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domenica 17 agosto 2025

Mantenere la calma nonostante l'offesa

 

Un discepolo chiede al maestro perché non abbia reagito alle provocazioni di un prepotente. Il maestro risponde che le parole, da sole, non fanno male: diventano ferite solo se noi decidiamo di dar loro peso. Se avesse reagito, avrebbe trasformato semplici parole in violenza concreta.
Il discepolo obietta: “Ma così ti ha umiliato.” Il maestro replica: l’umiliazione non nasce dalle parole, ma dalla nostra scelta di identificarci in esse. Chi insulta non parla di noi, ma del personaggio che ha in testa. Reagendo, accettiamo di recitare nel suo teatro e gli diamo potere.
Perché allora cadiamo nella trappola? Perché, come chi ci offende, spesso non ci sentiamo visti. Partecipiamo al suo spettacolo per affermare noi stessi, per dimostrare chi siamo. Ma così diventiamo dipendenti dal suo sguardo.
La via d’uscita non è convincere gli altri a riconoscerci, ma imparare a vederci da soli: riconoscere la nostra umanità e quella dell’altro. Ogni offesa, ogni parola amara, nasce dal dolore e dalla paura di chi non si sente visto. Quando impariamo a coglierlo, le parole perdono potere. Restano solo ciò che sono: segnali di sofferenza altrui, che non hanno più bisogno di trasformarsi in ferite per noi.

Perché reagiamo

Quando qualcuno ci offende, non reagiamo tanto alle sue parole, quanto al bisogno nascosto che abbiamo di sentirci visti, riconosciuti, rispettati. Quelle parole toccano la nostra insicurezza e ci spingono a rispondere per “ristabilire” il nostro valore. Così però entriamo nel suo teatro: giochiamo il ruolo che lui ci ha assegnato e gli diamo potere.

Come smettere di cadere nel gioco

  1. Fermati un istante
    Prima di reagire, respira. Ricorda: sono solo parole, non azioni. Il passaggio dalle parole al dolore avviene solo se lo permetti.

  2. Domanda chiave
    Invece di chiederti “perché mi offende?”, chiediti “perché MI offendo?”. Così riporti l’attenzione dentro di te, sul meccanismo che ti fa reagire.

  3. Riconosci la dinamica
    Chi insulta vuole sentirsi visto. Se reagisci, lo rendi protagonista. Se resti calmo, resta invisibile.

  4. Separati dalle parole
    Un panda non diventa un koala solo perché qualcuno lo dice. Le parole non definiscono chi sei.

  5. Vedi l’umano dietro l’offesa
    Ogni provocazione nasce da dolore, paura o senso di inferiorità. Se lo riconosci, smetti di prenderla sul personale.

  6. Allenati ogni giorno
    Usa le piccole frasi spiacevoli quotidiane (del collega, del vicino, di un familiare) come palestra. Ogni volta che non reagisci, diventi più libero.

Il punto finale

La libertà arriva quando impari a vederti da solo, senza bisogno che gli altri ti riconoscano. Solo allora smetti di recitare nei copioni altrui, e torni padrone del tuo palco.

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