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martedì 18 febbraio 2025

Guida allo studio: I quattro accordi: guida pratica alla libertà personale

Guida allo studio

I quattro accordi: guida pratica alla libertà personale
di Don miguel ruiz

Cos’è la “domesticazione” degli esseri umani e come influenza la nostra vita?

La domesticazione è un processo attraverso il quale impariamo a sognare il mondo secondo le regole della società, e questo influenza profondamente il nostro sogno personale, portandoci a vivere spesso una realtà distorta e sofferente.

Fin dalla nascita, gli esseri umani apprendono a sognare attraverso gli altri. La società, la famiglia, la scuola, la religione ci insegnano come comportarci, cosa credere e cosa non credere, cosa è accettabile e cosa non lo è. Queste regole, che costituiscono il “sogno del pianeta”, vengono introdotte nelle nostre menti attraverso l’attenzione e la ripetizione, limitando la nostra capacità di scegliere autonomamente le nostre credenze.

Da bambini, non abbiamo la possibilità di scegliere le nostre credenze, ma accettiamo gli accordi che ci vengono presentati dal mondo esterno, riponendo in essi una fede incondizionata. Questi accordi, che includono anche il nostro nome, la lingua, la religione e i valori morali, diventano i fondamenti del nostro sistema di credenze.

Il processo di domesticazione plasma il nostro sistema di credenze, che diventa come un “libro della legge” che governa la nostra mente. Questo libro contiene le regole su come dovremmo vivere, giudicando noi stessi e gli altri in base a tali regole. Di conseguenza, ci allontaniamo dalla nostra natura originaria, e creiamo un’immagine di perfezione a cui non possiamo mai corrispondere, portandoci a respingerci e a vivere nella paura di non essere abbastanza.

Fa nascere in noi un “giudice interiore” che giudica continuamente le nostre azioni, pensieri e sentimenti in base al libro della legge. Se non ci conformiamo a queste regole, il giudice ci fa sentire colpevoli, vergognosi e puniti. Questa dinamica crea anche la “vittima”, la parte di noi che si sente inadeguata, non amata e non degna di valore. Questo meccanismo di auto-giudizio e auto-punizione ci fa soffrire ripetutamente per i nostri errori.

Il processo di domesticazione ci rende dipendenti dall’approvazione degli altri, facendoci agire per ottenere ricompense ed evitando le punizioni. La paura di essere rifiutati diventa la paura di non essere abbastanza, e questa paura ci porta a nascondere la nostra vera essenza. Tutto questo crea sofferenza nel sogno personale.

Ci porta a vivere in uno stato di confusione mentale, chiamato “mitote” dai toltechi, che è come un mercato affollato dove mille voci parlano contemporaneamente senza capirsi. Questo stato di caos mentale ci impedisce di vedere la verità e ci tiene imprigionati in un sogno illusorio.

A causa della domesticazione, perdiamo la libertà di essere noi stessi, di esprimere ciò che sentiamo e di seguire i nostri desideri. Siamo intrappolati in un ciclo di sofferenza, perché il nostro sogno personale è governato dalle regole del “sogno del pianeta”, che spesso è un incubo fatto di violenza, paura e ingiustizia.

Punti chiave sulla domesticazione e la sua influenza:

• Apprendimento delle regole sociali: i genitori, le scuole, le religioni e altri agenti della società ci insegnano come comportarci, cosa credere e cosa non credere, cosa è accettabile e cosa non lo è, cosa è buono e cosa è cattivo.

• Accettazione di credenze senza scelta: non abbiamo l’opportunità di scegliere le nostre credenze, la nostra lingua o i nostri valori morali. Li accettiamo per accordo con il “sogno del pianeta”. Questo accordo porta alla fede, che è credere incondizionatamente.

• Sistema di punizioni e ricompense: come gli animali, i bambini vengono addomesticati attraverso un sistema di punizioni e ricompense. Veniamo premiati quando ci comportiamo secondo le aspettative degli adulti e puniti quando le trasgrediamo. Questo porta a una paura di essere puniti e al bisogno di attenzione.

  Perdita dell’autenticità: per paura di essere rifiutati, iniziamo a fingere di essere ciò che non siamo, diventando una copia delle credenze dei nostri genitori, della società e della religione. Perdiamo le nostre tendenze naturali e diventiamo “auto-addomesticati”.

• Il giudice interiore e la vittima: la domesticazione crea un “giudice interiore” che giudica tutto e tutti, compresi noi stessi, in base al nostro “libro della legge”, ovvero il nostro sistema di credenze. Quando andiamo contro le regole di questo libro, ci sentiamo in colpa e abbiamo bisogno di essere puniti. Un’altra parte di noi, la “vittima”, accetta le colpe e le vergogne, dicendo: “povero me, non sono abbastanza bravo”.

• Controllo della nostra vita: il nostro sistema di credenze diventa come un libro di leggi che governa la nostra mente. Giudichiamo tutto secondo queste regole, anche se vanno contro la nostra natura interiore. Queste credenze sono così forti che continuano a controllare le nostre vite, anche quando cerchiamo di prendere le nostre decisioni.

