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sabato 17 maggio 2025

Offri la vittoria - Lama Michel Rinpoche

 

Entrare in conflitto per avere ragione non ne vale la pena se la propria priorità è la serenità. Cosa vale di più, la tua pace interiore o quello che gli altri pensano di te?
L'obiettivo profondo della pratica spirituale non è ottenere un benessere momentaneo o una vita piacevole in senso mondano. Anche se ci si avvicina al sentiero per ragioni mondane (problemi di salute, relazioni, ansia), l'obiettivo autentico è sviluppare le proprie qualità interiori e superare le cattive abitudini come rabbia, avarizia, invidia, gelosia, attaccamento all'ego. Questo porta a una stabilità reale e duratura e a un benessere che va oltre il momento presente, influenzando anche le "impronte" nella mente che persistono di vita in vita. Si tratta di avere una vita significativa, diventando una persona migliore capace di affrontare le difficoltà inevitabili.

In questo contesto, il desiderio di "aver ragione" o di "ottenere la vittoria" in un conflitto viene presentato come strettamente legato all'egoismo, all'orgoglio, all'arroganza e all'attaccamento a sé stessi e al proprio punto di vista. È una delle componenti principali che aggravano i conflitti. La tendenza è di seguire l'ossessione all'autoconservazione dell'io e del mio, che porta a voler far vedere che si è "giusti" e l'altro è "sbagliato", anche quando si sa concettualmente che la verità si trova spesso "fra le verità".

La vera vittoria non è esterna, non è vincere contro l’altra persona, ma è la vittoria "su stessi". Avere il desiderio di aver ragione e di vincere porta a coltivare avversione, arroganza ed egoismo.

Il punto importante è dare le giuste priorità. Mentre si può avere un parere valido o delle ragioni per preferire una certa situazione, la priorità che si sceglie è ciò che conta. Se la priorità è l'armonia, la pace interiore, lo sviluppo delle proprie qualità e il superamento dell'egoismo, allora il bisogno di "aver ragione" perde valore.

L'addestramento mentale (Lojong) include precetti difficili come quello di "offrire all'altro la vittoria e prendere su di sé la sconfitta". Questo non significa essere deboli, ma scegliere di non alimentare il proprio egoismo, la rabbia, l'odio, l'avversione. Questa scelta, benché faticosa, porta a una liberazione e una gioia profonda. Essere attaccati al conflitto e al bisogno di aver ragione impedisce di vedere le altre possibilità e tutto ciò che di costruttivo c'è intorno.

Citando Shantideva, la domanda fondamentale è: cosa vale di più, la tua pace interiore o quello che gli altri pensano di te?
La nostra sofferenza in un conflitto non deriva dall'azione esterna in sé, ma dalle nostre ferite interiori, aspettative non risolte, o dal filtro attraverso cui vediamo la realtà. Nessun altro ha il potere reale di impedirci di amare o forzarci a odiare; questa è una nostra scelta e una libertà di cui spesso non siamo consapevoli.
Pertanto, se l'obiettivo è la stabilità interiore, la pace e lo sviluppo spirituale, rinunciare al bisogno di aver ragione nelle dispute esterne, che è alimentato dall'ego e dai veleni mentali, è un passo fondamentale e necessario. La nostra energia e il nostro tempo sono troppo preziosi per essere spesi nel mantenere e alimentare il conflitto legato al desiderio di vittoria e di aver ragione.
La vera priorità è la trasformazione interiore, non la conferma esterna di essere nel giusto.

L'obiettivo primario della pratica spirituale non è semplicemente quello di "star bene adesso" o di avere una vita piacevole e priva di difficoltà. Sebbene molti si avvicinino al sentiero spirituale per ragioni mondane, come affrontare problemi di salute, relazioni, ansia o per semplice curiosità, queste sono viste come punti di partenza normali, ma non l'obiettivo ultimo.

L'obiettivo effettivo e più profondo della pratica spirituale è piuttosto quello di sviluppare le proprie qualità interiori (come pazienza, amore, consapevolezza, generosità) e di superare le proprie cattive abitudini (come rabbia, avarizia, invidia, gelosia, attaccamento all'ego). Questo porta a una stabilità interiore reale e duratura, a un benessere che non è superficiale e momentaneo, e alla capacità di vivere in uno stato di equilibrio. Si tratta di trasformare le "impronte" nella mente che persistono di vita in vita, non solo la mente a livello grossolano che finisce con la morte. In sintesi, l'obiettivo è avere una vita significativa, diventando una persona migliore, capace di affrontare le inevitabili difficoltà della vita (che, come sottolineato, non cessano con la pratica spirituale) con pazienza, stabilità e abitudini positive.

