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venerdì 14 marzo 2025

Le percezioni

 

“La percezione guida i pensieri, i pensieri creano emozioni, e le emozioni influenzano le nostre azioni.

Il modo in cui percepiamo una persona ha un impatto significativo sulla nostra reazione ai suoi comportamenti, influenzando i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni.

Percezione positiva: se proviamo simpatia per una persona, tendiamo ad avere pensieri più benevoli e interpretazioni più favorevoli dei suoi comportamenti. Potremmo essere più inclini a tollerare azioni che altrimenti ci infastidirebbero e a cercare giustificazioni per eventuali mancanze o errori. Percezione negativa: al contrario, se proviamo antipatia per una persona, i nostri pensieri saranno probabilmente più critici e le nostre interpretazioni più negative dei suoi comportamenti. Anche azioni neutre potrebbero essere viste sotto una luce sfavorevole, e saremo meno propensi alla tolleranza e più portati a notare e rimuginare sui suoi difetti o errori.

La nostra percezione di simpatia o antipatia agisce come un filtro potente che influenza i nostri pensieri e la nostra interpretazione dei comportamenti altrui, determinando se saremo più inclini alla tolleranza e alla giustificazione o a reazioni negative. Questo sottolinea come le nostre credenze e definizioni sulle persone, influenzate dai nostri sentimenti, abbiano un ruolo fondamentale nelle nostre interazioni.

Essere prevenuti su una persona o una situazione influenza i nostri pensieri che innescano emozioni, di conseguenza dei comportamenti.
I nostri pensieri agiscono come un filtro attraverso il quale interpretiamo la realtà. Quando crediamo a un pensiero, ci identifichiamo con la storia che la nostra mente ci racconta e reagiamo a quella storia, non necessariamente al fatto in sé. Questo processo determina le emozioni che proviamo come disagio, vergogna, rabbia, frustrazione, delusione, dolore, impotenza, paura, gioia, soddisfazione, fiducia, affetto e così via, e, di conseguenza, il modo in cui ci comportiamo, le decisioni che prendiamo e le relazioni che instauriamo con gli altri. La reazione può manifestarsi con l'evitamento di una persona, il desiderio di farla stare zitta, l'irrigidimento e il silenzio, oppure con comportamenti più attivi come cercare di far comprendere a qualcun altro il proprio punto di vista, a volte in modo conflittuale. In alcuni casi, un pensiero può portare al blocco e all'inazione.
Quando siamo convinti della veridicità dei nostri pensieri, tendiamo a vedere la realtà in modo selettivo, cercando conferme alle nostre convinzioni e ignorando o minimizzando le informazioni che le contraddicono. Questo può portare a interpretazioni distorte degli eventi e delle azioni degli altri, creando conflitti e incomprensioni.

Il potere dei pensieri sulle emozioni e sul comportamento

Reagire al pensiero significa che la nostra risposta emotiva e comportamentale è innescata dall'interpretazione mentale di un evento, piuttosto che dall'evento oggettivo stesso. 
La credenza nei nostri pensieri può deteriorare le nostre relazioni in vari modi. Ad esempio, se pensiamo che qualcuno non ci possa capire, adatteremo il nostro modo di essere e di agire (o di non agire) in base a questo pensiero, creando distanza e potenziali incomprensioni.
Questo meccanismo può portare a non vedere i cambiamenti negli altri, perché siamo ancorati all'idea che ci siamo fatti di loro basata sul passato.

La mente e le scorciatoie cognitive

La psiche, come il nostro corpo, tende a operare secondo il principio di economia. Questo significa che cerca di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, proprio come fa anche il nostro fisico.
La psiche, come il corpo, tende a non sprecare energia. Se può arrivare a una conclusione o reagire a una situazione in modo rapido basandosi su esperienze passate o idee preconcette, lo farà. Invece di analizzare ogni situazione da zero, come se fosse nuova, la mente utilizza "scorciatoie" cognitive per risparmiare risorse. Le scorciatoie permettono alla mente di processare le informazioni più velocemente e di reagire prontamente. 
Questo era particolarmente utile in contesti evolutivi in cui decisioni rapide potevano essere cruciali per la sopravvivenza. La mente crea "mappe" basate su ricordi ed esperienze precedenti. Invece di confrontarsi con la realtà del momento, spesso reagisce in base a queste mappe preesistenti. Ad esempio, se in passato una persona ha sempre lasciato n disordine, la mente potrebbe "aspettarsi" che lo faccia di nuovo e reagire a questa aspettativa invece che al fatto presente. A causa di queste scorciatoie, spesso reagiamo all'idea che abbiamo di una persona o di una situazione, piuttosto che alla realtà effettiva. Questo può portare a incomprensioni e conflitti, perché ci perdiamo i cambiamenti e le sfumature del presente.