• Sofferenza e paura: nel “sogno del pianeta”, è normale soffrire, vivere nella paura e creare drammi emotivi. Questo sogno è un incubo di violenza, ingiustizia e paura che ci fa sentire come se vivessimo all’inferno.

La domesticazione ci allontana dalla nostra vera essenza, ci fa vivere secondo le aspettative degli altri e ci imprigiona in un ciclo di paura, giudizio e sofferenza. Il libro “i quattro accordi” esplora questo processo e offre una via per liberarci da queste catene attraverso la consapevolezza e nuovi accordi con noi stessi.

I Quattro Accordi sono un insieme di principi guida proposti dal testo come un percorso pratico per la libertà personale, la felicità e la pace interiore. Essi rappresentano un'alternativa agli accordi limitanti che abbiamo interiorizzato durante la nostra "domesticazione". Questi accordi, se adottati e praticati con impegno, possono trasformare la nostra vita, portandoci dall'"inferno" al "paradiso".

Ecco i quattro accordi, descritti in dettaglio:

 
Sii impeccabile con la parola: questo è il primo e il più importante dei quattro accordi.
o    Significa utilizzare la parola in modo costruttivo, esprimendo la verità e l'amore verso sé stessi e gli altri. La parola è un potere creativo, e attraverso essa manifestiamo la nostra realtà.
o    L'impeccabilità della parola non si limita a ciò che diciamo ad alta voce, ma riguarda anche il modo in cui usiamo il linguaggio per pensare e comunicare con noi stessi.
o    Significa evitare giudizi, pettegolezzi e l'uso della parola per ferire. L'uso improprio della parola è considerato "magia nera".
o    Essere impeccabili con la parola significa assumerci la responsabilità delle nostre azioni, ma senza giudicarci o biasimarci.
o    L'impeccabilità della parola ci protegge dal veleno emotivo degli altri.

Non prendere nulla in modo personale:
questo accordo ci invita a non lasciarci influenzare dalle azioni e dalle opinioni degli altri.
o    Ciò che gli altri fanno o dicono è una proiezione del loro mondo interiore e non ha a che fare con noi. Le loro opinioni e azioni sono basate sui loro accordi e credenze.
o    Prendere le cose personalmente è il massimo dell'egoismo, perché assumiamo che tutto sia rivolto a noi.
o    Non dobbiamo avere la necessità di essere accettati dagli altri, perché sappiamo chi siamo.
o    Non dobbiamo neanche prendere sul personale le nostre opinioni su noi stessi.
o    Non prendendo nulla in modo personale, ci liberiamo dalla sofferenza inutile e dai drammi emotivi.

Non fare supposizioni:
questo accordo ci invita a comunicare in modo chiaro e a non dare per scontato ciò che pensano o provano gli altri.
o    Le supposizioni sono spesso alla base dei malintesi, dei conflitti e delle sofferenze.
o    È meglio porre domande, chiarire i dubbi e chiedere ciò che vogliamo, invece di fare supposizioni.
o    Non dobbiamo presumere che gli altri sappiano cosa pensiamo o cosa vogliamo.
o    Le supposizioni nascono dal bisogno di giustificare e spiegare tutto, per sentirsi sicuri.
o    Non fare supposizioni, rende la nostra parola impeccabile.

Fai sempre del tuo meglio:
questo accordo ci incoraggia a dare il massimo in ogni cosa che facciamo, tenendo presente che il nostro "meglio" può variare a seconda delle circostanze.
o    Fare sempre del nostro meglio significa vivere pienamente, prendendo l'iniziativa e correndo il rischio di esprimere ciò che siamo.
o    Non dobbiamo cercare di fare più del nostro meglio, perché questo ci porterebbe a sprecare energie.
o    Non dobbiamo fare meno del nostro meglio, altrimenti ci esponiamo a frustrazioni, sensi di colpa e rimpianti.
o    Il nostro "meglio" cambia nel tempo, e con la pratica costante, diventerà sempre migliore.
o    Fare del nostro meglio ci permette di onorare noi stessi e la vita, trasformando ogni azione in un rituale di amore e rispetto.
o    Questo accordo, se praticato insieme agli altri tre, ci aiuta a diventare maestri della trasformazione.

Cosa significa essere “impeccabili con la parola” e come questo può trasformare la nostra esistenza?

Essere impeccabili con la parola è il primo e più importante dei quattro accordi proposti dal testo, un fondamento per la trasformazione personale e per raggiungere una vita di libertà e gioia. Questa impeccabilità, tuttavia, è anche la più difficile da onorare. L’impeccabilità della parola non si limita a ciò che diciamo ad alta voce, ma riguarda anche il modo in cui usiamo il linguaggio per pensare, comunicare e creare la nostra realtà.

La parola è un potere che abbiamo per creare. Attraverso la parola, manifestiamo tutto ciò che sogniamo, sentiamo e che siamo. La parola non è solo un suono o un simbolo scritto, ma una forza che dà forma alla nostra realtà. Il vangelo di Giovanni, citato nel testo, afferma che “in principio era la parola, e la parola era presso dio, e la parola era dio”, evidenziando la natura divina e creativa della parola.

