Dicono che il comportamento del singolo conta poco rispetto alle grandi industrie, ai governi e alle decisioni economiche globali. È vero che la crisi ambientale non può essere risolta soltanto attraverso le scelte individuali. Servono politiche pubbliche, trasformazioni industriali, infrastrutture migliori e regole efficaci. Ma da questo non segue che le nostre azioni siano inutili.
Ogni acquisto, ogni spostamento, ogni oggetto che scegliamo di usare o di buttare contribuisce a mantenere in funzione un certo sistema di produzione e consumo. Una singola scelta può sembrare irrilevante. Milioni di scelte ripetute ogni giorno non lo sono.
La domanda, quindi, non dovrebbe essere: «Che differenza può fare quello che faccio io?», ma: «Quale comportamento posso cambiare senza rendere la mia vita peggiore?».
Ce ne sono molti.
Comprare ciò che serve davvero
Una delle azioni più semplici è anche una delle più radicali: acquistare meno.
Non significa vivere nella privazione, rinunciare a tutto o trasformare la propria casa in uno spazio vuoto. Significa distinguere ciò che utilizziamo realmente da ciò che compriamo per impulso, abitudine, noia, compensazione emotiva, pubblicità o semplice disponibilità economica.
Ogni oggetto acquistato ha una storia prima di arrivare nelle nostre mani: materie prime estratte, energia utilizzata, acqua, lavorazione, imballaggio, trasporto, distribuzione. Alla fine della sua vita ci sarà anche un problema di riuso, riciclo o smaltimento.
Ridurre gli acquisti superflui significa evitare a monte una parte di questo impatto. E c'è un vantaggio molto concreto: il denaro che non spendiamo rimane nostro.
Smettere di acquistare compulsivamente può quindi migliorare contemporaneamente il bilancio personale e quello ambientale. Spendiamo meno, accumuliamo meno oggetti, abbiamo meno bisogno di spazio per conservarli, produciamo meno rifiuti e diminuiamo la domanda di nuovi beni. Il minimalismo, inteso in questo senso, non è una moda estetica. È una domanda molto semplice: «Quanto mi serve davvero per vivere bene?».
Prima di comprare: lo voglio o mi serve?
Non bisogna demonizzare il desiderio. Possiamo comprare qualcosa perché ci piace, e non c'è niente di sbagliato in questo. Il problema nasce quando l'acquisto diventa automatico. Prima di comprare possiamo fermarci qualche secondo e chiederci:
«Lo voglio o mi serve?»
«Se non fosse in offerta, lo comprerei comunque?»
«Possiedo già qualcosa che svolge la stessa funzione?»
«Quanto lo userò realmente?»
«Dove lo conserverò?»
«Tra un mese sarò ancora contento di averlo comprato?»
Queste domande introducono una piccola pausa tra l'impulso e l'azione. Ed è spesso proprio quella pausa a fare la differenza.
Lasciare gli acquisti online nel carrello per 24 ore
Un metodo molto semplice consiste nel non acquistare immediatamente ciò che abbiamo inserito in un carrello online. Lo lasciamo lì per 24 ore. Il giorno dopo lo riguardiamo.
Spesso il desiderio sarà rimasto. Ma altre volte sarà diminuito, e ci accorgeremo che non avevamo realmente bisogno di quell'oggetto. La tecnica funziona perché separa il desiderio momentaneo dalla decisione. Possiamo renderla ancora più efficace stabilendo una regola personale: per gli acquisti non necessari, nessun acquisto immediato. 24 ore per le piccole spese, qualche giorno o una settimana per quelle più costose.
Non è necessario applicare la regola a ogni acquisto quotidiano. Il suo scopo è interrompere il comportamento automatico.
Non lasciarsi convincere dallo sconto
«Era al 50%» non significa «ho risparmiato il 50%».
Se non avevamo bisogno dell'oggetto, abbiamo semplicemente speso denaro che altrimenti non avremmo speso. Uno sconto può essere conveniente quando riguarda qualcosa che avremmo acquistato comunque. Diventa invece uno strumento di consumo quando ci induce a comprare qualcosa soltanto perché costa meno.