Il meccanismo della prevenzione

Essere prevenuti nei confronti di una persona influenza i nostri pensieri, e di conseguenza le nostre emozioni e i nostri comportamenti. La prevenzione si basa proprio sull'avere già formato un'idea o definizione di quella persona.
Quando siamo prevenuti, tendiamo ad avere pensieri preconcetti sulla persona. Questi pensieri sono spesso basati sull'idea o etichetta che le abbiamo attribuito, derivante da esperienze passate, ricordi o informazioni. Invece di valutare la persona e le sue azioni in modo obiettivo, filtriamo tutto attraverso la lente della nostra prevenzione. Ad esempio, se abbiamo definito una persona come "inaffidabile", tenderemo a interpretare le sue azioni, anche neutre, come conferme di questa nostra idea.
I pensieri influenzati dalla prevenzione generano specifiche emozioni coerenti con quella prevenzione. Se pensiamo che una persona sia "ostile", potremmo provare rabbia, paura o diffidenza nei suoi confronti. Se la definiamo come "incompetente", potremmo sentirci frustrati o irritati nelle interazioni con lei.
Le emozioni che proviamo influenzano a loro volta i nostri comportamenti. Se proviamo diffidenza verso una persona a causa della nostra prevenzione e dei pensieri negativi associati, è probabile che la eviteremo, saremo scortesi o adotteremo un atteggiamento difensivo nei suoi confronti. Se proviamo frustrazione per la presunta incompetenza, potremmo criticarla frequentemente o non ascoltare le sue idee.
Essere prevenuti agisce come un filtro che distorce i nostri pensieri sulla persona. Questi pensieri distorti generano emozioni negative o specifiche, che a loro volta si traducono in comportamenti che riflettono la nostra idea preconcetta, spesso portando a interazioni negative e confermando (anche se in modo distorto) la nostra prevenzione iniziale. Questo circolo vizioso ci impedisce di vedere la persona per quello che è realmente nel momento presente e di interagire con lei in modo aperto e obiettivo.

Come superare i pregiudizi

Superare il pregiudizio è un po’ come cambiare strada dopo averla percorsa spesso.
All’inizio sembra strano, scomodo, quasi innaturale. Ma una volta che inizi a vedere il panorama da una nuova prospettiva, ti accorgi di quante cose ti stavi perdendo.
Il primo passo per superare un pregiudizio è riconoscerlo. Spesso non ci rendiamo conto di filtrare la realtà attraverso idee preconcette. Fermiamoci un attimo e chiediamoci:
Come mi sento verso questa persona o situazione?
Sto reagendo a ciò che sta accadendo ora oppure ad una mia interpretazione?
Immagina di avere sempre visto una persona come “arrogante”. Forse l’hai conosciuta in un momento in cui era nervosa o semplicemente aveva un modo di esprimersi diretto. Ma sei sicuro che sia sempre così? O il tuo cervello sta scegliendo di vedere solo le prove che confermano questa idea?
Se non conoscessi questa persona, come giudicherei il suo comportamento?
Questo ci aiuta a separare l'azione dalla tua percezione abituale.

Le nostre aspettative influenzano il nostro comportamento, e il nostro comportamento influenza la reazione degli altri. Se trattiamo qualcuno con freddezza perché lo percepiamo come sgradevole, probabilmente risponderà nello stesso modo, rafforzando la nostra idea. Provando invece a cambiare atteggiamento cercando di essere più aperti, più gentili, più neutrali e osserviamo se cambia qualcosa.
Hai mai incontrato una persona dopo tanto tempo e scoperto che non era più quella che ricordavi? Noi cambiamo continuamente, e così fanno gli altri. Se una persona ci ha deluso in passato, non significa che lo farà sempre. Se era immatura, non è detto che lo sia ancora. Diamo alle persone lo stesso spazio di cambiamento che concederemmo a noi stessi.

La curiosità è un antidoto potente contro il pregiudizio. Invece di etichettare una persona, proviamo a conoscerla meglio facendo domande e ascoltando con mente aperta. Potremmo scoprire che dietro quel comportamento c’è una storia, una motivazione, qualcosa che non avevamo mai considerato.


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