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venerdì 16 maggio 2025

4 - Lorig: 51 fattori mentale con Lama Michel Rinpoche

 


Cos'è la mente secondo la visione presentata e in che modo si differenzia dalla nostra percezione comune?
La mente non è una singola entità statica, una sorta di "Mega entità" o "grande cosa". È invece descritta come un flusso continuo di innumerevoli pensieri, emozioni, sentimenti e sensazioni, uno dopo l'altro. La nostra tendenza comune, invece, è quella di immaginare la mente come qualcosa di autonomo, con un proprio inizio e una propria fine, e di attribuirle un'identità fissa, come se fosse una "cosa" che fa questo o quello. Questa visione tradizionale non cattura la natura fluida e in costante trasformazione della mente.
Immagina un fiume che scorre: l'acqua cambia costantemente, proprio come i nostri pensieri.

Come percepiamo la realtà secondo il testo e qual è il ruolo delle "caselle"?
Percepiamo la realtà relazionandoci ad essa tramite delle "caselle" o categorie che creiamo. Tendiamo a vedere situazioni, persone e oggetti come entità indipendenti, con un inizio e una fine chiari, separate dal passato e dal futuro e dall'osservatore. Questo ci dà un senso di sicurezza e coerenza. Tuttavia, la realtà è in realtà un flusso continuo di trasformazione, dove nulla inizia o finisce in modo assoluto. Le "caselle" sono una modalità che la nostra mente utilizza per riuscire a relazionarsi con questo flusso, dividerlo e classificarlo, permettendoci di osservare, capire e interagire. Senza queste caselle, ci perderemmo nel flusso costante.
Per facilitare la comprensione del mondo, suddividiamo ciò che vediamo in categorie. Ad esempio, consideriamo un bambino e un adulto come due cose separate, ma in realtà il bambino si trasforma gradualmente in adulto senza un confine netto.

Cosa significa "nulla comincia, nulla finisce, tutto si trasforma" e come si lega alla nostra percezione della realtà?
Questa frase sottolinea la natura impermanente e interconnessa della realtà. In realtà, non c'è un momento preciso in cui qualcosa comincia o finisce; ogni cosa è la continuità di ciò che l'ha preceduta e si trasforma continuamente in ciò che seguirà. La nostra percezione della realtà, invece, si basa proprio sulla creazione di inizi e fini artificiali – le "caselle" – che ci permettono di dare un nome, un'identità e di relazionarci con il mondo. Sebbene la realtà sia un flusso continuo, la nostra mente ha bisogno di stabilire queste divisioni per poterla comprendere e interagire con essa.
Tutto è in evoluzione. Un fiore che sboccia non ha un momento esatto in cui "inizia" o "finisce"; cresce, appassisce e cambia forma continuamente.

Qual è la distinzione tra giudicare la persona e giudicare le azioni, e perché è importante?
È fondamentale imparare a giudicare le azioni, i comportamenti, le scelte e i punti di vista di una persona, piuttosto che giudicare la persona stessa. Quando giudichiamo la persona, la etichettiamo in base a un momento o ad un comportamento specifico (es. "è un bugiardo", "è aggressivo"). Questo non tiene conto della sua natura complessa e mutevole, fatta di un flusso continuo di pensieri, emozioni ed esperienze, che include anche caratteristiche contraddittorie. Giudicare l'azione, invece, sposta l'avversione o l'attrazione verso il comportamento in sé, permettendoci di reagire in modo diverso. Ad esempio, si può non apprezzare la bugia (l'azione) senza necessariamente non apprezzare la persona che ha mentito in quel momento. Questo approccio promuove una maggiore comprensione e riduce il conflitto sia verso gli altri che verso noi stessi, poiché anche noi siamo un flusso di tante cose, a volte contraddittorie.
Giudicare le azioni, non le persone.
Dire "Marco è un bugiardo" lo etichetta per sempre, mentre dire "Marco ha detto una bugia" permette di valutare solo il suo comportamento e riconoscere che può cambiare.

