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lunedì 19 maggio 2025

Meno aspettative, più amore - Lama Michel Rinpoche

 

Parliamo di una cosa che a volte può essere un po' un casino: i rapporti con gli altri. Amici, genitori, fratelli, sorelle, anche il cane o il gatto! Tutta roba complicata, vero? Lama Michel Rinpoche ci dà molte idee interessanti su perché le cose sono così difficili e come potremmo affrontarle meglio.

Lama Michel Rinpoche parla di un'esperienza personale: essere svegliato di notte più volte dalla propria cagnolina che ha bisogno di andare fuori. È faticoso, ti fa uscire dalla tua zona di comfort, soprattutto se ami dormire. Ma la cosa interessante è questa: quando facciamo qualcosa per qualcuno che non sta bene o ha bisogno, anche se c'è la stanchezza fisica, spesso non c'è quella stanchezza mentale ed emozionale che ti fa pensare "Perché lo sto facendo? Che fastidio!". Questa fatica mentale o emozionale, che a volte è peggio di quella fisica, viene fuori quando usciamo dalla nostra zona di comfort per aiutare qualcuno.

Spesso, quando il malessere dell'altro o il dover affrontare i suoi problemi ci spinge fuori da dove stiamo comodi, la nostra reazione automatica è l'avversione. Non vogliamo soffrire, vogliamo stare bene. E il problema è che tendiamo a concentrarci su di noi: se qualcosa fa bene a me o fa male a me.

Questo ci porta a parlare di quello che Lama Michel Rinpoche chiama l'"amore egoista". Sai quando dici "ti voglio bene" a qualcuno? A volte, senza volerlo, è un po' come dire "ti voglio bene perché sto bene quando sono con te" o "mi piace quello che sento quando stai con me". È un po' come amare il cioccolato. Ti prendi cura del cioccolato perché ti piace mangiarlo, ti fa stare bene. Ma se poi il cioccolato non ti fa più bene o non ti piace più, cambi idea, giusto? L'amore egoista è così: se l'altro non ti fa più sentire bene come prima, o addirittura ti fa sentire male, non è detto che gli vorrai bene allo stesso modo.

È per questo che a volte, quando qualcuno ti dice "non posso vivere senza di te", è un po' un segnale d'allarme. Significa che quella persona sta mettendo la sua felicità su di te, e se poi smette di essere felice, di chi sarà la colpa? Tua, ovviamente. Questo tipo di rapporto non funziona bene.

Quindi, l'amore che proviamo spesso è un mix di cose, e sì, una parte può essere egoista, perché diciamocelo, tutti siamo un po' egoisti e teniamo un sacco alle nostre sensazioni. La cosa importante è piano piano vedere e riconoscere sia l'amore egoista sia altri tipi di sentimenti.

Quando l'affetto è più profondo e sincero, riusciamo a stare vicino a chi ha bisogno senza sentire che è un peso o un sacrificio. Possiamo fare cose faticose, come svegliarsi tante volte di notte per il cane, senza sentire la fatica mentale o il peso di dire "Ma chi me l'ha fatto fare?". Gran parte della nostra fatica è mentale, non fisica.

Un punto fondamentale è imparare a distinguere tra i comportamenti, le azioni e la persona. Lama Michel Rinpoche dice che va benissimo dire "Questo comportamento non mi piace", "Non sono d'accordo su questa cosa". Ma tu non sei quel comportamento. Tu hai quel comportamento, ma hai anche altri comportamenti. Siamo fatti di tantissimi aspetti, anche che si contraddicono.

È difficile mettere un'etichetta alle persone. Se qualcuno dice una bugia, è un bugiardo? Quante volte deve mentire per esserlo? Se basta una volta, siamo tutti bugiardi. E per essere sinceri? Bisogna dire la verità sempre? Se fosse così, nessuno sarebbe sincero. La realtà è che non esistono persone categoricamente "bugiarde" o "sincere". Esistono persone che dicono la verità e dicono bugie a seconda delle situazioni.

