C’è un aspetto dell’ambiente
pulito che va oltre la semplice estetica. Un luogo senza rifiuti comunica
qualcosa: «Qui sporcare non è normale». E questo può modificare il
comportamento successivo.
La ricerca sul littering* mostra infatti che le persone tendono a sporcare meno negli ambienti puliti rispetto a quelli già pieni di rifiuti. Un ambiente trascurato può invece rendere il gesto del buttare qualcosa per terra più accettabile, perché suggerisce che «lo fanno tutti» o che nessuno si prende cura di quel luogo. Per questo un luogo perfettamente pulito può produrre una specie di circolo virtuoso.
Vedo una strada pulita →
percepisco che viene rispettata → sono meno incline a sporcarla → contribuisco
a mantenerla pulita → chi arriva dopo vede lo stesso comportamento.
Non è soltanto psicologia
individuale. È una norma sociale che si rende visibile.
E il contrario è altrettanto
potente: vedo mozziconi, bottiglie e cartacce → percepisco abbandono → il mio
rifiuto sembra meno grave → qualcun altro sporca → l'abbandono aumenta.
Naturalmente non significa che una
strada sporca renda automaticamente incivili le persone. Il comportamento
dipende da molte variabili: abitudini, presenza e accessibilità dei cestini,
norme sociali, controlli, progettazione degli spazi e senso di responsabilità
verso il luogo. Ma l'ambiente fisico contribuisce a orientare ciò che
percepiamo come normale.
C'è poi la conseguenza materiale.
Un rifiuto abbandonato non rimane necessariamente dove è stato lasciato. Il
vento può trasportarlo, la pioggia può trascinarlo nei tombini e da lì nei
corsi d'acqua. La plastica e altri rifiuti terrestri possono quindi raggiungere
fiumi, laghi e mare. Anche un mozzicone gettato a terra può essere trascinato
dalla pioggia nel sistema delle acque meteoriche.
Quindi pulire un luogo non
significa semplicemente renderlo «più bello». Significa impedire che quel
rifiuto continui il suo percorso nell'ambiente. Significa ridurre un pericolo
per gli animali, evitare che alcuni materiali si disperdano ulteriormente e,
soprattutto, contribuire a mantenere una norma collettiva di cura.
Qui arriva la parte che trovo
particolarmente interessante: non dobbiamo limitarci a «non sporcare». Possiamo diventare persone che
lasciano un luogo un po' più pulito di come l'hanno trovato. Non occorre organizzare una grande
iniziativa.
Si può uscire per una passeggiata
con un paio di guanti, un sacchetto e, per chi ha difficoltà a piegarsi,
una pinza raccogli-rifiuti. Durante il percorso si raccolgono i rifiuti che si
incontrano e, al termine, si conferiscono correttamente nei contenitori
appropriati.
Meglio ancora se lo si fa
regolarmente: dieci minuti, una volta alla settimana, nel proprio quartiere,
lungo un sentiero, vicino a un parco o in una zona che frequentiamo.
Naturalmente bisogna usare
prudenza. Non si raccolgono siringhe, materiali taglienti, contenitori
sospetti, sostanze chimiche o rifiuti potenzialmente pericolosi con le mani o
con strumenti improvvisati. In questi casi è meglio segnalarli al servizio competente.
E dopo la raccolta è opportuno lavarsi bene le mani.
Possiamo anche fare altre cose
molto semplici.
Se vediamo una bottiglia vuota
lasciata su una panchina e possiamo raccoglierla senza rischio, la raccogliamo.
Se durante una passeggiata
incontriamo cinque cartacce, le raccogliamo.
Se andiamo al parco con i bambini,
possiamo trasformare la raccolta in un gesto normale, non in una predica.
Se organizziamo una gita o un
picnic, possiamo lasciare il posto più pulito di come lo abbiamo trovato.
Se abbiamo un'attività
commerciale, possiamo occuparci anche dello spazio immediatamente esterno, non
aspettare che sia qualcun altro a farlo.
Se vediamo una zona
sistematicamente invasa dai rifiuti, possiamo segnalarla al Comune o al gestore
competente invece di limitarci a lamentarci. Possiamo parlare del problema
senza umiliare chi sporca. La vergogna può produrre una reazione difensiva;
rendere invece evidente che la norma condivisa è «qui non si butta nulla per
terra» può essere più efficace.
C'è anche una dimensione
psicologica più profonda.
Un ambiente pulito modifica il
nostro rapporto con il luogo. Quando contribuiamo personalmente a mantenerlo
pulito, quel luogo smette di essere completamente «degli altri». Diventa anche
un po' nostro. È più difficile trattare con indifferenza qualcosa per cui
abbiamo appena fatto uno sforzo. E questo può estendersi.
Pulisco il marciapiede → comincio
a notare i rifiuti → mi accorgo di quanto siano numerosi → presto più
attenzione a ciò che consumo → evito alcuni prodotti usa e getta → porto con me
una borraccia o una borsa riutilizzabile → comincio a parlare dell'argomento
con altre persone.
Un'azione può quindi diventare
un'abitudine, e un'abitudine può diventare una norma.
C'è però una distinzione da
mantenere. Raccogliere i rifiuti non deve diventare un modo per
deresponsabilizzare chi sporca, le aziende che producono prodotti e imballaggi,
o le amministrazioni che devono organizzare adeguatamente la gestione dei
rifiuti. La pulizia volontaria è un contributo, non una sostituzione delle
responsabilità istituzionali e industriali. Ma proprio perché non può
risolvere tutto, non significa che non debba essere fatta. Una persona che raccoglie dieci
rifiuti non ha «salvato il pianeta». Ha fatto qualcosa di molto più concreto:
quei dieci rifiuti non sono più lì. E contemporaneamente ha reso
visibile un'altra possibilità: qualcuno passa di lì, vede quella persona che
raccoglie, e può pensare che prendersi cura di uno spazio pubblico sia una cosa
normale. È così che un gesto individuale
può diventare qualcosa di collettivo. La cultura dell'ambiente pulito
potrebbe partire da una regola molto semplice:
Non lasciare mai un luogo
peggiore di come lo hai trovato. Se puoi, lascialo un po' migliore.
Non serve aspettare che lo
facciano tutti. Si può cominciare dalla strada che percorriamo ogni giorno.
*
Il littering è l'atto di abbandonare o gettare con noncuranza piccoli rifiuti
(come mozziconi di sigaretta, scontrini, lattine, bottiglie di plastica o carte
di chewing gum) in spazi pubblici o naturali, come strade, parchi, spiagge e
piazze, anziché negli appositi contenitori. A differenza dello
smaltimento illegale o dello scarico abusivo su larga scala (compiuto per
eludere i costi di smaltimento di rifiuti industriali o domestici), il
littering riguarda piccoli oggetti di uso quotidiano dispersi per negligenza o
maleducazione.


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