La parola è lo strumento più potente che abbiamo come esseri umani. Come una spada a doppio taglio, può creare il sogno più bello o distruggere tutto ciò che ci circonda. L’uso corretto della parola crea bellezza, amore e un “paradiso in terra”, mentre l’uso improprio crea un “inferno vivente”.

La parola “impeccabile” significa “senza peccato”. Peccare, in questo contesto, significa andare contro sé stessi, attraverso giudizi, biasimi e azioni che ci danneggiano. Essere impeccabili significa quindi agire in modo da non andare contro sé stessi, assumendoci la responsabilità delle nostre azioni, ma senza giudicarci o biasimarci.

Essere impeccabili con la parola significa utilizzare la nostra energia nella direzione della verità e dell’amore verso noi stessi. Se amiamo noi stessi, esprimeremo questo amore anche attraverso le nostre interazioni con gli altri. L’impeccabilità della parola è l’uso corretto della nostra energia, ovvero un uso che produce reazioni positive sia in noi che negli altri.

La parola ha un potere enorme: può cambiare una vita o distruggere milioni di vite. Persone come Hitler hanno manipolato intere nazioni con la sola forza della parola, attivando la paura e la violenza. Ogni parola è come un seme che viene piantato nella mente, un terreno fertile per opinioni, idee e concetti. Quando usiamo la parola per ferire, giudicare o diffondere paura, stiamo usando “veleno emotivo”.

Ogni volta che esprimiamo un’opinione negativa o un giudizio, stiamo lanciando un “sortilegio” su qualcun altro. Queste “maledizioni” possono influenzare profondamente la vita delle persone, soprattutto se sono state espresse da persone a cui vogliamo bene. Anche i giudizi che esprimiamo su noi stessi diventano accordi che plasmano la nostra realtà. Ad esempio, se crediamo di essere stupidi, agiremo di conseguenza, rafforzando ulteriormente questa credenza.

Il pettegolezzo è una forma di “veleno emotivo”. Attraverso il pettegolezzo, diffondiamo tossine, creiamo divisioni e rafforziamo i nostri giudizi negativi. Il pettegolezzo è come un virus informatico che infetta la mente, distorcendo la nostra percezione della realtà. Il pettegolezzo è diventato il modo principale di comunicare nella società umana.

Essere impeccabili con la parola ci protegge dal veleno emotivo degli altri. Quando la nostra mente non è più terreno fertile per il “veleno emotivo”, diventiamo immuni alle parole negative e ai giudizi degli altri. La nostra autostima è direttamente proporzionale alla qualità e all’integrità della nostra parola.

La verità è la chiave per rompere le “tossine”. È un’espressione di amore verso sé stessi, e ha il potere di liberarci dalla sofferenza e dalle illusioni. Solo la verità ci può rendere liberi.

Essere impeccabili con la parola significa allineare la nostra intenzione con la verità e l’amore. Quando la nostra intenzione è quella di esprimere la verità e l’amore, la nostra parola diventa uno strumento di guarigione e di trasformazione. Se ci impegniamo a essere impeccabili con la parola, la verità si manifesterà attraverso di noi.

È difficile essere impeccabili con la parola, perché abbiamo imparato a fare esattamente il contrario. Abbiamo preso l’abitudine di mentire, di giudicare e di usare la parola per ferire, sia gli altri che noi stessi. Tuttavia, la pratica costante e l’intenzione di essere impeccabili possono trasformare la nostra vita.

Impegnarsi ad essere impeccabili con la parola è un passo fondamentale per liberarsi dal “sogno dell’inferno” e creare un nuovo sogno, basato sulla verità, l’amore e la gioia. L’impeccabilità della parola ci conduce alla libertà personale, al successo e all’abbondanza, trasformando la paura in amore.

Cosa vuol dire “non prendere nulla in modo personale” e perché è importante?

“Non prendere nulla in modo personale” è il secondo dei quattro accordi proposti nel libro, e si basa sull’idea che ciò che gli altri dicono o fanno è una proiezione del loro mondo interiore e non riguarda direttamente noi. Questo accordo è fondamentale per liberarci dalla sofferenza e vivere in armonia.

Punti chiave che spiegano cosa significa non prendere nulla in modo personale e perché è importante:

Le azioni degli altri riflettono il loro mondo interiore: quando qualcuno dice o fa qualcosa, lo fa in base alle proprie credenze, emozioni e al proprio “sogno personale”, che è diverso dal nostro. Anche quando ci insultano direttamente, le loro parole riflettono il loro stato interiore e i loro accordi, non la nostra realtà.

Evitare il veleno emotivo: se prendiamo le cose in modo personale, accettiamo il veleno emotivo che gli altri cercano di inviarci, facendolo diventare nostro. Diventiamo facili prede dei “vampiri” che cercano di manipolarci con le loro opinioni negative.

Immunità nel mezzo dell’inferno: non prendere nulla in modo personale ci rende immuni al veleno emotivo e ci permette di mantenere la nostra pace interiore anche in situazioni difficili. Questo accordo è un dono che ci protegge dalle sofferenze inutili.

La radice dell’egoismo: prendere le cose in modo personale è la massima espressione di egoismo, perché presuppone che tutto ciò che accade sia in relazione a noi. Ci sentiamo responsabili per tutto e cerchiamo di imporre il nostro mondo interiore a quello degli altri.

