Guida allo studio
I
quattro accordi: guida pratica alla libertà personale
di Don
miguel ruiz
Cos’è la “domesticazione” degli esseri umani e come influenza la nostra vita?
La domesticazione è un processo attraverso il quale impariamo a sognare il mondo secondo le regole della società, e questo influenza profondamente il nostro sogno personale, portandoci a vivere spesso una realtà distorta e sofferente.
Fin
dalla nascita, gli esseri umani apprendono a sognare attraverso gli altri. La
società, la famiglia, la scuola, la religione ci insegnano come comportarci,
cosa credere e cosa non credere, cosa è accettabile e cosa non lo è. Queste
regole, che costituiscono il “sogno del pianeta”, vengono introdotte
nelle nostre menti attraverso l’attenzione e la ripetizione, limitando la
nostra capacità di scegliere autonomamente le nostre credenze.
Da
bambini, non abbiamo la possibilità di scegliere le nostre credenze, ma
accettiamo gli accordi che ci vengono presentati dal mondo esterno,
riponendo in essi una fede incondizionata. Questi accordi, che includono anche
il nostro nome, la lingua, la religione e i valori morali, diventano i
fondamenti del nostro sistema di credenze.
Il
processo di domesticazione plasma il nostro sistema di credenze, che diventa
come un “libro della legge” che governa la nostra mente. Questo libro
contiene le regole su come dovremmo vivere, giudicando noi stessi e gli altri
in base a tali regole. Di conseguenza, ci allontaniamo dalla nostra natura
originaria, e creiamo un’immagine di perfezione a cui non possiamo mai
corrispondere, portandoci a respingerci e a vivere nella paura di non essere
abbastanza.
Fa
nascere in noi un “giudice interiore” che giudica continuamente le nostre
azioni, pensieri e sentimenti in base al libro della legge. Se non ci
conformiamo a queste regole, il giudice ci fa sentire colpevoli, vergognosi e
puniti. Questa dinamica crea anche la “vittima”, la parte di noi che si sente
inadeguata, non amata e non degna di valore. Questo meccanismo di auto-giudizio
e auto-punizione ci fa soffrire ripetutamente per i nostri errori.
Il
processo di domesticazione ci rende dipendenti dall’approvazione degli altri,
facendoci agire per ottenere ricompense ed evitando le punizioni. La paura di
essere rifiutati diventa la paura di non essere abbastanza, e questa paura ci
porta a nascondere la nostra vera essenza. Tutto questo crea sofferenza nel
sogno personale.
Ci
porta a vivere in uno stato di confusione mentale, chiamato “mitote” dai
toltechi, che è come un mercato affollato dove mille voci parlano
contemporaneamente senza capirsi. Questo stato di caos mentale ci impedisce di
vedere la verità e ci tiene imprigionati in un sogno illusorio.
A causa della domesticazione, perdiamo la libertà di essere noi stessi, di esprimere ciò che sentiamo e di seguire i nostri desideri. Siamo intrappolati in un ciclo di sofferenza, perché il nostro sogno personale è governato dalle regole del “sogno del pianeta”, che spesso è un incubo fatto di violenza, paura e ingiustizia.
Punti chiave sulla domesticazione e la sua influenza:
• Apprendimento delle regole sociali:
i genitori, le scuole, le religioni e altri agenti della società ci insegnano
come comportarci, cosa credere e cosa non credere, cosa è accettabile e cosa
non lo è, cosa è buono e cosa è cattivo.
• Accettazione di credenze senza
scelta: non abbiamo l’opportunità di scegliere le nostre credenze, la
nostra lingua o i nostri valori morali. Li accettiamo per accordo con il “sogno
del pianeta”. Questo accordo porta alla fede, che è credere
incondizionatamente.
• Sistema di punizioni e ricompense:
come gli animali, i bambini vengono addomesticati attraverso un sistema di
punizioni e ricompense. Veniamo premiati quando ci comportiamo secondo le
aspettative degli adulti e puniti quando le trasgrediamo. Questo porta a una
paura di essere puniti e al bisogno di attenzione.
• Perdita dell’autenticità: per
paura di essere rifiutati, iniziamo a fingere di essere ciò che non siamo,
diventando una copia delle credenze dei nostri genitori, della società e della
religione. Perdiamo le nostre tendenze naturali e diventiamo
“auto-addomesticati”.
• Il giudice interiore e la vittima:
la domesticazione crea un “giudice interiore” che giudica tutto e tutti,
compresi noi stessi, in base al nostro “libro della legge”, ovvero il nostro
sistema di credenze. Quando andiamo contro le regole di questo libro, ci
sentiamo in colpa e abbiamo bisogno di essere puniti. Un’altra parte di noi, la
“vittima”, accetta le colpe e le vergogne, dicendo: “povero me, non sono
abbastanza bravo”.
• Controllo della nostra vita: il
nostro sistema di credenze diventa come un libro di leggi che governa la nostra
mente. Giudichiamo tutto secondo queste regole, anche se vanno contro la nostra
natura interiore. Queste credenze sono così forti che continuano a controllare
le nostre vite, anche quando cerchiamo di prendere le nostre decisioni.
