Nella lingua giapponese esiste una parola che
racchiude un’intera filosofia di vita: Shoganai. Letteralmente potremmo
tradurla con “Non ci si può fare nulla”, ma il suo senso profondo va ben oltre
la rassegnazione. È l’invito ad accettare la realtà per quella che è,
soprattutto quando non possiamo modificarla, imparando a vivere senza opporre
resistenza all’inevitabile.
In Occidente siamo abituati a credere che per
ogni problema ci sia una soluzione, che basti stringere i denti, insistere e
lottare per avere il controllo. Questa illusione di onnipotenza ci porta spesso
a soffrire il doppio, perché quando la vita si manifesta con la sua
imprevedibilità restiamo spiazzati, incapaci di accogliere l’imprevisto. Shoganai
ci ricorda che l’esistenza non segue i nostri piani e che non tutto è in nostro
potere.
Accettare non significa arrendersi. Questa è la
sottile, ma fondamentale differenza che rende Shoganai un principio
liberatorio. Non è apatia né immobilismo, bensì consapevolezza: la capacità di
riconoscere ciò che possiamo trasformare e ciò che invece dobbiamo solo
attraversare. È la saggezza di non sprecare energie in battaglie impossibili,
per dedicare cuore e forza a ciò che è davvero nelle nostre mani.
Vivere Shoganai porta con sé benefici
profondi. Ci aiuta a lasciar andare rimpianti, rancori e rabbia, che altrimenti
diventano catene invisibili. Ci insegna a non restare prigionieri della
sofferenza, ma a camminare avanti con leggerezza, nella certezza che ogni cosa,
anche la più dolorosa, ha un senso che a volte si rivela solo col tempo.
Di fronte a un ostacolo, la filosofia orientale
suggerisce una domanda semplice ed essenziale: “Posso cambiare questa
situazione?” Se la risposta è sì, l’invito è ad agire con coraggio, senza
rimandare. Se la risposta è no, allora non resta che accettare e lasciare
andare, evitando di sprecare vita nel rimuginare. In entrambi i casi, la
preoccupazione non ha alcun potere, mentre l’azione e l’accettazione ci
restituiscono forza interiore.
Il cuore di Shoganai è il flusso. Come
l’acqua che scorre tra le rocce senza opporsi, anche noi possiamo imparare a
fluire con gli eventi, senza irrigidirci. La vita non chiede di essere domata,
ma abbracciata. Il tempo non si ferma davanti ai nostri drammi: continua a scorrere.
Così dovremmo fare anche noi, scorrere, senza restare intrappolati nella
lamentela o nel vittimismo.
Oltre all’accettazione, Shoganai ci invita
a un secondo passo: concentrare la nostra energia su ciò che possiamo realmente
controllare. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo scegliere come agire
nel presente. Non possiamo decidere le azioni degli altri, ma possiamo
scegliere la distanza o la vicinanza da ciò che ci fa bene o ci fa soffrire. In
questo risiede la vera libertà: nel prendersi la responsabilità delle proprie
scelte interiori.
Applicare Shoganai nella vita quotidiana
significa trasformare la nostra relazione con la realtà. È smettere di
chiedersi “Perché proprio a me?”, ed iniziare a vivere con gratitudine ciò che
rimane possibile. Significa accogliere la vita nonostante le sue imperfezioni,
trasformando il dolore in saggezza e l’imprevisto in occasione di crescita. In
fondo, l’essenza di Shoganai è un invito a vivere più leggeri, più veri
e più vicini al cuore pulsante dell’esistenza.

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