Reazioni e conflitti: quando prendiamo le cose in modo personale, ci sentiamo offesi e reagiamo difendendo le nostre credenze, creando conflitti inutili. Cerchiamo di dimostrare di avere ragione, mentre il punto di vista degli altri è semplicemente diverso dal nostro.

La propria proiezione: ciò che sentiamo e facciamo è una proiezione del nostro sogno personale, un riflesso dei nostri accordi. Quindi, le nostre opinioni non riguardano gli altri, ma sono una manifestazione di noi stessi.

Non c’è bisogno di accettazione: non dobbiamo prendere in modo personale né i complimenti né le critiche, perché sappiamo chi siamo e non abbiamo bisogno dell’approvazione altrui. L’opinione degli altri non ci definisce.

Le ferite interiori: se qualcuno ci ferisce con le parole, non è a causa di ciò che dice, ma perché tocca le nostre ferite interiori. La responsabilità del nostro dolore è nostra, non dell’altro.

La scelta della reazione: abbiamo la possibilità di scegliere come reagire alle parole e alle azioni degli altri. Possiamo scegliere di non prenderle in modo personale e mantenere la nostra pace interiore.

L’importanza della fiducia in sé stessi: non dobbiamo fidarci ciecamente delle parole degli altri, perché anche loro mentono a sé stessi. Dobbiamo fidarci di noi stessi per fare le scelte giuste e non prendere nulla in modo personale.

Liberazione dalle emozioni negative: praticare questo accordo porta alla scomparsa di rabbia, gelosia, invidia e tristezza, liberandoci dalla sofferenza inutile. Diventiamo immuni ai “maghi neri” e ai loro incantesimi negativi.

Quindi “non prendere nulla in modo personale” significa riconoscere che il comportamento degli altri è una proiezione dei loro accordi e non un riflesso del nostro valore. Questo ci permette di proteggerci dalle manipolazioni, dalle sofferenze inutili e di mantenere la nostra pace interiore, aprendo la strada alla libertà personale e alla felicità. Questo accordo richiede pratica e consapevolezza, ma i benefici che ne derivano sono immensi.

Cosa significa “non fare supposizioni” e come possiamo applicare questo principio?

 “Non fare supposizioni” è il terzo dei quattro accordi proposti nel libro, e si basa sulla consapevolezza che le supposizioni che facciamo sono spesso false e creano inutili sofferenze e drammi. Questo accordo ci invita a comunicare in modo chiaro e a chiedere chiarimenti invece di basarci su interpretazioni personali.

Punti chiave su cosa significa “non fare supposizioni” e come applicare questo principio:

La tendenza a fare supposizioni: abbiamo la tendenza a fare supposizioni su tutto, su ciò che gli altri fanno o pensano, credendo che le nostre interpretazioni siano la verità. Questo è un grande errore perché le nostre supposizioni sono basate sul nostro punto di vista, non sulla realtà.

 Le supposizioni e il dramma: le supposizioni portano a malintesi, conflitti e veleno emotivo. Spesso, prendiamo le nostre supposizioni in modo personale, reagiamo in modo eccessivo e creiamo interi drammi senza motivo. Tutta la tristezza e il dramma che abbiamo vissuto nella nostra vita hanno origine dalle supposizioni e dal prendere le cose sul personale.

Il circolo vizioso del pettegolezzo: quando facciamo supposizioni, spesso iniziamo a spettegolare, diffondendo il nostro veleno emotivo e creando un circolo vizioso di negatività. Il pettegolezzo è un modo per comunicare che alimenta il “sogno dell’inferno”.

Il “mitote” della mente: la mente umana è un caos di voci, credenze e interpretazioni contrastanti, chiamato “mitote” dai toltechi. Questo “mitote” ci porta a interpretare erroneamente la realtà, a vedere e sentire solo ciò che vogliamo, e a creare false realtà nella nostra immaginazione.

La paura di chiedere: spesso facciamo supposizioni perché abbiamo paura di chiedere chiarimenti, per paura di sembrare stupidi o di scoprire una verità scomoda. Abbiamo interiorizzato la credenza che se le persone ci amano dovrebbero sapere cosa vogliamo senza bisogno di chiederlo.

Le supposizioni nelle relazioni: nelle relazioni, spesso presumiamo che i nostri partner sappiano cosa pensiamo o vogliamo, e ci sentiamo feriti quando non soddisfano le nostre aspettative. Questo crea conflitti e incomprensioni inutili.

La necessità di giustificare: abbiamo la necessità di giustificare, spiegare e capire tutto per sentirci al sicuro. Questa necessità ci porta a fare supposizioni, anche quando non abbiamo informazioni concrete.

Le supposizioni su noi stessi: facciamo anche supposizioni su noi stessi, sopravvalutando o sottovalutando le nostre capacità. Ci mentiamo per sentirci “nel giusto” e creiamo conflitti interiori.

L’importanza della comunicazione chiara: per evitare di fare supposizioni, dobbiamo comunicare in modo chiaro, chiedere chiarimenti e avere il coraggio di fare domande. La comunicazione chiara è fondamentale per risolvere conflitti e malintesi e rende le nostre parole impeccabili.