Allo stesso modo, non possiamo dire "Questa persona è buona" o "Questa persona è cattiva". Tutti, anche chi fa cose terribili, di solito ha qualcuno a cui vuole bene. Non bisogna generalizzare sulla persona, ma giudicare le azioni o le caratteristiche.

Perché è così importante? Perché quando giudichiamo la persona, l'attrazione o l'avversione che proviamo va verso la persona. Se la giudichi "buona", vuoi starle vicino; se la giudichi "cattiva", vuoi starle lontano. Se invece giudichi solo le azioni ("questo modo di parlare è brutto", "quell'azione è buona"), l'attrazione o l'avversione va verso il comportamento. Questo ci aiuta a non creare conflitti o avversione verso la persona stessa.

C'è anche una cosa che facciamo spesso: se qualcuno a cui vogliamo bene fa qualcosa di sbagliato, tendiamo a giustificarlo o a dire che è una vittima. Invece, se qualcuno che non ci piace fa qualcosa di bello, tendiamo a sminuirlo. Questo succede perché tendiamo a relazionarci con un'immagine idealizzata della persona, non con quello che c'è dentro. Dobbiamo guardare il contenuto, non solo l'etichetta.

Puoi voler bene un sacco a qualcuno, vedere i suoi lati belli e ammirarli, ma allo stesso tempo vedere altri comportamenti che non ti piacciono e sperare che cambi. Vedere l'"ombra" (i lati negativi) in chi ami non toglie l'amore. Anzi, solo riconoscendo l'ombra si può portare la luce. E lo stesso vale per chi ti è difficile: devi poter vedere anche i suoi lati positivi.

Quando l'interazione con qualcuno ti fa uscire dalla tua zona di comfort, se riesci a non dare la colpa alla persona ma alla situazione o a una caratteristica (magari legata a una difficoltà o malattia), l'avversione va verso quella cosa lì. Questo ti dà energia per affrontare la situazione e aiutare. Ma se incolpi la persona, diventa più difficile aiutarla, perché la vedi come la causa della tua sofferenza. E istintivamente, quando qualcuno ci fa soffrire, vogliamo allontanarci.

Le piccole tensioni e avversioni possono accumularsi. Se non le affrontiamo subito, crescono piano piano finché un giorno non riusciamo più a sentirci legati a quella persona con affetto, perché l'avversione ha preso il sopravvento. È come una spina nel dito: se non la togli subito, la pelle ci cresce sopra, fa più male toglierla e può infettarsi. Le cose non dette o non affrontate dentro di noi fanno lo stesso: cercano un modo per manifestarsi, anche rovinando i rapporti.

Ricorda: la vera ragione per cui usciamo dalla nostra zona di comfort in una situazione con un altro è spesso la nostra incapacità di gestire quella situazione stando bene. Riconosci che sei tu a fare fatica. Non dare la colpa all'altro. L'altro sta vivendo le sue difficoltà e reagisce a modo suo. Tu riconosci i tuoi limiti. Se riesci a reagire in modo diverso, meglio. Se riesci a rimanere neutrale, meglio ancora. Ma se vedi che è troppo difficile, è meglio creare un po' di distanza da certe situazioni o comportamenti. Distanza dal comportamento, non dalla persona. Questo ti protegge dal farti trascinare da sentimenti negativi.

È faticoso voler bene a qualcuno quando soffre o si comporta male. Ma la sofferenza (come l'aggressività o la violenza) è spesso una manifestazione di un dolore più profondo. È come una ricerca disperata di stare meglio o di far vedere che qualcosa non va dentro. Se riusciamo ad andare oltre il comportamento e vedere la sofferenza dietro, possiamo provare compassione. Non significa rimanere lì a farsi fare del male, ma capire che la "causa primaria" di quell'azione non è la persona stessa, ma i suoi condizionamenti, la sua sofferenza, la sua ignoranza. Vederla così ci aiuta a volere bene e avere compassione in modo più maturo.

