La storia, come emerge da una riflessione sulle
nostre convinzioni, ci racconta che prima della rivoluzione industriale, i
tessuti colorati erano un lusso. Ma fu con una delle prime grandi campagne di
marketing per l'infanzia, nel 1918, che nacque la necessità di creare nuove
regole di consumo. Seguendo il gusto della nobiltà francese, fu stabilito che
il rosa, colore più vivido e forte, era per i maschi, mentre l'azzurro,
più tenero e delicato, era per le femmine. Appena due anni dopo, nel 1920, per
spingere le famiglie a comprare nuovi vestiti, un'altra campagna invertì
completamente i colori. E da allora, per oltre un secolo, abbiamo creduto a
questa nuova regola.
Questa semplice storia è un gancio che ci apre a
una domanda fondamentale: quante altre delle nostre convinzioni e dei nostri
desideri sono stati "costruiti" per noi senza che ce ne accorgessimo?
Ognuno di noi percepisce la realtà attraverso dei
"filtri" mentali, come se indossassimo un paio di occhiali colorati
di cui non siamo consapevoli. Questi filtri modellano tutto ciò che vediamo,
pensiamo e sentiamo, ma li diamo così per scontati da credere che il mondo sia esattamente
come ci appare.
Pensa alla percezione dei colori. Se diciamo
"quel muro è rosso", ci sembra di affermare una verità oggettiva. In
realtà, stiamo solo interpretando una specifica frequenza di luce attraverso i
nostri occhi. Un'ape, un cane o una persona daltonica percepirebbero quella
stessa realtà in modi completamente diversi. La "verità" oggettiva
non esiste; esistono solo interpretazioni soggettive.
La nostra mente, quindi, è formata da due tipi di
pensieri:
- Pensieri spontanei: Sono
stati mentali universali, che non dipendono dal contesto culturale,
sociale o educativo. Emozioni come la gioia o la rabbia esistono in ogni
cultura e tempo.
- Pensieri costruiti: Sono
idee, concetti e associazioni che assorbiamo dal nostro ambiente. L'idea
che l'azzurro sia per i maschi è un esempio perfetto di pensiero
costruito. Li percepiamo come "normali", ma sono il frutto di
una storia, di scelte e, a volte, di pure strategie commerciali.
La maggior parte della nostra visione del mondo è
formata da questi "pensieri costruiti", un bagaglio che abbiamo
ereditato inconsapevolmente e che determina il nostro modo di relazionarci con
tutto.
La nostra società moderna si fonda su un'economia che, in una sua definizione
classica, è "la scienza per soddisfare i desideri infiniti dell'uomo con
le risorse finite della natura". Fermati a riflettere su questa frase:
contiene un paradosso logico insormontabile. Come si può anche solo pensare di
soddisfare qualcosa di infinito (i desideri) con qualcosa di finito
(le risorse del pianeta)?
Questa mentalità ci ha portati a equiparare la felicità al piacere, e il
piacere all'ottenimento di ciò che vogliamo.
La nostra priorità diventa evitare le sofferenze e ottenere i piaceri. E questo
si traduce nell'ottenere ciò che voglio ed evitare ciò che non voglio.
Abbiamo interiorizzato così profondamente questa
idea che il "volere" è diventato quasi un diritto fondamentale.
L'aneddoto di un bambino in aeroporto che piange disperato non perché non avrà
le patatine, ma perché sua madre gliele ha aperte al posto suo, è indicativo.
La sua sofferenza non nasceva dalla mancanza delle patatine, ma dalla
violazione del suo "io voglio": era lui a voler compiere l'azione di
aprire il pacchetto, e non gli era stato permesso. Fin da piccoli, ci viene
insegnato che avere ciò che vogliamo è la chiave della soddisfazione.
Per ritrovare chiarezza in un mondo che ci spinge
costantemente a desiderare, la domanda più potente che puoi porti è: "Questa
è una voglia o un bisogno?".