Il diritto di chiedere e di dire no: abbiamo il diritto di chiedere ciò che vogliamo e gli altri hanno il diritto di dirci di sì o di no. Allo stesso modo, anche gli altri hanno il diritto di chiederci qualcosa e noi possiamo accettare o rifiutare senza sensi di colpa.

Come applicare il principio di “non fare supposizioni”:

Sii consapevole delle tue supposizioni: osserva quando fai una supposizione e fermati a riflettere se è basata su fatti o sulla tua interpretazione personale.

Chiedi chiarimenti: invece di presumere di sapere cosa gli altri pensano o vogliono, chiedi direttamente. Se qualcosa non ti è chiaro, non aver paura di fare domande.

Comunica apertamente: esprimi i tuoi sentimenti e i tuoi desideri in modo chiaro e diretto, senza aspettarti che gli altri leggano la tua mente.

Non dare per scontato: non dare per scontato che gli altri vedano il mondo come lo vedi tu, né che abbiano le tue stesse credenze.

Ascolta attivamente: quando gli altri parlano, ascolta attentamente e cerca di capire il loro punto di vista, senza interpretare le loro parole secondo i tuoi filtri.

Sii disposto a cambiare idea: sii aperto alla possibilità che le tue supposizioni siano sbagliate e disposto a cambiare idea quando scopri la verità.

Accetta le differenze: accetta che le altre persone siano diverse da te e che abbiano le proprie opinioni e i propri modi di vedere le cose.

Quindi, “non fare supposizioni” significa assumerti la responsabilità della tua comunicazione, evitando di creare false realtà e di far soffrire te stesso e gli altri. Questo accordo, insieme agli altri tre, ci aiuta a trasformare la nostra vita, a vivere in modo più consapevole e a costruire relazioni più sane e autentiche.

Perché è importante “fare sempre del nostro meglio” e quali benefici ne traiamo?

“Fare sempre del tuo meglio” è il quarto dei quattro accordi proposti nel libro e rappresenta un principio fondamentale per la crescita personale e la realizzazione di una vita appagante. Questo accordo non si basa sulla perfezione, ma sull’impegno costante e consapevole nel dare il massimo in ogni situazione, tenendo presente che il “meglio” può variare nel tempo.

Ecco perché è importante “fare sempre del nostro meglio” e quali benefici ne traiamo:

Accettazione di sé: quando facciamo del nostro meglio, non ci diamo l’opportunità di giudicarci negativamente. Non ci sono rimpianti né sensi di colpa, perché sappiamo di aver dato il massimo in base alle nostre possibilità del momento. Questa accettazione di sé è fondamentale per la nostra serenità.

Rompere le convinzioni: impegnarsi a fare del proprio meglio rompe la convinzione del dubbio e della paura di non essere abbastanza. Ci libera dalla tirannia del giudice interiore, quella voce che ci critica costantemente.

Azione per amore, non per ricompensa: fare del nostro meglio significa agire per amore dell’azione stessa, senza aspettare una ricompensa esterna. Quando agiamo per piacere, godiamo di ogni momento, non ci annoiamo e non proviamo frustrazione.

          Azione e non inazione: l’azione è un’espressione di vita, mentre l’inazione è un modo per negare la vita. Attraverso l’azione esprimiamo ciò che siamo e manifestiamo i nostri sogni. “Fare del tuo meglio” è un invito ad agire, a vivere pienamente, e a non rimanere intrappolati nella paura.

Piacere nell’azione: quando agiamo perché lo vogliamo, e non perché dobbiamo, proviamo piacere in ciò che facciamo. Questo piacere rende l’azione più facile e ci permette di dare il nostro meglio con gioia e gratitudine.

Imparare dai propri errori: fare del nostro meglio implica imparare dai nostri errori, osservare i risultati e continuare a praticare. Questa pratica costante aumenta la nostra consapevolezza e ci permette di crescere e migliorare.

Rituale per la vita: “fare del nostro meglio” può diventare un rituale, un modo per onorare noi stessi e la vita. Possiamo trasformare ogni azione quotidiana in un rituale d’amore e apprezzamento.

Unione con Dio: “fare del nostro meglio” è anche un modo per dire “ti amo” a Dio. Agire con amore e consapevolezza è un modo per esprimere la nostra divinità, la nostra connessione con la vita e con l’universo.

Trasformazione: facendo del nostro meglio, diventiamo maestri di trasformazione. Trasformiamo l’inferno in paradiso, il sogno della paura in un sogno d’amore e gioia.

Un aiuto agli altri tre accordi: il quarto accordo aiuta a mettere in pratica gli altri tre accordi: essere impeccabili con la parola, non prendere nulla sul personale e non fare supposizioni. Se facciamo del nostro meglio, impariamo a utilizzare la parola con saggezza, a non essere feriti dalle parole degli altri, e a evitare di creare false realtà.

Accettare i propri limiti: “fare del proprio meglio” non significa essere perfetti o fare sempre le cose in modo impeccabile. Significa accettare i propri limiti e fare del proprio meglio in ogni momento. Questo può variare da un momento all’altro, a seconda del nostro stato d’animo e delle circostanze.

