“Rimanerci male” è una di quelle espressioni semplici ma potentissime. Non è solo dispiacere. È quel momento in cui ti senti deluso, spiazzato, magari anche un po’ tradito… ma in modo sottile, quasi invisibile agli occhi degli altri. Ci rimani male per un messaggio non arrivato, per una risposta fredda, per un gesto mancato. E magari non lo dici neanche a voce alta, ma lo senti dentro di te: “Non me lo aspettavo…”.
Ma da dove nasce questo dolore?
Nasce dal fatto che ti eri creato un’immagine, un’idea, una speranza su come sarebbero andate le cose. E quando la realtà si presenta diversa, quella distanza fa male. In fondo, ogni volta che restiamo delusi è come se dovessimo dire addio a una piccola illusione.
E allora ci si chiede: “Forse non dovrei aspettarmi nulla da nessuno”. È una frase che tante persone, in certi momenti, si dicono. Per proteggersi, per non soffrire più.
Però... è davvero possibile vivere senza aspettative?
Sì e no. Perché da un lato è vero: più alziamo le aspettative, più siamo vulnerabili alla delusione. Dall’altro però... le aspettative fanno parte del modo in cui costruiamo i legami. Aspettarsi qualcosa da chi amiamo – rispetto, presenza, ascolto, coerenza – non è sbagliato. È umano. È il segno che quel legame per noi conta.
Il problema non è tanto “aspettarsi qualcosa”, ma aspettarselo in silenzio, senza comunicarlo, o peggio ancora, pensare che l’altro debba leggerci dentro e comportarsi esattamente come immaginiamo. È qui che spesso nascono le incomprensioni e le ferite. Perché ciascuno di noi ha un modo diverso di esprimere l’affetto, il rispetto, la vicinanza. E a volte chi ci delude non lo fa per cattiveria, ma semplicemente perché non sa cosa ci aspettavamo.
“Un’ombra sul cuore”
Quando ci rimaniamo male, qualcosa si spegne per un attimo dentro di noi. È come se un accordo stonato si inserisse in una melodia che stavamo suonando. Non è necessariamente una rottura definitiva, ma è uno squilibrio. Una frattura, anche minuscola, che lascia il segno.
E sì, magari passa. Con il tempo, con la distanza, o con una spiegazione. Ma quel momento resta. E se accade troppe volte, quell’ombra si allunga. Si accumulano piccoli dolori, piccole delusioni, che lentamente ci fanno chiudere un po’. Ci rendono più guardinghi, più freddi, più distanti. A volte senza neanche rendercene conto.
Allora che fare?
Forse non serve eliminare le aspettative, ma imparare a conoscerle. A chiederci: “Cosa mi aspettavo davvero? Perché? L’ho detto? Era un bisogno legittimo o un’idealizzazione?”.
Serve anche accettare che le persone, anche quelle a cui vogliamo bene, non sempre sapranno o potranno darci ciò che desideriamo. Non per forza perché non ci tengono, ma perché sono umane, diverse da noi, con i loro limiti, i loro tempi, le loro priorità.

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