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martedì 14 ottobre 2025

Necessario o inutile?


Pensa per un attimo a qualcosa che dai per assolutamente scontato: il rosa è un colore per le bambine e l'azzurro per i maschietti. Sembra una verità quasi "naturale", inscritta nel nostro modo di vedere il mondo. Eppure, ti sorprenderebbe sapere che questa associazione è un'invenzione piuttosto recente.

La storia, come emerge da una riflessione sulle nostre convinzioni, ci racconta che prima della rivoluzione industriale, i tessuti colorati erano un lusso. Ma fu con una delle prime grandi campagne di marketing per l'infanzia, nel 1918, che nacque la necessità di creare nuove regole di consumo. Seguendo il gusto della nobiltà francese, fu stabilito che il rosa, colore più vivido e forte, era per i maschi, mentre l'azzurro, più tenero e delicato, era per le femmine. Appena due anni dopo, nel 1920, per spingere le famiglie a comprare nuovi vestiti, un'altra campagna invertì completamente i colori. E da allora, per oltre un secolo, abbiamo creduto a questa nuova regola.

Questa semplice storia è un gancio che ci apre a una domanda fondamentale: quante altre delle nostre convinzioni e dei nostri desideri sono stati "costruiti" per noi senza che ce ne accorgessimo?

Ognuno di noi percepisce la realtà attraverso dei "filtri" mentali, come se indossassimo un paio di occhiali colorati di cui non siamo consapevoli. Questi filtri modellano tutto ciò che vediamo, pensiamo e sentiamo, ma li diamo così per scontati da credere che il mondo sia esattamente come ci appare.

Pensa alla percezione dei colori. Se diciamo "quel muro è rosso", ci sembra di affermare una verità oggettiva. In realtà, stiamo solo interpretando una specifica frequenza di luce attraverso i nostri occhi. Un'ape, un cane o una persona daltonica percepirebbero quella stessa realtà in modi completamente diversi. La "verità" oggettiva non esiste; esistono solo interpretazioni soggettive.

La nostra mente, quindi, è formata da due tipi di pensieri:

  • Pensieri spontanei: Sono stati mentali universali, che non dipendono dal contesto culturale, sociale o educativo. Emozioni come la gioia o la rabbia esistono in ogni cultura e tempo.
  • Pensieri costruiti: Sono idee, concetti e associazioni che assorbiamo dal nostro ambiente. L'idea che l'azzurro sia per i maschi è un esempio perfetto di pensiero costruito. Li percepiamo come "normali", ma sono il frutto di una storia, di scelte e, a volte, di pure strategie commerciali.

La maggior parte della nostra visione del mondo è formata da questi "pensieri costruiti", un bagaglio che abbiamo ereditato inconsapevolmente e che determina il nostro modo di relazionarci con tutto.

La nostra società moderna si fonda su un'economia che, in una sua definizione classica, è "la scienza per soddisfare i desideri infiniti dell'uomo con le risorse finite della natura". Fermati a riflettere su questa frase: contiene un paradosso logico insormontabile. Come si può anche solo pensare di soddisfare qualcosa di infinito (i desideri) con qualcosa di finito (le risorse del pianeta)?
Questa mentalità ci ha portati a equiparare la felicità al piacere, e il piacere all'ottenimento di ciò che vogliamo.
La nostra priorità diventa evitare le sofferenze e ottenere i piaceri. E questo si traduce nell'ottenere ciò che voglio ed evitare ciò che non voglio.

Abbiamo interiorizzato così profondamente questa idea che il "volere" è diventato quasi un diritto fondamentale. L'aneddoto di un bambino in aeroporto che piange disperato non perché non avrà le patatine, ma perché sua madre gliele ha aperte al posto suo, è indicativo. La sua sofferenza non nasceva dalla mancanza delle patatine, ma dalla violazione del suo "io voglio": era lui a voler compiere l'azione di aprire il pacchetto, e non gli era stato permesso. Fin da piccoli, ci viene insegnato che avere ciò che vogliamo è la chiave della soddisfazione.

Per ritrovare chiarezza in un mondo che ci spinge costantemente a desiderare, la domanda più potente che puoi porti è: "Questa è una voglia o un bisogno?".

