“La percezione guida i pensieri, i pensieri creano
emozioni, e le emozioni influenzano le nostre azioni.”
Il modo in cui percepiamo una persona ha un impatto
significativo sulla nostra reazione ai suoi comportamenti, influenzando i
nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni.
Percezione positiva: se proviamo simpatia per una persona, tendiamo
ad avere pensieri più benevoli e interpretazioni più favorevoli dei suoi
comportamenti. Potremmo essere più inclini a tollerare azioni che altrimenti ci
infastidirebbero e a cercare giustificazioni per eventuali mancanze o errori. Percezione
negativa: al contrario, se proviamo antipatia per una persona, i
nostri pensieri saranno probabilmente più critici e le nostre interpretazioni
più negative dei suoi comportamenti. Anche azioni neutre potrebbero essere
viste sotto una luce sfavorevole, e saremo meno propensi alla tolleranza e più
portati a notare e rimuginare sui suoi difetti o errori.
La nostra percezione di simpatia o antipatia agisce
come un filtro potente che influenza i nostri pensieri e la nostra
interpretazione dei comportamenti altrui, determinando se saremo più inclini
alla tolleranza e alla giustificazione o a reazioni negative. Questo sottolinea
come le nostre credenze e definizioni sulle persone, influenzate dai nostri
sentimenti, abbiano un ruolo fondamentale nelle nostre interazioni.
Essere prevenuti su una persona o una situazione influenza i nostri pensieri
che innescano emozioni, di conseguenza dei comportamenti.
I nostri pensieri agiscono come un filtro attraverso il quale interpretiamo la
realtà. Quando crediamo a un pensiero, ci identifichiamo con la storia che la
nostra mente ci racconta e reagiamo a quella storia, non necessariamente al
fatto in sé. Questo processo determina le emozioni che proviamo come disagio, vergogna, rabbia,
frustrazione, delusione, dolore, impotenza, paura, gioia, soddisfazione, fiducia,
affetto e così via, e, di conseguenza, il modo in cui ci comportiamo, le
decisioni che prendiamo e le relazioni che instauriamo con gli altri. La
reazione può manifestarsi con l'evitamento di una persona, il desiderio di
farla stare zitta, l'irrigidimento e il silenzio, oppure con comportamenti più
attivi come cercare di far comprendere a qualcun altro il proprio punto di
vista, a volte in modo conflittuale. In alcuni casi, un pensiero può portare al
blocco e all'inazione.
Quando siamo convinti della veridicità dei nostri pensieri, tendiamo a vedere
la realtà in modo selettivo, cercando conferme alle nostre convinzioni e
ignorando o minimizzando le informazioni che le contraddicono. Questo può
portare a interpretazioni distorte degli eventi e delle azioni degli altri,
creando conflitti e incomprensioni.
Il potere dei pensieri sulle emozioni e sul comportamento
Reagire al pensiero significa che la nostra risposta emotiva e comportamentale
è innescata dall'interpretazione mentale di un evento, piuttosto che
dall'evento oggettivo stesso.
La credenza nei nostri pensieri può deteriorare le nostre relazioni in vari
modi. Ad esempio, se pensiamo che qualcuno non ci possa capire, adatteremo il
nostro modo di essere e di agire (o di non agire) in base a questo pensiero,
creando distanza e potenziali incomprensioni.
Questo meccanismo può portare a non vedere i cambiamenti negli altri, perché
siamo ancorati all'idea che ci siamo fatti di loro basata sul passato.
La mente e le scorciatoie cognitive
La psiche, come il nostro corpo, tende a operare secondo il principio di
economia. Questo significa che cerca di ottenere il massimo risultato con il
minimo sforzo, proprio come fa anche il nostro fisico.
La psiche, come il corpo, tende a non sprecare energia. Se può arrivare a una
conclusione o reagire a una situazione in modo rapido basandosi su esperienze
passate o idee preconcette, lo farà. Invece di analizzare ogni situazione da
zero, come se fosse nuova, la mente utilizza "scorciatoie" cognitive
per risparmiare risorse. Le scorciatoie permettono alla mente di processare le
informazioni più velocemente e di reagire prontamente.
Questo era
particolarmente utile in contesti evolutivi in cui decisioni rapide potevano
essere cruciali per la sopravvivenza. La mente crea "mappe" basate
su ricordi ed esperienze precedenti. Invece di confrontarsi con la realtà del
momento, spesso reagisce in base a queste mappe preesistenti. Ad esempio, se in
passato una persona ha sempre lasciato n disordine, la mente potrebbe
"aspettarsi" che lo faccia di nuovo e reagire a questa aspettativa
invece che al fatto presente. A causa di queste scorciatoie, spesso reagiamo
all'idea che abbiamo di una persona o di una situazione, piuttosto che alla
realtà effettiva. Questo può portare a incomprensioni e conflitti, perché ci
perdiamo i cambiamenti e le sfumature del presente.