Quindi, “fare sempre del nostro meglio” è un impegno con noi stessi, un modo per vivere in modo più autentico e consapevole, liberandoci dalla sofferenza e aprendoci alla gioia e all’amore. Questo accordo ci invita ad agire per amore, ad accettare noi stessi, e a trasformare la nostra vita in un’opera d’arte.

Cosa si intende per “guerra interiore” e in che modo possiamo liberarci dal “parassita”?

La “guerra interiore” si riferisce al conflitto che si svolge all’interno della nostra mente tra la nostra vera essenza e il “parassita”, composto dal giudice, dalla vittima e dal sistema di credenze. Questo parassita, secondo gli insegnamenti toltechi, controlla la nostra mente e ci impedisce di essere liberi e felici. La “guerra interiore” è quindi la lotta per liberarsi da questo controllo e reclamare la nostra vera natura.

Punti chiave per capire meglio la “guerra interiore” e come liberarci dal “parassita”:

 Il “parassita” nella mente: il parassita è un’entità composta da energia psichica ed emotiva, alimentata dalle emozioni negative che derivano dalla paura. Questo parassita si manifesta attraverso il giudice, che ci critica e ci fa sentire in colpa, e la vittima, che ci fa credere di essere impotenti e sofferenti. Il sistema di credenze, basato su menzogne e accordi limitanti, rafforza il controllo del parassita.

Il controllo del parassita: il parassita controlla la nostra mente e il nostro sogno personale, facendoci vivere una vita di paura, drammi e sofferenze. Ci impedisce di essere noi stessi e di esprimere il nostro vero potenziale. Il parassita vive attraverso le nostre emozioni negative e si nutre delle nostre paure.

La consapevolezza come primo passo: il primo passo per liberarsi dal parassita è diventare consapevoli della sua presenza e del suo controllo sulla nostra mente. Dobbiamo riconoscere che la nostra sofferenza è il risultato del nostro sistema di credenze e che non siamo veramente liberi.

 Le tre strategie per liberarsi dal parassita:

O         affrontare le paure una per una: possiamo affrontare ogni paura una per una, indebolendo gradualmente il parassita. Questo processo è lento ma efficace. Ogni volta che affrontiamo una paura, diventiamo un po’ più liberi.

O         smettere di alimentare il parassita: possiamo smettere di alimentare il parassita controllando le nostre emozioni e evitando di alimentare quelle negative che derivano dalla paura. Questo è difficile perché il giudice e la vittima controllano la nostra mente, portandoci a reagire in modo emotivo.

O         l’iniziazione dei morti: la terza via è l’iniziazione dei morti, una morte simbolica che distrugge il parassita senza danneggiare il nostro corpo fisico. Questa è la via più veloce, ma richiede grande coraggio per affrontare l’angelo della morte, ovvero la fine del nostro vecchio “io”.

          L’arte della trasformazione: la trasformazione avviene cambiando gli accordi basati sulla paura che ci fanno soffrire, e riprogrammando la nostra mente. Gli accordi che derivano dalla paura richiedono molta energia, mentre gli accordi che derivano dall’amore ci aiutano a conservare energia e persino a guadagnarne di nuova. Adottare i quattro accordi è una dichiarazione di guerra per riacquistare la nostra libertà.

          La disciplina del guerriero: dobbiamo diventare guerrieri spirituali, imparando a controllare le nostre emozioni e a non reagire in modo impulsivo. I guerrieri hanno consapevolezza, non reprimono le emozioni ma si trattengono per esprimerle nel momento giusto.

          Il perdono come chiave: il perdono è essenziale per guarire le ferite emotive e liberarci dal peso del passato. Dobbiamo perdonare coloro che ci hanno fatto del male, non perché lo meritano, ma perché ci amiamo e non vogliamo più soffrire. Il perdono è la chiave per l’accettazione di sé e l’inizio della libertà.

          L’angelo della morte come maestro: l’angelo della morte ci insegna a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, senza paura. Quando accettiamo la morte come parte della vita, possiamo vivere pienamente, senza paura di essere noi stessi. Questo ci prepara all’iniziazione della morte, in cui il vecchio sogno muore e rinasce la nostra vera essenza.

          Il nuovo sogno: il paradiso sulla terra: il nostro obiettivo è creare un nuovo sogno, una realtà dove possiamo essere noi stessi, amare e vivere in gioia e felicità. Il paradiso è uno stato mentale che possiamo raggiungere qui e ora, liberandoci dal controllo del parassita e scegliendo di vivere nell’amore.

La “guerra interiore” è la lotta per la nostra libertà, la lotta per liberarci dal parassita che ci tiene prigionieri nella paura e nella sofferenza. Possiamo vincere questa battaglia attraverso la consapevolezza, il controllo delle emozioni, il perdono e la scelta di vivere nell’amore.

Qual è il ruolo del perdono e in che modo contribuisce alla nostra libertà?

Il perdono svolge un ruolo importante nel percorso verso la libertà personale, fungendo da chiave per guarire le ferite emotive e liberarci dal peso del passato.

