Questa riflessione raccoglie 4 lezioni, tratte dagli insegnamenti di Lama Michel Rinpoche, che offrono una prospettiva radicalmente diversa sulla sofferenza e sulle relazioni. Non sono semplici consigli, ma vere e proprie leve per spostare il nostro punto di vista e scoprire il potere che abbiamo di guarire le nostre ferite interiori.
Certamente. Approfondiamo il concetto dell'immagine
idealizzata (o "fotografia" mentale) che Lama Michel Rinpoche
identifica come una fonte significativa di sofferenza e conflitto nella vita e
nei rapporti.
L'immagine idealizzata non è semplicemente una
visione positiva che abbiamo di qualcuno, ma una vera e propria proiezione
mentale basata sulle nostre aspettative. Essa è il risultato inevitabile
del processo con cui conosciamo e interagiamo con gli altri: quando incontriamo
una persona, ne creiamo una "fotografia" mentale. La sofferenza sorge
quando, incontrando nuovamente quella persona—che, essendo impermanente e in
continua trasformazione, manifesta aspetti non previsti—essa non corrisponde a
quella "fotografia". Di fronte a questa discrepanza, la nostra
reazione interna è spesso di disagio, rabbia o delusione, portandoci a pensare:
"Ma tu non dovresti essere così".
- L'immagine idealizzata dell'individuo stesso.
- L'immagine idealizzata della sua categoria (ad esempio:
"Tu sei un mio amico, non potresti fare questo"; "Ma un
figlio non dovrebbe fare questo").
La via d'uscita dalla sofferenza causata dalla
proiezione è l'accettazione.
- Riconoscimento dell'illusione: il primo
passo è riconoscere che l'immagine idealizzata è "una mia
illusione, è una mia proiezione". Non si tratta di negare la
realtà, ma di riconoscere che la persona non lo è e non lo sarà mai.
- Rilascio della pretesa:
accettare non significa sottomettersi o subire, ma togliersi da addosso
la pretesa che l'altro debba o non debba essere diverso da ciò che è.
- Focus sulla soluzione: l'accettazione
permette di non sprecare energia "nell'oppormi a quello che è
accaduto" e nel cercare il colpevole, ma di dirigere l'energia verso
la soluzione virtuosa e positiva.
- Relazionarsi alle qualità: la
chiave per l'armonia è riuscire a relazionarsi con le qualità
positive dell'altro, non focalizzarsi sui suoi difetti o sulla sua mancata
corrispondenza all'immagine proiettata, accettando la persona per quella
che è.
Meno siamo attaccati all'immagine idealizzata e
alle aspettative di ciò che l'altro dovrebbe fare o essere, "più ci
rilassiamo meno soffriamo". L'obiettivo è relazionarsi con l'altro in
modo virtuoso e gentile, indipendentemente da come l'altro si comporta, e
accettare anche di non essere accettati, mantenendo una coerenza personale.
Gran parte dei conflitti della sofferenza non
viene tanto da come le cose sono ma dal fatto che non sono
come secondo me dovrebbero essere.
Abbandonare la pretesa che il mondo e le persone
si adattino alle nostre immagini mentali è il primo passo per trovare la pace.
Riconoscere che la nostra sofferenza nasce da questa discrepanza ci permette di
smettere di combattere contro la realtà e di iniziare a costruire relazioni più
autentiche e compassionevoli.
Lezione 2: le
difficoltà sono uno specchio. Quello che vedi è la tua ferita, non il mondo
Quando una situazione esterna ci provoca rabbia,
tristezza o paura, è perché sta "risuonando" con una ferita o un
conflitto interiore non risolto. Spesso crediamo che la causa del nostro
malessere sia esterna, ma in realtà il mondo agisce solo come una cassa di
risonanza per ciò che già portiamo dentro.
- Fingere di niente: ignorare
il problema, mettendo lo sporco sotto il tappeto. Questo porta
inevitabilmente a esplodere (rabbia), implodere (depressione) o ammalarsi.