• Sofferenza e paura: nel “sogno del pianeta”, è normale soffrire, vivere nella paura e creare drammi emotivi. Questo sogno è un incubo di violenza, ingiustizia e paura che ci fa sentire come se vivessimo all’inferno.
La domesticazione ci allontana dalla nostra vera essenza, ci fa vivere secondo le aspettative degli altri e ci imprigiona in un ciclo di paura, giudizio e sofferenza. Il libro “i quattro accordi” esplora questo processo e offre una via per liberarci da queste catene attraverso la consapevolezza e nuovi accordi con noi stessi.
I
Quattro Accordi sono un insieme di principi guida proposti dal testo come un
percorso pratico per la libertà personale, la felicità e la pace interiore.
Essi rappresentano un'alternativa agli accordi limitanti che abbiamo
interiorizzato durante la nostra "domesticazione". Questi accordi, se
adottati e praticati con impegno, possono trasformare la nostra vita,
portandoci dall'"inferno" al "paradiso".
Ecco
i quattro accordi, descritti in dettaglio:
Sii
impeccabile con la parola: questo è il
primo e il più importante dei quattro accordi.
o Significa utilizzare la parola in modo
costruttivo, esprimendo la verità e l'amore verso sé stessi e gli altri. La
parola è un potere creativo, e attraverso essa manifestiamo la nostra realtà.
o L'impeccabilità della parola non si limita a
ciò che diciamo ad alta voce, ma riguarda anche il modo in cui usiamo il
linguaggio per pensare e comunicare con noi stessi.
o Significa evitare giudizi, pettegolezzi e
l'uso della parola per ferire. L'uso improprio della parola è considerato
"magia nera".
o Essere impeccabili con la parola significa assumerci
la responsabilità delle nostre azioni, ma senza giudicarci o biasimarci.
o L'impeccabilità della parola ci protegge dal veleno emotivo degli altri.
Non prendere
nulla in modo personale: questo
accordo ci invita a non lasciarci influenzare dalle azioni e dalle opinioni
degli altri.
o Ciò che gli altri fanno o dicono è una
proiezione del loro mondo interiore e non ha a che fare con noi. Le loro opinioni e azioni sono basate sui
loro accordi e credenze.
o Prendere le cose personalmente è il massimo
dell'egoismo, perché assumiamo che tutto sia rivolto a noi.
o Non dobbiamo avere la necessità di essere
accettati dagli altri, perché sappiamo chi siamo.
o Non dobbiamo neanche prendere sul personale le
nostre opinioni su noi stessi.
o Non prendendo nulla in modo personale, ci
liberiamo dalla sofferenza inutile e dai drammi emotivi.
Non fare
supposizioni: questo accordo
ci invita a comunicare in modo chiaro e a non dare per scontato ciò che pensano
o provano gli altri.
o Le supposizioni sono spesso alla base dei
malintesi, dei conflitti e delle sofferenze.
o È meglio porre domande, chiarire i dubbi e
chiedere ciò che vogliamo, invece di fare supposizioni.
o Non dobbiamo presumere che gli altri sappiano
cosa pensiamo o cosa vogliamo.
o Le supposizioni nascono dal bisogno di
giustificare e spiegare tutto, per sentirsi sicuri.
o Non fare supposizioni, rende la nostra parola
impeccabile.
Fai sempre
del tuo meglio: questo accordo
ci incoraggia a dare il massimo in ogni cosa che facciamo, tenendo presente che
il nostro "meglio" può variare a seconda delle circostanze.
o Fare sempre del nostro meglio significa vivere
pienamente, prendendo l'iniziativa e correndo il rischio di esprimere ciò che
siamo.
o Non dobbiamo cercare di fare più del nostro
meglio, perché questo ci porterebbe a sprecare energie.
o Non dobbiamo fare meno del nostro meglio,
altrimenti ci esponiamo a frustrazioni, sensi di colpa e rimpianti.
o Il nostro "meglio" cambia nel tempo,
e con la pratica costante, diventerà sempre migliore.
o Fare del nostro meglio ci permette di onorare
noi stessi e la vita, trasformando ogni azione in un rituale di amore e
rispetto.
o Questo accordo, se praticato insieme agli
altri tre, ci aiuta a diventare maestri della trasformazione.
Cosa
significa essere “impeccabili con la parola” e come questo può trasformare la
nostra esistenza?
Essere
impeccabili con la parola è il primo e più importante dei quattro accordi
proposti dal testo, un fondamento per la trasformazione personale e per
raggiungere una vita di libertà e gioia. Questa impeccabilità, tuttavia, è
anche la più difficile da onorare. L’impeccabilità della parola non si limita a
ciò che diciamo ad alta voce, ma riguarda anche il modo in cui usiamo il
linguaggio per pensare, comunicare e creare la nostra realtà.
La parola è un potere che abbiamo per creare. Attraverso la parola, manifestiamo tutto ciò che sogniamo, sentiamo e che siamo. La parola non è solo un suono o un simbolo scritto, ma una forza che dà forma alla nostra realtà. Il vangelo di Giovanni, citato nel testo, afferma che “in principio era la parola, e la parola era presso dio, e la parola era dio”, evidenziando la natura divina e creativa della parola.
