Diventare adulti, sul piano emotivo e spirituale, è forse il viaggio più radicale e trasformativo che possiamo fare nella vita. Non ha nulla a che vedere con l’età, con le responsabilità che ci assumiamo, con i ruoli che interpretiamo nella società. Accade dentro. È un lento, inesorabile risveglio in cui qualcosa, a un certo punto, ci chiama a smettere di cercare fuori ciò che possiamo trovare solo dentro.
Questo passaggio non è lineare né comodo. Spesso ci porta a
mettere in discussione ogni certezza, a fare scelte impopolari, a camminare
controvento. Ma è proprio da queste scelte – libere, autonome, autentiche – che
si costruisce la nostra fede più profonda: non una fede cieca, imposta o
ereditata, ma una fiducia viva in ciò che sentiamo essere vero, anche quando è
invisibile agli occhi degli altri.
E quando finalmente cominciamo a muoverci nel mondo da
questa nuova centratura, non abbiamo più bisogno di appartenenze forzate, né di
ribellioni sterili. Possiamo stare in un gruppo senza perderci, senza fonderci,
senza adeguarci per paura. Possiamo condividere ciò che siamo, i nostri doni,
la nostra visione, senza cercare conferme né autorizzazioni. Perché siamo
interi. Perché siamo tornati a casa.
Diventare adulti emotivamente, per noi, significa
questo: non essere più ricattabili né condizionabili. Significa essere liberi
di scegliere la nostra strada, anche quando è difficile, anche quando è
solitaria, anche quando ci espone. Significa non avere più bisogno di
combattere il potere, perché non siamo più in guerra con il nostro passato.
Significa smettere di rincorrere sicurezza, e iniziare a incarnare verità.
Significa, infine, tornare nel mondo con occhi nuovi, con un cuore libero, con
la forza interiore di chi ha attraversato le proprie ombre e ora è pronto a
camminare nella luce – senza voler cambiare gli altri, ma offrendo un esempio
vivo di trasformazione possibile.
Possiamo stare nel mondo, contribuire, agire, amare — ma non
ci sentiamo più di questo mondo. Non perché lo disprezziamo, ma perché non ci
identifica più. Perché ora ci riconosciamo in una realtà più vasta, in una
verità più profonda, che non ha bisogno di ruoli o di status per esistere.

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