiore, superiamo l'egoismo e le abitudini
negative che sono le vere cause della nostra sofferenza e che ci impediscono di
raggiungere la stabilità e la libertà interiore duratura. Ci permette di dare
la giusta priorità alla nostra crescita interiore rispetto alle dispute esterne
effimere.
Fonte: Offri la vittoria - Mercoledì al Kunpen con Lama Michel Rinpoche

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