Nel contesto di questo obiettivo di trasformazione interiore e superamento dell'ego, il verso del Lojong che invita a "offrire all'altro la vittoria e prendere su di sé la sconfitta" emerge come una pratica fondamentale e potente.

1.  La natura del conflitto e l'attaccamento ad "Aver Ragione": i conflitti, anche nelle banalità quotidiane (come l'esempio dei fiori sul tavolo o i monaci con i piatti), contengono sempre, oltre a un aspetto oggettivo, una forte componente legata al nostro orgoglio, all'arroganza e all'attaccamento all'aver ragione. C'è un'ossessione per l'autoconservazione dell'io e del mio. La nostra tendenza naturale è quella di seguire questo egoismo.

2. Il desiderio di vittoria esterna alimenta i veleni mentali: voler "vincere" in un conflitto, cercare di far capire all'altro che "io sono giusto, tu sei sbagliato", o cercare di colpire l'altro, alimenta l'avversione, l'arroganza e l'egoismo. Come abbiamo discusso, questo desiderio di "aver ragione" non porta serenità ma sofferenza e aggrava il conflitto.

3.  La vera vittoria è interiore: il Buddha ha insegnato che la più grande vittoria "non è la vittoria contro il nemico ma è la vittoria su sé stesso". Offrire la vittoria all'altro, anche se appare come una sconfitta esterna, è in realtà la vera vittoria profonda perché permette di superare la propria abitudine egoistica, la rabbia, l'odio e l'avversione. È una vittoria sul proprio egoismo e sulle proprie cattive abitudini.

4.  Una scelta consapevole e difficile: questo non è un invito a essere deboli o passivi, ma una scelta consapevole e deliberata. È una pratica "faticosa" che richiede "coraggio di guardarsi negli occhi" e un "impegno irrevocabile di mettere in pratica quello che impari". Non è sufficiente comprenderlo concettualmente; la sua forza sta nell'applicazione.

5.      Dare la giusta priorità: la capacità di praticare questo verso dipende dal dare le giuste priorità. Se la nostra priorità è la pace interiore, l'armonia e lo sviluppo spirituale, allora il bisogno di "aver ragione" nelle dispute perde la sua importanza. La vita è troppo preziosa e passa in fretta; spendere energia nel mantenere e alimentare conflitti legati al bisogno di aver ragione distoglie dall'obiettivo di coltivare qualità positive come pazienza, soddisfazione, amore.

6.  Liberazione e nuove possibilità: quando si riesce a offrire la vittoria, si prova una sensazione profonda di liberazione e di gioia. Si smette di essere "intrappolati nel problema" e si apre la visione a "tutto un orizzonte" di possibilità che prima erano oscurate dal fissarsi sul conflitto.

7. Trasformare la realtà esterna (indirettamente): curiosamente, trasformando il proprio modo di relazionarsi con la realtà e smettendo di reagire nello stesso modo, si finisce per trasformare anche la persona o la situazione esterna, senza volerlo fare direttamente. Inoltre, affrontare il conflitto in questo modo aiuta a vedere che la sofferenza spesso non deriva dall'azione altrui in sé, ma dalle proprie "ferite non risolte" o dalle aspettative.

8.  Attenzione all'Ego sottile: è fondamentale che questa pratica sia fatta con sincerità e "in segreto". Se si utilizza questa pratica per aumentare il proprio ego, vantandosi di aver "offerto la vittoria", si "trasformano i dei in demoni" o si "mangia cibo avvelenato". La pratica spirituale, se contaminata dall'ossessione all'autogratificazione, diventa dannosa anziché nutritiva.

Offrire la vittoria e prendere la sconfitta non è l'obiettivo ultimo della pratica spirituale in sé, ma è un metodo potentissimo e centrale (un "antidoto") per raggiungere tale obiettivo. Affrontando il nostro profondo attaccamento ad aver ragione e al bisogno di vincere, attuiamo direttamente la trasformazione interiore, superiamo l'egoismo e le abitudini negative che sono le vere cause della nostra sofferenza e che ci impediscono di raggiungere la stabilità e la libertà interiore duratura. Ci permette di dare la giusta priorità alla nostra crescita interiore rispetto alle dispute esterne effimere.

Fonte: Offri la vittoria - Mercoledì al Kunpen con Lama Michel Rinpoche



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