Cosa sono i cinque fattori mentali onnipresenti e perché sono considerati tali?
I cinque fattori mentali onnipresenti sono sensazione, discernimento, intenzione, attenzione e contatto. Sono chiamati onnipresenti perché esistono in ogni e in tutte le forme di mente primaria (cognizioni). Questo significa che, indipendentemente dal tipo di cognizione (diretta, inferenziale, valida o non valida), questi cinque fattori sono sempre presenti e la compongono. Nessuna forma di mente primaria può esistere senza di essi. La loro onnipresenza si lega anche al fatto che la mente, a livello grossolano dipendente dal cervello, è sempre in funzione.

Spiega il ruolo del contatto tra i cinque fattori mentali onnipresenti.
Il contatto è il fattore mentale in cui si uniscono tre elementi: l'oggetto sensoriale (ciò che viene percepito), il potere sensoriale (l'organo di senso, fisico) e la coscienza sensoriale (la parte della mente che percepisce i segnali). È il contatto che attiva il potere sensoriale e permette l'esperienza dell'oggetto. Funge da base per la sensazione e anche per il discernimento. Esistono sei tipi di contatto, uno per ogni senso (vista, udito, olfatto, gusto, tatto e mente). Il contatto non è una percezione passiva, ma contribuisce a formare la nostra esperienza della realtà, poiché ciò che percepiamo dipende dall'oggetto, dal potere sensoriale e dalla nostra coscienza sensoriale, tutti uniti nel contatto. L'importanza del contatto risiede anche nel fatto che influenza le sensazioni e il discernimento che ne conseguono.
Ad esempio, quando mangiamo un gelato, percepiamo il gusto (sensazione), riconosciamo il sapore (discernimento), decidiamo di prenderne un altro (intenzione), ci concentriamo su quello che mangiamo (attenzione) e attiviamo i nostri sensi per percepirlo (contatto).

Come si lega la sensazione alla legge del Karma e alle nostre azioni?
La sensazione è dove noi sperimentiamo sia l'oggetto del contatto (e quindi il mondo esterno) sia i risultati delle azioni compiute nel passato. È nel fattore mentale sensazione che si manifestano i risultati completamente maturi delle azioni virtuose e non virtuose (Karma). 
Un'azione virtuosa porta a sensazioni piacevoli, un'azione negativa a sensazioni spiacevoli, e un'azione neutra a sensazioni neutre. Pertanto, la sensazione è il modo in cui sperimentiamo gli effetti del nostro Karma. 
La sensazione è anche la base per generare attrazione (per le sensazioni piacevoli), avversione (per le spiacevoli) o indifferenza (per le neutre), che a loro volta guidano le nostre azioni future, alimentando il ciclo del Samsara. 
Comprendere questa connessione ci aiuta a vedere le sensazioni non solo come esperienze immediate, ma come indicatori dei risultati delle nostre azioni passate e come motivazioni per le azioni future.

Perché è importante non essere eccessivamente attaccati alle sensazioni e come possiamo usare le sensazioni spiacevoli in modo costruttivo?
È importante non essere eccessivamente attaccati alle sensazioni immediate, sia piacevoli che spiacevoli. L'attaccamento alle sensazioni piacevoli può portarci a cercare costantemente stimoli esterni e a compiere azioni che, sebbene gratificanti nell'immediato, possono portare sofferenza a lungo termine. L'attaccamento alle sensazioni spiacevoli ci porta all'avversione e al desiderio di eliminarle a tutti i costi, senza comprenderne la causa profonda.
Le sensazioni spiacevoli, in particolare, dovrebbero essere viste come un segnale d'allarme, un "campanello" che ci indica che qualcosa non va, che siamo in disarmonia o che le nostre azioni (Karma) stanno maturando risultati negativi. Invece di cercare solo di spegnere l'allarme (eliminare la sensazione spiacevole), dovremmo fermarci, osservare la situazione e cercare di capire la causa della sofferenza.
Comprendendo che la sensazione spiacevole è un risultato, possiamo direzionare la nostra avversione verso le azioni non virtuose che l'hanno generata, piuttosto che verso l'oggetto o la persona con cui entriamo in contatto. Vivere in modo virtuoso, creando un'interdipendenza positiva, porta a sensazioni di piacere e benessere sostenibili a medio-lungo termine.

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