- Lasciarsi trascinare: farsi
travolgere dal conflitto, dall'ansia e dalla paura, diventando vittime
della situazione e rinforzando i nostri schemi negativi.
- Usare la difficoltà come leva:
riconoscere che la situazione sta toccando una nostra ferita interiore.
Invece di incolpare l'esterno, usiamo l'esperienza per capire dove
dobbiamo lavorare su noi stessi, per guarire e crescere.
Solo il terzo approccio porta a una
trasformazione reale. Ci permette di non essere più in balia degli eventi, ma
di usare ogni sfida come un'opportunità per diventare più forti e consapevoli.
Lezione 3: la
chiave per relazioni migliori? Ignora i difetti e coltiva le qualità
Per costruire rapporti sani e costruttivi,
dovremmo allenarci a interagire con le qualità positive delle persone, anziché
fissarci sui loro difetti. Non è un'ingenua positività, ma una strategia
pragmatica per aiutare sé stessi e gli altri a crescere. Criticare i difetti di
una persona non fa altro che rinforzarli; incoraggiare le sue qualità, invece,
le aiuta a sbocciare.
La storia di Lama Gangchen Rinpoche e del pittore
Duccio ne è un esempio perfetto. Quando Duccio, all'inizio del suo percorso,
regalò a Lama Gangchen Rinpoche un dipinto sacro, il maestro pensò tra sé e sé
che era "brutto". Tuttavia, invece di criticarlo, vide un potenziale.
Gli disse "bravissimo" e gli commissionò un altro dipinto,
suggerendogli piccoli miglioramenti. Continuò così, finché Duccio divenne un
artista di grande talento. Lama Gangchen Rinpoche ha interagito con "la
parte bella" di Duccio, aiutandola a svilupparsi.
Qui l'insegnamento diventa una vera e propria
strategia di vita, basata su tre principi: "obiettivo alto, aspettative
basse, sforzo costante". L'obiettivo alto è vedere e credere nel
potenziale più elevato di una persona. Le aspettative basse significano
accoglierla per come è adesso, senza la pretesa che cambi da un giorno
all'altro. Lo sforzo costante è l'impegno continuo a nutrire le sue qualità,
con pazienza e incoraggiamento.
Questa filosofia è riassunta magnificamente da Lama
Gangchen Rinpoche, a cui una volta fu chiesto come mai avesse così tanti amici.
La sua risposta fu:
“Ah perché io mi relaziono con le qualità di
ognuno e non con i loro difetti.”
Questo approccio trasforma le nostre interazioni.
Invece di essere giudici dei difetti altrui, possiamo diventare catalizzatori
del loro potenziale, creando un circolo virtuoso che eleva sia loro che noi.
Lezione 4: il
vero pericolo non è chi pensa diverso da te, ma chi pensa esattamente come te
La tendenza umana a circondarsi solo di persone
che confermano le nostre idee è una trappola che ci chiude in una visione
parziale della realtà. Istintivamente, cerchiamo i "simili" perché ci
rassicurano e ci danno la sensazione di avere ragione. Questo comportamento,
amplificato dagli algoritmi dei social media, crea una bolla, una visione
"miope e polarizzata" del mondo.
Forse l'esempio più potente di questa apertura
mentale viene dalle antiche università monastiche indiane come Nalanda.
Esisteva una tradizione radicale: un filosofo di un'altra scuola poteva
presentarsi alle porte e sfidare il monastero a un dibattito pubblico. La
regola era ferrea: se lo sfidante vinceva, il maestro sconfitto e la sua intera
istituzione dovevano convertirsi alla scuola di pensiero del vincitore. Questa
pratica illustra una cultura in cui la ricerca della verità era
considerata infinitamente più importante dell'identità o
dell'appartenenza a un gruppo.
Non dobbiamo temere chi la pensa diversamente.
Dobbiamo piuttosto temere la chiusura mentale che deriva dal non voler mai
mettere in discussione le nostre certezze.
