La mia Anima ha scelto anche ciò che, in superficie, appare come limite:
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Non avere una memoria brillante e non potermi distinguere per i risultati scolastici.
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Portare un volto che non rientra nei canoni estetici dominanti e lasciare che questo influenzasse il mio sguardo su me stessa.
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Sentirmi un’adolescente isolata, cercando rifugio nel cibo come forma di sollievo.
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Essere la pecora nera, quella che devia dal percorso atteso e non si conforma.
Tutto questo non è stato un castigo, ma un terreno di prova. Perché, in fondo, come si potrebbe trasformare il piombo in oro senza attraversare il processo della trasmutazione?
Viviamo in una società che tende a misurare il valore delle persone in base a criteri visibili: l’intelligenza, l’aspetto fisico, la produttività, il successo sociale. Ma su un piano più profondo, quello psico-spirituale, il valore dell’Anima non è soggetto a tali parametri. Non diminuisce se mancano certe qualità, né cresce se ne siamo dotati. È un valore intrinseco, sacro, immutabile.
Il punto, dunque, non è fingere che i miei limiti non esistano. È riconoscere che essi non definiscono il mio valore e ricordare che ciò che veramente conta non risiede nelle caratteristiche esteriori, ma nella dignità essenziale dell’Anima che le attraversa.

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