La
parola è lo strumento più potente che abbiamo come esseri umani. Come una spada
a doppio taglio, può creare il sogno più bello o distruggere tutto ciò che ci
circonda. L’uso corretto della parola crea bellezza, amore e un “paradiso in
terra”, mentre l’uso improprio crea un “inferno vivente”.
La
parola “impeccabile” significa “senza peccato”. Peccare, in questo contesto,
significa andare contro sé stessi, attraverso giudizi, biasimi e azioni che ci
danneggiano. Essere impeccabili significa quindi agire in modo da non andare
contro sé stessi, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, ma senza
giudicarci o biasimarci.
Essere
impeccabili con la parola significa utilizzare la nostra energia nella
direzione della verità e dell’amore verso noi stessi. Se amiamo noi stessi,
esprimeremo questo amore anche attraverso le nostre interazioni con gli altri.
L’impeccabilità della parola è l’uso corretto della nostra energia, ovvero un
uso che produce reazioni positive sia in noi che negli altri.
La
parola ha un potere enorme: può cambiare una vita o distruggere milioni di
vite. Persone come Hitler hanno manipolato intere nazioni con la sola forza
della parola, attivando la paura e la violenza. Ogni parola è come un seme che
viene piantato nella mente, un terreno fertile per opinioni, idee e concetti.
Quando usiamo la parola per ferire, giudicare o diffondere paura, stiamo usando
“veleno emotivo”.
Ogni
volta che esprimiamo un’opinione negativa o un giudizio, stiamo lanciando un
“sortilegio” su qualcun altro. Queste “maledizioni” possono influenzare
profondamente la vita delle persone, soprattutto se sono state espresse da
persone a cui vogliamo bene. Anche i giudizi che esprimiamo su noi stessi
diventano accordi che plasmano la nostra realtà. Ad esempio, se crediamo di
essere stupidi, agiremo di conseguenza, rafforzando ulteriormente questa
credenza.
Il
pettegolezzo è una forma di “veleno emotivo”. Attraverso il pettegolezzo,
diffondiamo tossine, creiamo divisioni e rafforziamo i nostri giudizi negativi.
Il pettegolezzo è come un virus informatico che infetta la mente, distorcendo
la nostra percezione della realtà. Il pettegolezzo è diventato il modo
principale di comunicare nella società umana.
Essere
impeccabili con la parola ci protegge dal veleno emotivo degli altri. Quando la
nostra mente non è più terreno fertile per il “veleno emotivo”, diventiamo
immuni alle parole negative e ai giudizi degli altri. La nostra autostima è
direttamente proporzionale alla qualità e all’integrità della nostra parola.
La
verità è la chiave per rompere le “tossine”. È un’espressione di amore verso sé
stessi, e ha il potere di liberarci dalla sofferenza e dalle illusioni. Solo la
verità ci può rendere liberi.
Essere
impeccabili con la parola significa allineare la nostra intenzione con la
verità e l’amore. Quando la nostra intenzione è quella di esprimere la verità e
l’amore, la nostra parola diventa uno strumento di guarigione e di
trasformazione. Se ci impegniamo a essere impeccabili con la parola, la verità
si manifesterà attraverso di noi.
È
difficile essere impeccabili con la parola, perché abbiamo imparato a fare
esattamente il contrario. Abbiamo preso l’abitudine di mentire, di giudicare e
di usare la parola per ferire, sia gli altri che noi stessi. Tuttavia, la
pratica costante e l’intenzione di essere impeccabili possono trasformare la
nostra vita.
Impegnarsi ad essere impeccabili con la parola è un passo fondamentale per liberarsi dal “sogno dell’inferno” e creare un nuovo sogno, basato sulla verità, l’amore e la gioia. L’impeccabilità della parola ci conduce alla libertà personale, al successo e all’abbondanza, trasformando la paura in amore.
Cosa
vuol dire “non prendere nulla in modo personale” e perché è importante?
“Non
prendere nulla in modo personale” è il secondo dei quattro accordi proposti nel
libro, e si basa sull’idea che ciò che gli altri dicono o fanno è una
proiezione del loro mondo interiore e non riguarda direttamente noi. Questo
accordo è fondamentale per liberarci dalla sofferenza e vivere in armonia.
Punti chiave che spiegano cosa significa non prendere nulla in modo personale e perché è importante:
Le azioni degli altri riflettono il
loro mondo interiore: quando qualcuno dice o fa qualcosa, lo fa in base
alle proprie credenze, emozioni e al proprio “sogno personale”, che è diverso
dal nostro. Anche quando ci insultano direttamente, le loro parole riflettono
il loro stato interiore e i loro accordi, non la nostra realtà.
Evitare il veleno emotivo: se
prendiamo le cose in modo personale, accettiamo il veleno emotivo che gli altri
cercano di inviarci, facendolo diventare nostro. Diventiamo facili prede dei “vampiri”
che cercano di manipolarci con le loro opinioni negative.
Immunità nel mezzo dell’inferno: non
prendere nulla in modo personale ci rende immuni al veleno emotivo e ci
permette di mantenere la nostra pace interiore anche in situazioni difficili.
Questo accordo è un dono che ci protegge dalle sofferenze inutili.
La radice dell’egoismo:
prendere le cose in modo personale è la massima espressione di egoismo, perché
presuppone che tutto ciò che accade sia in relazione a noi. Ci sentiamo
responsabili per tutto e cerchiamo di imporre il nostro mondo interiore a
quello degli altri.
