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martedì 14 ottobre 2025

"Amare se stessi”


"Amare se stessi”, è l'esito di una relazione di qualità con la propria persona e si manifesta attraverso l'allineamento di tre aspetti fondamentali: energia, movimento e mitologia interna. Se uno di questi aspetti non è allineato, il processo non funziona.

I tre pilastri dell'amore per se stessi

1. Il primo pilastro, l'energia (il sentimento/affetto) questo pilastro si riferisce al tipo di energia con cui ci relazioniamo con noi stessi. Esistono due tipi principali di energia interna:

Primo tipo:
energia di resistenza: l'energia di resistenza/giudizio questo tipo di energia interna è caratterizzato da uno stato di resistenza,giudizio, critica, rifiuto e aspettative nei confronti di sé stessi. Giorgia Dalla valle spiega che quando si opera con questa energia, il cervello reagisce come se fosse sotto un attacco fisico. Questo significa che si attivano le stesse aree cerebrali e il sistema nervoso entra in modalità di attacco o fuga, percependo un pericolo.
Il risultato è che la persona si chiude, e qualsiasi tentativo di cambiare un comportamento o una credenza, dandosi addosso o criticandosi, diventa inefficace. Invece di portare al cambiamento, questa energia crea una resistenza interna che impedisce la trasformazione, proprio come in un litigio in cui una persona attaccata non è disposta a considerare informazioni o prospettive diverse.
Tale energia impedisce di progredire nel percorso di amore per se stessi perché alimenta il conflitto interno e mantiene il sistema in uno stato di allerta, bloccando la capacità di accogliere nuove prospettive o di modificare narrazioni interne.

Secondo tipo:
energia di self-compassion / auto-gentilezza / adulto amorevole è presentata come l'energia fondamentale e necessaria per coltivare una relazione sana con sé stessi e per innescare un cambiamento profondo.
Questa energia è l'opposto dell'energia di resistenza, giudizio, critica, rifiuto o aspettative. Include qualità come: accettazione, comprensione, apprezzamento, accoglienza, curiosità, gentilezza per se stessi. Giorgia Dalla Valle la paragona all'energia del "sé" o a quelle qualità che un "adulto amorevole" evocherebbe dentro di sé, ovvero una persona che abbia accesso all'amore incondizionato e senza aspettative. È un "voler bene" a se stessi.

Importanza di questa energia

Questa energia è fondamentale ed è un presupposto per ogni cambiamento:

Crea sicurezza: quando si lavora con questa energia, il sistema nervoso e il corpo iniziano a sentirsi al sicuro. Questo è importante perché, al contrario, l'energia di critica o giudizio fa reagire il cervello come se fosse sotto attacco fisico, attivando un sistema di "attacco o fuga" che impedisce qualsiasi modifica o l'accettazione di nuove informazioni. Sentirsi al sicuro è la condizione necessaria per poter andare a cambiare la "mitologia interna" o le narrazioni implicite.

Permette il progresso: senza questa energia di accettazione e self-compassion, non è possibile muoversi in una direzione diversa o affrontare le proprie parti che si vuole modificare. È il primo passo essenziale, sebbene da sola non sia sufficiente per riparare completamente la relazione con sé stessi.

Strumenti per coltivare l'energia di self-compassion

Giorgia Dalla Valle suggerisce diversi strumenti pratici per coltivare questa energia:

Utilizzare mantra di self-compassion o accettazione radicale: si tratta di ripetizioni di affermazioni che spostano l'energia interna verso l'accettazione, l'accoglienza e la curiosità. Questo aiuta a ridurre la sofferenza, poiché la resistenza al dolore è ciò che la aumenta. Un esempio di mantra è: "questo è un momento di difficoltà. La difficoltà è parte della vita. Posso essere gentile con me stessa e chiedermi se posso fare qualcosa". L'importante non è tanto la parola in sé, ma la sensazione interna che tale frase evoca.

Diventare l'osservatore: questo significa disidentificarsi dalle esperienze sgradevoli, negative o difficili che emergono nel momento presente, come sensazioni, convinzioni o pensieri. Invece di identificarsi con esse ("sono ansia"), si riconosce che "sto sperimentando l'ansia" o che "una parte di me sta sperimentando l'ansia". Questo crea un punto di osservazione esterno, ricordando che non siamo interamente i nostri movimenti interni (energia, emozione, azione) e previene il conflitto interno che deriva dal non voler essere ciò che si prova.

Allenarsi a provare tenerezza: questo strumento è particolarmente utile quando emergono parti critiche o tendenze che non piacciono. La chiave è comprendere che ogni parte di noi, ogni impulso, ogni tendenza o voce critica, si è costruita con lo scopo di proteggere ciò che siamo. Riconoscere che queste parti non sono intrinsecamente "noi" ma tentativi di far sopravvivere il nostro sé o di proteggere la nostra integrità, permette di provare tenerezza anche per comportamenti inaccettabili o voci estremamente critiche, vedendole come "bambini che ripetono cose sentite dai genitori". Questa prospettiva trasforma il modo in cui ci relazioniamo con le nostre "parti sbagliate o cattive".