Il vero risparmio, qualche volta, è non comprare.
Ridurre gli acquisti di plastica
Comprare meno significa spesso anche utilizzare meno plastica, soprattutto quando si riducono gli acquisti di prodotti confezionati, usa e getta o acquistati in quantità superiori alle necessità.
Possiamo scegliere prodotti sfusi quando sono realmente convenienti, usare contenitori riutilizzabili, borracce e borse durevoli, evitare prodotti monouso quando esiste un'alternativa pratica e acquistare confezioni proporzionate al consumo reale.
Non tutta la plastica è evitabile né tutta la plastica ha lo stesso impatto. Un contenitore riutilizzabile usato per anni non equivale a decine o centinaia di contenitori monouso. L'obiettivo non è eliminare ossessivamente ogni grammo di plastica dalla nostra vita, ma ridurre soprattutto quella che utilizziamo per pochi minuti e poi gettiamo.
Riparare prima di sostituire
Un oggetto rotto non è automaticamente un oggetto da buttare.
Prima di sostituirlo possiamo chiederci:
«Si può riparare?»
«Posso sostituire soltanto il pezzo danneggiato?»
«Quanto costerebbe ripararlo rispetto all'acquisto di uno nuovo?»
Allungare la vita degli oggetti riduce la necessità di produrne di nuovi e permette di sfruttare più a lungo le risorse già impiegate per realizzarli.
A volte la riparazione costa quasi quanto un prodotto nuovo. In quel caso la scelta può essere discutibile. Ma se un oggetto può essere riparato facilmente, sostituirlo automaticamente non è necessariamente la scelta più razionale.
Comprare meno vestiti
L'abbigliamento è uno dei settori nei quali il consumo può diventare particolarmente rapido.
Un armadio pieno non significa necessariamente avere più possibilità di vestirsi bene.
Possiamo comprare meno capi, scegliere quelli che utilizzeremo davvero, preferire qualità e durata quando il costo e le condizioni lo permettono, riparare ciò che si può riparare e utilizzare più a lungo ciò che già possediamo.
Anche acquistare abiti di seconda mano può ridurre la domanda di nuovi prodotti, soprattutto quando sostituisce un acquisto nuovo anziché aggiungersi ad esso.
Usare fino in fondo ciò che abbiamo
Prima di comprare qualcosa di nuovo possiamo guardare ciò che abbiamo già.
Questo vale per vestiti, mobili, cosmetici, utensili, libri, dispositivi elettronici, prodotti per la casa e moltissimi altri oggetti.
Spesso non abbiamo bisogno di una cosa nuova. Abbiamo bisogno di utilizzare meglio quella che possediamo.
Anche consumare completamente ciò che abbiamo prima di comprarne un altro evita sprechi: finire un prodotto cosmetico, utilizzare gli alimenti presenti in casa, sfruttare un quaderno fino alla fine, consumare i prodotti per la pulizia prima di sostituirli.
Ridurre lo spreco alimentare
Il cibo che finisce nella spazzatura non è soltanto cibo sprecato.
Sono state utilizzate risorse per produrlo, acqua per coltivarlo, energia per lavorarlo e conservarlo, terreno, imballaggi e trasporti.
Possiamo pianificare meglio la spesa, controllare ciò che abbiamo già in frigorifero e dispensa, conservare correttamente gli alimenti, imparare a utilizzare gli avanzi e distinguere la data di scadenza dalla data di conservazione quando l'etichetta lo permette.
Anche acquistare quantità compatibili con il nostro reale consumo è una forma di rispetto per le risorse.
Mangiare meno carne, soprattutto se questo è compatibile con noi
La produzione alimentare ha impatti molto diversi a seconda degli alimenti. In generale, ridurre il consumo di carne, in particolare quella bovina, può diminuire significativamente l'impronta ambientale della dieta.
Non è necessario trasformare l'alimentazione in una gara di perfezione.
Anche sostituire alcuni pasti a base di carne con legumi, cereali, verdure e altre fonti proteiche può essere una riduzione concreta. La continuità conta più del perfezionismo.