Ecco come il perdono contribuisce alla nostra libertà:

Guarigione delle ferite: le nostre menti sono come corpi emotivi ricoperti di ferite infette. Ogni ingiustizia, ogni dolore subito, apre una ferita nella nostra mente e questa reagisce con veleno emotivo. Il perdono è il modo per aprire queste ferite e guarire completamente. Le ferite emotive sono causate da tutte le emozioni negative che ci fanno soffrire, come l’odio, la rabbia, l’invidia e la tristezza.

Liberazione dal passato: il perdono ci permette di lasciare andare il risentimento e il rancore verso coloro che ci hanno fatto del male. Ci libera dal bisogno di vendetta e dalla necessità di continuare a pagare per l’ingiustizia subita. Il perdono ci permette di vivere nel presente, invece di rimanere intrappolati nel passato.

Interruzione del ciclo di sofferenza: il perdono interrompe il ciclo di sofferenza che si autoalimenta con il rimuginare sul passato e il giudizio verso sé stessi e gli altri. Se non perdoniamo, continuiamo a essere vittime delle nostre emozioni negative e dei nostri schemi di pensiero disfunzionali. Il perdono è un atto di auto-compassione, un modo per dire: “basta! Non voglio più soffrire”.

Rinuncia al ruolo di vittima: perdonare significa rinunciare al ruolo della vittima. Non ci identifichiamo più con la sofferenza e non permettiamo più al giudice interiore di punirci. Ci riprendiamo il controllo della nostra vita e smettiamo di essere impotenti e sofferenti.

Perdono di sé: il perdono inizia con il perdono degli altri, inclusi i nostri genitori, fratelli, sorelle, amici, e persino dio. Una volta perdonato dio, possiamo perdonare finalmente noi stessi. Il perdono di sé è l’atto più importante, perché ci libera dall’auto-rifiuto e apre la strada all’accettazione di sé e all’amore per sé stessi. Senza il perdono di sé, la libertà non è possibile.

Accettazione e amore per sé: quando ci perdoniamo, le nostre emozioni trasformano in un amore intenso. L’amore cresce e diventa un tutt’uno con il nostro corpo e le nostre emozioni. Allora riusciamo a volerci bene incondizionatamente. L’accettazione di sé è la base per l’amore e per la libertà.

Assenza di reazione emotiva: si può capire di aver veramente perdonato quando non si prova più alcuna reazione emotiva verso la persona che ci ha fatto del male. Non sentiamo più rabbia, tristezza o risentimento quando sentiamo il suo nome o la vediamo.

Chiave per la guarigione: la verità è come un bisturi che apre le ferite emotive coperte dalle menzogne per farle guarire. Il perdono è la verità che ci permette di guarire. Questo può essere doloroso, ma è essenziale per diventare liberi.

Il perdono è essenziale per superare le false credenze e i veleni emotivi che abbiamo accumulato durante la nostra “domesticazione”. Il perdono non è un atto di debolezza, ma di forza e di amore verso sé stessi. È un atto di liberazione che ci permette di lasciare andare il passato e di vivere pienamente nel presente.

Come possiamo raggiungere la “libertà spirituale” e vivere il “cielo sulla terra”?

Secondo il testo, la libertà non è semplicemente l’assenza di vincoli esterni, ma piuttosto una condizione dello spirito umano che si manifesta attraverso la capacità di essere chi siamo veramente. La vera libertà è la capacità di esprimere noi stessi autenticamente, senza la paura del giudizio o del rifiuto degli altri. Il testo afferma che non siamo liberi perché siamo controllati dal “parassita” nella mente, composto dal giudice, dalla vittima e dal sistema di credenze.

Ecco i punti chiave sulla definizione di libertà nel testo:

La libertà è interiore: non si tratta di libertà politica o sociale, ma di una libertà dello spirito che permette di esprimere la propria vera essenza.

Non siamo liberi: il testo sostiene che gli esseri umani non sono liberi perché sono controllati da un sistema di credenze limitanti che li porta a reprimere la propria natura. Questo sistema di credenze è descritto come un “parassita” che si nutre di emozioni negative come la paura e la colpa.

La libertà è essere sé stessi: la libertà consiste nel poter agire secondo la propria volontà, esprimere ciò che si sente e non dover compiacere gli altri.

          La domesticazione ci toglie la libertà: il processo di domesticazione, attraverso cui impariamo le regole della società, ci allontana dalla nostra vera natura e ci impedisce di essere liberi. La domesticazione ci insegna a vivere secondo le aspettative degli altri, a giudicare noi stessi e a reprimere le nostre emozioni, portandoci a perdere la nostra libertà.

La libertà è il contrario della domesticazione: un bambino piccolo è libero perché agisce in base ai propri desideri, mentre un adulto è spesso vincolato dal proprio sistema di credenze e dalle paure. I bambini sono descritti come “selvaggi” e “liberi” perché non sono ancora stati “addomesticati” dalle regole e dalle aspettative della società.

Consapevolezza come primo passo: il primo passo per raggiungere la libertà è la consapevolezza di non essere liberi. Dobbiamo capire che la nostra mente è controllata dal “parassita” per poter iniziare a liberarcene.