Reazioni e conflitti: quando
prendiamo le cose in modo personale, ci sentiamo offesi e reagiamo difendendo
le nostre credenze, creando conflitti inutili. Cerchiamo di dimostrare di avere
ragione, mentre il punto di vista degli altri è semplicemente diverso dal
nostro.
La propria proiezione: ciò che
sentiamo e facciamo è una proiezione del nostro sogno personale, un riflesso
dei nostri accordi. Quindi, le nostre opinioni non riguardano gli altri, ma
sono una manifestazione di noi stessi.
Non c’è bisogno di accettazione:
non dobbiamo prendere in modo personale né i complimenti né le critiche, perché
sappiamo chi siamo e non abbiamo bisogno dell’approvazione altrui. L’opinione
degli altri non ci definisce.
Le ferite interiori: se
qualcuno ci ferisce con le parole, non è a causa di ciò che dice, ma perché
tocca le nostre ferite interiori. La responsabilità del nostro dolore è nostra,
non dell’altro.
La scelta della reazione:
abbiamo la possibilità di scegliere come reagire alle parole e alle azioni
degli altri. Possiamo scegliere di non prenderle in modo personale e mantenere
la nostra pace interiore.
L’importanza della fiducia in sé
stessi: non dobbiamo fidarci ciecamente delle parole degli altri, perché
anche loro mentono a sé stessi. Dobbiamo fidarci di noi stessi per fare le
scelte giuste e non prendere nulla in modo personale.
Liberazione dalle emozioni
negative: praticare questo accordo porta alla scomparsa di rabbia, gelosia,
invidia e tristezza, liberandoci dalla sofferenza inutile. Diventiamo immuni ai
“maghi neri” e ai loro incantesimi negativi.
Quindi
“non prendere nulla in modo personale” significa riconoscere che il
comportamento degli altri è una proiezione dei loro accordi e non un riflesso
del nostro valore. Questo ci permette di proteggerci dalle manipolazioni, dalle
sofferenze inutili e di mantenere la nostra pace interiore, aprendo la strada
alla libertà personale e alla felicità. Questo accordo richiede pratica e
consapevolezza, ma i benefici che ne derivano sono immensi.
Cosa significa “non fare supposizioni” e come possiamo applicare questo principio?
Punti chiave su cosa significa “non fare supposizioni” e come applicare questo principio:
La tendenza a fare supposizioni:
abbiamo la tendenza a fare supposizioni su tutto, su ciò che gli altri fanno o
pensano, credendo che le nostre interpretazioni siano la verità. Questo è un
grande errore perché le nostre supposizioni sono basate sul nostro punto di
vista, non sulla realtà.
Le supposizioni e il dramma: le
supposizioni portano a malintesi, conflitti e veleno emotivo. Spesso, prendiamo
le nostre supposizioni in modo personale, reagiamo in modo eccessivo e creiamo
interi drammi senza motivo. Tutta la tristezza e il dramma che abbiamo vissuto
nella nostra vita hanno origine dalle supposizioni e dal prendere le cose sul
personale.
Il circolo vizioso del
pettegolezzo: quando facciamo supposizioni, spesso iniziamo a spettegolare,
diffondendo il nostro veleno emotivo e creando un circolo vizioso di
negatività. Il pettegolezzo è un modo per comunicare che alimenta il “sogno
dell’inferno”.
Il “mitote” della mente: la
mente umana è un caos di voci, credenze e interpretazioni contrastanti,
chiamato “mitote” dai toltechi. Questo “mitote” ci porta a interpretare
erroneamente la realtà, a vedere e sentire solo ciò che vogliamo, e a creare
false realtà nella nostra immaginazione.
La paura di chiedere: spesso
facciamo supposizioni perché abbiamo paura di chiedere chiarimenti, per paura
di sembrare stupidi o di scoprire una verità scomoda. Abbiamo interiorizzato la
credenza che se le persone ci amano dovrebbero sapere cosa vogliamo senza
bisogno di chiederlo.
Le supposizioni nelle relazioni:
nelle relazioni, spesso presumiamo che i nostri partner sappiano cosa pensiamo
o vogliamo, e ci sentiamo feriti quando non soddisfano le nostre aspettative.
Questo crea conflitti e incomprensioni inutili.
La necessità di giustificare:
abbiamo la necessità di giustificare, spiegare e capire tutto per sentirci al
sicuro. Questa necessità ci porta a fare supposizioni, anche quando non abbiamo
informazioni concrete.
Le supposizioni su noi stessi:
facciamo anche supposizioni su noi stessi, sopravvalutando o sottovalutando le
nostre capacità. Ci mentiamo per sentirci “nel giusto” e creiamo conflitti
interiori.
L’importanza della comunicazione
chiara: per evitare di fare supposizioni, dobbiamo comunicare in modo
chiaro, chiedere chiarimenti e avere il coraggio di fare domande. La
comunicazione chiara è fondamentale per risolvere conflitti e malintesi e rende
le nostre parole impeccabili.