Prendiamo l'esempio del cibo. Perché mangiamo? La
risposta logica sarebbe: "Perché il mio corpo ne ha bisogno per
funzionare". In questo caso, dovremmo scegliere alimenti che ci fanno
bene. Tuttavia, la nostra cultura ci ha abituati a mangiare soprattutto per
"voglia", per soddisfare un piacere momentaneo. Non poter mangiare
ciò che ci piace viene vissuto quasi come un'ingiustizia, una violenza, anche
quando quella scelta ci sta facendo del male.
Ecco una tabella che riassume le differenze
chiave tra un bisogno e un desiderio.
|
Caratteristica |
Un vero bisogno |
Un desiderio (o voglia) |
|
Origine |
Nasce da una necessità fondamentale
(es. nutrimento, sicurezza). |
È spesso indotto dall'esterno
(pubblicità, abitudini, paragoni). |
|
Effetto |
La sua soddisfazione porta |
La sua soddisfazione porta |
|
Natura |
È finito. Una volta soddisfatto, cessa
di esistere per un po'. |
È potenzialmente infinito. |
|
Sensazione |
Risponde alla domanda: |
Risponde alla domanda: |
Usa queste domande per riflettere sulle tue
abitudini:
- Quando compri qualcosa di nuovo (un vestito, un gadget), stai
soddisfacendo un bisogno reale o un desiderio passeggero?
- Quanto delle tue scelte alimentari è basato su ciò di cui il tuo corpo
ha bisogno rispetto a ciò che hai voglia di mangiare?
- Ti è mai capitato di sentirti insoddisfatto subito dopo aver ottenuto
qualcosa che desideravi tanto?
Vivere in una corsa incessante per soddisfare
ogni "voglio" ha un costo enorme, sia per il nostro benessere
interiore che per la salute del pianeta.
La ricerca del piacere è un tunnel senza fine. Il
piacere che proviamo quando otteniamo ciò che vogliamo (legato al rilascio di
dopamina) è per sua natura temporaneo. Decade rapidamente, lasciandoci con il
bisogno di una dose successiva, sempre più grande. È un ciclo che si basa sulla
logica del "più ne ho e più ne voglio", e quando non riusciamo più a
soddisfare questo desiderio crescente, il risultato è frustrazione e, in molti
casi, depressione.
La nostra cultura del "voglio" è direttamente collegata alla crisi
ambientale. Questo atteggiamento non è casuale, ma affonda le radici in un
distacco millenario dalla natura. Siamo passati dal vederci come parte di un
ecosistema (la visione animistica) a percepirci come superiori e padroni,
autorizzati a considerare il mondo come un insieme di "risorse" da
sfruttare per i nostri desideri. Questo atteggiamento ha conseguenze
devastanti:
- Perdita di biodiversità: per
ottimizzare la produzione, abbiamo ridotto la sconfinata varietà di frutta
e verdura a una manciata di specie standardizzate, impoverendo il pianeta
e la nostra stessa alimentazione.
- Cambiamento climatico: la
logica di soddisfare desideri infiniti con risorse finite sta portando al
collasso gli ecosistemi che ci sostengono.
La vera libertà e la vera soddisfazione non
derivano dall'avere tutto ciò che si vuole, ma dal comprendere e soddisfare ciò
di cui si ha veramente bisogno. Questo percorso richiede coraggio e
consapevolezza, e si riassume in due sfide fondamentali che possiamo porci ogni
giorno:
- Evitare ciò che ci piace, ma ci fa male.
- Fare ciò che non ci piace, ma ci fa bene.
Questo cambiamento non avviene da un giorno
all'altro. È un processo graduale, fatto di piccole scelte consapevoli. Ricorda
che ogni piccola azione cambia l'insieme. Ogni volta che scegli un
bisogno reale invece di un desiderio indotto, non solo stai facendo del bene a
te stesso, ma stai anche contribuendo a creare un mondo più sano e sostenibile.
Stai scegliendo di essere "parte della soluzione, non del problema".
Usa la distinzione tra bisogni e desideri come
una bussola interiore. Ti aiuterà a navigare le scelte di ogni giorno
con maggiore consapevolezza, autenticità e, alla fine, con una soddisfazione
più profonda e duratura.
Nessun commento:
Posta un commento