Guerrieri per la libertà: il testo paragona le persone che cercano la libertà a dei guerrieri che combattono contro il “parassita” nella propria mente. I guerrieri cercano di riprendere il controllo della propria vita, liberandosi dai vecchi accordi e creando una nuova realtà basata sulla libertà.

La libertà come stato di beatitudine: la libertà non è solo l’assenza di vincoli, ma anche uno stato di gioia, amore e pace interiore, che possiamo raggiungere quando ci liberiamo dal controllo del “parassita” e viviamo autenticamente.

La libertà come meta: il testo sottolinea che la libertà è una meta raggiungibile attraverso un percorso di trasformazione personale, che implica la consapevolezza, la disciplina, il perdono e l’amore.

Ecco i passaggi fondamentali per raggiungere la “libertà spirituale” e vivere il “cielo sulla terra”:

Consapevolezza: il primo passo è diventare consapevoli del fatto che non siamo liberi. Dobbiamo riconoscere che la nostra mente è controllata dal “parassita”, composto dal giudice, dalla vittima e dal sistema di credenze, e che la nostra sofferenza è il risultato di questo controllo. La consapevolezza è fondamentale per capire che il sogno che viviamo non è reale, e che possiamo cambiarlo.

Liberazione dal “parassita”: per liberarci dal parassita, possiamo adottare diverse strategie:

  • affrontare le paure una per una, riconoscendole e superandole gradualmente.
  • smettere di alimentare il parassita, controllando le nostre emozioni e evitando di cedere a quelle negative che derivano dalla paura.
  • l’iniziazione dei morti, che implica una morte simbolica del vecchio “io” per far rinascere la nostra vera essenza.
  • l’adozione dei quattro accordi, che ci aiutano a rompere i vecchi accordi basati sulla paura e a creare nuovi accordi basati sull’amore e sulla verità.

I quattro accordi: i quattro accordi rappresentano uno strumento potente per la trasformazione interiore:

  • essere impeccabili con la parola: usare la parola con saggezza, in modo veritiero e costruttivo, evitando di usarla contro noi stessi e gli altri.
  • non prendere nulla sul personale: capire che le azioni e le parole degli altri sono il risultato dei loro sogni e delle loro credenze, e non sono dirette a noi personalmente.
  • non fare supposizioni: evitare di creare false realtà e chiedere sempre chiarimenti quando non capiamo qualcosa, per comunicare in modo chiaro e trasparente.
  • fare sempre del proprio meglio: impegnarsi costantemente nel dare il massimo in ogni situazione, accettando i nostri limiti e celebrando i progressi. Questo accordo ci permette di vivere con intensità, di imparare dai nostri errori, e di agire per amore dell’azione stessa, non per la ricompensa.

Disciplina del guerriero: per affrontare la “guerra interiore” dobbiamo diventare dei guerrieri spirituali, che hanno controllo sulle proprie emozioni e sul proprio comportamento. I guerrieri si trattengono e non reprimono le emozioni, esprimendole nel momento giusto. La disciplina ci aiuta a non reagire in modo impulsivo e a rimanere focalizzati sul nostro obiettivo di libertà.

Perdono: il perdono è essenziale per guarire le ferite emotive e per liberarci dal peso del passato. Dobbiamo perdonare coloro che ci hanno fatto del male, non perché lo meritano, ma perché ci amiamo e non vogliamo più soffrire. Il perdono di sé è fondamentale per l’accettazione e l’amore verso sé stessi, e per iniziare il percorso verso la libertà.

Amore: l’amore è la forza che ci permette di vivere nel “cielo sulla terra”. Dobbiamo imparare ad amarci incondizionatamente e ad amare gli altri, accettandoli per quello che sono, senza giudizio. L’amore è la via per la guarigione, la pace interiore, e la trasformazione del nostro sogno personale in un “paradiso”. L’amore è l’essenza del creatore e condividere l’amore significa entrare in comunione con lui.

Vivere nel presente: l’angelo della morte ci insegna a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, senza paura del futuro e senza rimpianti per il passato. Vivere nel presente è la chiave per essere pienamente vivi. Il nostro obiettivo è vivere con la stessa libertà, gioia e spensieratezza dei bambini.

Il nuovo sogno: una volta liberati dal controllo del parassita, possiamo creare un nuovo sogno, una realtà dove siamo liberi di essere noi stessi. Questo “nuovo sogno” è il “cielo sulla terra”, uno stato di gioia, amore, pace e libertà. Possiamo raggiungere questo stato qui e ora, non dopo la morte.

Immaginazione e gratitudine: dobbiamo usare la nostra immaginazione per visualizzare la vita che desideriamo. La gratitudine ci aiuta ad apprezzare le benedizioni della vita e ad attirare nuove opportunità.

In sintesi, la “libertà spirituale” e il “cielo sulla terra” sono raggiungibili attraverso un impegno costante e consapevole nella trasformazione di noi stessi. Dobbiamo essere consapevoli, disciplinati, perdonare, amare e vivere nel presente, seguendo i principi dei quattro accordi e diventando maestri della nostra vita. Questo percorso ci permette di liberarci dalla sofferenza, di scoprire la nostra vera essenza e di vivere in armonia con noi stessi e con il mondo.

 

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