Il diritto di chiedere e di dire no:
abbiamo il diritto di chiedere ciò che vogliamo e gli altri hanno il diritto di
dirci di sì o di no. Allo stesso modo, anche gli altri hanno il diritto di
chiederci qualcosa e noi possiamo accettare o rifiutare senza sensi di colpa.
Come
applicare il principio di “non fare supposizioni”:
Sii consapevole delle tue
supposizioni: osserva quando fai una supposizione e fermati a riflettere se
è basata su fatti o sulla tua interpretazione personale.
Chiedi chiarimenti: invece di
presumere di sapere cosa gli altri pensano o vogliono, chiedi direttamente. Se
qualcosa non ti è chiaro, non aver paura di fare domande.
Comunica apertamente: esprimi i
tuoi sentimenti e i tuoi desideri in modo chiaro e diretto, senza aspettarti
che gli altri leggano la tua mente.
Non dare per scontato: non dare
per scontato che gli altri vedano il mondo come lo vedi tu, né che abbiano le
tue stesse credenze.
Ascolta attivamente: quando gli
altri parlano, ascolta attentamente e cerca di capire il loro punto di vista,
senza interpretare le loro parole secondo i tuoi filtri.
Sii disposto a cambiare idea:
sii aperto alla possibilità che le tue supposizioni siano sbagliate e disposto
a cambiare idea quando scopri la verità.
Accetta le differenze: accetta che le altre persone siano diverse da te e che abbiano le proprie opinioni e i propri modi di vedere le cose.
Quindi, “non fare supposizioni” significa assumerti la responsabilità della tua comunicazione, evitando di creare false realtà e di far soffrire te stesso e gli altri. Questo accordo, insieme agli altri tre, ci aiuta a trasformare la nostra vita, a vivere in modo più consapevole e a costruire relazioni più sane e autentiche.
Perché è importante “fare sempre del nostro meglio” e quali benefici ne traiamo?
“Fare sempre del tuo meglio” è il quarto dei quattro accordi proposti nel libro e rappresenta un principio fondamentale per la crescita personale e la realizzazione di una vita appagante. Questo accordo non si basa sulla perfezione, ma sull’impegno costante e consapevole nel dare il massimo in ogni situazione, tenendo presente che il “meglio” può variare nel tempo.
Ecco perché è importante “fare sempre del nostro meglio” e quali benefici ne traiamo:
Accettazione di sé: quando
facciamo del nostro meglio, non ci diamo l’opportunità di giudicarci
negativamente. Non ci sono rimpianti né sensi di colpa, perché sappiamo di aver
dato il massimo in base alle nostre possibilità del momento. Questa
accettazione di sé è fondamentale per la nostra serenità.
Rompere le convinzioni:
impegnarsi a fare del proprio meglio rompe la convinzione del dubbio e della
paura di non essere abbastanza. Ci libera dalla tirannia del giudice interiore,
quella voce che ci critica costantemente.
Azione per amore, non per
ricompensa: fare del nostro meglio significa agire per amore dell’azione
stessa, senza aspettare una ricompensa esterna. Quando agiamo per piacere,
godiamo di ogni momento, non ci annoiamo e non proviamo frustrazione.
• Azione e non inazione: l’azione
è un’espressione di vita, mentre l’inazione è un modo per negare la vita.
Attraverso l’azione esprimiamo ciò che siamo e manifestiamo i nostri sogni.
“Fare del tuo meglio” è un invito ad agire, a vivere pienamente, e a non
rimanere intrappolati nella paura.
Piacere nell’azione: quando
agiamo perché lo vogliamo, e non perché dobbiamo, proviamo piacere in ciò che
facciamo. Questo piacere rende l’azione più facile e ci permette di dare il
nostro meglio con gioia e gratitudine.
Imparare dai propri errori:
fare del nostro meglio implica imparare dai nostri errori, osservare i
risultati e continuare a praticare. Questa pratica costante aumenta la nostra
consapevolezza e ci permette di crescere e migliorare.
Rituale per la vita: “fare del
nostro meglio” può diventare un rituale, un modo per onorare noi stessi e la
vita. Possiamo trasformare ogni azione quotidiana in un rituale d’amore e
apprezzamento.
Unione con Dio: “fare del
nostro meglio” è anche un modo per dire “ti amo” a Dio. Agire con amore e
consapevolezza è un modo per esprimere la nostra divinità, la nostra
connessione con la vita e con l’universo.
Trasformazione: facendo del
nostro meglio, diventiamo maestri di trasformazione. Trasformiamo l’inferno in
paradiso, il sogno della paura in un sogno d’amore e gioia.
Un aiuto agli altri tre accordi: il
quarto accordo aiuta a mettere in pratica gli altri tre accordi: essere
impeccabili con la parola, non prendere nulla sul personale e non fare
supposizioni. Se facciamo del nostro meglio, impariamo a utilizzare la parola
con saggezza, a non essere feriti dalle parole degli altri, e a evitare di
creare false realtà.
Accettare i propri limiti:
“fare del proprio meglio” non significa essere perfetti o fare sempre le cose
in modo impeccabile. Significa accettare i propri limiti e fare del proprio
meglio in ogni momento. Questo può variare da un momento all’altro, a seconda
del nostro stato d’animo e delle circostanze.