Giorgia Dalla Valle sottolinea che queste qualità si coltivano con ripetizioni e pratica costante nel tempo, non sono qualcosa che si acquisisce miracolosamente da un giorno all'altro. Questa energia di self-compassion è il fondamento su cui si costruisce l'intero percorso di riparazione della relazione con se stessi, in particolare quando si lavora sulla riscrittura delle narrazioni interne.

2.  Il secondo pilastro, il movimento (azione allineata), si riferisce alle azioni concrete che sono coerenti con un'energia di amore per se stessi. Giorgia Dalla Valle sottolinea che tutti e tre i pilastri devono essere allineati affinché il processo di amare se stessi funzioni efficacemente; se uno di essi manca, il processo non ha successo.

Definizione e rilievo del movimento

Il movimento rappresenta le azioni che riflettono l'energia interiore. C'è una stretta interconnessione tra energia e movimento:

  • L'energia spinge all'azione.
  • L'azione può a sua volta creare energia.

L'autrice usa un esempio chiaro: sarebbe difficile credere che si ami una persona se la si maltratta; allo stesso modo, se si amasse incondizionatamente, le azioni sarebbero coerenti con tale amore. Agire in un certo modo è una manifestazione diretta dell'energia che si prova.

La domanda guida e l'obiettivo

Per orientare le proprie azioni, una domanda fondamentale è: "Come agiresti se ti amassi incondizionatamente?". Questa domanda aiuta a identificare quali sarebbero le scelte più amorevoli e a prendere decisioni che rispecchino un profondo valore di sé. Se si ha dentro di sé la convinzione di valere, di meritare rispetto e cose belle per il solo fatto di esistere, le azioni saranno allineate a questa percezione.

L'obiettivo principale del movimento è prendersi cura di sé e soddisfare i propri bisogni, proprio come farebbe un genitore amorevole per un figlio. Un sentimento di amore, per quanto profondo, non basta se non è accompagnato da azioni concrete per soddisfare i bisogni essenziali.

Strumenti e azioni chiave per coltivare il movimento

Giorgia Dalla Valle presenta diversi strumenti e azioni pratiche che servono a tradurre l'energia di self-compassion e auto-gentilezza in comportamenti concreti e a riparare la relazione con se stessi, diventando il "genitore di se stessi". Queste azioni sono fondamentali perché, come sottolinea l'autrice, l'energia da sola non basta se non è accompagnata da un'azione allineata.

  • Chiedersi "Come agiresti se ti amassi incondizionatamente?" questa è una domanda guida fondamentale per prendere decisioni e fare scelte. L'idea è di immaginare di avere dentro di sé la convinzione profonda di valere, di meritare rispetto e cose belle per il solo fatto di esistere, non per ciò che si fa o si conquista. Se si possedesse questa convinzione (che fa parte della mitologia interna), le azioni che ne deriverebbero sarebbero automaticamente più amorevoli. Inoltre, se si fa fatica a stare nell'energia di auto-compassione, si può utilizzare il movimento (l'azione) per attivare quell'energia.
  • Prendersi cura di sé e soddisfare i propri bisogni questo è un compito essenziale nel processo di riparazione del rapporto con se stessi. Proprio come un genitore agirebbe per soddisfare i bisogni del proprio figlio, anche se il figlio non ne ha voglia, allo stesso modo bisogna agire per sé stessi. Il sentimento di voler bene non è sufficiente se non è accompagnato dall'azione di soddisfare i bisogni.

    All'interno di questa cura di sé, vengono evidenziati alcuni aspetti specifici spesso trascurati:
    • Riposo: non si intende solo il sonno, ma anche un "riposo attivo", dedicando tempo ad attività che permettono di scaricare e ricaricare l'energia (no smartphone o schermi in genere che risucchiano energia). Questo è importante per la gestione dello stato energetico e un compito genitoriale verso se stessi, anche quando non se ne ha voglia.
    • Movimento del corpo / sport / attività fisica: è riconosciuto come una componente importante per il benessere generale, sebbene da solo non possa risolvere tutti i problemi.
    • Gioco: questo è un bisogno fondamentale e spesso completamente ignorato dagli adulti. Tutti gli animali continuano a giocare per tutta la vita, mentre gli esseri umani smettono. Il gioco e la libera espressione sono importanti per la ricarica, il nutrimento interiore e per il "gusto di esistere". Il compito di riparare la relazione con se stessi include anche il risolvere il problema di trovare tempo e spazio per giocare. Se non si sa che fare si possono soffiare le bolle di sapone all'aperto (anche dalla finestra) e guardarle muoversi allegramente,
  • Strutturare il tempo e creare una routine è importante inserire il riposo, il movimento e il gioco nella propria routine quotidiana o settimanale. Questa "costruzione di una struttura" nella giornata o nella settimana crea un ambiente che nutre il "bambino interiore". Idealmente, queste attività dovrebbero essere inserite in un contesto che favorisca la connessione con la natura e con altre persone, percepito come sicuro.