I rapporti umani sono difficili, è normale. L'armonia tra persone vuol dire gestire un po' i "veleni mentali" di ognuno: gelosia, invidia, paura, attaccamento. Se rimaniamo male per il comportamento di qualcuno, vuol dire che siamo vivi. La cosa importante è non proiettare le nostre difficoltà sull'altro. Lavorare su noi stessi per non creare avversione e tensioni sottili.

Se vedi che un comportamento dell'altro ti fa stare male, devi riconoscerlo e dire "Ok, questo comportamento non va bene per me in questo momento" e creare distanza da quel comportamento. A volte, le persone hanno comportamenti contraddittori: alcuni ti piacciono e altri no. Non chiederti "Ma questa persona è buona o cattiva?", ma "Questa persona ha comportamenti che vivo bene e comportamenti che vivo male". Puoi non voler imitare o connetterti con i comportamenti negativi, ma comunque accogliere la persona, sapendo che dietro quei comportamenti c'è sofferenza.

Un altro punto super importante è non vittimizzarci. Quando facciamo qualcosa di sbagliato, anche se lo sappiamo, a volte cerchiamo di dire "Eh, ma è colpa sua!", "Guarda cosa mi è successo", "Come potevo fare diversamente?". Questo ci toglie la responsabilità e quindi non mettiamo l'energia per cambiare quel comportamento sbagliato. La punizione e il senso di colpa non servono. Il punto è guardare la radice del comportamento negativo e lavorare per non ripeterlo.

Dobbiamo anche imparare ad adattarci agli altri. Non basta avere buone intenzioni; dobbiamo cercare di agire in un modo che sia sano per noi e per gli altri.

Un esempio incredibile è quello di Lama Gangchen (suo maestro) dava la sua amicizia alle persone e non gli importava come si comportavano loro. Si relazionava con le qualità di ognuno, non con i loro difetti. La sua "regola" principale nell'amicizia era: "Se io ti voglio meno bene a causa del tuo comportamento, questo è un mio problema, non tuo". Questo è potente, perché le persone a cui vogliamo bene prima o poi faranno cose che non ci piacciono o che ci fanno soffrire; è normale. Se mettiamo troppe condizioni nell'amicizia ("devi comportarti come voglio io"), il rapporto si rompe facilmente.

Siamo noi stessi ad avere il potere di smettere di voler bene a qualcuno, di provare rabbia o rancore. A volte diamo questo potere agli altri, ma in realtà ce l'abbiamo noi.

Quindi, per mantenere i rapporti sani:

  • Non lasciare che piccole tensioni o avversioni crescano. Affrontale presto, come la spina.
  • Guarda gli aspetti e i comportamenti, non la persona intera, a partire da te stesso. Sii onesto con te stesso sui tuoi lati "ombra" o le tue ferite.
  • Accogli te stesso con affetto, senza incolparti, ma vedendo i tuoi comportamenti malsani per poterli cambiare.
  • Quando esci dalla tua zona di comfort in una situazione con un altro, chiediti: qual è la causa primaria della mia difficoltà? È la persona, o è la difficoltà/sofferenza/ansia che l'altro sta affrontando? Vedere la causa più profonda aiuta a non avere problemi con la persona.
  • Offri supporto e affetto a chi sta male, ma senza l'arroganza di dover risolvere la sua vita e senza aspettative su come dovrebbe essere o cosa dovrebbe già aver capito. Stai al suo fianco, vedi la sua luce e la sua ombra, e se riesci aiuta con l'ombra, ma non prenderti tu il peso del suo cambiamento.
  • Ricorda che trovare il tuo equilibrio interiore ti permette di stare bene anche quando le situazioni o i rapporti sono difficili.

Le relazioni sono un'arte, e richiedono impegno. Ma possiamo imparare a gestirle meglio iniziando a capirci meglio noi stessi e il modo in cui reagiamo.

Fonte: Meno aspettative, più amore: Mercoledì al Kunpen con Lama Michel Rinpoche

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