Quindi, “fare sempre del nostro meglio” è un impegno con noi stessi, un modo per vivere in modo più autentico e consapevole, liberandoci dalla sofferenza e aprendoci alla gioia e all’amore. Questo accordo ci invita ad agire per amore, ad accettare noi stessi, e a trasformare la nostra vita in un’opera d’arte.
Cosa si intende per “guerra interiore” e in che modo possiamo liberarci dal “parassita”?
La “guerra interiore” si riferisce al conflitto che si svolge all’interno della nostra mente tra la nostra vera essenza e il “parassita”, composto dal giudice, dalla vittima e dal sistema di credenze. Questo parassita, secondo gli insegnamenti toltechi, controlla la nostra mente e ci impedisce di essere liberi e felici. La “guerra interiore” è quindi la lotta per liberarsi da questo controllo e reclamare la nostra vera natura.
Punti chiave per capire meglio la “guerra interiore” e come liberarci dal “parassita”:
Il “parassita” nella mente: il
parassita è un’entità composta da energia psichica ed emotiva, alimentata dalle
emozioni negative che derivano dalla paura. Questo parassita si manifesta
attraverso il giudice, che ci critica e ci fa sentire in colpa, e la vittima,
che ci fa credere di essere impotenti e sofferenti. Il sistema di credenze,
basato su menzogne e accordi limitanti, rafforza il controllo del parassita.
Il controllo del parassita: il
parassita controlla la nostra mente e il nostro sogno personale, facendoci
vivere una vita di paura, drammi e sofferenze. Ci impedisce di essere noi
stessi e di esprimere il nostro vero potenziale. Il parassita vive attraverso
le nostre emozioni negative e si nutre delle nostre paure.
La consapevolezza come primo passo: il primo passo per liberarsi dal parassita è diventare consapevoli della sua presenza e del suo controllo sulla nostra mente. Dobbiamo riconoscere che la nostra sofferenza è il risultato del nostro sistema di credenze e che non siamo veramente liberi.
Le tre strategie per liberarsi dal parassita:
O affrontare le paure una per una:
possiamo affrontare ogni paura una per una, indebolendo gradualmente il
parassita. Questo processo è lento ma efficace. Ogni volta che affrontiamo una
paura, diventiamo un po’ più liberi.
O smettere di alimentare il parassita:
possiamo smettere di alimentare il parassita controllando le nostre emozioni e
evitando di alimentare quelle negative che derivano dalla paura. Questo è
difficile perché il giudice e la vittima controllano la nostra mente,
portandoci a reagire in modo emotivo.
O l’iniziazione dei morti: la
terza via è l’iniziazione dei morti, una morte simbolica che distrugge il
parassita senza danneggiare il nostro corpo fisico. Questa è la via più veloce,
ma richiede grande coraggio per affrontare l’angelo della morte, ovvero la fine
del nostro vecchio “io”.
• L’arte della trasformazione: la
trasformazione avviene cambiando gli accordi basati sulla paura che ci fanno
soffrire, e riprogrammando la nostra mente. Gli accordi che derivano dalla
paura richiedono molta energia, mentre gli accordi che derivano dall’amore ci
aiutano a conservare energia e persino a guadagnarne di nuova. Adottare i
quattro accordi è una dichiarazione di guerra per riacquistare la nostra
libertà.
• La disciplina del guerriero:
dobbiamo diventare guerrieri spirituali, imparando a controllare le nostre
emozioni e a non reagire in modo impulsivo. I guerrieri hanno consapevolezza,
non reprimono le emozioni ma si trattengono per esprimerle nel momento giusto.
• Il perdono come chiave: il
perdono è essenziale per guarire le ferite emotive e liberarci dal peso del
passato. Dobbiamo perdonare coloro che ci hanno fatto del male, non perché lo
meritano, ma perché ci amiamo e non vogliamo più soffrire. Il perdono è la
chiave per l’accettazione di sé e l’inizio della libertà.
• L’angelo della morte come maestro:
l’angelo della morte ci insegna a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo,
senza paura. Quando accettiamo la morte come parte della vita, possiamo vivere
pienamente, senza paura di essere noi stessi. Questo ci prepara all’iniziazione
della morte, in cui il vecchio sogno muore e rinasce la nostra vera essenza.
• Il nuovo sogno: il paradiso
sulla terra: il nostro obiettivo è creare un nuovo sogno, una realtà dove
possiamo essere noi stessi, amare e vivere in gioia e felicità. Il paradiso è
uno stato mentale che possiamo raggiungere qui e ora, liberandoci dal controllo
del parassita e scegliendo di vivere nell’amore.
La “guerra interiore” è la lotta per la nostra libertà, la lotta per liberarci dal parassita che ci tiene prigionieri nella paura e nella sofferenza. Possiamo vincere questa battaglia attraverso la consapevolezza, il controllo delle emozioni, il perdono e la scelta di vivere nell’amore.
Qual è il ruolo del perdono e in che modo contribuisce alla nostra libertà?
Il
perdono svolge un ruolo importante nel percorso verso la libertà personale,
fungendo da chiave per guarire le ferite emotive e liberarci dal peso del
passato.
