Chi è arrogante non ha semplicemente un’opinione positiva di sé. L’arrogante è convinto che la propria visione sia più vera, la propria esperienza più valida, il suo modo di fare migliore. Tutto ruota attorno all’“io”, che non è più solo un punto di vista, ma diventa l’assoluto. Da qui nasce il confronto continuo con gli altri: un meccanismo attraverso cui l’arrogante misura e riafferma il proprio valore, non per conoscere sé stesso, ma per dichiararsi superiore.
Ma questa superiorità è fragile. Si regge su una costante paura: quella di essere messo in discussione, sminuito, scavalcato. Paradossalmente, più si ha bisogno di sentirsi superiori, più si è vittime di un senso di inferiorità latente. Il confronto diventa così una trappola: un continuo gioco di specchi dove il riflesso dell’altro può distruggere l’immagine costruita di sé.
L’arrogante non ascolta cosa viene detto, ma chi lo dice. Si valuta il messaggio in base alla reputazione, all’aspetto, al ruolo sociale di chi parla. È una forma di cecità selettiva che chiude la porta alla saggezza. Si rimane schiavi dei propri preconcetti, incapaci di riconoscere verità che non provengano dal proprio riflesso ideale.
L'arroganza si manifesta attraverso un meccanismo di confronto e superiorità. Egli si paragona costantemente all'altro, individuando in sé stesso una qualità ritenuta superiore – che sia intelligenza, correttezza, competenza, bellezza, ricchezza, eccetera – e la usa come punto di riferimento per sentirsi superiore: "io sono più intelligente di te", "io sono un migliore di te".
L'arroganza ha spesso come conseguenza l'aggressività.
Questa attitudine aggressiva può nascere dal sentimento di essere il "padrone
della verità". Chi è arrogante vive nella convinzione che la propria
percezione della realtà sia l'unica corretta, non una realtà soggettiva e
interdipendente. Ciò porta all'atteggiamento: "io ho ragione…tu sei
sbagliato".
Il paradigma dell'arrogante crea enormi difficoltà nella relazione e nella comunicazione. Egli non si permette di vedere l'altro, di andargli incontro, perché l'altro, nella sua visione, è sbagliato e dovrebbe essere lui a fare il primo passo. Questo atteggiamento blocca la possibilità di amare, la compassione e la generosità, perché anche l'amore e la compassione richiedono una base di umiltà, cioè riconoscere che l'altro vive nel proprio paradigma, e noi nel nostro. Nella comunicazione, l'arrogante pretende che l'altro si trovi nel suo stesso paradigma, che pensi, veda e percepisca esattamente come lui. Questo porta spesso a un monologo, dove l'obiettivo è solo "dire la propria" piuttosto che scambiare idee o arrivare a un punto di accordo. Se il messaggio non viene compreso dall'altro, è come se non fosse mai stato inviato.
Dobbiamo ricordarci che ognuno è nel suo percorso, e non
abbiamo i mezzi reali per giudicare l'altro.
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