Conclusione:
il tuo vero potere è dentro di te
Workbook: Guarire interiormente attraverso la saggezza
Esercizio pratico
Riflessione sull'impronta (impermanenza e
continuità)
- Analisi del passato recente: Pensa a
un momento difficile o a una sfida significativa che hai affrontato negli
ultimi 12 mesi.
- Identificazione dei residui: Che cosa
rimane oggi di quell'esperienza? (Memoria, effetti materiali, relazioni).
- La trasformazione:
Concentrati sull'impronta interiore:
- Chi eri prima di quella situazione?
- Chi sei oggi dopo averla vissuta?
- Come ha contribuito quella difficoltà (o quella persona) alla tua
crescita interiore? (Lama Michel Rinpoche cita la profonda gratitudine
per chi ci ha permesso di affrontare certi aspetti di noi stessi).
- Impegno quotidiano: Quando
sorge una difficoltà, invece di consumare energia lamentandoti (il lamento
non risolve dopo le prime tre volte), concentrati sul chiederti: "Cosa
posso imparare da questo per trasformarmi in meglio?".
Insegnamento 2: la consapevolezza e la guarigione delle ferite interne
- L'evitamento: fare
finta di nulla, che porta all'esplosione, all'implosione o alla malattia.
- Il conflitto: lasciarsi
trascinare, vittimizzarsi e incolpare l'esterno (dire "è colpa di
questo/quell'altro"), alimentando sofferenza mentale e malattia.
La terza via
è la consapevolezza: riconoscere che ogni situazione esterna (una persona,
un'immagine) è un "suono che risuona" su una ferita aperta
dentro di noi. Il dolore non viene dalla situazione in sé (la carezza), ma
dalla ferita. Utilizzare la difficoltà non per cambiare unicamente l'esterno,
ma come una leva per riconoscere la nostra ferita e guarirla. Se non
risolviamo una situazione, la vita ha la tendenza a ripeterla.
Esercizio pratico
Tecnica di identificazione del filtro (la
risposta alla risonanza)
- Mappatura della reazione: richiama
alla mente una situazione (relativa a un rapporto, una notizia, un evento
sociale) che ti ha recentemente generato una reazione sproporzionata
(rabbia, rancore, ansia).
- Riconoscimento del segnale: riconosci
che la tua reazione evidenzia filtri che non vanno bene o ferite
interiori.
- Riflessione sulla causa: chiediti:
"Se non avessi questa paura/incertezza/trauma (la ferita), questa
situazione mi farebbe soffrire allo stesso modo?".
- Impegno di guarigione: invece di investire energia nel litigare con il mondo esterno per cercare il colpevole, focalizza l'energia sulla soluzione e sulla crescita interna.Impara a reagire in modo diverso.
Insegnamento
3: l'accettazione e la dissoluzione delle aspettative
Accettare significa non
avere la pretesa che l'altro debba essere diverso da ciò che è, evitando di
sprecare energia nell'opporsi a ciò che è accaduto. Accettare permette di relazionarsi
con le qualità dell'altro. Questo si applica anche al confronto con
pensieri diversi: dobbiamo evitare l'attaccamento all'idea di avere ragione
(shengo), poiché ciò chiude la porta all'apprendimento e al dialogo.
La formula virtuosa per la vita e i rapporti è: obiettivo alto, aspettative basse, sforzo costante.
Esempio
- Il Pancake: L'esempio dell'albergo a Borobudur, dove la
gente si arrabbiava furiosamente perché il pancake che riceveva non
corrispondeva all'immagine idealizzata del pancake che doveva
ricevere.
- Lama Gangchen e Duccio: Lama
Gangchen, pur trovando il primo dipinto "brutto," si è
relazionato con il potenziale e le qualità di Duccio, commissionandogli
altri lavori e aiutandolo a migliorare, piuttosto che criticando il
difetto iniziale.
- I Tasselli Mungo: Lama
Michel non ha sprecato tempo a litigare col fornitore sbagliato per i
tasselli, ma ha messo l'energia nella soluzione (andare in
Svizzera).