Ecco
come il perdono contribuisce alla nostra libertà:
Guarigione delle ferite: le
nostre menti sono come corpi emotivi ricoperti di ferite infette. Ogni
ingiustizia, ogni dolore subito, apre una ferita nella nostra mente e questa
reagisce con veleno emotivo. Il perdono è il modo per aprire queste ferite e
guarire completamente. Le ferite emotive sono causate da tutte le emozioni
negative che ci fanno soffrire, come l’odio, la rabbia, l’invidia e la
tristezza.
Liberazione dal passato: il
perdono ci permette di lasciare andare il risentimento e il rancore verso
coloro che ci hanno fatto del male. Ci libera dal bisogno di vendetta e dalla
necessità di continuare a pagare per l’ingiustizia subita. Il perdono ci
permette di vivere nel presente, invece di rimanere intrappolati nel passato.
Interruzione del ciclo di
sofferenza: il perdono interrompe il ciclo di sofferenza che si
autoalimenta con il rimuginare sul passato e il giudizio verso sé stessi e gli
altri. Se non perdoniamo, continuiamo a essere vittime delle nostre emozioni
negative e dei nostri schemi di pensiero disfunzionali. Il perdono è un atto di
auto-compassione, un modo per dire: “basta! Non voglio più soffrire”.
Rinuncia al ruolo di vittima:
perdonare significa rinunciare al ruolo della vittima. Non ci identifichiamo
più con la sofferenza e non permettiamo più al giudice interiore di punirci. Ci
riprendiamo il controllo della nostra vita e smettiamo di essere impotenti e
sofferenti.
Perdono di sé: il perdono
inizia con il perdono degli altri, inclusi i nostri genitori, fratelli,
sorelle, amici, e persino dio. Una volta perdonato dio, possiamo perdonare
finalmente noi stessi. Il perdono di sé è l’atto più importante, perché ci
libera dall’auto-rifiuto e apre la strada all’accettazione di sé e all’amore
per sé stessi. Senza il perdono di sé, la libertà non è possibile.
Accettazione e amore per sé:
quando ci perdoniamo, le nostre emozioni trasformano in un amore intenso.
L’amore cresce e diventa un tutt’uno con il nostro corpo e le nostre emozioni.
Allora riusciamo a volerci bene incondizionatamente. L’accettazione di sé è la
base per l’amore e per la libertà.
Assenza di reazione emotiva: si
può capire di aver veramente perdonato quando non si prova più alcuna reazione
emotiva verso la persona che ci ha fatto del male. Non sentiamo più rabbia,
tristezza o risentimento quando sentiamo il suo nome o la vediamo.
Chiave per la guarigione: la
verità è come un bisturi che apre le ferite emotive coperte dalle menzogne per
farle guarire. Il perdono è la verità che ci permette di guarire. Questo può
essere doloroso, ma è essenziale per diventare liberi.
Il perdono è essenziale per superare le false credenze e i veleni emotivi che abbiamo accumulato durante la nostra “domesticazione”. Il perdono non è un atto di debolezza, ma di forza e di amore verso sé stessi. È un atto di liberazione che ci permette di lasciare andare il passato e di vivere pienamente nel presente.
Come possiamo raggiungere la “libertà spirituale” e vivere il “cielo sulla terra”?
Secondo
il testo, la libertà non è semplicemente l’assenza di vincoli esterni, ma
piuttosto una condizione dello spirito umano che si manifesta attraverso la
capacità di essere chi siamo veramente. La vera libertà è la capacità di
esprimere noi stessi autenticamente, senza la paura del giudizio o del rifiuto
degli altri. Il testo afferma che non siamo liberi perché siamo controllati dal
“parassita” nella mente, composto dal giudice, dalla vittima e dal sistema di
credenze.
Ecco
i punti chiave sulla definizione di libertà nel testo:
La libertà è interiore: non si
tratta di libertà politica o sociale, ma di una libertà dello spirito che
permette di esprimere la propria vera essenza.
Non siamo liberi: il testo
sostiene che gli esseri umani non sono liberi perché sono controllati da un
sistema di credenze limitanti che li porta a reprimere la propria natura.
Questo sistema di credenze è descritto come un “parassita” che si nutre di
emozioni negative come la paura e la colpa.
La libertà è essere sé stessi:
la libertà consiste nel poter agire secondo la propria volontà, esprimere ciò
che si sente e non dover compiacere gli altri.
• La domesticazione ci toglie la
libertà: il processo di domesticazione, attraverso cui impariamo le regole
della società, ci allontana dalla nostra vera natura e ci impedisce di essere
liberi. La domesticazione ci insegna a vivere secondo le aspettative degli
altri, a giudicare noi stessi e a reprimere le nostre emozioni, portandoci a
perdere la nostra libertà.
La libertà è il contrario della
domesticazione: un bambino piccolo è libero perché agisce in base ai propri
desideri, mentre un adulto è spesso vincolato dal proprio sistema di credenze e
dalle paure. I bambini sono descritti come “selvaggi” e “liberi” perché non
sono ancora stati “addomesticati” dalle regole e dalle aspettative della
società.
Consapevolezza come primo passo:
il primo passo per raggiungere la libertà è la consapevolezza di non essere
liberi. Dobbiamo capire che la nostra mente è controllata dal “parassita” per
poter iniziare a liberarcene.