Prendiamo l'esempio del cibo. Perché mangiamo? La risposta logica sarebbe: "Perché il mio corpo ne ha bisogno per funzionare". In questo caso, dovremmo scegliere alimenti che ci fanno bene. Tuttavia, la nostra cultura ci ha abituati a mangiare soprattutto per "voglia", per soddisfare un piacere momentaneo. Non poter mangiare ciò che ci piace viene vissuto quasi come un'ingiustizia, una violenza, anche quando quella scelta ci sta facendo del male.

Ecco una tabella che riassume le differenze chiave tra un bisogno e un desiderio.

Caratteristica

Un vero bisogno

Un desiderio (o voglia)

Origine

Nasce da una necessità fondamentale (es. nutrimento, sicurezza).

È spesso indotto dall'esterno (pubblicità, abitudini, paragoni).

Effetto

La sua soddisfazione porta
a un benessere stabile e duraturo.

La sua soddisfazione porta
a un piacere temporaneo,
che svanisce in fretta.

Natura

È finito. Una volta soddisfatto, cessa di esistere per un po'.

È potenzialmente infinito.
Più ne hai, più ne vuoi.

Sensazione

Risponde alla domanda:
"Cosa mi fa bene?".

Risponde alla domanda:
"Cosa mi piace?".

Usa queste domande per riflettere sulle tue abitudini:

  • Quando compri qualcosa di nuovo (un vestito, un gadget), stai soddisfacendo un bisogno reale o un desiderio passeggero?
  • Quanto delle tue scelte alimentari è basato su ciò di cui il tuo corpo ha bisogno rispetto a ciò che hai voglia di mangiare?
  • Ti è mai capitato di sentirti insoddisfatto subito dopo aver ottenuto qualcosa che desideravi tanto?

Vivere in una corsa incessante per soddisfare ogni "voglio" ha un costo enorme, sia per il nostro benessere interiore che per la salute del pianeta.

La ricerca del piacere è un tunnel senza fine. Il piacere che proviamo quando otteniamo ciò che vogliamo (legato al rilascio di dopamina) è per sua natura temporaneo. Decade rapidamente, lasciandoci con il bisogno di una dose successiva, sempre più grande. È un ciclo che si basa sulla logica del "più ne ho e più ne voglio", e quando non riusciamo più a soddisfare questo desiderio crescente, il risultato è frustrazione e, in molti casi, depressione.

La nostra cultura del "voglio" è direttamente collegata alla crisi ambientale. Questo atteggiamento non è casuale, ma affonda le radici in un distacco millenario dalla natura. Siamo passati dal vederci come parte di un ecosistema (la visione animistica) a percepirci come superiori e padroni, autorizzati a considerare il mondo come un insieme di "risorse" da sfruttare per i nostri desideri. Questo atteggiamento ha conseguenze devastanti:

  • Perdita di biodiversità: per ottimizzare la produzione, abbiamo ridotto la sconfinata varietà di frutta e verdura a una manciata di specie standardizzate, impoverendo il pianeta e la nostra stessa alimentazione.
  • Cambiamento climatico: la logica di soddisfare desideri infiniti con risorse finite sta portando al collasso gli ecosistemi che ci sostengono.

La vera libertà e la vera soddisfazione non derivano dall'avere tutto ciò che si vuole, ma dal comprendere e soddisfare ciò di cui si ha veramente bisogno. Questo percorso richiede coraggio e consapevolezza, e si riassume in due sfide fondamentali che possiamo porci ogni giorno:

  1. Evitare ciò che ci piace, ma ci fa male.
  2. Fare ciò che non ci piace, ma ci fa bene.

Questo cambiamento non avviene da un giorno all'altro. È un processo graduale, fatto di piccole scelte consapevoli. Ricorda che ogni piccola azione cambia l'insieme. Ogni volta che scegli un bisogno reale invece di un desiderio indotto, non solo stai facendo del bene a te stesso, ma stai anche contribuendo a creare un mondo più sano e sostenibile. Stai scegliendo di essere "parte della soluzione, non del problema".

Usa la distinzione tra bisogni e desideri come una bussola interiore. Ti aiuterà a navigare le scelte di ogni giorno con maggiore consapevolezza, autenticità e, alla fine, con una soddisfazione più profonda e duratura.


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