Gli strumenti per agire non sono semplici abitudini positive, ma azioni concrete e intenzionali che, quando allineate con l'energia di self-compassion e supportate dalla modifica delle narrazioni interne, contribuiscono a ricostruire una relazione amorevole e funzionale con se stessi.

Interconnessione con gli altri pilastri

È importante ricordare che lavorare sul movimento non è sufficiente se non si affronta anche la mitologia interna. Le azioni, per quanto allineate, devono essere supportate da una modifica delle narrazioni interne implicite che sono la fonte della sofferenza. Allo stesso modo, l'energia (il primo pilastro) e il movimento sono profondamente collegati e si influenzano a vicenda. Se ci si trova in difficoltà con l'energia, è possibile utilizzare il movimento per attivarla.

3. Il terzo pilastro, la mitologia interna (le narrazioni interne) questo è il pilastro più profondo e si riferisce alle narrazioni, storie o credenze implicite che ci raccontiamo su noi stessi, sugli altri e sulla realtà. Non sono scelte consapevolmente, ma sono il senso e la forma che abbiamo dato a esperienze vissute.

Origine e impatto delle narrazioni

Queste narrazioni spesso includono convinzioni profonde come "non valgo abbastanza," "c'è qualcosa che non va in me," o "non devo fare questo, se lo faccio verrò abbandonata". Esse rappresentano la fonte della nostra sofferenza e sono il punto da cui emergono i nostri pensieri, le parti critiche, le azioni che non ci piacciono (come la procrastinazione) e le emozioni sgradevoli. L'esperienza interna di essere abbandonati, ad esempio, si manifesta come uno stato interno complesso che descriviamo con frasi come "non sono abbastanza" o "non merito". Il senso che abbiamo dato alle esperienze vissute si è radicato nel corpo e ha dato forma a queste esperienze interne.

Perché la mitologia interna è importante

Giorgia Dalla Valle è categorica: si può lavorare sull'energia e sull'azione, si può affermare di volersi bene e cercare di trattarsi meglio, ma se non si cambiano le storie interne e le narrazioni implicite, questi sforzi non funzionano. La modifica di queste narrazioni è il presupposto per un cambiamento profondo, reso possibile solo quando il sistema nervoso si sente al sicuro grazie all'energia di accettazione e self-compassion.

L'obiettivo del lavoro sulla mitologia interna

L'obiettivo centrale è rinarrare la propria storia, dare un senso diverso alle esperienze difficili, traumatiche e alle ferite vissute. Questo cambiamento non può essere solo razionale ("non è stata colpa mia"), ma deve essere "sentito" a livello profondo per riprogrammare il nostro funzionamento interno. Si tratta di ricostruire una sicurezza interna e di "ri-mitologizzare" la propria vita. L'intento finale è riparare la relazione tra le parti più mature e amorevoli di noi stessi e le parti piccole, ferite e abbandonate (il "bambino interiore"). Sviluppare la capacità di amare incondizionatamente tutte le parti di sé e le proprie narrazioni è essenziale.

Come non modificare le narrazioni (approcci inefficaci)

·         Convincersi razionalmente: non basta dirsi "non è stata colpa mia" o "sono abbastanza" se internamente non si sente che sia vero. Le parole razionali non raggiungono la parte ferita che crede alla narrazione negativa.

  • Non funziona forzare o respingere: cercare di convincersi che un'affermazione positiva sia vera ("sei una persona straordinaria") quando non la si crede, o cercare di respingere, negare o cambiare subito la narrazione negativa ("non c'è niente di sbagliato in te"), non funziona. Questo approccio crea resistenza e attiva un'energia di rifiuto o attacco, negando la storia interna della parte ferita e creando uno stato difensivo.
  • Non funziona senza contatto: non si può semplicemente dirsi affermazioni positive se non si è in contatto con la parte ferita che crede alla narrazione negativa; le parole non le "arrivano".

Come modificare effettivamente le narrazioni (strumenti e processo)

Il vero cambiamento avviene attraverso un processo che coinvolge l'energia di accettazione e self-compassion del primo pilastro:

Portare curiosità e accoglienza: invece di respingere, l'approccio è portare vera curiosità e l'energia di accoglienza verso la narrazione.