Il meccanismo della prevenzione
Essere prevenuti nei confronti di una persona influenza i nostri pensieri, e di
conseguenza le nostre emozioni e i nostri comportamenti. La prevenzione si basa
proprio sull'avere già formato un'idea o definizione di quella persona.
Quando siamo prevenuti, tendiamo ad avere pensieri preconcetti sulla persona.
Questi pensieri sono spesso basati sull'idea o etichetta che le abbiamo
attribuito, derivante da esperienze passate, ricordi o informazioni. Invece di
valutare la persona e le sue azioni in modo obiettivo, filtriamo tutto
attraverso la lente della nostra prevenzione. Ad esempio, se abbiamo definito
una persona come "inaffidabile", tenderemo a interpretare le sue
azioni, anche neutre, come conferme di questa nostra idea.
I pensieri influenzati dalla prevenzione generano specifiche emozioni coerenti
con quella prevenzione. Se pensiamo che una persona sia "ostile",
potremmo provare rabbia, paura o diffidenza nei suoi confronti. Se la definiamo
come "incompetente", potremmo sentirci frustrati o irritati nelle
interazioni con lei.
Le emozioni che proviamo influenzano a loro volta i nostri comportamenti. Se
proviamo diffidenza verso una persona a causa della nostra prevenzione e dei
pensieri negativi associati, è probabile che la eviteremo, saremo scortesi o
adotteremo un atteggiamento difensivo nei suoi confronti. Se proviamo
frustrazione per la presunta incompetenza, potremmo criticarla frequentemente o
non ascoltare le sue idee.
Essere prevenuti agisce come un filtro che distorce i nostri pensieri sulla
persona. Questi pensieri distorti generano emozioni negative o specifiche, che
a loro volta si traducono in comportamenti che riflettono la nostra idea
preconcetta, spesso portando a interazioni negative e confermando (anche se in
modo distorto) la nostra prevenzione iniziale. Questo circolo vizioso ci
impedisce di vedere la persona per quello che è realmente nel momento presente
e di interagire con lei in modo aperto e obiettivo.
Come superare i pregiudizi
Superare il pregiudizio è un po’ come cambiare strada dopo
averla percorsa spesso.
All’inizio sembra strano, scomodo, quasi
innaturale. Ma una volta che inizi a vedere il panorama da una nuova
prospettiva, ti accorgi di quante cose ti stavi perdendo.
Il primo passo per superare un pregiudizio è riconoscerlo. Spesso non ci
rendiamo conto di filtrare la realtà attraverso idee preconcette. Fermiamoci un
attimo e chiediamoci:
Come mi sento verso questa persona o situazione?
Sto reagendo a ciò che sta accadendo ora oppure ad una mia interpretazione?
Immagina di avere sempre visto una persona come “arrogante”. Forse l’hai
conosciuta in un momento in cui era nervosa o semplicemente aveva un modo di
esprimersi diretto. Ma sei sicuro che sia sempre così? O il tuo cervello sta
scegliendo di vedere solo le prove che confermano questa idea?
Se non conoscessi questa persona, come giudicherei il suo comportamento?
Questo ci aiuta a separare l'azione dalla tua percezione abituale.
Le nostre aspettative influenzano il nostro comportamento, e il nostro
comportamento influenza la reazione degli altri. Se trattiamo qualcuno con
freddezza perché lo percepiamo come sgradevole, probabilmente risponderà nello
stesso modo, rafforzando la nostra idea. Provando invece a cambiare atteggiamento cercando di essere più aperti, più gentili, più neutrali e osserviamo se cambia qualcosa.
Hai mai incontrato una persona dopo tanto tempo e scoperto che non era più
quella che ricordavi? Noi cambiamo continuamente, e così fanno gli altri. Se
una persona ci ha deluso in passato, non significa che lo farà sempre. Se era
immatura, non è detto che lo sia ancora. Diamo alle persone lo stesso spazio di
cambiamento che concederemmo a noi stessi.
La curiosità è un antidoto potente contro il pregiudizio. Invece di etichettare
una persona, proviamo a conoscerla meglio facendo domande e ascoltando con mente aperta.
Potremmo scoprire che dietro quel comportamento c’è una storia, una
motivazione, qualcosa che non avevamo mai considerato.
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