Bere acqua del rubinetto quando è sicura e appropriata
Dove l'acqua del rubinetto è potabile e di buona qualità, utilizzarla invece di acquistare continuamente bottiglie significa ridurre produzione, trasporto, imballaggi e rifiuti.
Una borraccia riutilizzabile può diventare una delle abitudini più semplici della giornata.
Usare meno l'automobile quando esistono alternative ragionevoli
Camminare, andare in bicicletta, utilizzare i mezzi pubblici o condividere un viaggio possono ridurre consumi ed emissioni.
Non tutti possono farlo allo stesso modo. Chi vive in una zona rurale o deve percorrere grandi distanze per lavorare non ha le stesse possibilità di chi vive in una città ben servita.
Per questo non serve trasformare la mobilità sostenibile in una questione morale individuale. La domanda utile è: «Per gli spostamenti che posso realisticamente modificare, esiste un'alternativa?».
Anche lasciare l'auto a casa una o due volte alla settimana, quando è possibile, è meglio di niente.
Volare meno quando possiamo
I viaggi aerei possono avere un'impronta climatica rilevante, soprattutto quando diventano molto frequenti.
Non significa che nessuno debba più prendere un aereo. Significa interrogarsi sulla frequenza e sulla necessità di alcuni spostamenti.
Un viaggio di lavoro che può essere sostituito da una videoconferenza è una possibilità. Un viaggio personale che desideriamo davvero fare è un'altra cosa.
Ridurre la frequenza dei voli può avere un effetto molto maggiore di tante piccole rinunce quotidiane.
Non cambiare continuamente smartphone, computer ed elettronica
L'elettronica concentra molte materie prime, energia e processi produttivi.
Se un dispositivo funziona ancora, sostituirlo soltanto perché è uscito il modello successivo significa anticipare la fine della sua vita utile.
Possiamo mantenerlo, ripararlo quando possibile, sostituire la batteria se è conveniente e acquistare un nuovo dispositivo quando quello vecchio non soddisfa più realmente le nostre necessità.
Anche acquistare ricondizionato può essere una buona alternativa in molte situazioni.
Usare meno energia, senza trasformare la casa in una punizione
Spegnere ciò che non serve, utilizzare il riscaldamento e il raffrescamento con temperature ragionevoli, evitare sprechi e scegliere apparecchi efficienti quando dobbiamo sostituirli sono azioni semplici. Ma anche qui serve proporzione. Non ha molto senso vivere nell'ansia per una lampadina accesa occasionalmente mentre continuiamo a comprare continuamente oggetti che non utilizziamo. L'impatto delle diverse azioni non è uguale. Conviene concentrarsi sulle fonti di consumo più significative.
Preferire il riuso al riciclo quando possibile
Il riciclo è utile, ma viene dopo la riduzione e il riutilizzo.
Se possiamo evitare di produrre un rifiuto, è meglio che produrlo e poi riciclarlo.
Se possiamo utilizzare un oggetto molte volte, è generalmente meglio che usarlo una volta sola e riciclarlo.
La sequenza può essere pensata così:
ridurre → riutilizzare → riparare → riciclare.
Il riciclo non dovrebbe diventare una giustificazione per continuare a consumare senza misura.
Prestare, condividere, noleggiare
Non tutto ciò che utilizziamo deve necessariamente essere di nostra proprietà.
Un trapano che utilizziamo due volte all'anno, un'attrezzatura particolare, alcuni libri, strumenti o oggetti occasionali possono essere condivisi, prestati o noleggiati.
La proprietà individuale non è sempre la soluzione più efficiente.
Liberarsi dagli oggetti che non utilizziamo
Riordinare non significa necessariamente buttare.
Possiamo vendere, regalare, donare o scambiare ciò che non utilizziamo più.
Ma anche qui è utile evitare un paradosso: comprare continuamente oggetti per poi fare grandi sessioni di decluttering non è minimalismo. È un ciclo di consumo.
Il vero cambiamento avviene prima dell'acquisto.
Imparare a tollerare il desiderio senza soddisfarlo immediatamente
Questa forse è la parte più difficile.