Per modificare la mitologia interna, le fonti suggeriscono di porsi alcune domande che guidano il processo di accoglienza, comprensione e trasformazione delle narrazioni implicite. Queste domande non sono volte a convincersi razionalmente di qualcosa di diverso, ma a entrare in contatto con la parte ferita che detiene la narrazione.

Ecco le domande chiave che si possono porre:

  • Relativamente alla narrazione specifica che emerge (es. "c'è qualcosa di sbagliato in me"):
    • "chissà da dove emerge questa narrazione?"
    • "chissà cos'è questa narrazione?"
    • "cos'è questa storia?"
  • Per entrare in contatto con le sensazioni fisiche ed emotive associate alla narrazione:
    • "come la vedi, come si manifesta?" (questa domanda aiuta a dare una forma metaforica all'esperienza, ad esempio "una nube grigia dentro di me" o "un dolore al petto").
    • "com'è (ad esempio, il dolore al petto)? È una pressione?"
  • Per comprendere i bisogni insoddisfatti che hanno contribuito alla narrazione:
    • "che cosa avevi bisogno che succedesse?"
    • "che cosa volevi che ti fosse stato detto che non ti è stato detto?" (un esempio è "vai bene così come sei").
  • Per accogliere la parte ferita che porta la narrazione:
    • "come mi relazionerei con questo bambino (riferendosi alla parte ferita)?"
    • "come lo accoglierei?"
    • "come gli parlerei?"
    • "che cosa è avvenuto perché tu ti senta in questa maniera?"

Queste domande sono parte di un processo più ampio che richiede di approcciare la narrazione con curiosità e l'energia di accoglienza, permettendo alla storia di esistere senza il bisogno immediato di modificarla, e di relazionarsi con la parte che la porta con tenerezza e compassione, offrendo un'esperienza di sicurezza e accettazione che potrebbe essere mancata in passato.

Identificare la parte che crede: riconoscere che "c'è una parte di me che è convinta che ci sia qualcosa di sbagliato in lei". Questo aiuta a disidentificarsi dalla narrazione stessa e a relazionarsi con essa, anziché esserne sopraffatti.

Permettere l'esistenza della narrazione: nelle fasi iniziali, l'obiettivo è coltivare l'abitudine di usare questa energia di accettazione, permettendo alla narrazione di esistere senza il bisogno di modificarla subito. Ad esempio, dire "è ok che tu pensi che ci sia qualcosa di sbagliato in te, è ok che tu stia soffrendo ora". Questo atto di accoglienza è il primo passo che inizia a modificare la narrazione, perché la parte che si sentiva esiliata e non vista viene finalmente riconosciuta e accolta.

Relazionarsi con tenerezza: trattare questa parte ferita come un bambino, accogliendola e parlandole con tenerezza. Le parti di noi che portano queste narrazioni desiderano essere viste, ascoltate, accolte e accettate per la prima volta nella loro vita.

Validare l'esperienza somatica ed emotiva: permettere che emergano e accogliere le sensazioni fisiche e le emozioni associate al dolore (es. Nodo allo stomaco, lacrime). Si può dare una forma metaforica a queste sensazioni ("una nube grigia", "un dolore al petto") per comprenderle meglio.

Offrire un'esperienza diversa: il processo mira a far vivere a questa parte un'esperienza diversa, facendole sentire che è sicuro esistere e sentire ciò che prova, e che non c'è bisogno di cambiare per essere accolta. La presenza dell'energia del "genitore ideale" o dell'"adulto amorevole" che prova compassione, accettazione e accoglienza, riduce l'intensità emotiva e inizia a riscrivere la narrazione.

Soddisfare i bisogni mancanti: riconoscere i bisogni che non sono stati soddisfatti in passato (es. Sentirsi dire "vai bene così come sei") e, attraverso il contatto con la parte ferita, farle ricevere l'esperienza di essere accolta, che le è mancata. Questo permette alla narrazione di cambiare perché la parte non ha più bisogno di avere paura o vergogna.

Scaricare il dolore in uno spazio sicuro: permettere alla parte ferita di esprimere e scaricare il dolore accumulato in un ambiente sicuro. Questo atto di rilascio è ciò che cambia la narrazione interna e permette la ricostruzione
del rapporto con se stessi.

Il risultato del cambiamento

Quando si riesce a cambiare la propria narrazione interna e la mitologia interna, si ottiene un cambiamento profondo nel modo di agire, sentire e pensare, che si traduce in una vera e propria trasformazione della propria vita. Questa "riprogrammazione" avviene quando la narrazione non è più solo razionalmente compresa, ma viene "sentita" come non più vera.

La mitologia interna è il nucleo della sofferenza e il bersaglio finale del processo di "amare se stessi". Il suo cambiamento richiede un approccio basato sull'accettazione profonda e la compassione, piuttosto che sulla forza o la negazione, e si realizza integrando tutti e tre i pilastri: energia, movimento e la riscrittura delle storie interne.


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