Guerrieri per la libertà: il
testo paragona le persone che cercano la libertà a dei guerrieri che combattono
contro il “parassita” nella propria mente. I guerrieri cercano di riprendere il
controllo della propria vita, liberandosi dai vecchi accordi e creando una
nuova realtà basata sulla libertà.
La libertà come stato di beatitudine: la libertà non è solo l’assenza di vincoli, ma anche uno stato di gioia, amore e pace interiore, che possiamo raggiungere quando ci liberiamo dal controllo del “parassita” e viviamo autenticamente.
La libertà come meta: il testo sottolinea che la libertà è una meta raggiungibile attraverso un percorso di trasformazione personale, che implica la consapevolezza, la disciplina, il perdono e l’amore.
Ecco
i passaggi fondamentali per raggiungere la “libertà spirituale” e vivere il
“cielo sulla terra”:
Consapevolezza: il primo passo
è diventare consapevoli del fatto che non siamo liberi. Dobbiamo riconoscere
che la nostra mente è controllata dal “parassita”, composto dal giudice, dalla
vittima e dal sistema di credenze, e che la nostra sofferenza è il risultato di
questo controllo. La consapevolezza è fondamentale per capire che il sogno che
viviamo non è reale, e che possiamo cambiarlo.
Liberazione dal “parassita”:
per liberarci dal parassita, possiamo adottare diverse strategie:
- affrontare le paure una per una, riconoscendole e superandole gradualmente.
- smettere di alimentare il parassita, controllando le nostre emozioni e evitando di cedere a quelle negative che derivano dalla paura.
- l’iniziazione dei morti, che implica una morte simbolica del vecchio “io” per far rinascere la nostra vera essenza.
- l’adozione dei quattro accordi, che ci aiutano a rompere i vecchi accordi basati sulla paura e a creare nuovi accordi basati sull’amore e sulla verità.
I quattro accordi: i quattro
accordi rappresentano uno strumento potente per la trasformazione interiore:
- essere impeccabili con la parola: usare la parola con saggezza, in modo veritiero e costruttivo, evitando di usarla contro noi stessi e gli altri.
- non prendere nulla sul personale: capire che le azioni e le parole degli altri sono il risultato dei loro sogni e delle loro credenze, e non sono dirette a noi personalmente.
- non fare supposizioni: evitare di creare false realtà e chiedere sempre chiarimenti quando non capiamo qualcosa, per comunicare in modo chiaro e trasparente.
- fare sempre del proprio meglio: impegnarsi costantemente nel dare il massimo in ogni situazione, accettando i nostri limiti e celebrando i progressi. Questo accordo ci permette di vivere con intensità, di imparare dai nostri errori, e di agire per amore dell’azione stessa, non per la ricompensa.
Disciplina del guerriero: per
affrontare la “guerra interiore” dobbiamo diventare dei guerrieri spirituali,
che hanno controllo sulle proprie emozioni e sul proprio comportamento. I
guerrieri si trattengono e non reprimono le emozioni, esprimendole nel momento
giusto. La disciplina ci aiuta a non reagire in modo impulsivo e a rimanere
focalizzati sul nostro obiettivo di libertà.
Perdono: il perdono è
essenziale per guarire le ferite emotive e per liberarci dal peso del passato.
Dobbiamo perdonare coloro che ci hanno fatto del male, non perché lo meritano,
ma perché ci amiamo e non vogliamo più soffrire. Il perdono di sé è
fondamentale per l’accettazione e l’amore verso sé stessi, e per iniziare il
percorso verso la libertà.
Amore: l’amore è la forza che
ci permette di vivere nel “cielo sulla terra”. Dobbiamo imparare ad amarci
incondizionatamente e ad amare gli altri, accettandoli per quello che sono,
senza giudizio. L’amore è la via per la guarigione, la pace interiore, e la trasformazione
del nostro sogno personale in un “paradiso”. L’amore è l’essenza del creatore e
condividere l’amore significa entrare in comunione con lui.
Vivere nel presente: l’angelo
della morte ci insegna a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, senza paura
del futuro e senza rimpianti per il passato. Vivere nel presente è la chiave
per essere pienamente vivi. Il nostro obiettivo è vivere con la stessa libertà,
gioia e spensieratezza dei bambini.
Il nuovo sogno: una volta
liberati dal controllo del parassita, possiamo creare un nuovo sogno, una
realtà dove siamo liberi di essere noi stessi. Questo “nuovo sogno” è il “cielo
sulla terra”, uno stato di gioia, amore, pace e libertà. Possiamo raggiungere
questo stato qui e ora, non dopo la morte.
Immaginazione e gratitudine:
dobbiamo usare la nostra immaginazione per visualizzare la vita che
desideriamo. La gratitudine ci aiuta ad apprezzare le benedizioni della vita e
ad attirare nuove opportunità.
In
sintesi, la “libertà spirituale” e il “cielo sulla terra” sono raggiungibili
attraverso un impegno costante e consapevole nella trasformazione di noi
stessi. Dobbiamo essere consapevoli, disciplinati, perdonare, amare e vivere
nel presente, seguendo i principi dei quattro accordi e diventando maestri
della nostra vita. Questo percorso ci permette di liberarci dalla sofferenza,
di scoprire la nostra vera essenza e di vivere in armonia con noi stessi e con
il mondo.

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