Viviamo in un sistema progettato per trasformare il desiderio in acquisto nel minor tempo possibile. Pubblicità personalizzate, notifiche, offerte a tempo, consegne rapide e acquisti con un solo clic riducono continuamente la distanza tra «lo desidero» e «ce l'ho».
Possiamo reintrodurre quella distanza.
Aspettare.
Riflettere.
Lasciare passare l'impulso.
A volte scopriremo che desideravamo davvero quell'oggetto. Altre volte scopriremo che desideravamo soltanto la sensazione associata all'acquisto.
Questa distinzione può cambiare molto il nostro rapporto con il consumo.
Comprare meno può farci vivere meglio
Ridurre gli acquisti compulsivi non produce soltanto un beneficio ambientale.
Può significare:
più denaro disponibile;
meno debiti e meno pressione finanziaria;
meno oggetti da organizzare, pulire e conservare;
meno disordine domestico;
meno tempo passato a cercare, confrontare e acquistare;
meno imballaggi e rifiuti;
minore domanda di produzione di beni nuovi;
maggiore attenzione alla qualità e alla durata;
maggiore soddisfazione per ciò che già possediamo;
meno dipendenza dalla gratificazione immediata;
maggiore consapevolezza delle proprie abitudini;
più possibilità di spendere per esperienze, relazioni, formazione o ciò che consideriamo realmente importante;
maggiore capacità di distinguere un bisogno da un impulso.
E c'è un vantaggio che spesso viene trascurato: quando smettiamo di riempire continuamente la nostra vita di cose, recuperiamo attenzione.
Non dobbiamo più pensare continuamente a cosa comprare, cosa ricevere, cosa sostituire, cosa mettere in ordine, cosa eliminare.
Il consumo occupa spazio fisico, economico, mentale e ambientale.
Ridurne una parte può liberare tutti e quattro.
La sostenibilità individuale non dovrebbe diventare una nuova forma di perfezionismo.
Non è necessario non prendere mai un aereo, non comprare mai qualcosa di nuovo, non usare mai la plastica, non mangiare mai carne o vivere senza automobile per poter fare la propria parte.
Una persona che cerca di fare tutto perfettamente può stancarsi e abbandonare ogni tentativo. È più utile costruire abitudini che possiamo mantenere per anni.
La domanda non è «Sono ecologicamente perfetto?».
È: «Quale spreco posso eliminare? Quale consumo posso ridurre? Quale abitudine posso cambiare?».
Una borraccia non salverà il pianeta.
Un singolo acquisto evitato non cambierà il clima.
Una sola automobile lasciata a casa non risolverà il problema dell'inquinamento. Ma milioni di persone che consumano un po' meno, sprecano un po' meno, usano più a lungo ciò che possiedono, scelgono prodotti durevoli, riducono gli sprechi alimentari e modificano le proprie abitudini generano una domanda diversa. E le scelte individuali hanno anche un'altra conseguenza: diventano cultura.
Ciò che oggi sembra una scelta insolita può diventare domani un comportamento normale. Le persone osservano ciò che fanno gli altri, ne parlano, lo imitano, lo chiedono alle aziende e lo sostengono attraverso le proprie scelte. Per questo vale la pena cominciare dal piccolo. Non perché il piccolo sia sufficiente. Ma perché il piccolo è ciò che possiamo fare oggi, mentre continuiamo a chiedere cambiamenti molto più grandi a chi ha il potere e la responsabilità di realizzarli.
Ogni volta che possiamo evitare un acquisto inutile, possiamo farlo.
Ogni volta che possiamo riparare invece di sostituire, possiamo farlo.
Ogni volta che possiamo utilizzare fino in fondo ciò che abbiamo, possiamo farlo.
E prima di cliccare su «Acquista», possiamo semplicemente aspettare 24 ore e chiederci:
«Lo voglio davvero, o mi serve davvero?».
A volte la risposta sarà sì.
E allora compreremo.
Molte altre volte sarà no.
E avremo risparmiato contemporaneamente una risorsa, un rifiuto, un processo produttivo e del denaro.
Non è poco.

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