Esercizio pratico
Decostruzione dell'immagine idealizzata e ricerca
delle qualità
- Analisi del rapporto (la fotografia): Scegli un familiare o un amico con cui hai un conflitto o una
tensione ricorrente.
- Qual è l'immagine idealizzata che hai di quella persona o della sua categoria
(es. "un padre non dovrebbe...")?
- Come questa immagine idealizzata ti fa soffrire quando non viene
soddisfatta?
- Pratica di accettazione (rilascio della pretesa): Riconosci che la persona non corrisponde e non
corrisponderà mai alla tua illusione/proiezione. Rilascia la pretesa
che debba essere diversa da ciò che è.
- Il Metodo Lama Gangchen: Elenca
3-5 qualità positive o potenziali che vedi in quella persona.
- Interazione coerente:
Determina un modo in cui puoi interagire in maniera virtuosa e gentile con
quella persona, indipendentemente da come si comporta lei con te.
La tua gentilezza è una tua scelta e coerenza.
Insegnamento
4: coltivare l'obiettivo trascendente e iniziare in modo virtuoso
L'energia mentale deve essere diretta verso la soluzione e la crescita spirituale, evitando il lamento e l'attaccamento a ciò che è effimero. La vita deve essere uno strumento per un obiettivo più alto.
Spiegazione
A. sforzo
sulla soluzione, non sul conflitto
B. la formula
del successo e l'obiettivo trascendente
Per un
approccio efficace nella vita e nelle relazioni, la sintesi è: "obiettivo
alto, aspettative basse, sforzo costante".
È importante
non rimanere "bloccati nelle piccolezze della vita quotidiana".
Quando si ha un obiettivo profondo, bello, virtuoso e gioioso che trascende
le difficoltà presenti, esse diventano "relative". L'esempio più alto
di questo obiettivo è essere un Bodhisattva—un essere che si basa
sull'amore, la compassione e la saggezza, ed è a servizio degli altri.
C. l'apertura
al diverso e l'evitamento dell'attaccamento ad "aver ragione"
Esercizio pratico
1. Il proposito
del Bodhisattva
Rifletti sull'obiettivo trascendente che desideri
coltivare. Non è un obiettivo materiale, ma una qualità profonda o un modo di
essere che porti beneficio agli altri.
- Qual è il tuo "obiettivo alto" per l'anno a venire (es.
sviluppare una pazienza incrollabile, coltivare la compassione per tutti
gli esseri, essere un servizio virtuoso)?
- In che modo questo obiettivo può rendere "relativa" una
difficoltà quotidiana (ad esempio, un litigio per un parcheggio, una coda
infinita)?
2. Dalla
lamentela alla soluzione (la pratica dei tasselli)
Identifica un'area della tua vita (lavoro,
famiglia, salute) dove tendi a cadere nella lamentela o nel "doppio
monologo".
|
Difficoltà |
Energia che stai sprecando |
Azione di soluzione |
|
Esempio: Il mio collega non
collabora. |
Mi lamento con altri, pensando
"Non dovrebbe essere così." |
Cosa posso fare io per interagire
in modo diverso o creare un sistema che aggiri il problema? |
|
La tua difficoltà: |
La tua energia sprecata: |
La tua soluzione virtuosa: |
3. la
ricchezza del diverso (shengo)
Ricorda il concetto tibetano di shengo
(l'attaccamento all'appartenenza/all'aver ragione).
- Identifica un argomento (sociale, etico, politico) sul quale hai una
convinzione molto forte e incontri spesso persone che pensano in modo
"diverso".
- Quando ti confronti con un'opinione opposta, qual è il tuo istinto
(chiuderti, cercare conferma, combattere per "aver ragione")?
- Impegno all'apertura: durante
il prossimo confronto, pratica l'ascolto con l'intenzione di comprendere
la logica dell'altro (come il maestro che studiò la dottrina
avversaria per sette anni). Cosa potresti imparare o come potresti
rafforzare la tua visione se non fossi attaccato alla necessità di vincere
il dibattito?

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